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martedì 4 settembre 2012

San Demetrio Katsouri


San Demetrio Katsouri (Agios Dimitrios Katsouris)
nei pressi del villaggio di Plisi, 5 km a SO di Arta a sinistra della strada per Giannina.


Nella pianura a sud est di Arta si trova la chiesa di S.Demetrio Katsouri che fu un tempo il katholikon di un monastero del Patriarcato. L'origine del toponimo “Katsouris” è del tutto ignota.
Secondo Orlandos questa chiesa fu costruita inizialmente, nel X secolo, con una pianta basilicale a tre navate per essere trasformata nel XIII secolo in una pianta a croce greca inscritta sormontata da una cupola cilindrica.


L'alta cupola è sostenuta da quattro voluminosi ed irregolari pilastri. Tra i pilastri ed i muri ovest ed est ci sono delle doppie aperture inframmezzate da colonne di marmo. I colonnati che si vengono così a creare prolungano l'asse longitudinale della chiesa e le conferiscono un aspetto basilicale.
Secondo studi più recenti si tratterebbe quindi di un modello di transizione tra la pianta basilicale e quella a croce greca inscritta - uno dei cui primi esempi è la chiesa di Santa Sofia di Tessalonica - costruito nella prima metà del IX secolo.
L'assenza di decorazioni in mattoni, le proporzioni massiccie dell'edificio e l'alta cupola cilindrica che presenta numerose imperfezioni sono tutti elementi a sostegno di questa ipotesi.


L'esonartece venne aggiunto nel 1868 ed il campanile nel 1911.
Al di sopra della porta d'ingresso, l'icona di S.Demetrio.


Affreschi
Si tratta dei più antichi affreschi ritrovati nel circondario di Arta e possono essere distinti in due fasi, la prima riferibile ai primi del XIII secolo ed a cui appartengono:
- Le figure dei santi dipinte in posizione frontale nella conca absidale; la Comunione degli Apostoli dipinta sulle pareti nord e sud del bema, la gran parte della quale è però coperta dalla pittura di analogo soggetto realizzata alla fine del XIII secolo.

Abside, S.Biagio

- Gran parte delle pitture del diakonikon (Il Sacrificio di Abramo e Abramo che incontra i Tre angeli)
- le pitture della cupola in cui attorno alla figura del Pantokrator in condizioni frammentarie si organizzano due fascie sottostanti: una in cui sono raffigurati gli angeli in atteggiamento di proskinesis e l'altra in cui sono raffigurati 14 profeti a figura intera che tengono in mano lunghi cartigli.
Secondo alcuni studiosi il programma iconografico della cupola, fatto realizzare probabilmente dal metropolita di Naupaktos, Giovanni Apokauko, che fu responsabile del monastero fino al 1229, rifletterebbe le ambizioni imperiali dei Despoti d'Epiro, allora all'apogeo della loro potenza (nel 1224 Teodoro I Doukas Comneno aveva conquistato Tessalonica e si era fatto incoronare imperatore, cfr. Despotato d'Epiro, Introduzione).

La seconda fase della decorazione pittorica è invece riferibile all'ultimo quarto del XIII secolo, ad essa appartengono:
- La raffigurazione della Vergine blachernyotissa nel catino absidale, la Comunione degli Apostoli (sovrapposta a quella più antica) e l'Ascensione nelle pareti e nella volta del bema;

Abside, Vergine blachernyotissa

- L'Annunciazione sui pilastri orientali della cupola;
- L'Ingresso a Gerusalemme e l'Anastasis sulla volta settentrionale;
- La Pentecoste sulla volta ovest;

Volta ovest, Pentecoste

- La figura di Cristo nel catino del diakonikon e quella di S.Giovanni nel catino della prothesis.

