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domenica 15 aprile 2012

chiesa del monastero di Doroteo Vlatis, Tessalonica

Chiesa del monastero di Doroteo Vlatis

lato occidentale


Il monastero fu originariamente dedicato al Cristo Pantokrator e solo molto più tardi alla Trasfigurazione.

Fondazione: la fondazione del monastero da parte di Doroteo Vlatis, discepolo di Gregorio Palama e patriarca di Tessalonica dal 1371 al 1379, è ricordata da una targa di marmo del 1801 posta sopra l'entrata ovest della chiesa e dovrebbe collocarsi intorno al 1360.
Durante la dominazione ottomana il monastero mantenne i suoi privilegi ma il katholikon fu trasformato in moschea come dimostra la ricopertura degli affreschi e prese il nome di Cavus Manastir:
a. Secondo una cronaca in versi del XVI sec., i monaci del monastero aiutarono Murad II a prendere la città suggerendogli di tagliare l'acqua. Il monastero sorge effettivamente in prossimità del punto dove l'acquedotto fa il suo ingresso in città e le sue acque vengono divise, come testimoniato dal ritrovamento di tre grandi cisterne sotto al pavimento. Successivamente Murad pose in questo punto un posto di guardia comandato da un sergente (cavus).
b. Un'altra versione vuole che Cavus Bey, primo governatore ottomano di Tessalonica, fece distruggere il monastero e immediatamente si ammalò. In sogno gli fu detto che sarebbe guarito se avesse fatto ricostruire il monastero cosa che egli prontamente fece.



Katholikon: è stato molto rimaneggiato da vari interventi. Originariamente presentava un nucleo centrale cruciforme voltato a cupola con abside e pastoforia, circondato da un deambulatorio che terminava sul lato est con due cappelle. La particolarità consiste nel fatto che la cupola, dalla parte dell'abside, s'imposta direttamente sulle murature del presbiterio e, dalla parte opposta, su due pilastri. Sondaggi recenti hanno dimostrato che questa particolare conformazione fu dovuta alla necessità d'incorporare i resti di una chiesa preesistente.

Abside

All'esterno la cupola è ottagonale ed è provvista di sei finestre incorniciate da semicolonne con i caratteristici capitelli in mattoni disposti a dente di sega. La muratura è in pietre inframmezzate da mattoni.
La capella nord, il muro nord, quello ovest e una piccola parte di quello sud del deambulatorio sono frutto dei rifacimenti del 1801. Il porticato sud e il propileo dell'entrata ovest sono aggiunte del 1907.

lato sud


Affreschi:
(navata centrale): nella cupola Cristo Pantocrator e figure di Profeti; negli intradossi rappresentazioni delle Dodici Feste; sulle pareti due fasce di santi eremiti e monaci.
(deambulatorio): raffigurazione di santi militari nel registro più basso, scene dal ministero di Cristo in quello superiore.
Il Battesimo e la scena dei Tre fanciulli nella fornace, in due absidiole nel nartece, sono quelli meglio conservati.

Battesimo di Cristo

I tre fanciulli nella fornace

Due raffigurazioni di S.Gregorio Palamas (+1359 e santificato poco dopo), una nel muro di destra del passaggio tra il nartece e la navata centrale, l'altra nella cupola della cappella sud insieme ai Teologi che circondano il Pantocrator, contribuiscono a datare gli affreschi (1360-1380) e a chiarire i rapporti che legavano il fondatore agli Esicasti.

Nella sacrestia si conserva ancora – nonostante le devastazioni subite dal monastero nel 1387 (conquista turca della città) e nel 1821 (repressione dei moti indipendentisti) – una ricca raccolta di icone.
Tra queste va segnalata un'icona di epoca paleologa (1370 c.ca), opera di una bottega locale ed interamente dedicata alla Passione di Cristo, in cui sono raffigurate le scene della Flagellazione e della Salita al Calvario, che appaiono molto raramente nell'iconografia bizantina.

cm. 50x40, 1370 c.ca

Il monastero di Vlatis è l'unico monastero bizantino ancora funzionante a Tessalonica.


Chiesa dei SS.Apostoli, Tessalonica

Chiesa dei SS.Apostoli


Originariamente era il katholikon di un monastero ed era probabilmente dedicata alla Vergine, come testimoniato dal ciclo affrescato nel deambulatorio e dal ritratto del suo secondo fondatore - l'igoumeno Paolo - inginocchiato ai suoi piedi. Il nome attuale le deriva dalla credenza popolare che la chiesa fosse sormontata da dodici cupole simboleggianti gli apostoli.


