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martedì 4 ottobre 2011

La dinastia dei Lusignano

Isacco Comneno, imperatore di Cipro (1155 c.ca-1195): pronipote di Manuele I Comneno, giunto nell’isola nel 1184 con false credenziali di governatore – durante il regno di Andronico I - nominò un patriarca e si fece da questi incoronare imperatore di Cipro. In realtà Isacco - secondo lo storico Niceta Coniata e il monaco Neofito (de calamitatibus Cypri) che lo descrivono come un tiranno - aspirava al titolo di imperatore di Bisanzio e si fece incoronare basileus.
Secondo Rudt de Collemberg, Isacco Comneno fu invece nominato governatore di Cipro durante il regno di Alessio II Comneno nel 1183 e si ribellò al potere centrale solo dopo l’assassinio di questi, rivendicando il titolo di basileus in quante appartenente alla famiglia dei Comneni. Questo autore giustifica anche l’asfissiante pressione fiscale da questi esercitata – su cui tutte le fonti concordano – con la finalità di conservare l’indipendenza dell’isola finanziando l’esercito.

Nel 1186, con l’aiuto di un pirata siciliano di nome Margarito, divenuto comandante della flotta normanna, respinge la flotta inviata da Isacco II Angelo per riconquistare l’isola.

Nel 1191 tre navi della flotta crociata di re Riccardo si ripararono da una tempesta nel porto di Limassol e furono raggiunte più tardi da una nave con a bordo la regina madre di Sicilia Giovanna, sorella di re Riccardo, e Berengaria di Navarra, sua promessa sposa. Isacco fece prigionieri i marinai delle prime navi che erano sbarcati e mentre stava cercando di convincere a sbarcare le principesse vide arrivare Riccardo con il grosso della flotta (5 maggio). Gli inglesi sbaragliarono le truppe di Isacco, probabilmente in una scaramuccia nei pressi di Kolossi. Questi si ritirò con i resti del suo esercito sulle colline e pose il campo a 5 miglia da Limassol. Riccardo assalì il campo di sorpresa e Isacco riuscì a fuggire con pochissimi uomini.
Il giorno dopo molti nobili isolani cominciarono a recarsi da re Riccardo per giurargli fedeltà. Isacco vedendo che i suoi lo stavano abbandonando offrì a Riccardo 20.000 marchi d’oro, di armare 500 uomini da inviare alla crociata, sua figlia e i suoi castelli come garanzia della sua buona condotta. Riccardo accettò e Isacco tornò a Limassol e giurò fedeltà al re ma la notte stessa, temendo un tradimento, fuggì e denunciò il trattato di pace.
Riccardo pose un grosso esercito al comando di Guido di Lusingnano con l’ordine di inseguire e sconfiggere Isacco mentre egli stesso al comando della flotta assediava i porti e le città costiere.
Isacco si ritira verso Nicosia e fa rifugiare la seconda moglie (figlia illegittima di Guglielmo II di Sicilia) e la figlia nella fortezza di Kyrenia. Dà battaglia a Riccardo nei pressi di Tremetousia e ne viene ancora sconfitto mentre il Lusignani assedia e prende Kyrenia, la moglie e la figlia di Isacco cadono nelle mani dei crociati e saranno assegnate al seguito di Berengaria.
Isacco trovò prima rifugio nella fortezza di Buffavento e poi in quella di Kantara e successivamente fu catturato nei pressi del monastero dell’apostolo Andrea mentre cercava d’imbarcarsi per l’Asia Minore. Morì qualche anno dopo in Siria, prigioniero degli Ospedalieri nel castello di Markappos.



Riccardo lascia Roberto di Turham al comando dell’isola e parte per Acri. Gli isolani – nuovamente vessati da pesanti balzelli – insorgono nominando imperatore un monaco greco parente di Isacco, che viene catturato e impiccato. Saputo della rivolta, Riccardo cede l’isola ai Templari in cambio di 100.000 bisanti
L’Ordine invia nell’isola un piccolo contingente al comando di Arnaut de Bouchart.
La domenica di Pasqua (5 aprile) del 1192, i ciprioti si ribellano a questi nuovi padroni e attaccano il presidio templare asserragliato nella fortezza di Nicosia. Nonostante il divario di forze i templari riescono a domare la rivolta ma restituiscono l’isola a Riccardo che la assegna al suo vassallo, lo spodestato re di Gerusalemme, Guido di Lusignano che si fa carico della somma da restituire ai templari e sbarca in maggio come nuovo signore dell’isola.