Diakonikon, il Cristo risorto*

* E' questa la rappresentazione iconografica altrimenti detta del Cristo in altra forma, come apparve ai discepoli di Emmaus dopo la Resurrezione (Luca, 24, 13-33) cfr. J.Sanidopoulos, Icon of Christ in another form, 2010.




domenica 2 settembre 2012

Monastero della Kato Panagia


Monastero della Kato Panagia
1 km circa a sud di Arta, lungo la strada che conduce al villaggio di Glykorizo.


Costruito ai piedi del monte Perhanti venne detto della Kato Panagia (la Vergine bassa) probabilmente in relazione a quello della Panagia Parigoritissa che era costruito in un punto più elevato.
Fu fatto edificare dal despota Michele II Dukas Comneno tra il 1250 ed il 1270, come si evince dai monogrammi e dalle iscrizioni visibili sui muri esterni.


Dedicata alla Natività della Vergine, la chiesa monastica presenta una pianta basilicale a tre navate. La volta a botte della navata centrale è attraversata sulla crociera da una seconda botte trasversale, evidenziata esternamente, mentre la campata centrale è nettamente rialzata rispetto a quelle laterali. L'effetto è simile a quello di una pianta a croce greca inscritta senza cupola anche se il notevole rialzo della campata centrale (m.1.30) all'incrocio delle botti costituisce come un accenno di cupola. Questa tipologia architettonica viene correntemente definita stavrepistego.

lati sud e est

Ad est il bema è separato dai pastoforia da muri traforati da una bassa apertura ad arco che consente la comunicazione tra gli spazi, mentre ad ovest il nartece è individuato da due piccoli pilastri che aggettano dalle pareti laterali.
La muratura esterna è in opera cloisonnè. Le docorazioni in mattoni si presentano in varie combinazioni (meandri, doppie E, etc.) e si limitano alle absidi, ai timpani del braccio trasversale e al frontone occidentale.


lato meridionale

L'iscrizione sulla parete meridionale, tra i pilastri del braccio trasversale; in basso, sulla destra il monogramma di Michele II


La presenza di questa fascia decorativa di mattoni disposti a meandri nella muratura dell'abside, che ricorda la decorazione di alcune chiese del Peloponneso (cfr. La chiesa della Dormizione della Vergine a Merbaka), lascia supporre, come nel caso della chiesa di San Nicola di Rhodia, l'intervento di maestranze provenienti dalla Grecia meridionale. 


Affreschi

La gran parte della decorazione parietale risale al 1716, gli unici affreschi coevi alla fondazione della chiesa si trovano nel diakonikon.
Nell'absidiola è raffigurato il Cristo come L'Antico dei Giorni (1) ed al di sotto, ai lati della bifora, i Gerarchi in posizione frontale.


Nella parte settentrionale della volta Gesù dodicenne mentre si intrattiene nel tempio di Gerusalemme con i dottori della Legge.
Quando giunse all'età di dodici anni, salirono a Gerusalemme, secondo l'usanza della festa; (...) E avvenne che, tre giorni dopo, lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai dottori, intento ad ascoltarli e a far loro domande. (Luca, 42-46).
Gesù siede sotto un largo baldacchino ed è reso in una scala maggiore rispetto ai dottori che gli siedono attorno.

Nella parte meridionale il sommo sacerdote Zaccaria rifiuta le offerte di Gioacchino ed Anna (Protovangelo di Giacomo, 2).

 
 
Note:
 
(1) L'espressione è usata dal profeta Daniele che così lo descrive: Io continuavo a guardare, quand’ecco furono collocati troni e l'Antico dei giorni si assise. La sua veste era candida come la neve e i capelli del suo capo erano candidi come la lana (Libro di Daniele, VII, 9). La visione di Daniele prosegue in questo modo: Guardando ancora nelle visioni notturne, ecco venire con le nubi del cielo uno simile a un figlio d’uomo; giunse fino all'Antico dei giorni e fu presentato a lui.
Gli furono dati potere, gloria e regno; tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano (VII, 13-14).
Daniele vede la figura di Dio come figlio d'uomo e Antico dei giorni, vecchio e giovane, acclamandolo come unico Signore (Romano il melode, Secondo libro sull'Epifania). Nell'iconografia l'immagine dell'Antico dei Giorni viene per solito riservata al Padre mentre quella dell'Emmanuele è riservata al Figlio.



