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sabato 23 giugno 2012

chiese monastiche di S.Giovanni Lampadistis

Chiese monastiche di S.Giovanni Lampadistis


Ingresso meridionale


Il complesso di S.Giovanni Lampadistis si trova nel villaggio di Kalopanagiotis nella valle di Marathasa. L'unica via di comunicazione tra il villaggio e il monastero è rappresentata da un ponte di pietra costruito in epoca veneziana e nei pressi del quale S.Eracledio ricevette il battesimo da San Paolo e San Barnaba.


Il ponte di epoca veneziana

 


Il complesso è formato da due chiese costruite una accanto a l'altra e dotate successivamente di un nartece comune. A settentrione di queste nel XV secolo venne poi addossata una cappella dedicata al culto latino.
Nel 1731 fu allargato l'ingresso meridionale distruggendo parte degli affreschi sulla parete interna. La sala del Sinodo e la cella dell'Igoumeno accanto a questo ingresso furono costruiti nel 1782.

Procedendo da sud a nord, si distinguono:

1.Chiesa di S.Eracledio (catholikon), XI sec.: pianta a croce greca inscritta con cupola impostata su quattro pilastri e nartece. S.Eracledio è stato il primo Arcivecovo di Cipro dopo l'apostolo Barnaba (fine III sec.)
2. Cappella di S.Giovanni Lampadistis, crollata e completamente ricostruita verso la fine del XVI sec.
3. Cappella dell’Inno Acatisto (Cappella latina), seconda metà XV sec.

Nei primi anni della conquista turca (1570), a seguito del crollo della volta della cappella di S.Giovanni Lampadistis, le tre chiese vennero trasformate in un unico complesso con la costruzione di un tetto comune (di legno e a tegole uncinate) per la 1 e la 2.

Chiesa di S.Eracledio.
Piccoli frammenti di affresco del XII sec. sono stati rinvenuti nell'abside, si può quindi supporre che quelli attualmente visibili siano stati dipinti sopra quelli più antichi.Vi si riconoscono due serie di affreschi, la prima databile ai primi del XIII sec. e l'altra agli inizi del XIV.
Alla prima serie appartengono l'Ingresso in Gerusalemme e la Resurrezione di Lazzaro, nella volta del braccio occidentale della croce e la Crocefissione nella lunetta.

Ingresso a Gerusalemme

Crocefissione

Da notare il leone rampante dei Lusignano raffigurato sullo scudo del buon centurione.

La volta del braccio meridionale della croce è interamente occupata dall'Ascensione. Cristo al centro di una mandorla è sollevato al cielo da quattro angeli. Da notare l'hymation drappeggiato intorno al corpo che lascia il petto parzialmente scoperto ed è di colore porpora anzichè, come di consueto blu.


La serie di affreschi riferibili al primo XIV secolo è distribuita nei bracci est e nord della croce e consta di più di 30 scene neotestamentarie.

Cappella di S.Giovanni Lampadistis
Dedicata ad un santo locale (S.Giovanni di Lampadis, un villaggio che oggi non esiste più), morto giovane, la cui venerazione crebbe in virtù della forza miracolosa delle sue reliquie. La sua tomba si trova al di sotto del pilastro di nord-ovest, l'unico sopravvissuto della chiesa originaria del XII sec. al crollo verificatosi nel XVI sec. 

La moltitudine sempre crescente di pellegrini richiamata dalla fama miracolosa delle reliquie del santo, rese molto probabilmente necessaria la costruzione del nartece nel XV secolo. 
Un'inscrizione inserita nel ritratto dei donatori riferisce che il servo di Dio, il lettore laico e maestro del coro Michele, insieme alla moglie ed ai figli, finanziò la decorazione del nartece. L'inscrizione informa inoltre che la chiesa fu assegnata al culto latino. I figli del donatore appaiono tonsurati alla maniera latina ma indossano le vesti del clero ortodosso. Questo appare plausibile solo dopo l'unione delle chiese sancita dal Concilio di Ferrara e Firenze del 1439.
Da un'inscrizione posta sopra l'ingresso meridionale del nartece apprendiamo invece che l'autore delle pitture era un profugo costantinopolitano riparato a Cipro dopo la caduta della città (1453). Gli affreschi furono da lui realizzati probabilmente poco tempo dopo il suo arrivo.

