Visualizzazioni totali

Visualizzazione post con etichetta castelli di Cipro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta castelli di Cipro. Mostra tutti i post

domenica 9 ottobre 2011

Castello di Sant'Ilario


Castello di Sant'Ilario



1 – Porta esterna 2 - Barbacane 3 – Ingresso principale 4 - Cisterna 5 - Torre bizantina, a forma di ferro di cavallo) 6 – Stalle 7 - Bagni 8 – Corpo di guardia 9 – Chiesa bizantina 10 - Salone 11 - Belvedere 12 - Cucine 14 - Terrazza 15 – Appartamenti reali 16 - Caserme 17 – Cisterna scoperta 18 – Porta 19 – Torre bizantina 20 – Cucina 21 – Appartamenti reali 22 – Edifici secondari 23 - 24 - 25 - Edifici secondari e cisterne 26 – Torre del Principe Giovanni 27 - Edifici secondari e cisterne

   Il nome del castello deriva da un monaco che scelse questo luogo per il suo eremitaggio e vi fondò un monastero nell’800 circa.
Il monastero fu probabilmente fortificato invece intorno al 1100 e formava – insieme a quelli di Buffavento e di Kantara – una cintura difensiva connessa da un sistema di segnalazioni a vista. In epoca franca era conosciuto anche come castello del Dieu d’amour . La località veniva chiamata Dydimos dai greci per la presenza dei due picchi montuosi, la parola franca dieu d'amour risulta dalla storpiatura di quella greca.

L’aspetto attuale è dovuto in gran parte alla ristrutturazione voluta da Jean d’Ibelin (1228) – a parte forse la porta principale - che incorporò nelle fortificazioni la preesistente chiesa monastica e una parte del muro nord.
E’ diviso in tre parti a cui corrispondono tre diverse cinte difensive:
1 - Il quartiere basso che occupa il versante sud al di sotto della rocca, dove venivano acquartierati soldati e cavalli.
2 – Il quartiere intermedio, posto sul versante est, dove alloggiavano i comandanti militari e i dignitari.
3 - Il quartiere alto, tra le due creste della rocca dove si sistemava la famiglia reale.

   La storia del castello (cfr. anche scheda La dinastia dei Lusignano) comincia nel 1228 quando il reggente Jean d’Ibelin trasforma in roccaforte la preesistente fortezza bizantina in cui allora risiedeva una comunità monastica. Lo scopo era di costruire un rifugio sicuro per il giovane re Enrico I e la famiglia reale nella guerra che li opponeva alla fazione progermanica, capeggiata da Amalrico Barlais, che sosteneva le pretese di Federico II il grande.
L’anno seguente la fortezza cade però nelle mani degli imperiali e il reggente fu costretto ad assediare le sue stesse fortificazioni.
Nel 1232 il castello, ripreso dai lealisti, divenne la  residenza delle sorelle del re e venne nuovamente assediato dagli imperiali al comando del conte Filangieri. Nello stesso anno però il re al comando di un esercito siriano organizzato dal d’Ibelin sbaragliò definitamene gli imperiali al passo di Santa Caterina.
Nel 1348 vi risiedette Ugo IV per sfuggire alla peste che infestava l’isola.
Il castello ricorre nuovamente nella cronaca nel 1373, quando nel corso della guerra contro i genovesi, Giovanni Lusignano, principe di Antiochia e zio del re Pietro II, lo elesse a sua dimora prima di essere fatto assassinare al suo ritorno a Nicosia dalla regina madre Eleonora d’Aragona.
   Con le mutate tecniche militari il castello cadde progressivamente in disuso e fu definitivamente abbandonato sotto il governo del primo Provveditore veneziano – Francesco Priuli (1489).

Quartiere basso:

Ingresso al barbacane

Porta principale 

La cinta esterna e il barbacane racchiudono un ampio cortile. La porta che si apre nella cinta principale non era chiusa da saracinesca nè aveva un ponte levatoio ed è sormontata da un arco al di sopra del quale si notano quattro mensole ognuna decorata in modo diverso (da notare la acconciatura del XV sec. della testa di donna) che sostenevano il machicolio, nome che anticamente i franchi davano ai parapetti inclinati per mezzo dei quali i difensori potevano rovesciare pietre e acqua bollente sui nemici che attaccavano gli spalti con le scale.

Quartiere intermedio:
una stretta salita conduce dal quartiere basso alla parte principale del castello.