sabato 1 settembre 2012

San Nicola di Rhodia

San Nicola di Rhodia (Agios Nikolaos tis Rhodias)
alla fine del villaggio di Kirkizates a 4 km da Arta.

facciata occidentale

E' detta San Nicola di Rhodia perchè dipendeva un tempo dal monastero della Panagia di Rhodia che si trova nei pressi del villaggio di Vigla. La chiesa rimase interrata per la gran parte fino al 1959 e compare per la prima volta nelle fonti scritte soltanto nel 1884.


La pianta è del tipo a croce greca iscritta a due colonne. La facciata orientale presenta un abside aggettante a tre lati mentre prothesis e diakonikon sono contenuti nello spessore della muratura.
Il naos è preceduto da nartece che presenta due volte a botte laterali intersecate da una centrale ortogonale che s'innalza al di sopra del livello del tetto. I bracci della croce sono voltati a botte mentre la cupola s'imposta su un tamburo ottagonale sostenuto ad ovest dalle due colonne e ad est dai muri che separano il bema dai pastoforia.
L'articolazione delle mura perimetrali e l'impostazione della cupola propendono per una datazione ai primi del XIII secolo, opera di maestrenze provenienti dalla Grecia meridionale.


La parte superiore della muratura mostra ad esempio su tre lati un'ampia fascia decorativa di mattoni disposti a meandro, che ritroviamo anche nella parte superiore dell'abside, che appare molto simile a quella della Dormizione della Vergine a Merbaka nel Peloponneso.
La cupola è traforata da quattro bifore.

In epoca più tarda la chiesa fu circondata su tre lati da un deambulatorio di cui oggi sono visibili solo le fondazioni.

Affreschi:
sono coevi alla fondazione della chiesa (primi del XIII secolo)

Abside:
Nel catino absidale, la Vergine platytera. Al di sotto il clero celebrante e sotto la finestra il mandylion. Sulle pareti del bema, meglio conservata, la Comunione degli Apostoli. Nella volta, L'Ascensione. Sui pilastri orientali, l'Annunciazione.

Abside

La Comunione degli Apostoli, parete settentrionale del bema

Prothesis: nel catino, la figura dell'Arcangelo Michele molto danneggiata; nella lunetta sovrastante la Presentazione di Maria al Tempio. In questa scena Maria è dipinta anche seduta sulla destra mentre riceve il cibo offerto dall'angelo (E Maria viveva nel tempio del Signore come una colomba e riceveva il cibo dalla mano di un angelo, Protovangelo di Giacomo, VIII, 1). Sulla sinistra, sullo sfondo, si nota invece un alto edificio con una decorazione pseudocufica.

Presentazione di Maria al tempio

Diakonikon: nel catino l'Arcangelo Gabriele, sopra di lui il Cristo raffigurato come l'Antico dei Giorni (la raffigurazione del Cristo come un uomo anziano, con barba e capelli bianchi, simboleggia nell'iconografia bizantina la sua eternità)

L'Antico dei Giorni

giovedì 30 agosto 2012

Panagia Bryoni


Panagia Bryoni
A circa 6 km a sud est di Arta, a sinistra della strada che conduce al villaggio di Neochoraki.