Sant'Eracledio dipinto in un arco cieco sopra l'ingresso del nartece

La tematica degli affreschi del nartece è quella del Giudizio Universale e dei Miracoli di Cristo.

Alti prelati e uomini santi assistono al Giudizio Universale

Cappella dell'Inno Acatisto.
Fu aggiunta nella seconda metà del XV secolo ed adibita al culto latino.
 L'Acatisto (dal greco Akáthistos) è un antico inno in onore della Vergine Maria composto da 24 stanze. L' autore è anonimo, anche se molti attribuiscono la creazione dell'inno a Romano il Melode (V sec.), in ringraziamento per la protezione della città di Costantinopoli dall'invasione di orde barbariche. La parola Acatisto suggerisce che l'inno debba essere recitato in piedi.
Nella cappella sono illustrate in animate scene dinamiche le stanze dell'Inno dedicato alla Vergine. La cappella è voltata a croce.
 
"Era tutto qui in terra, e di sé tutti i cieli riempiva il Dio Verbo infinito"
Inno Acatisto, XV stanza
 

Parete est

Nel catino absidale, la Vergine in trono con in braccio il Bambino. Alla sua destra, Mosè riceve le tavole della Legge e alla sua sinistra è dinanzi al roveto ardente. Nella lunetta sovrastante, Abramo riceve i tre angeli del Signore.

L'Albero di Jesse (Genealogia del Cristo)

L'artista mostra di conoscere bene gli sviluppi del Rinascimento italiano, elementi del quale, come la visione prospettica, si trovano mescolati a quelli della tradizione bizantina come la rappresentazione frontale dei personaggi.











Chiesa dell'Arcangelo Michele a Pedoulas

Chiesa dell'Arcangelo Michele a Pedoulas




Presenta una pianta a navata unica, ricoperta da un tetto a spiovente, con un nartece a forma di L sul lato sudoccidentale, aggiunto successivamente e che veniva utilizzato come matroneo durante le funzioni religiose a causa delle dimensioni ridotte della chiesa. L'estremità orientale termina con un abside semicircolare.
 

Al di sopra della porta settentrionale si trova il ritratto dei donatori. L'inscrizione in esso inserita riferisce il completamento della chiesa al 1474.

(2)

Il sacerdote Basilio Chamados è inginocchiato ai piedi dell'Arcangelo nell'atto di offrirgli il modellino della chiesa in remissione dei suoi peccati e di quelli della sua famiglia. Indossa una veste liturgica bianca e porta al collo tre medaglioni ciascuno decorato da una croce. Dietro di lui procedono la moglie e le due figlie.
La resa molto dettagliata delle vesti dà un'idea della moda cipriota dell'epoca.
Il programma iconografico comincia con la Nascita di Maria nella parete meridionale e termina con la Dormizione della Vergine in quella settentrionale.
Caso piuttosto raro, è noto il nome dell'artista, Minas di Myrianthousa (la valle dei mille fiori) , il cui stile  - pur rivelando alcune influenze occidentali - rimane in sostanza strettamente legato alla tradizione bizantina.

Tradimento di Giuda


Nella scena del Tradimento di Giuda, nelle armi, negli elmi e nelle cotte di maglia indossate dai soldati si avvertono i riferimenti alla foggia militare latina mentre le calzature appaiono di carattere bizantino. Lo sguardo del Cristo si distoglie da Giuda ed è attirato in basso a sinistra dove Pietro taglia l'orecchio a Malco, il servo del Gran sacerdote (Gesù allora disse a Pietro: "Rimetti la tua spada nel fodero; non devo forse bere il calice che il Padre mi ha dato?", Giovanni, XVIII,11)

Anastasis

Abside (6)

Nel catino absidale è raffigurata la Vergine blacherniotissa fiancheggiata dagli Arcangeli. Più in basso i Padri della Chiesa.