Fondazione: 1310-1314, durante il patriarcato di Nifone I, che è ricordato come fondatore da tre diverse inscrizioni all'interno della chiesa:
1. Per esteso sull'architrave di marmo dell'ingresso principale.
2. In forma di monogrammi sui pulvini di tre capitelli della facciata ovest
3. Tre monogrammi in mattoni sulle facciate ovest e sud del nartece.

Il monogramma di Nifone I tracciato in mattoni sulla parete meridionale del nartece


Architettura: la chiesa è del tipo a croce greca inscritta con deambulatorio, cupola centrale su quattro colonne, nartece ed endonartece. L'abside, eptagonale all'esterno è affiancato dai pastoforia. Il naos comunica con il deambulatorio per mezzo di quattro archi e agli angoli del deambulatorio si alzano altrettante cupole. Il deambulatorio termina ad est sul lato nord con una cappella dedicata a S.Giovanni Battista, a sud con un ambiente a cui non ha accesso diretto e che probabilmente fungeva da sacrestia.
L'esterno è movimentato da archi ciechi, finestre e semicolonne in mattoni, nonchè da decorazioni geometriche sempre in mattoni.
Le uniche modifiche sostanziali introdotte in epoca ottomana consistono nella chiusura dei due tribelon del nartece e nell'abbattimento del campanile.


Decorazione interna: Il progetto del patriarca prevedeva una decorazione a mosaico per la parte superiore della chiesa ed una in marmo per quella inferiore sul modello della chiesa costantinopolitana di S.Salvatore in Chora. La sua rimozione dal seggio episcopale nel 1314 non gli consentì di portarlo a termine e i mosaici si limitano alla porzione superiore del naos.
Mosaici: mostrano la ripresa di elementi ellenistici (resa dei panneggi, caratterizzazione dei tratti espressivi, naturalismo) che contraddistingue la pittura murale dell'età paleologa:
  1. Cupola: al vertice Cristo Pantokrator a mezzo busto, nella fascia inferiore dieci profeti e nei pennacchi i quattro evangelisti.
  2. Volta sud della crociera: Natività e Battesimo di Cristo
Natività

Natività, particolare del Bagno del Bambino


3. Volta ovest:
a.Trasfigurazione: tutta la composizione è inondata dalla luce che promana dal Cristo - ai lati del quale sono raffigurati Mosè ed Elia - da cui si dipartono tre raggi (la Trinità) che colpiscono i tre apostoli (Pietro, Giovanni e Giacomo) prostrati a terra (ed essi caddero faccia avanti, Mt 17,6)

Trasfigurazione


b.Ingresso a Gerusalemme: l'asino, su cui il Cristo siede di fianco come in trono, seguito dagli apostoli, sembra dirigersi in direzione opposta alla città perchè sta girando un tornante del Monte degli Ulivi da cui scende. In mano il Cristo reca il documento scritto dei nostri debiti che è venuto a riscattare (Col 2,14)

Ingresso a Gerusalemme
 
4. Volta nord: Discesa agli Inferi e Crocefissione.

La discesa agli inferi (Anastasis)
 
5. Arco tra la colonna NE e il muro N: Annunciazione
6. Arco tra la colonna SO e il muro S: Presentazione al Tempio.
7. Parete ovest: Dormizione della Vergine

Affreschi: l'igoumeno Paolo, discepolo del patriarca, ne continuò negli affreschi il programma iconografico dopo la deposizione di questi.
1. Fascia inferiore delle pareti di abside, naos, deambulatorio ed esonartece: figure di santi e martiri.
2. Esonartece:
a. al di sopra dell'ingresso pricipale: la mano di Dio che tiene le anime dei beati raffigurati come bambini in fasce.

La mano di Dio tiene le anime dei beati
 
b. al di sopra della porta che introduce all'endonartece: la Vergine con il Bambino in trono tra due angeli con l'igoumeno Paolo inginocchiato ai suoi piedi.
 

Cappella di S.Giovanni Battista:
a. cupola: La Vergine con il Bambino fiancheggiata da angeli.
b. parete nord: il banchetto di Erode con Salomè che danza tenendo sul capo in un piatto la testa del Battista.





c. parete sud: nascita di Giovanni.