Il toponimo “Bryoni” fa probabilmente riferimento all'omonima famiglia bizantina che visse in Epiro (troviamo anche un Omar bey Bryoni al comando dell'esercito di Alì Pasha nel 1819) ed uno dei cui membri fu il donatore o promosse il rinnovamento della chiesa.
Dedicata alla Dormizione della Vergine, era originariamente il katholikon di un complesso monastico mentre oggi svolge la funzione di chiesa cimiteriale.
Un'inscrizione in mattoni sulle pareti esterne dei bracci della croce forma un unico testo che recita:
“(chiesa) stavropegica patriarcale consacrata dal patriarca ecumenico Germano”. Dal momento che il patriarca Germano II visitò Arta nel 1238, ciò consente di datare con precisione la chiesa. Questa iscrizione è comunque l'unica testimonianza della visita patriarcale.

Particolare del braccio settentrionale della croce con l'iscrizione ed il frammento in gesso incassato al vertice

Nel 1821 fu gravemente danneggiata da un incendio e quindi ampiamente ristrutturata nel 1867.
Molto probabilmente era originariamente del tipo a croce greca inscritta a due colonne e fu trasformata nel corso dei restauri in una a pianta basilicale a tre navate ricoperta da cupola.


Fu aggiunto un nuovo nartece ed un'altra coppia di colonne a dividere l'interno in tre navate e fu costruita la cupola ottagonale. Esternamente furono inoltre aggiunti i massicci contrafforti lungo le pareti laterali.
Il braccio meridionale della croce mostra i resti di un'apertura sormontata da una cornice ad arco di mattoni disposti a dente di sega e tracce di un'apertura simile si notano anche sulla parete del braccio settentrionale, nel quale fu inserito nel corso dei restauri un frammento di gesso proveniente dall'iconostasi. La decorazione esterna della chiesa è comunque povera ed imprecisa, il che tende ad attribuirla a maestranze locali. La chiesa in origine non era affrescata, lo fu solo nel 1873 dopo i lavori di restauro.
Da notare la decorazione in ceramica delle lunette della cupola e della facciata orientale.


lunedì 27 agosto 2012

Chiesa dei Tassiarchi, Kostaniani

Chiesa dei Tassiarchi
Nel villaggio di Kostaniani a circa 6 km dal teatro di Dodoni nella regione di Giannina.


Non esistono riferimenti a questa chiesa nelle fonti scritte (lo stesso villaggio di Kostaniani compare per la prima volta soltanto in un catasto ottomano del XVI sec.). Risale alla seconda metà del XIII secolo - più precisamente ad una data compresa tra il 1240 ed il 1270, come suggerito da Tsouris in base allo studio della decorazione ceramoplastica esterna - e presenta una pianta a tre navate a croce inscritta. La nave è separata dalle navate laterali da due coppie di massicci pilastri e termina con un abside aggettante a tre lati mentre prothesis e diakonikon sono contenuti all'interno della muratura. Il diakonikon non comunica direttamente con il naos ma soltanto con il presbiterio per mezzo di una piccola porta. Davanti al santuario un transetto trasversale interseca le navate.


Il capo meridionale del transetto termina con il campanile a vela a due luci (molto probabilmente aggiunto in un'epoca successiva alla fondazione della chiesa) al di sotto del quale, in un arco cieco, si notano i resti di un affresco raffigurante l'arcangelo Michele (XVII-XVIII sec.).


La sua facciata settentrionale presenta invece una finestra bifora nella parte superiore. Anche la facciata occidentale era decorata a fresco, vi si notano ancora tracce di un Giudizio universale coevo a quello dell'Arcangelo.


La muratura è in pietra calcare disposta in corsi irregolari inframmezzati da file di mattoni. Si notano anche strisce decorative in mattoni disposti a dente di sega e a spina di pesce soprattutto attorno alle finestre.


Durante il periodo di dominazione ottomana furono aggiunte una cappella sul lato meridionale ed un esonartece (oggi del tutto scomparso) davanti alla facciata occidentale. Di questa addizione rimane attualmente in piedi solo parte del santuario della cappella.

