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sabato 8 ottobre 2011

Famagosta

Famagosta (in greco Ammochostos che significa "nascosta nella sabbia")

Pianta della città all'epoca dell'assedio


Le fortificazioni di Famagosta, opera del celebre architetto Girolamo Sammicheli (1550-1559), erano all'epoca dell'assedio frutto delle più avanzate concezioni belliche: la cinta rettangolare delle mura, lunga quasi quattro chilometri e rafforzata ai vertici da possenti baluardi, è intervallata da dieci torrioni e coronata da terrapieni larghi fino a trenta metri. Alle spalle le mura sono sovrastate da una decina di forti, detti “cavalieri” (*), che dominano il mare e tutta la campagna circostante, mentre all’esterno sono circondate da un profondo fossato. La principale direttrice d’attacco era difesa dall’imponente massiccio del forte Andruzzi, davanti al quale si protende, più basso, il bastione del Rivellino.

(*) I forti "cavalieri" erano così detti perché, sopraelevati rispetto alla linea degli spalti, le loro artiglierie potevano sparare "a cavallo" delle mura. Per solito vi venivano dislocate le batterie di grosso calibro. 


Modello della città presso il Museo Navale di Venezia




 

Porta di terra (porta di Limassol): si apre sul fianco del Bastione Rivellino detto dai turchi Akkule (Ak=bianca, kule=bastione) perché qui i veneziani issarono la bandiera bianca. E’ sopravanzata da un barbacane (muro con feritoie posto davanti alla porta vera e propria) e sormontata dal massiccio del Forte Andruzzi. Le feritoie che si vedono al di sopra della porta erano gli alloggiamenti dove scorrevano le catene della saracinesca e del ponte levatoio.


Nuovo ingresso alla città: il ponte di accesso venne costruito dopo la caduta della città. Sulla sinistra, dietro l'albero, si nota il barbacane e sopra di questo la sagoma squadrata del Forte Andruzzi.



Forte Andruzzi: androne che dà sulla galleria d’accesso. All’interno, sorpassata la cancellata e sulla sinistra forse i resti dell’affresco davanti al quale era posto un altare.
All’esterno, sulla sinistra e addossata alle mura si nota la moschea Akkule, costruita dai turchi nel 1618-19, come dalla data posta sull’iscrizione coranica scolpita sulla lastra di marmo incassata sopra la porta.

rampa d'accesso alla terrazza del Forte Andruzzi


Torrione Diocare

Bastione Martinengo: dal nome del conte Ercole Martinengo, secondo la Siliato (L'Assedio, Milano 1997) così chiamato invece dai turchi in riferimento al colonnello Alvise Martinengo, è l’elemento più caratteristico della ristrutturazione del Sanmicheli che aveva protetto le punte angolari del bastione inserendovi delle postazioni d’artiglieria che spazzavano il fossato. Possente e imprendibile non fu praticamente attaccato dai turchi.



Bastione dell’Arsenale: rinominato dai turchi bastione Diamboulat dal nome dal generale - Djamboulat Bey - che lo conquistò e che qui è sepolto. Gli ottomani avevano piazzato qui di fronte gran parte delle artiglierie e per questo molte chiese all’interno mostrano i danneggiamenti soprattutto sul lato rivolto in questa direzione.


Porta del mare: in epoca veneziana era lambita direttamente dalle acque. Il leone sopra la porta è materiale di recupero proveniente probabilmente da una porta medioevale. Un’iscrizione ne data il rifacimento al 1491, attribuendolo a Nicola Priuli, capitano di Famagosta.



Cittadella (Torre di Otello):
nell’opera di Shakespeare si parla effettivamente di ‘un porto di Cipro’ e di ‘Cipro, la cittadella’. Si è ipotizzato che potesse trattarsi di Cristoforo Moro, governatore di Cipro nel XVI sec o di Francesco de Sessa, mercenario italiano vissuto a Cipro e soprannominato ‘il Moro’. Otello è anche il nome del governatore veneziano del 1506.


La cittadella è di epoca lusignana - fu fatta costruire assieme alla precedente cinta muraria da Enrico II, subito dopo la caduta di Acri, nel 1291 - ma fu ampiamente ristrutturata dal Sammicheli intorno al 1559.
Nel corso dell'assedio vi furono rinchiusi i prigionieri turchi.



Sulla porta che introduce alla cittadella c’è un leone di S.Marco di marmo e al di sotto un’iscrizione che attribuisce il rifacimento della stessa a Niccolò Foscari, prefetto di Cipro, nel 1480. Da notare che il leone marciano - come spesso avviene a Cipro - è coronato, a significare che l'isola, anche quando fu inglobata nello Stato da Mar veneziano, mantenne il suo status di regno.  



Sul lato settentrionale della corte interna si aprono gli ingressi al grande refettorio, al di sopra del quale si trovavano gli alloggi. Questo edificio risale all'epoca dei Lusignano.



Torre SO: di regola i veneziani, per adattare le fortificazioni preesistenti alle necessità dell’artiglieria, non distruggevano le antiche mura – già sufficientemente spesse – ma rimpiazzavano le torri quadrate con torri circolari, meno vulnerabili al fuoco di artiglieria e aprivano bocche per i cannoni.

Edifici civili


 Palazzo del provveditore: di fronte alla cattedrale di S.Nicola. Sulla facciata si aprono tre archi sostenuti da 4 colonne di granito di recupero (Salamis). Al di sopra dell’arco centrale le armi di Giovanni Renier, capitano di Cipro nel 1552 e provveditore nel 1557. Sorge al posto del più antico palazzo dei Lusignano, dove avvennero i tragici fatti che seguirono l'incoronazione di Pietro II (1369), poi il palazzo fu distrutto da un terremoto. Le colonne di granito grigio che adornano la facciata provengono dalle rovine di Salamis.



 Le due colonne erette dai veneziani nella piazza principale a simboleggiare la loro sovranità, erano sormontate da leoni di pietra. Su quella di destra fu torturato Marcantonio Bragadin.



Questo leone, che si trova attualmente nei pressi della porta del mare, potrebbe essere uno dei due che si trovavano alla sommità delle colonne.



Porta di Biddulph: dal nome di Sir Robert Biddulph, alto commissario per Cipro nel 1879 che si battè per salvare questo monumento. Imita l'arco di trionfo romano e probabilmente costituiva l'ingresso della dimora di un ricco mercante (o di quella di Audet de Bousset? cfr. M.G. Siliato, op cit.).



Sepolcro di Venere: sarcofago di epoca romana (II sec.) rinvenuto a Salamis nel XVI sec. e posto dai veneziani tra le due colonne della piazza principale, vicino alla quale, dopo varie traversie è recentemente ritornato.


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