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domenica 21 agosto 2011

I Quaranta Martiri di Sebaste

I Quaranta martiri di Sebaste

I Quaranta martiri in un affresco nella chiesa di S.Nicola del tetto (Agios Nicholaos tes stegis), Cipro, XII secolo

Nel 320 durante la persecuzione scatenata dall'imperatore Licinio Valerio (308-324), quaranta soldati provenienti da diversi luoghi della Cappadocia, ma tutti appartenenti alla XII Legione Fulminata (veloce) di stanza a Melitene, furono arrestati perché cristiani.
Fu posta loro l’alternativa di apostatare o subire la morte, secondo i decreti imperiali, ma tutti concordemente rimasero fermi nella fede cristiana; pertanto furono condannati ad essere esposti nudi al freddo invernale e morire così per assideramento.
Durante l’attesa in carcere dell’esecuzione, scrissero per mezzo di uno di loro il “Testamento”, dove chiedevano di essere sepolti tutti insieme a Sareim, un villaggio identificato con l’odierna Kyrklar in Asia Minore, il cui nome significa appunto ‘Quaranta’, pregando i cristiani di non disperdere i loro resti; inoltre stabilirono che il giovane servo Eunoico, se fosse stato risparmiato dalla morte, potesse ritornare libero e fosse adibito alla custodia del loro sepolcro.
Il martirio ebbe luogo il 9 marzo, nel cortile del ginnasio annesso alla Terme della città di Sebaste in Armenia (odierna Siwas in Turchia), sopra uno stagno gelato; sul luogo era stato preparato anche un bagno caldo per coloro che avessero voluto tornare sulla loro decisione.
Durante la lunga esecuzione, uno dei condannati Melezio, quello che aveva scritto personalmente il ‘Testamento’, non resse al supplizio e chiese di passare nel bagno caldo, ma lo sbalzo di temperatura troppo forte gli causò una morte istantanea.
Il suo posto però fu preso subito dal custode del ginnasio, colpito dalla loro fede e da una visione; si spogliò e gridando che era un cristiano, si unì agli altri riportando il numero dei martiri a 40 (1), il suo nome è Eutico oppure Aglaio secondo le varie fonti.
Quando tutti morirono, i loro corpi furono portati fuori città e bruciati e le ceneri disperse nel vicino fiume. Nonostante questo gesto di disprezzo verso i martiri, parti di reliquie evidentemente poterono essere recuperate e venerate poi in diverse chiese, esse giunsero nei secoli successivi anche a Brescia, in Palestina, Costantinopoli, Cappadocia.


I martiri immersi nelle acque gelate dello stagno, sulla destra Melezio che entra nel bagno caldo.
Oratorio dei Quaranta martiri al Foro, Roma, VIII secolo c.ca

Note:

(1) Nella tradizione biblica, il numero quaranta è considerato simbolo di salvezza, lo si trova infatti associato a periodi di attesa, di umiliazione, di sforzo, di penitenza e lotta, solo al termine dei quali vi è l’incontro, il premio, il dono, la vittoria.





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