 
All'interno, al di sopra dell'ingresso settentrionale, si trova – purtroppo fortemente lacunosa – l'iscrizione dedicatoria in cui si trova conferma della dedica ai Tassiarchi e si può identificare il fondatore in Isacco Theodoros, pansebastos del Despotato.
Nella decorazione interna si possono inoltre distinguere due diverse fasi d'intervento, opera comunque di maestranze locali: una coeva alla fondazione della chiesa (presbiterio, volta e parete settentrionale del transetto) ancora legata allo stile comneno, l'altra, riferibile alla fine del XIII secolo o agli inizi del XIV, che recepisce le prime spinte innovative del rinascimento paleologo.
 
Natività, volta del presbiterio
 
S.Costantino e S.Elena, lato nord del primo pilastro di destra
 
Questo affresco si distingue per il prezioso abbigliamento dei sue santi e la forza espressiva dei volti che in Costantino raggiunge quasi l'intensità del ritratto.
Sul pilastro opposto è raffigurato San Nicola di Mira di dimensioni quasi doppie rispetto agli altri e realizzato con un'accuratezza che ricorda la pittura d'icone da una mano che sembra essere intervenuta solo in questo punto quasi con l'intento di riprodurre sulla parete l'effetto di una icona votiva.
 
S.Nicola di Mira, lato sud del primo pilastro di sinistra
 
Santa Paraskevi
 
A sinistra dell'ingresso occidentale, la zona della chiesa per solito riservata alle donne, sono concentrati i ritratti delle sante Paraskevi, Barbara, Marina e Ciriaca. Questo induce ad escludere
che la chiesa fosse il katholikon di un monastero maschile ma fosse piuttosto una chiesa di paese accessibile a tutti.
L'iconostasi lignea, che ha sostituito quella originale in stucco, risale infine al restauro della chiesa operato in epoca ottomana (XVII-XVIII sec.)
 
 



 
 


venerdì 17 agosto 2012

Monastero della Pantanassa


Monastero della Pantanassa
Situato 5 km a nord di Filippiada lungo la strada Arta-Giannina.


Secondo la Vita di S.Teodora del monaco Melias, la chiesa monastica della Teotokos Pantanassa (regina del mondo) fu fatta edificare dal despota Michele II verso la metà del XIII secolo, come la Kato Panagia, per manifestare il proprio pentimento per la sua condotta nei confronti della moglie Teodora.
Sembra però avere una storia più antica come testimoniato dall'ambone paleocristiano ritrovato in situ.
Il katholikon presentava originariamente una pianta a croce greca inscritta con una cupola centrale sorretta da 4 colonne e altre quattro cupole sui quattro ambienti d'angolo che riecheggiava il modello costantinopolitano della chiesa dei SS.Apostoli. L'abside era fiancheggiato dai pastoforia ed il naos sopravanzato da un nartece rettangolare.
Alla fine del XIII secolo il despota Niceforo I (il suo nome è stato ritrovato inciso su una placca in mattone nel corso degli scavi) fece aggiungere un deambulatorio sostenuto sui lati ovest e sud da un doppio colonnato e a nord da pilastri.

Sul lato orientale il deambulatorio terminava con due cappelle sormontate da cupola, quella meridionele delle quali è ancora in piedi. Dedicata a S.Basilio fu infatti restaurata nel XIX secolo.
Cappella di S.Basilio

Il nome “Io(annes) Despot(es) Spatas” è inciso su una delle due colonne superstiti del colonnato del lato meridionale del deambulatorio. E' l'unica evidenza ritrovata del regime albanese di Gijn Boua Spata che fu despota d'Epiro dal 1374 al 1399.




All'angolo SO dell'edificio sono visibili i resti della torre campanaria.
Sono sopravvissute solo modeste tracce della decorazione a fresco. Nell'abside centrale si distinguono i Gerarchi mentre concelebrano la messa, nelle parte bassa delle pareti nord e sud pannelli rettangolari con motivi geometrici.

Abside

Parete meridionale

La chiesa crollò nel corso del XV secolo per problemi di statica già evidenziatisi all'atto della sua costruzione ed esacerbati dai terremoti.