Nel frontone orientale è raffigurata l'Ascensione. L'iconostasi lignea, una delle più belle di Cipro, presenta, intagliate al centro della cornice, le armi dei Lusignano.
 
L'Arcangelo Michele (5)
 

lato nordorientale





giovedì 21 giugno 2012

Chiesa della Panagia di Moutullas


Chiesa della Panagia di Moutullas



Si trova su una balza che sovrasta il villaggio di Moutullas nei monti Trodos. Fu terminata, come recita un'inscrizione rinvenuta al suo interno, il 4 luglio 1280.
Presenta esternamente un tetto a spiovente con i frontoni molto appuntiti. Questo tipo di copertura fu largamente impiegato nelle chiese dei monti Troodos dalla fine del secolo precedente sotto l'influenza dell'architettura latina introdotta dai crociati e per le precipitazioni nevose a cui era soggetta la regione.


L'iscrizione che contiene la data di costruzione della chiesa si trova nella parete settentrionale imediatamente contigua all'abside ed è inserita entro il ritratto dei due donatori, Giovanni Moutullas e sua moglie Irene che offrono insieme il modellino della chiesa. L'affresco è molto rovinato nella parte destra mentre la bocca della donna è stata obliterata dal tempo.
La chiesa originaria era molto piccola e a pianta rettangolare con abside aggettante, il nartece ad L è infatti un'aggiunta peobabilmente del tardo XVI secolo.
 

L'interno della chiesa è molto piccolo e conseguentemente il ciclo di affreschi appare sensibilmente ridotto. Si nota anche l'influenza latina: il volto della Vergine blacherniotissa raffigurata nella conca absidale fiancheggiata dagli arcangeli è infatti molto arrotondato come nelle cosiddette icone crociate del Sinai. Più in basso, nella parete absidale sono ritratti i Padri della Chiesa Nicola, Gregorio, Giovanni Crisostomo e Basilio e i due santi ciprioti Epifanio e Auxibios. Tutti tengono in mano dei rotoli.

La Vergine blacherniotissa nel catino absidale

I ritratti dei padri della chiesa nella parete absidale

Sulla parete occidentale è raffigurata la Resurrezione di Lazzaro con Cristo in piedi accanto al sepolcro e Marta e Maria - le sorelle di Lazzaro - inginocchiate ai suoi piedi. Un uomo si copre il naso con il bordo della tunica (Signore, già manda cattivo odore, poiché è di quattro giorni, Giovanni, 11, 32-45) mentre con l'altra mano srotola le bende che avvolgono il corpo di Lazzaro.

Resurrezione di Lazzaro

Nella Crocefissione, raffigurata sempre sulla parete occidentale, la Vergine ed un altra donna stanno ritte e composte ad un lato della croce, così come, sull'altro lato S.Giovanni Evangelista che tiene nella sinistra un libro incrostato di gemme, dietro di lui il buon centurione (Allora il centurione che gli stava accanto, vistolo spirare in quel modo, disse "Veramente quest'uomo era Figlio di Dio!", Marco, 15, 39), riconoscibile dalla cotta di maglia e dallo scudo (la testa è andata perduta).

Crocefissione

lato orientale










domenica 17 giugno 2012

Panagia Asinou, Nikitari

Panagia Asinou (Panagia Phorviotissa), Nikitari

lato nord


La chiesa della Panagia Asinou o della Panagia Phorviotissa, come recita un'iscrizione nell'abside meridionale del nartece aggiunto in epoca successiva, sorge nei pressi del villaggio di Nikitari. La parola Asinou deriva dal nome del villaggio dell'Argolide da cui provenivano i coloni stabilitisi qui nell'XI secolo a.C.
La parola phorviotissa deriverebbe invece dalla pianta dell'euforbia e rientrerebbe nell'usanza cipriota di attribuire alla Vergine epiteti derivanti dai nomi delle piante.
La chiesa apparteneva ad un complesso monastico di cui rimangono ben poche rovine.
Secondo un'iscrizione nella nicchia sudoccidentale della navata, il magistros Niceforo Ischyrios, figlio di Costantino Euforbenos, governatore di Cipro tra il 1103 e il 1107, sostenne le spese per la decorazione della chiesa durante il regno di Alessio I Comneno nell'anno 1105. Secondo alcune fonti, completata la costruzione del monastero, Niceforo vi si ritirò divenendone il primo abate con il nome di Nicola.