L’entrata presenta ben altra struttura rispetto a quella del quartiere basso: una sorta di torre a 2 piani è costruita a filo dello sperone roccioso e al disotto di questa si apre la porta che era protetta da ponte levatoio.

chiesa monastica: dedicata molto probabilmente a Sant'Ilarione, è stata attentamente preservata e restaurata durante il rifacimento del d’Ibelin. La muratura si presenta in corsi di mattoni e strisce di malta alternati in cui ogni tanto s’inseriscono corsi di pietra. E’ voltata a cupola con abside semicircolare e pastoforia. La cupola s’impostava su otto pilastri che definivano uno spazio trapezoidale. Le tracce di affresco all’interno sembrerebbero risalire al 1050. L’unico affresco che si può vedere (un’Annunciazione, ma è praticamente scomparso) è sopra un arco di un piccolo oratorio costruito contro il lato nord della chiesa.





Veduta esterna dell'abside

Appartamenti reali nel quartiere intermedio

Cisterna nel quartiere intermedio (17)

Torre del principe Giovanni (26)
Da questa torre Giovanni Lusignano, principe di Antiochia, reggente dal 1369 al 1372 per conto del nipote, il futuro Pietro II, fece gettare nel dirupo sottostante i bulgari della sua guardia personale, convinto dalla regina madre - Eleonora d'Aragona - che tramassero contro di lui.
Quartiere alto (cittadella):
Porta d'ingresso alla cittadella

La residenza reale è un edificio a due piani lungo e stretto disposto tra le due creste che formano i lati nord e sud del quadrilatero di questa cittadella. Il muro ovest della residenza è costruito sul ciglio dello strapiombo. Una certa raffinatezza si ravvisa nel disegno di due finestre gotiche ancora preservate (quella cosiddetta della regina è bifora ed è fiancheggiata da 2 sedili) al piano superiore e nella galleria di legno che mette in comunicazione le stanze sul lato interno.

Finestra detta della regina (Eleonora d'Aragona)




galleria negli appartamenti reali (piano inferiore)

Un ampio scalone esterno sull’angolo nord est ed una piccola scala interna sull’angolo sud conducono al piano superiore. Il piano inferiore ha un soffitto a volte. Una piccola posterla conduce dal piano inferiore all’esterno sul precipizio.


venerdì 7 ottobre 2011

fortezza di Kyrenia

fortezza di Kyrenia (Girne)


1. Ponte, ingresso - 2. posterla - 3. chiesa di s.Giorgio - 4. torre di NO (veneziana) - 5. Corpo di guardia (Lusignano) - 6. Appartamenti (Lusignano) - 7. sala (Lusignano) - 8. Torre di SO (bizantina) - 9. Piattaforma d'artiglieria (veneziana) - 10. bastione SO (veneziano) - 11. Mura bizantine - 12. Piazzola difensiva (veneziana) - 13. Torre di SE (veneziana) - 14. Polveriera e piattaforma d'artiglieria (veneziana) - 15. Cisterna - 16. quartieri abitativi ( attuale museo ) - 17. Torre di NE (Lusignano) - 18. Muro nord - 19. cisterna.


   L’aspetto attuale della fortezza è frutto della ristrutturazione intrapresa dai veneziani intorno al 1540, evidente nella sostituzione delle torri quadrate con i torrioni circolari e l’apertura di bocche per i cannoni soprattutto sul versante di terra.
In realtà – nonostante il riferimento che Benedetto da Peterbooro fa alla ritirata della moglie e della figlia di Isacco Comneno nella fortezza di Kyrenia – non si rilevano tracce di un edificio preesistente ai primi anni dell’avvento dei Lusignano.
La parte più antica del castello sembra edificata da Giovanni d’Ibelin tra il 1208 e il 1211.
Nel 1367, mentre il re Pietro I si trovava in Europa, la regina Eleonora d'Aragona sottopose la sua amante, Giovanna l'Alemanna, incinta di 8 mesi a sevizie e torture nel tentativo di farla abortire. Non essendo riuscita nel suo intento la rimandò a casa ordinando alle levatrici di consegnarle il bambino appena nato, cosa che avvenne. Dopo il parto Giovanna fu gettata in una segreta del castello di Kyrenia senza cibo e con gli stessi abiti che indossava durante il parto. Quando il re venne a sapere di questi fatti scrisse alla regina minacciando vendetta e questa liberò Giovanna a patto che andasse in convento. Quando un anno dopo il re fece ritorno la fece uscire dal convento.
Nel 1460 vi si rifugiarono la regina Carlotta ed il consorte Luigi di Savoia incalzati dalle truppe di Giacomo, il fratellastro della regina che diventerà l'ultimo re di Cipro, e vi resistettero fino al 1463.
Pochi giorni dopo la caduta di Nicosia (9 settembre 1570), durante la guerra veneto-turca per il possesso di Cipro, il 14 settembre il governatore Zaccaria Mudazzo ne ordinò la resa senza combattere nonostante fossero stati spesi 150.000 ducati per rafforzarne le difese.
 