Guido I: signore di Cipro (1192-1194). L’insediamento come feudatari dei cavalieri del suo entourage avviene rapidamente e senza incontrare resistenza. Non c’è traccia apparente della sopravvivenza di una classe di proprietari terrieri greci (arconti). Sposa Sibilla, figlia di Amalrico I di Gerusalemme e Agnese di Courteney da cui ha due figlie che muoiono in tenera età. (vedi anche scheda Il Regno di Gerusalemme).

Amalrico: fratello di Guido, ottiene nel 1197 il riconoscimento da parte di Enrico VI, imperatore del Sacro Romano Impero, del titolo di re di Cipro e viene incoronato a Nicosia dal cancelliere imperiale, vescovo Corrado di Hildesheim. Ottiene dal papa la creazione dell’Arcivescovado di Nicosia e dei vescovadi di Paphos, Limassol e Famagosta. Sposa in prime nozze Echive d’Ibelin da cui ha Borgogna e Ugo. In seconde nozze sposa Isabella di Gerusalemme e ottiene anche il titolo di re di Gerusalemme.

Ugo I: alla morte del padre (1205) ha solo 10 anni. Assume la reggenza fino alla sua maggiore età il cognato Gualtiero di Montbeliard, marito della sorella maggiore Borgogna. Al compimento della maggiore età (15 anni) accusa il reggente di averlo derubato e lo costringe all’esilio. Sposa Alice di Champagne che gli da Enrico. Morì improvvisamente nel 1218 mentre si trovava a Tripoli di Siria.

Enrico I (1218-1253): detto il ‘liberale’ alla morte del padre ha solo 9 mesi. Assume la reggenza fino al 1227 lo zio della regina madre Filippo d’Ibelin e, alla sua morte, dal 1227 al 1229 viene sostituito dal fratello Giovanni d’Ibelin che non ha più l’investitura della regina madre e che deve combattere la fazione progermanica di Amalrico Barlais (leader del gruppo detto dei cinque baili perché nel 1229 l’imperatore aveva affidato a loro congiuntamente la reggenza o baliato di Cipro. Gli altri quattro sono: Gavino di Chenichy, Amalrico di Beisan, Ugo di Jebail e Guglielmo di Rivet) che sostiene i diritti dell’imperatore Federico II. Sposa Alice di Monferrato, secondo il volere dell’imperatore. Sposa in terze nozze Piacenza d’Antiochia che gli da Ugo.
1218-1227. Reggenza di Filippo d’Ibelin, investito dalla regina madre.
1227-1229. Reggenza di Giovanni d’Ibelin, senza l’appoggio della regina che gli avrebbe preferito Amalrico Barlais.
1229. Reggenza affidata dall’imperatore ai cinque baili.
1233. Maggiore età di Enrico I e fine della guerra civile.
Guerra civile.
14 luglio 1229. Gli Ibelin sconfiggono i cinque baili in una battaglia vicino Nicosia. Kantara e Sant’Ilario si arrendono solo nell’aprile del 1230.
All’inizio del 1231, approfittando dell’assenza del d’Ibelin - che aveva dovuto recarsi in Palestina per difendere il suo feudo di Beirut minacciato dall'esercito inviato da Federico II ed al comando di Riccardo Filangieri - i baili rioccupano l’isola e assediano il castello di San Ilario, dove si rifugiano Maria e Isabella, le sorelle del re Enrico, e Buffavento, dove si trovano Eschive de Montbeliard, moglie di Baliano d’Ibelin, figlio di Giovanni, e Guinart di Conches.
Alla fine di maggio, appoggiato dai genovesi, Giovanni d’Ibelin sbarca a Famagosta.  Il 15 giugno 1232, nei pressi del villaggio di Agridi, al passo di santa Caterina, al comando di una piccola forza di 233 cavalieri e 50-60 fanti, sconfigge l'esercito imperiale di Riccardo Filangeri - guidato dai fratelli Gualtiero e Berardo di Palearia e forte di 2000 cavalieri - e toglie l’assedio a Sant’Ilario. Kirenia, l'ultima roccaforte degli imperiali, si arrenderà solo nella pasqua del 1233. Nel 1247 il papa Innocenzo IV scioglie Enrico da ogni giuramento prestato nei confronti dell’imperatore che cessa di avere diritto di sovranità sull’isola.