L'inscrizione corre lungo la banda rossa che divide l'affresco in due parti. In quella superiore sono raffigurati Costantino I e la madre Elena ai lati di una croce, in riferimento al ritrovamento da parte dell'imperatrice madre della Vera Croce durante il suo pellegrinaggio a Gerusalemme. Nella parte inferiore sono raffigurati dei santi.


Nella lunetta che sovrasta l'ingresso sul lato meridionale è raffigurato Niceforo nell'atto di donare alla Vergine il modellino della chiesa. L'affresco è stato ridipinto nel XIV secolo e non è chiaro se il ritratto del donatore sia stato semplicemente ritoccato o se l'intera scena sia stata ridipinta come era prima. Dietro Niceforo si nota una figura di donna riccamente vestita. L'inscrizione sopra la sua testa indica solo che morì nel 1099, possiamo assumere che si tratti della figlia di Niceforo unicamente dalle sue dimensioni ridotte.
Nel modellino la chiesa appare priva del nartece che venne aggiunto successivamente.


La chiesa presenta una pianta rettangolare a navata unica e ricoperta a volta al di sopra della quale è stato costruito un tetto a spiovente.
Il nartece fu addossato alla nave agli inizi del XIV secolo – quando si resero necessari i lavori di ristrutturazione - quasi ad angolo retto e presenta le estremità absidate.
 
 
Tra le due semicupole delle absidi è posta una cupola centrale. Delle tre porte originali che introducevano al nartece, quella meridionale venne in seguito murata per collocarvi il grande affresco di S.Giorgio.


L'inscrizione all'interno dell'affresco recita che questo fu realizzato alla fine del XII secolo grazie al finanziamento di un altro Niceforo, definito “addestratore di cavalli”. L'affresco, a testimoniare la remuneratività che questa attività aveva a Cipro, era originariamente ricoperto a foglia d'oro in corrispondenza dello scudo, della lancia e dell'aureola del santo.
Al di sopra di S.Giorgio La Vergine con il Bambino ai lati della quale sono raffigurati, inginocchiati, i donatori. Lateralmente a S.Giorgio, a destra la Signora Anastasia Saramalinas inginocchiata ai piedi della sua santa protettrice, a sinistra S.Mamas a cavallo di un leone (1).
Le altre pitture del nartece risalgono al XIV secolo ed hanno per tema il giorno del Giudizio, in accordo con la sua funzione di cappella battesimale, la maggiore enfasi è posta sulla salvazione dell'uomo. 
Al centro della cupola è raffigurato il Cristo pantokrator, mentre entro una fascia anulare si dispongono i cori angelici interrotti dalla Vergine ad est ed un serafino ad ovest. Al di sotto, nei pennacchi della cupola, si dispongono gli apostoli in gruppi di tre.


Sulla parete ovest, nel sottarco al di sopra dell'ingresso principale due angeli srotolano la volta celeste, sul registro inferiore, a sinistra un angelo risveglia i morti al suono della tromba del Giudizio mentre a destra un altro angelo pesa le anime dei defunti (Psicostasia).


Nella lunetta, al vertice l'Etimasia, con a sinistra i Progenitori inginocchiati ai piedi del trono da cui sgorga il fiume di fuoco che alimenta le fiamme dell'Inferno verso cui un angelo sospinge i dannati attesi da Satana che cavalca il Leviatano.

La Psicostasia

Nella conca absidale settentrionale è raffigurato il Paradiso.