Natività di S.Giovanni Battista

4. Endonartece: una raffigurazione di S.Demetrio che difende dai barbari la sua città personificata da una donna.
Nel 586 Tessalonica fu a lungo assediata dagli attacchi di Avari e Slavi ma la città, benché allo stremo, resistette all’assedio.




chiesa di S.Nicola Orfano, Tessalonica

chiesa di S.Nicola Orfano

facciata absidale


Era originariamente il katholikon di un monastero di cui rimangono soltanto due colonne del propileo. Il nome va posto in relazione o con quello della famiglia dei fondatori o con la presenza di un orfanotrofio annesso al monastero.


Fondazione: risale alla seconda decade del XIV sec. Secondo A. Xyngopoulos fu fondata da Nikon Skouterios Capandritis Orphanos, egli asserisce questo sulla base dell'abbreviazione di questo nome leggibile sulla lastra di un sarcofago riutilizzata nel pavimento della chiesa.
L'ipotesi più accreditata ne attribuisce invece la fondazione al re serbo Stefano Uros II Milutin (1282-1321), marito della principessa Simonide, figlia di Andronico II e Irene di Monferrato, la quale ultima, in lite con il marito, risiedeva a Tessalonica dal 1303. Questa ipotesi è confortata - oltre che da fonti letterarie che riferiscono al re la fondazione in Tessalonica di chiese e palazzi - dalla raffigurazione negli affreschi di S.Giorgio Gorgos, patrono della dinastia serba, e S.Clemente di Ocride spesso dipinti nelle altre chiese fondate da Milutin.

S.Giorgio Gorgos ("il veloce")
 
Architettura: presenta la pianta di una basilica a tre navate, corta e larga, con un ampio nartece. La navata centrale è più alta di quelle laterali con cui comunica per mezzo di due archi che s'impostano sui muri e su una sola colonna con capitelli teodosiani di reimpiego. Le navate laterali terminano con due piccole cappelle. 
L'iconostasi marmorea è quella originale.


All'esterno la muratura è a corsi alterni di pietra e mattoni e mostra le decorazioni, arricchite da elementi ceramoplastici, tipiche dell'edilizia paleologa.
Affreschi:
1. Abside: nel catino la Vergine in posizione di orante tra due arcangeli,  nella fascia inferiore la liturgia officiata dal clero che converge verso il melismos, nella fascia superiore la Comunione degli Apostoli, divisa come di consueto in due parti, ed al centro il mandylion.

 
 
 
2. Navata centrale: nella fascia inferiore figure di santi, vicino all'abside la Vergine in posizione di supplice con il Salvatore e S.Giovanni Battista e S.Giovanni Teologo (l'apostolo). Nella fascia superiore scene della Passione, interposta alle quali, sopra l'ingresso ovest, è inserita la Dormizione della Vergine.



3. Parete sud della navata nord: figure di santi nella fascia inferiore e scene dall'Acatisto in quella superiore.
4. Parete nord della navata sud: figure di santi nella fascia inferiore, scene dall'Antico Testamento, dal Ministero di Cristo e dalla vita di S.Gerasimo del Giordano.
 
San Gerasimo estrae la spina dalla zampa del leone

 
5. Nartece: ciclo esteso della vita e dei miracoli di S.Nicola di Myra.

San Nicola salva la nave dalla tempesta
 

L'insieme degli affreschi si distingue per l'estrema chiarezza con cui è illustrato il programma iconografico, con scene suddivise in pannelli che si succedono ordinatamente. La storia sacra è rappresentata in termini essenziali, comprensibili per il fedele.
Da un punto di vista stilistico, per senso delle proporzioni e sensibilità per il colore, gli affreschi mostrano legami con i lavori eseguiti da Michele Astrapas e Eutichio, pittori tessalonicesi che lavorarono in molte chiese fondate da Milutin in Serbia.




venerdì 5 agosto 2011

Cappella del Salvatore, Tessalonica

Cappella del Salvatore, Tessalonica

Il ritrovamento di un reliquario di piombo all'interno della chiesa e dell'inscrizione incisa su di esso consente di stabilire che essa era originariamente dedicata alla Vergine.
La scoperta di due sepolcri al di sotto del pavimento della absidi N e S e di altre tombe nel nartece e attorno alla chiesa ha suggerito che potesse trattarsi di una cappella funeraria. Attualmente si propende per identificarla con la cappella del monastero di Gioele.

Fondazione: il ritrovamento nella struttura muraria della cupola di una moneta consente di datare la chiesa intorno al 1350.