Ugo II (1253-1267): alla morte del padre ha solo pochi mesi. Regna dapprima sotto la reggenza della madre Piacenza, poi alla morte di questa (1264), sotto quella della zia Isabella di Lusignano e quindi sotto quella del di lei figlio Ugo di Poitiers-Lusignano (avuto dal matrimonio con Henry de Poitiers-Antiochia) che gli succederà sul trono alla sua morte nel 1267.

Ugo III (1267-1284): detto ‘il grande’. Sposa Isabella d’Ibelin che gli da numerosi figli. Fu sepolto a Bellapais che egli stesso aveva contribuito ad abbellire e ingrandire. Nel settembre del 1269 – dopo l’estinzione della linea degli Hohenstaufen con la morte di Corradino di Svevia – viene incoronato a Tiro re di Gerusalemme.

Giovanni I (1284-1285): regna per soli quattordici mesi. Gli succede il fratello

Enrico II (1285-1324): Nominalmente regna fino al 1324 ma dal 1306 al 1310 regna di fatto il fratello Amalrico (che assume però il titolo di governatore e reggente).
Il 26 aprile 1306 Amalrico, con l’appoggio di gran parte della nobiltà, dichiara il re troppo malato per governare e prende in mano le redini del governo con i titoli suddetti. Il re viene confinato dapprima nella tenuta reale di Strovolos e poi nel palazzo di Nicosia e infine, solo nel febbraio del 1310, esiliato e affidato alla custodia del cognato di Amalrico, re Oshin di Armenia.
Il 5 giugno 1310 Amalrico viene assassinato per ragioni personali da Simone di Montolivo. Il giorno successivo i nobili a lui fedeli nominano governatore il fratello minore Aimery ma i nobili fedeli a Enrico, raggruppati a Famagosta, si ribellano seguiti da Paphos, Limassol e dalla guarnigione di Kirenia. Il 26 agosto – scambiato con la sorella Isabella e il figlio – il re viene liberato da re Oshin e sbarca a Famagosta. I partigiani di Aimery vengono arrestati. Nel 1313 dà seguito alla bolla papale contro i Templari che avevano cospirato con Amalrico e trasferisce i loro possedimenti agli Ospedalieri. Sposa Costanza d’Aragona ma non ha figli (pare che fosse impotente).

Ugo IV (1324-1359). Figlio primogenito di Guy, un fratello fatto assassinare da Enrico II, e di Echive d’Ibelin, signora di Beirut. Sposa in prime nozze Maria d’Ibelin da cui ha Guy che muore prima di lui. Incoronato insieme alla seconda moglie Alice d’Ibelin nella cattedrale di santa Sofia a Nicosia. Nel 1358 associa al trono il secondogenito Pietro. Attraverso la sua politica matrimoniale stringe rapporti con la casa d’Aragona.

Pietro I (1359-1369): Sposa in seconde nozze Eleonora d’Aragona che gli da Pietro. E’ uno degli ultimi re crociati.
Nel 1360 assume il controllo della città di Gorhigos (vedi cartina più avanti). Nel 1361 prende la città di Antalya dove installa un presidio cipriota.
 
La sesta crociata. Indetta da papa Urbano V (1362-1370) e guidata da re Pietro I. La flotta crociata, formata prevalentemente da ciprioti con il contributo di Veneziani e Ospedalieri, salpò da Rodi alla volta di Alessandria nell'ottobre del 1365. Il 9 sbarcano ad Alessandria ed il 10 la città è presa. Seguono massacri e devastazioni, tra cui la distruzione di due delle tre porte di terra che sarebbero state utili per tenere la città. Il 16 mentre l'esercito mammelucco entra in città, le ultime navi crociate prendono il largo.
Nel gennaio del 1366, prima che scadanoo i termini dell'impegno dei suoi alleati europei, attacca e saccheggia Tripoli del Libano e nel 1367 respinge l'assalto portato dagli emiri dell'Asia minore a Gorhigos.
Muore assassinato nel suo letto alle prime ore del 16 gennaio 1369 da una congiura dei baroni in cui erano probabilmente coinvolti anche i fratelli Giacomo, conestabile di Cipro, e Giovanni.

