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domenica 7 agosto 2011

La Trigona di Cittadella

Trigona di Cittadella (VI-VIII sec)



   Questo tipo di costruzioni religiose prendono il nome di cube, nome che probabilmente trae la propria origine forse dal particolare soffitto a cupola che in arabo si traduce in qubba, o dal latino cupa, “botte”. La caratteristica generale di queste costruzioni è data dall’avere una pianta quadrata dove al proprio interno si proiettano tre esedre (due celle più l’abside), mentre la struttura è di forma cubica con una cupola centrale. Tale tipologia costruttiva si diffuse con l’arrivo dei bizantini grazie all’avvento dei monaci basiliani che nel tentativo di diffondere il loro credo religioso, costruirono diverse chiese e oratori rupestri scavati nella roccia in modo capillare in tutta l’area sud-orientale.
Facciata orientale
la Trigona di Cittadella oggi ci appare fiancheggiata da più recenti costruzioni ottocentesche ad essa addossate e che indicano un più recente utilizzo come stalla o masseria.
 La pianta ci mostra una struttura centrale a perimetro quadrato, con tre absidi laterali, di cui la principale è la centrale; tre porte, la più ampia rivolta ad est (la chiesa non è quindi orientata), e due laterali più strette, davano accesso alla chiesa. L’opera muraria consiste in grossi massi (spessore medio m 1,10). Già all’epoca della scoperta dell’Orsi (1895) la decorazione muraria era completamente scomparsa. Come nelle due chiese di Camerina, una bassa cupola emisferica è poggiata sulle pareti e sorretta da quattro archetti alveolari agli angoli ed il vano interno riceveva luce da quattro finestrelle rettangolari aperte sopra gli archi absidali.
Archetto

La chiesa di Cittadella presenta un carattere ben definito: l’assetto centrale a cupola; un unico ambiente serve per il celebrante ed i fedeli: nell’abside centrale stava sollevato sul βήμα l’altare; delle absidi laterali (probabilmente dipinte) una era adibita, probabilmente, a diaconico (probabilmente il celebrante indossava i paramenti protetto da una cortina).

Abside

Del nartece è rimasta una traccia nell’area rettangolare dell’ingresso, che forse era divisa dal resto della sala attraverso una transenna.

Ingresso del nartece

La cupola presentava esternamente un rivestimento in cocciopesto. Al piede della cupola gira un anellone di fabbrica da cui si staccano tre orecchioni a gradini che facilitano l’accesso alla cupola stessa.



Alzato

Abside laterale


Datazione: “Una serie di chiese di vasta mole giova qui a far conoscere i prototipi dai quali l’architetto derivò la sua chiesa. S.Sofia, consacrata nel 557, triabsidata e coperta da una mezza cupola nella sua parte interiore, è la più alta e complessa espressione dello stile centrale ed a cupola; una parziale ed assai ridotta imitazione di essa è evidente a Cittadella. S. Giovanni in Fiore a Ravenna, eretto nel 430, concilia la forma esteriore rettangolare, come a Cittadella, con la centrale ed a quattro absidi innestate negli angoli; meglio ancora si osserva questo connubio in S. Giovanni d’Esra, del 510, ed in più grandi dimensioni e con maggiore sviluppo nella cattedrale di Bosra del 512, nonché in SS. Sergio e Bacco di Costantinopoli, dove il poligonale dell’interno, dominato dalla poderosa cupola centrale, assume forma quadrata all’esterno.
Dobbiamo scendere poco sotto il mille per trovare un’esatta riproduzione della chiesa di Cittadella nella chiesa del Profeta Elia di Tessalonica, eretta nel 1012 (?), a cupola centrale, con tre absidi a croce e l’aggiunta di un atrio che qui manca; ma l’elevazione della cupola sorretta da un tamburo è il più chiaro indizio della differenza notevole di tempo che intercede fra le due chiese.
Questo tipo di chiesa è rimasto caratteristico e costante nella Grecia sino al sec. XV-XVI, sempre munita di una cupoletta centrale finestrata la quale tanto più è alta e sorretta sul tamburo tanto più è recente, mentre se bassa e depressa, impostata, come nelle chiesette di Kaukana, Camarina e Cittadella, direttamente sui muri primetrali, è certo anteriore al sec. X, ma può risalire anche al VI e VII”. (P.Orsi)


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