Architettura: si tratta di una piccola chiesa a tetraconco inscritto in un quadrato provvista di una cupola alta e svettante rispetto alle proporzioni dell'edificio. Esternamente la cupola è di forma ottagonale ed è movimentata da archi e semicolonne che terminano con il capitello in mattoni disposti a dente di sega caratteristico dell'edilizia paleologa a Tessalonica. La muratura è in pietra grezza nella parte inferiore e a corsi di mattoni in quella superiore. Il nartece attuale, la cui costruzione implica la scomparsa della quarta abside, è stato rifatto nel 1936 sul modello di uno precedentemente esistente seppure di epoca postbizantina.


Affreschi della cupola (databili tra il 1350 ed il 1370):
a. Calotta: Cristo che ascende al cielo in una gloria sostenuta da angeli, osservato dagli apostoli e dalla Vergine disposti su un registro più basso. Sono rappresentati anche il Sole e la Luna e personificazioni dei venti.

 
b. Tamburo: Otto profeti sono raffigurati tra le finestre del tamburo.

Re David
 
c. Base: è rappresentata la Divina Liturgia (1) con il Cristo officiante seguito però, anzichè dagli angeli, dai padri della Chiesa, da diaconi e fedeli.

(1) I bizantini ritenevano che la liturgia terrena rispecchiasse quella celeste eternamente officiata da Cristo e dagli angeli. La processione trova la suo corrispondenza nel rituale della Grande Entrata, trasporto dei doni dalla Protesis al Bema. Si tratta di un tema particolarmente caro agli Esicasti che consideravano la partecipazione del Cristiano alla liturgia essenziale per il raggiungimento della salvezza.
La staticità delle figure mostra però un'involuzione rispetto alla pittura tessalonicese della prima metà del secolo.


Hagia Sophia, Tessalonica

Santa Sofia

La chiesa attuale risale probabilmente agli ultimi decenni dell'VIII sec. e fu costruita sui resti di una grande basilica paleocristiana a cinque navate, risalente al VI-V sec. e andata distrutta nel corso di un terremoto.
Resti dell'abside della basilica più antica, con i suoi contrafforti esterni, sono visibili nelle fondamenta di un edificio che si trova ad est della basilica attuale.
Nell'ambito della teoria che fa sviluppare la pianta a croce greca inscritta da quella basilicale, S. Sofia di Tessalonica rappresenta una forma di transizione tra le due, presentando un nucleo centrale a croce greca inscritta circondato su tre lati da un deambulatorio. Il modello deriva dalla Santa Sofia costantinopolitana. L'accrescimento degli archi occidentale e orientale che sostituiscono le semicalotte nel sostenere la cupola determina la scomparsa delle 4 esedre laterali. I massicci appoggi laterali della cupola del modello sono qui sostituiti dalla struttura più snella dei quattro pilastri.
Fontana sacra di S.Giovanni Battista: si trova sul lato meridionale della chiesa attuale ed è stata interpretata come una fonte battesimale annessa alla basilica più antica. Esternamente presenta un perimetro murario a forma di quadrifoglio che racchiude una vasca centrale a forma di croce di Malta. Era collegato alla basilica per mezzo di un corridoio ricoperto a mosaico.


Esterno: La chiesa si presenta come un'imponente struttura cubica, con una muratura a corsi alterni di pietra e mattoni. La facciata ovest si presenta attualmente piatta, come risultato di numerosi rifacimenti. Sull'angolo NO si alza una torre che contiene una scala che conduce alle gallerie. Si tratta verosimilmente di una aggiunta di epoca ottomana in cui vanno identificati i resti del minareto.