Al di sopra del muro ovest, si possono ancora riconoscere gli appartamenti reali – per quanto rimaneggiati dalla ristrutturazione veneziana – per le finestre gotiche e le linee più morbide rispetto all’architettura degli altri tre lati, che guardano la città dall’alto attraverso il porto.
La chiesa di S.Giorgio risale all’epoca tardo bizantina è fu incorporata all’interno del castello solo dopo la ristrutturazione veneziana, vi si notano capitelli corinzi di recupero.

 Ponte d’ingresso (1), sullo sfondo la torre di NO (4) di epoca veneziana

Appartamenti dei Lusignano (6)


 A sinistra di questa scala si trova l'ingresso alle prigioni dove la regina Eleonora rinchiuse
Giovanna l'Alemanna, amante del marito Pietro I.


Ingresso. Sull’arco della porta del corridoio coperto che introduce alla corte sono scolpite le armi dei Lusignano.

Chiesa di San Giorgio: 
incorporata nel castello solo dopo la ristrutturazione veneziana, è del tipo a croce greca con quattro colonne su cui s’impostano i pilastri che sostengono la cupola (XII sec.). La cupola è un rifacimento novecentesco di quella originale. Sul pavimento resti dei mosaici originali. I capitelli corinzi e le colonne appaiono materiale di recupero.


giovedì 6 ottobre 2011

castello di Kolossi

castello di Kolossi
E' situato nei pressi del villaggio di Kolossi, 14 km circa ad ovest di Limassol.

Il castello attuale (una torre quadrata di 16 metri di lato e 21 di altezza) fu costruito nel 1454 dagli Ospedalieri al posto di una precedente fortezza costruita agli inizi del XIII sec.


Nel 1210 Ugo I dona la tenuta di Kolossi agli Ospedalieri, compensando il precedente proprietario Garinus de Colos. Il castello originario potrebbe essere stato costruito attorno a quest’epoca.
Agli inizi del XIV secolo doveva comunque appartenere ai Templari perché figura nell’elenco delle proprietà a loro confiscate. Il castello e la tenuta potrebbero essere stati donati ai Templari da Amaury (1306-1310) – fratello di Enrico II – in cambio del sostegno ricevuto nell'usurpare il trono.
Quando Enrico II riconquistò il trono (1310), diede seguito alla bolla papale di scomunica nei confronti dei Templari e restituì il feudo agli Ospedalieri che invece l’avevano appoggiato.
Nel 1373 e nel 1402 il castello resistè agli assalti dei genovesi; nel 1425 e nel 1426 a quelli dei mammalucchi. Ma la tenuta e il castello subirono danni che resero necessaria la ricostruzione del 1454.
Nel 1488, quando Giorgio Cornaro convinse la sorella ad abdicare, il feudo di Kolossi fu donato ai Cornaro dalla Repubblica di Venezia e appartenne a questa famiglia fino alla conquista turca.


Al di sopra della porta d’ingresso sul lato est si trovano queste armi (probabilmente un rifacimento moderno):
al centro le armi dei Lusignano; sotto di queste le armi di Louis de Magnac, titolare della Gran Commanderia di Kolossi (1450-1468) all’epoca della costruzione del castello; ai lati le armi di due Gran Maestri dell’ordine degli Ospedalieri: a sinistra quelle di Jean de Lastic (1437-1454) e a destra quelle di Jacques de Milly (1454-1461).

Attualmente il castello si presenta come una torre quadrata di tre piani che termina con una terrazza orlata da merli.
Il piano terra presenta tre ambienti a volta, due dei quali sono cisterne integliate nella roccia che originariamente comunicavano con il piano superiore solo per mezzo di una botola.
L’ingresso principale si apre sul lato sud ed era difeso da un ponte levatoio e da un machicholio all’altezza della terrazza. Il primo piano è composto da due ambienti voltati a vela, in uno dei quali si trova un ampio camino (cucina?); nell’altro, più piccolo (probabilmente una cappella), nella parete a destra dell’ingresso, si trova un affresco raffigurante una crocifissione con la Vergine e san Giovanni ai lati del crocefisso e la scala a chiocciola che conduce al piano superiore.

Il machicholio

Il camino
Affresco della Crocefissione

L’edificio che si trova nelle vicinanze della torre è uno stabilimento per la lavorazione della canna da zucchero, è un largo ambiente che si trova ad est dell’ingresso principale, con volta ogivale e munito di contrafforti. Risale all’incirca all’epoca della torre ma è stato restaurato dai musulmani nel 1591 a seguito dei danni prodotti dai terremoti.


Zuccherificio


 
La mola con cui veniva macinata la canna da zucchero (la pietra è coricata)