 
Pietro I di Cipro è ritratto insieme ad altre alte autorità religiose e politiche a fianco di papa Urbano V nell'affresco dipinto da Andrea Bonaiuti tra il 1365 ed il1367 e rappresentante la Via Veritas ovvero la chiesa militante e trionfante, nella sala capitolare – a partire dal XVI secolo nota come Cappellone degli spagnoli – del convento domenicano di Santa Maria Novella a Firenze.
Pietro I aveva intrapreso ripetuti viaggi in Europa alla ricerca di sostegno militare ed economico all'impresa crociata (cfr. Palazzo Cornaro-Piscopia a Venezia)


Pietro II (1369-1382) detto “ il grasso”: sale al trono ancora minorenne sotto la reggenza dello zio Giovanni, principe di Antiochia (1369-1372) e viene incoronato nel 1372 re di Cipro nella cattedrale di santa Sofia e re di Gerusalemme in quella di S.Nicola.
La regina madre diviene il fulcro dell'opposizione al reggente.
Nel 1370 viene firmata la pace con i mammelucchi.
Nel gennaio del 1372, Pietro viene incoronato re di Cipro a Nicosia.
Il 10 ottobre 1372, durante la cerimonia d'incoronazione a Famagosta, scoppiano dei disordini tra veneziani e genovesi che si disputano il diritto di condurre le briglie del lato destro della cavalcatura del re al termine della cerimonia. La popolazione parteggia per i veneziani.
Le case e i negozi dei genovesi vengono devastati e non viene risparmiata neppure la residenza del podestà Antonio de Negro.
 
La guerra tra Cipro e Genova.
Il 30 aprile del 1373, 7 navi genovesi, al comando di Damiano Cattaneo raggiungono Famagosta e danno inizio alle ostilità.
Alla metà di maggio, piuttosto che vederla cadere nelle mani dei genovesi, Pietro preferisce restituire Antalya ai turchi.
Ai primi di ottobre il grosso della flotta genovese, al comando dell'ammiraglio Pietro Campofregoso, dopo essersi riunita a Paphos a quella di Cattaneo, raggiunge Famagosta.
Grazie al tradimento e all'inganno, i genovesi s'impadroniscono del castello di Famagosta, luogo scelto per la ripresa dei negoziati, e catturano il re, la regina madre e il principe di Antiochia
Il 18 novembre, Giacomo Lusignano, conestabile di Cipro, lascia Nicosia e si ritira nella fortezza di Kirenia. Quasi contemporaneamente il principe di Antiochia riesce a fuggire e raggiunge Kantara e poi Sant'Ilario.
Il 4 dicembre i genovesi entrano in Nicosia dove si accende la guerriglia. La guerra è fatta di schermaglie e piccole scaramuccie.
Nel corso di un tentativo dei genovesi di forzare il passo che da Nicosia porta a Kirenia, la regina madre riesce a fuggire e a raggiungere il cognato a Sant'Ilario.
A gennaio 1374 i genovesi cingono d'assedio Kirenia. Il 15 marzo viene firmato un'armistizio:
- I ciprioti dovranno pagare un tributo annuale e i danni di guerra.
- I genovesi avrebbero tenuto Famagosta a garanzia dei pagamenti.
- Diversi ostaggi, tra cui lo stesso conestabile, sarebbero stati trattenuti a Genova sempre a garanzia del rispetto degli accordi.
Nel 1378 sposa Valentina Visconti da cui ha solo una figlia che muore ancora in fasce.
Nel 1380 la regina madre fa ritorno nella sua terra d'Aragona.
Alla sua morte gli succede lo zio Giacomo.

Giacomo I (1382-1398): nominato conestabile di Cipro (comandante dell’esercito), nel 1372 guida la guerra contro i genovesi. Con l'armistizio del 1374 viene tratto in ostaggio a Genova dove consuma il matrimonio con Helvis Brunswick – da cui ha 12 figli, il primogenito dei quali è Janus - a cui era stato sposato all’età di 12 anni nel 1365. A causa della sua prigionia viene incoronato solo nel 1385. Nel 1393, alla morte in esilio di Leone VI, eredita il titolo di re di Armenia, la quale si riduce ormai alla sola città di Gorhigos (antica Corycus, attuale Kizkalesi), già sotto controllo cipriota dal 1360.