Facciata ovest

Prospetto settentrionale

Interno: La pianta interna si presenta in pratica con un nucleo centrale a croce greca inscritta circondato su tre lati da un deambulatorio. Il nucleo centrale è sormontato da una cupola (diam. 11 m.), che s'imposta su quattro pilastri ed è contenuta all'interno di un tamburo quadrato su cui, in corrispondenza della porzione superiore della cupola s'imposta un più piccolo tamburo cilindrico, ed è separato dalle navate laterali da due filari di colonne e pilastri alternati. I bracci della croce sono voltati a botte. L'abside è fiancheggiato dai pastoforia che comunicano con le navate laterali per mezzo di aperture eccentriche rispetto all'asse longitudinale di queste. Esternamente l'abside si presenta poligonale e vi si aprono tre grandi finestre, mentre i pastoforia appaiono semicircolari.
Originariamente le gallerie si estendevano soltanto lungo le navate laterali, lasciando a vista le cupole del nartece. Successivamente, probabilmente durante i lavori resisi necessari per i danni riportati dalla struttura nel corso del terremoto del 1037, furono innalzate e estese a ricoprire anche la parte centrale del nartece. Le gallerie furono anche dotate di dieci grandi finestre ad arco e coperte da un tetto spiovente che raggiunge i davanzali delle finestre che si aprono nel tamburo della cupola.
Gli unici capitelli originari sono quelli delle tre colonne al pianterreno sul lato nord: due sono del tipo con foglie d'acanto a colpo di vento (tardo V sec.) e il terzo di tipo cubico con viticci che circondano una corona d'alloro sostenuta da una foglia d'edera, simile a quelli della chiesa costantinopolitana di San Polieucto (524-527). Tutti e tre dovrebbero provenire dall'antica basilica paleocristiana. Così come l'ambone di marmo verde oggi visibile nel Museo Arch. di Istanbul.


Mosaici:
Abside: I mosaici della volta possono essere datati grazie all'inscrizione che corre sui suoi lati e che ricorda l'imperatore Costantino VI e sua madre Irene l'Ateniese che regnarono insieme nel periodo 780-787 e il metropolita di Tessalonica Teofilo. Nonostante questi ultimi due fossero favorevoli al culto delle icone, la decorazione appare chiaramente aniconica e rappresenta uno dei pochissimi esempi di arte del periodo iconoclasta. L'elemento di maggior spicco è una grande croce d'oro, inscritta in una mandorla policroma , che irradia raggi di luce al centro della volta.


La decorazione culminava con una grande croce nel catino absidale, di cui sono ancora visibili tracce sul fondo d'oro in prossimità dell'aureola e delle spalle della Vergine.
La raffigurazione della Vergine in trono con in braccio il bambino, che adesso decora l'abside dovrebbe risalire ad un periodo immediatamente successivo alla fine dell'iconoclastia (843) e rifatta nella parte superiore a seguito dei danni subiti nel terremoto del 1037.



Il suppedaneo del trono su cui siede la Vergine invade e oblitera la parte centrale dell'inscrizione alla base del catino absidale che contiene una preghiera solitamente pronunciata al momento della dedicazione di una chiesa. Dall'andamento delle tessere all'altezza delle spalle della Vergine, s'intuisce che precedentemente il catino era occupato da una grande croce aurea.

Cupola: Il tema è quello dell'Ascensione. Al centro della cupola c'è la figura di Cristo assiso su un'arcobaleno dentro una gloria policroma sostenuta da due angeli. Al di sotto sono raffigurati i dodici apostoli e la Vergine affiancata da due angeli. La scena è ambientata sul monte degli Ulivi (come indicato dagli alberi raffigurati e dalle rocce su cui poggiano i piedi degli apostoli) anche se l'autore ha aggiunto la presenza di personaggi che erano assenti (S.Luca, S.Paolo, S.Marco). Le parole con cui gli angeli si rivolgono agli apostoli sono tratte dagli AdA (1.11). Tutto intorno alla base della cupola corre un'inscrizione che ricorda il metropolita Paolo e che consente di datare il mosaico all'885.

 
Separati da alberi stilizzati, gli apostoli esprimono il loro stupore attraverso i gesti e gli atteggiamenti; alcuni sono ritratti di profilo e quasi di spalle; S.Paolo e S.Pietro aprono il corteo; sant’Andrea, in piedi in posizione frontale (accanto a S.Paolo), regge una grande croce che conferma l’origine costantiniana del modello. Lo stile lineare dei panneggi, la resa schematica del terreno attraverso una successione di curve, i pesanti tratti dei volti, indicano uno spiccato gusto per gli effetti decorativi.

Affreschi: L'aggiunta del nartece durante i rifacimenti dell'XI sec. liberò le grandi aperture dalle porte e le volte furono affrescate con ritratti di santi e monaci locali tra cui si nota S.Teodora.