Parete occidentale, davanti a questa la pavimentazione del deambulatorio

giovedì 16 agosto 2012

Chiesa di S.Basilio del ponte


Chiesa di S.Basilio del ponte
Piccola chiesa, 1 km a nord ovest del ponte di Arta lungo la strada Arta-Giannina.

E' rimasta interrata per diversi secoli e definitivamente riportata alla luce solo nel 1972.
Databile al IX secolo, presenta una cupola sproporzionatamente alta rispetto al resto della costruzione, la cui parte superiore potrebbe essere frutto di un rimaneggiamento successivo. Ha una pianta a croce libera e mostra un abside traforato da tre finestre.

E' sopravanzata da un nartece ricoperto da una volta traversa. I bracci della croce sono voltati a botte e ricoperti esternamente da un tetto a doppio spiovente mentre il nartece è ricoperto da un tetto a spiovente unico.
La cupola s'imposta su pennacchi a cui esternamente corrisponde un tamburo quadrato.
Il tipo di decorazione esterna, le tre finestre dell'abside e l'alta cupola cilindrica sono gli elementi che ne suggeriscono una datazione alla seconda metà del IX secolo.


Monastero delle Blachernae


Monastero delle Blachernae
nel villaggio di Vlacherna a nord est di Arta, circa 9 km.
lato settentrionale


La prima menzione del monastero è in una lettera del metropolita di Naupaktos (Lepanto), Giovanni Apokauko, da cui apprendiamo che tra il 1224 ed il 1230 fu trasformato in convento femminile dove prendevano il velo donne di natali aristocratici. Molto probabilmente il monastero deve il suo nome al suo omonimo costantinopolitano.
Nel 1304 il giovane Despota Tommaso attese qui di conoscere l'esito dell'attacco sferrato da Filippo di Savoia e dai suoi alleati su Rogoi.

La chiesa originaria, dedicata alla Dormizione della Vergine, fu costruita probabilmente alla fine del XII secolo sulle rovine di una chiesa del IX-X secolo.
Inizialmente presentava una pianta basilicale a tre navate voltate e divise da due serie di tre archi poggianti su colonne (due per lato, successivamente inframmezzate da una terza molto sottile).




Qualche decennio più tardi, durante il despotato di Michele II Ducas (1230-1267), alla chiesa da lui donata alla moglie Teodora, vennero aggiunte tre cupole – una sulla navata principale e due sulle laterali – senza alcun riguardo per l'articolazione architettonica preesistente: vennero innalzati archi su mensole attraverso le tre navate e fra ogni coppia delle colonne esistenti fu inserita una nuova colonnetta molto sottile.
La nave principale e quella meridionale furono divise in questo modo ciascuna in tre campate, non rispondenti al sistema dei supporti, con una cupola sulla campata centrale. La navata settentrionale fu invece divisa in quattro campate, di cui la seconda da ovest voltata a cupola e la terza a botte. L'architetto nascose inoltre le due cupole laterali sotto falsi frontoni, probabilmente nell'intento di suggerire l'illusione di una volta traversa.

lato meridionale


La decorazione interna è invece estremamente accurata: il pavimento è finemente intarsiato e le tombe reali – la chiesa divenne infatti il mausoleo funebre della casa regnante - sono riccamente ornate da rilievi. Addossate alle pareti nord e sud del naos si trovano infatti due tombe a cista.
La tomba nord (Tomba A), più piccola e molto meno decorata dell'altra, sembra contenesse le spoglie di Demetrio-Michele, uno dei figli di Teodora, per quanto questi sia morto prigioniero a Costantinopoli dopo il 1304 e quelle dell'altro figlio Giovanni.
La tomba sud (Tomba B) mostra sui lati corti il bassorilievo di una croce della Resurrezione fiancheggiato da due aquile con una sola ala (come un'aquila bicipite divisa in due). Secondo Orlandos vi era sepolto lo stesso despota Michele II Ducas.