Janus (1398-1432): come suo padre fu a lungo trattenuto a Genova come ostaggio e nel suo nome stesso si riconosce un atteggiamento servile nei confronti della repubblica. Sposa in seconde nozze Carlotta di Borbone che gli da Giovanni. Nel 1402 raduna un esercito per assediare Famagosta ma le ostilità con i genovesi vengono ricomposte dal GM degli Ospedalieri, Philibert de Naillac, che convince entrambi i contendenti ad unire le forze contro i mamelucchi. Nel 1425 i mamelucchi sbarcano e prendono Limassol e Larnaca. Il re cerca di fermarne l’avanzata verso Nicosia a Chirokitia ma viene sconfitto e fatto prigioniero, il fratello Ugo, arcivescovo di Nicosia, fa in tempo a fuggire e rinchiudersi con la famiglia reale nella fortezza di Kyrenia; durante la prigionia del re assumerà la reggenza del regno. Dopo undici mesi e dietro il pagamento di un forte riscatto, il pagamento di un tributo annuale e il riconoscimento della sovranità del sultano, il re Janus viene rilasciato. Rientrato in patria nel maggio del 1427, il re non si riprese più dalla sconfitta e dall'umiliazione subita e, ammalatosi, si spense a Nicosia il 29 giugno del 1432.

Il re Janus e la regina Carlotta di Borbone in un affresco della Cappella Reale di Pyrga, 1421-1422

Giovanni II (1432-1458): sposa in seconde nozze Elena Paleologina – figlia di Teodoro II despota di Morea e Cleofe Malatesta – da cui ha 2 figlie femmine (Carlotta e Cleofe). Da una precedente relazione con Marietta di Patrasso aveva avuto un figlio illegittimo (Giacomo). La regina fa tagliare il naso alla rivale ma il re riesce a proteggere il figlio nominandolo a soli tredici anni arcivescovo di Nicosia.

Carlotta (1458-1460): sale al trono alla morte del padre e sposa in seconde nozze Luigi di Savoia (1459), conte di Genova.
Nel 1458, poco dopo il suoi insediamento, i turchi prendono Gorhigos, ultimo avamposto cristiano in terraferma.
Ma il fratellastro Giacomo – che si era rifugiato in Egitto alla corte del sultano – nel 1460 sbarca al comando di un distaccamento di mamelucchi e conquista rapidamente l’isola. Carlotta mantiene il controllo della sola fortezza di Kyrenia che resisterà fino al 1463. Morirà esule a Roma nel 1487 dopo aver ceduto i diritti di successione al nipote Carlo I di Savoia. E' sepolta nella cripta di S.Pietro accanto a Cristina di Svezia.

Giacomo II (1460-1473): detto  ‘il bastardo’ o ‘l’arcivescovo’, frutto della relazione extraconiugale di Giacomo I e Marietta di Patrasso.
Appena tredicenne viene nominato dal padre arcivescovo di Nicosia (1452).
Nel 1456 uccide il ciambellano di corte, Iacopo Urri; accusato dalla sorellastra di aver assassinato anche il suo primo marito, Giovanni di Coimbra, viene esiliato a Rodi.
Nel 1457 con un manipolo di seguaci sbarca a Kyrenia, raggiunge Nicosia e irrompe nel palazzo del visconte, uno dei suoi peggiori nemici e lo uccide. Ciononostante viene reintegrato come arcivescovo pur senza ottenere il riconoscimento papale.
Nel 1459, alle nozze della sorellastra con Luigi di Savoia, si ribella apertamente e si rifugia alla corte del sultano d'Egitto - di cui il regno di Cipro era vassallo - e lo convince ad aiutarlo a prendersi il trono.
Nel 1460 al comando di un distaccamento di mamelucchi sbarca a Larnaca e, appoggiato dal popolo ma osteggiato dai baroni, s'impadronisce dell'isola, eccezion fatta per l'enclave di Kyrenia, dove si asserragliano i sostenitori di Carlotta e Luigi, e la città di Famagosta ancora controllata dai genovesi.
Nel 1463 si arrende anche la guarnigione di Kyrenia e l'anno successivo, sempre con l’aiuto dei mamelucchi riconquista Famagosta che da quasi un secolo era nelle mani dei genovesi. Poco dopo la presa della città, accusando l'emiro Tzany-bey - comandante del corpo di spedizione mamelucco - di un complotto ai suoi danni, massacra tutti i mamelucchi riuscendo a non inimicarsi la corte del Cairo.
Nel 1472 sposa la nobildonna Caterina Cornaro per assicurarsi l’alleanza dei veneziani. Dopo neppure un anno dalle nozze muore nel corso di una breve e sospetta malattia a seguito di uno strapazzo di caccia.
Da una relazione con una de Flètrie, precedente al matrimonio, il re aveva avuto quattro figli illegittimi (Eugenio, Janus, Carlotta e Ciarla). Ciarla (Charla, Zarla 1468-?) nel  1489 seguì Caterina Cornaro a Venezia dopo l'abdicazione e morì a Padova dove è sepolta nella chiesa di S.Agostino.