Durante l'occupazione latina (1204-1224) svolse il ruolo di cattedrale cattolica. Nel 1523 fu convertita in moschea e fu riconsacrata al culto ortodosso dopo la liberazione (1912).








giovedì 4 agosto 2011

Chiesa Acheropoietos, Tessalonica

Chiesa Acheropoietos, Tessalonica

La chiesa era dedicata alla Teotokos Acheiropoietos, l'epiteto che significa non fatta da mani umane era probabilmente riferito ad una icona della Vergine in posizione di supplice che era conservata nella chiesa. A partire dal XIV sec. la chiesa e il quartiere circostante cominciano a comparire nelle fonti con il solo nome di Acheiropoietos.
Fondazione: un'inscrizione sull'arco centrale del tribelon nomina come donatore del mosaico un certo Andrea, che è stato identificato con il rappresentante del metropolita al concilio di Calcedonia (451). La chiesa risalirebbe quindi al terzo quarto del V sec. e sarebbe stata costruita sul sito di un più antico complesso termale, resti del quale sono ancora visibili all'interno della basilica.
Architettura: la chiesa presenta una pianta basilicale a tre navate sopravanzate da nartece. Il nartece comunica con le navate laterali per mezzo di due aperture ad arco e attraverso un tribelon sostenuto da due colonne con la navata centrale. La navata centrale è separata da quelle laterali da due file di dodici colonne di marmo del Proconneso. A livello del suolo gli intercolumnii erano bloccati da lastre di marmo di cui sono visibili gli incassi negli stilobati delle colonne. L'abside è di forma semicircolare e presenta attualmente tre finestroni separati da pilastri (rifacimento realizzato dopo il terremoto del 1978).
Esternamente è possibile vedere i resti delle mensole che sostenevano le colonnette che separavano le originarie cinque finestre.
La navata settentrionale comunica al suo termine per mezzo di tre aperture con una struttura adiacente, trasformata in cappella dedicata a S.Irene durante il periodo mediobizantino. Poco prima della cappella sono visibili frammenti di pavimenti decorati a mosaico con motivi geometrici che risalgono al preesistente edificio termale.

Prospetto sudorientale

L'unico ingresso attualmente aperto sul lato meridionale è preceduto da un propileo. L'importanza attribuita a questo ingresso testimonia il ruolo cerimoniale che la via regia, verso cui esso è rivolto, ancora aveva all'atto di fondazione della chiesa. Accanto a questo ingresso si trova una cappella che comunica direttamente con la navata laterale in cui è stato identificato l'antico battistero.
Nel corso di lavori di restauro eseguiti nel XV sec. la navata centrale è stata abbassata ed è stata completamente eliminata la galleria che correva lungo la facciata ovest. Del pari non esiste più l'esonartece di cui sono visibili tracce all'esterno della facciata ovest.

Facciata ovest
 
Capitelli: sono coevi alla realizzazione della chiesa (epoca teodosiana) e sono probabilmente di fattura costantinopolitana. La decorazione consiste in due file di foglie di acanto che ricadono arricciandosi verso il basso, con quattro volute agli angoli del capitello. Inferiormente c'è una fascia di foglioline inclinate.
La faccia principale del pulvino è decorata dal monogramma di Cristo incorniciato da foglie di acanto, quella posteriore da una semplice croce a rilievo.

 
Sull'ottava colonna da est del colonnato nord è inciso il monogramma di Murad II (1421-1451) a ricordare la conversione della chiesa in moschea. L'ambone originale della chiesa è oggi visibile nella Rotonda di S.Giorgio.
 
Mosaici (V sec, coevi alla fondazione della chiesa):
Sottarchi del colonnato:
I-3 Rami frondosi nascono da due vasi e circondano una croce d'oro in campo azzurro al centro dell'arco.


4 Arco decorato con una serie di pesci
5-8 Motivi vegetali
9 Serie di pesci
10-12 Motivi geometrici

Affreschi (prima metà XIII sec.):
La parete della navata meridionale al di sopra del colonnato era decorata con i ritratti dei Quaranta martiri di Sebaste, raffigurati alternativamente a figura intera, nello spazio al di sopra delle colonne, e a mezzo busto in medaglioni al di sopra degli archi. I santi indossano uniformi militari e impugnano tutti con la destra una croce, simbolo del martirio. Gli affreschi furono ricoperti da intonaco e scalpellati durante la dominazione ottomana, ne rimangono 18 in pessime condizioni. La stilizzazione nella resa delle figure segna la persistenza dello stile comneno che però, soprattutto nel carattere popolare delle fisionomie dei santi raffigurati nei medaglioni, si combina al naturalismo del cosiddetto Rinascimento paleologo. Gli affreschi sono quindi databili agli inizi del XIII sec.