 
San Pietro apre agli eletti la porta del Paradiso a guardia della quale è posto un cherubino. Oltre l'ingresso li accoglie il buon ladrone che impugna una croce a doppia traversa; seduti su degli scranni Abramo, la Vergine, Isacco e Giacobbe con in grembo le anime degli eletti. Nel registro superiore sono raffigurate le personificazioni del Mare e della Terra. Nel sottarco, in altrettanti riquadri, si dispongono i cori dei Profeti, dei Santi, dei Martiri e dei Gerarchi.


La Vergine blachernitissa, dipinta nella lunetta che sormonta la porta regia, presenta delle caratteristiche molto simili a quella dipinta nel catino absidale della chiesa della Theotokos di Trykomo  ad essa coeva. Prima della costruzione del nartece, questa pittura (la cui prima stesura risale al 1106 è però stata fortemente rimaneggiata molto probabilmente nel 1333 quando la chiesa venne ridecorata) si trovava sulla facciata occidentale esterna della chiesa ed era protetta da una tettoia.
Piuttosto inusuale nell'arte bizantina è la rappresentazione di una scena di caccia con due cani e due montoni immediatamente alla destra della Vergine che rivela una chiara influenza occidentale. La caccia era infatti uno dei passatempi preferiti dalla nobiltà franca.

Abside della nave

catino absidale

Nel catino absidale è raffigurata la Vergine in posizione di orante tra i due Arcangeli completato intorno al 1250. Nella sottostante parete absidale la Comunione degli Apostoli e ancora più in basso figure di santi.


Nella controfacciata occidentale della nave, subito al di sopra della porta d'ingresso è raffigurata la Dormizione della Vergine




L'immagine di S.Paolo, inginocchiato ai piedi della Vergine nell'atto di asciugarsi una lacrima col bordo della tunica si trova replicata in molte miniature. Al di sopra della Dormizione, L'Ingresso a Gerusalemme e L'Ultima cena.

 
 
Note:
 
(1) Secondo la tradizione agiografica San Mamas predicava il Vangelo alle fiere ed agli animali selvatici.







venerdì 1 giugno 2012

S.Nicola del tetto

S.Nicola del tetto  (Agios Nicholaos tes stegis)
A circa 5 km dal villaggio di Kakopetria, alle pendici dei monti Trodos.

lato settentrionale


E' il katholikon dell'omonimo monastero fondato nell'XI secolo ma che rimase attivo e fiorente anche durante la dominazione dei Lusignano come dimostrano le decorazioni che risalgono a questo periodo e la grande icona di S.Nicola (fine XIII sec., fino al 1967 era collocata nella chiesa, oggi è conservata nel Museo bizantino di Nicosia) che fu donata al monastero da un cavaliere franco.