Nella parete occidentale della campata meridionale del nartece è dipinta la processione dell'Hodegetria che si svolgeva ogni martedì a Costantinopoli come descritta da PeroTafur, che visitò Costantinopoli nel 1438:
In questa chiesa (il monastero della Theotokos Hodegetria ) c'è un'immagine di Nostra Signora la Vergine Maria, dipinta da san Luca, e dall'altra parte c'è il Signore crocefisso; è dipinta su pietra, con una cornice e un supporto d'argento, ed è così pesante che sei uomini non potrebbero sollevarla. Ogni martedì si radunano qui molte persone, tra cui una ventina di uomini vestiti di drappi vermigli, lunghi e che coprono anche la testa, come quelli con cui si va a caccia di pernici. Costoro discendono da una stirpe particolare, e sono gli unici a poter compiere quello che sto per raccontare. C'è una grande processione, e gli uomini vestiti in quel modo si avvicinano uno dopo l'altro all'immagine, e chi vuole la tira su come pesasse un'oncia appena. Poi se la mettono in spalla, e cantando escono tutti dalla chiesa e si ritrovano in una grande piazza, e quello che porta l'immagine la percorre avanti e indietro e tutto intorno una cinquantina di volte. Sembra innalzarsi dal suolo ed essere quasi trasfigurato, con gli occhi fissi all'icona. (..) In quello stesso giorno c'è un mercato pieno di merci in vendita, e si raduna una gran folla. I preti prendono del cotone, lo accostano all'immagine e lo distribuiscono alle persone lì radunate. Poi riportano l'immagine in chiesa con una processione.




Al centro della composizione si nota la figura dell'uomo vestito di rosso che sostiene sulle proprie spalle l'icona. A destra e a sinistra è attorniato da figure di uomini e donne. Sullo sfondo, sulla sinistra, è dipinto un edificio a tre piani con balconate sostenute da colonne da cui delle donne assistono alla processione. Nella parte bassa dell'affresco sono dipinte scene del mercato descritto da Tafur, la più caratteristica delle quali è costituita da una donna anziana che porta al collo una catena da cui pendono diversi recipienti che contengono una bevanda sorseggiata da due degli astanti. L'iscrizione sottostante “il gaudio per la Santissima Theotokos dell'Hodegetria di Costantinopoli” non lascia dubbi sul tema della rappresentazione.


Acheimastou-Potamianou riferisce la committenza di questo affresco – che differisce stilisticamente dagli altri del nartece – ad Anna Cantacuzena, la seconda moglie del despota Niceforo I Ducas (1267-1296), figlia di Giovanni Catacuzeno e Irene (Eulogia) Paleologina, sorella di Michele VIII.
Nello specifico identifica nelle tre donne alla testa della processione la stessa Anna, la sorella Teodora Raulena e la madre Irene (Eulogia).
Dopo l'unione delle chiese sancita dal Concilio di Lione (1274) Irene e le sue figlie si schierarono infatti sul fronte antiunionista – la stessa Irene, insieme alla figlia Teodora Raulena e a molti altri, venne esiliata – e il despotato d'Epiro si presentò come campione dell'ortodossia accogliendo molti esuli. L'affresco costituirebbe quindi una sorta di manifesto politico in cui veniva ribadita la fedeltà all'ortodossia della dinastia epirota. La recente morte di Irene (Eulogia) Paleologina (1284), madre della despoina, gli conferirebbe inoltre un significato commemorativo e ne spiegherebbe la presenza all'interno della cappella funeraria della dinastia.

Gli affreschi del naos e delle navate laterali risalgono invece al despotato di Michele II. Il programma iconografico si caratterizza per la presenza di alcune scene evangeliche successive alla Resurrezione in accordo con la funzione di cappella funeraria della dinastia espletata dalla chiesa.

L'incredulità di Tommaso