Giacomo III (1474-1474): figlio di Giacomo II e detto ‘il postumo’ perché nato dopo la morte del padre. Muore nel 1474 per una febbre malarica e gli succede la madre.

Caterina Cornaro (1474-1489): nata nel 1454 e appartenente ad un’antica famiglia veneziana che aveva grossi interessi a Cipro fin dai tempi di Pietro I.
Nel 1468 avviene a Venezia la cerimonia di fidanzamento per procura con Giacomo II e Caterina viene proclamata figlia adottiva della Repubblica.


Francesco Antonibon, Le nozze per procura di Caterina Cornaro, 1847
Museo Correr, Venezia

Nel 1472 sposa Giacomo II che muore dopo neppure un anno.
7 luglio1473. Morte di Giacomo II. 
28 Agosto 1473. Nasce Giacomo III. La regina viene affiancata da un Consiglio di reggenza, la cui composizione era stata indicata da re Giacomo in punto di morte, di cui fanno parte nobili veneziani e catalani (Andrea Cornaro, zio di Caterina, il conte di Rocas, il conte di Zaffo (Jaffa) Giorgio Contarini, il ciambellano Rizzo di Marino ed il conestabile Pietro Davila).
14 novembre 1473. Congiura dei catalani. Un gruppo di nobili catalani, capeggiati dal vescovo di Nicosia (Louis Perez Fabrice) e da Rizzo di Marino, irrompe negli appartamenti della regina nel palazzo di Famagosta. Andrea Cornaro ed il nipote Marco Bembo vengono assassinati. I ribelli intendono far sposare Ciarla, figlia naturale di Giacomo II, ad Alfonso d'Aragona, figlio naturale di Ferdinando II, re di Napoli, e privare così Caterina e suo figlio dei diritti dinastici.
Il 23 novembre 1473 10 galee veneziane al comando del Provveditore Vettor Soranzo arrivano a Famagosta e mettono in fuga i catalani. Il Senato veneziano stabilisce che la regina venga affiancata da un consiglio di cui fanno parte il Provveditore (Giovanni Soranzo sostituì Vettor Soranzo) e due patrizi veneziani (Alvise Gabriel e Francesco Minio).
26 Agosto 1474. Morte di Giacomo III.
Armi di Caterina Cornaro, regina di Cipro, Gerusalemme e Armenia

Nel 1474 succede al figlio sul trono e regna nominalmente fino al 1489 (in realtà il governo de facto è nelle mani dei veneziani) quando i veneziani – temendo un nuovo matrimonio e un nuovo erede – la costringono ad abdicare in loro favore e a ritirarsi a Venezia dove muore nel 1510.
Il 26 febbraio del 1489 nella piazza principale di Famagosta viene ammainata la bandiera dei Lusignano, il 18 marzo l’ultima regina di Cipro lascia definitivamente l’isola.

Narrativa moderna e contemporanea:
 
Dorothy Dunnet, Stirpe di scorpioni, TEA, 1999.
Il terzo capitolo della saga del mercante e soldato di ventura fiammingo Nicolas van der Poele è ambientato nella Cipro del XV secolo nel pieno del conflitto dinastico che contrappose la regina Carlotta al fratellastro Giacomo II.


Lina Ellina, Il Veneziano, Alberto Brigo Editore, 2014.
La narrazione delle vicende di Lorenzo Zanetti, un ristoratore rodigino in viaggio a Cipro per una breve vacanza, si alterna a quella delle vicissitudini di un suo antenato, Marin Zanetti, trasferitosi nell'isola nella seconda metà del XV secolo. Lorenzo Zanetti si muove sullo sfondo della Cipro contemporanea in una narrazione ricca soprattutto di notazioni sulle tradizioni culinarie dell'isola mentre il fondale storico delle vicende del suo antenato, nipote del ricco possidente veneziano Andrea Cornaro, è disegnato dall'autrice con accuratezza e aderenza ai fatti realmente accaduti.









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