La grande icona (203x158 cm.) raffigura San Nicola, in piedi al centro sotto un arco trilobato, nella veste episcopale bizantina: il manto color rosso prugna e la veste blu, fasciato dall'omoforion con le tre Croci dorate.
Il santo, con lo sguardo ieratico, barba e capelli perfettamente tracciati, è raffigurato nell'atto della benedizione e con la sinistra presenta il Vangelo dalla ricca copertina dorata in rilievo. Il capo di San Nicola è circondato da una maestosa aureola decorata con un viticcio attorcigliato e rosette a rilievo simile alla decorazione dell'arco. In alto le figurette di Cristo e di Maria porgono al santo le insegne della dignità episcopale.
Ai suoi piedi il committente, un cavaliere crociato in armatura azzurra, accanto al cavallo con ricca gualdrappa, e la famiglia, moglie in manto rosso e figlia.
I lati lunghi dell'icona sono occupati da due colonne di riquadri con episodi e miracoli di San Nicola. Sei riquadri a sinistra e otto a destra con più storie per un totale di 18.
Nell' "impaginazione" della tavola c'è un accorgimento di grande sottigliezza. La parte centrale secondo il profilo dell'arco è stata "scavata" per sette millimetri e così tutte le scene circostanti fanno da cornice a San Nicola.
L'icona è un dipinto dai materiali preziosi, l'abbondanza delle lamine metalliche e di lapislazzuli più costosi dell'oro, la lacca, il cinabro. Deve aver avuto un committente ricchissimo per pretendere questi materiali.
Il fiore che compare nel viticcio dell'arco dell'icona è il giglio, una decorazione che compare in altre icone cipriote del XIII secolo. L'abbigliamento dei committenti ai piedi del santo e l'aquila imperiale rossa su fondo bianco della veste del cavaliere (e sulla gualdrappa del cavallo e sullo scudo), "suggeriscono" l'appartenenza al casato latino dei Ravendel che con l'icona intendeva sottolineare la sua influenza nella regione di Kakopetrià. Si è anche proposto che il cavaliere sia giunto a Cipro dopo la caduta di Acri nel 1291, l'ultimo baluardo del regno crociato di Gerusalemme.
La caduta del colore in perfetta corrispondenza del volto del cavaliere (e il volto della moglie grattato rabbiosamente), fanno venire il sospetto che ci siano stati interventi voluti in occasione della tramontata fortuna dei Ravendel.
Tra le iscrizioni (tutte in greco) presenti sull'icona compare per la prima volta la chiesa come dedicata a "San Nicola tes stegis".

L'icona di S.Nicola del tetto dopo il restauro del 2007


La chiesa è del tipo a croce greca inscritta ricoperta da cupola centrale e fu originariamente costruita priva di nartece che fu aggiunto ai primi del XII secolo.
Alla fine del XII sec, la chiesa fu ricoperta da un secondo tetto a spiovente che nasconde attualmente la forma a croce greca inscritta e la cupola. La ragione per aggiungere questa nuova copertura fu evidentemente quella di proteggere la chiesa e gli affreschi dalla pioggia e dalla neve dei monti Trodos. Fu probabilmente la prima chiesa in quest'area a cui venne aggiunto un secondo tetto come misura protettiva dalla cui presenza deriva anche il nome.

Angolo sudorientale


Dopo il 1260 divenne la sede dell'arcivescovo ortodosso di Cipro.

All'interno, come già osservato, si susseguono decorazioni a fresco che risalgono a diversi periodi.
Quelle più antiche sono coeve alla fondazione della chiesa e risalgono all'XI secolo. Si distinguono essenzialmente per l'uso di una gamma cromatica ridotta rispetto a quelle successive.

Catino absidale: la Teotokos tra gli Arcangeli Michele e Gabriele.


Volta del bema: Ascensione e Pentecoste (molto danneggiata).

Ascensione

Volta del braccio occidentale della croce: Trasfigurazione e Resurrezione di Lazzaro. Ingresso a Gerusalemme.

Trasfigurazione e Resurrezione di Lazzaro


Ingresso a Gerusalemme

Alla prima decade del XII secolo appartengono invece:

San Nicola fiancheggiato da Cristo e dalla Vergine che gli offrono le insegne episcopali. Più in basso, in abiti monacali, la figura del donatore della chiesa. La grande icona del XIII secolo precedentemente descritta era collocata a ricoprire questa immagine.

I Quaranta martiri di Sebaste

Tra gli affreschi del XIV secolo sono da segnalare la Natività, nella volta del braccio meridionale della croce, e il ritratto a figura intera dei santi militari Teodoro e Giorgio sul pilastro nordoccidentale della cupola. Alcuni degli affreschi di questo periodo che ricoprivano quelli più antichi sono stati rimossi e sono oggi visibili nel Museo bizantino di Nicosia.

Natività. Da notare l'inusuale raffigurazione della Vergine nell'atto di di offrire al bambino il seno materno

S.Teodoro e S.Giorgio vestiti secondo la foggia militare latina

L'ultima fase della decorazione pittorica risale al 1633, ad essa appartengono i ritratti di S.Pietro e S.Paolo sui pilastri orientali della cupola accanto all'iconostasi che è della stessa epoca.