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lunedì 1 agosto 2011

Rotonda di S.Giorgio, Tessalonica

Rotonda di S.Giorgio, Tessalonica
 
Fatta edificare intorno al 300 da Galerio, secondo alcuni nella prospettiva di farne il suo mausoleo, più probabilmente come tempio dedicato a Giove di cui egli, come Diocleziano, portava l'appellativo e quindi destinato, in definitiva, al culto imperiale.

Prospetto absidale

Periodo romano: originariamente la Rotonda si ergeva all'interno di uno spazio cintato che si allargava ad est e ad ovest in due esedre. La pianta rotonda sormontata da cupola la avvicina architettonicamente al Pantheon di Agrippa. La struttura circolare perimetrale ha uno spessore di circa 6.30 m fino alla base della cupola ed è costruita a fasce alterne di opera laterizia e conglomerato cementizio, solo la cupola e gli archi sono costruiti interamente in mattoni.
L'altezza dal pavimento alla chiave di volta della cupola è di circa 30 m e il diametro interno è di circa 25 m.
Sulla struttura perimetrale s'imposta esternamente, articolato in due livelli, il tamburo che racchiude la cupola, ricoperto da un tetto conico che culmina con un'apertura (opaion). La struttura appare quindi costituita da tre cilindri sovrapposti che vanno a restringersi verso l'alto con il ridursi dello spessore del muro.

Fase galeriana della Rotonda

 Interno: a livello del pavimento si aprono otto nicchioni rettangolari voltati a botte e ricavati nello spessore della muratura. Nei tratti di muratura che dividono un nicchione dall'altro si aprivano altrettante nicchie più piccole e molto meno profonde, destinate ad ospitare delle statue, inquadrate da strutture ad edicola, come suggerito dalla presenza delle mensole di appoggio alla base di una delle due nicchie ancora aperte. All'ingresso dei nicchioni erano invece poste due colonne che sostenevano un'architrave. L'illuminazione era fornita da otto finestroni ad arco che ancora si aprono al di sopra dei nicchioni e da altrettante finestre più piccole che si aprivano alla base della cupola in corrispondenza delle edicole. Le aperture che si vedono esternamente alla base del tetto invece non attraversavano per intero lo spessore della muratura.



L'ingresso principale era sul lato sud, in corrispondenza con l'asse della via cerimoniale (via pampica), dove il nicchione era fiancheggiato da due pilastri che contenevano due scale a chiocciola per raggiungere il tetto.

Periodo bizantino: il monumento fu convertito al culto cristiano molto probabilmente durante il regno di Teodosio il Grande (379-375) e dedicata agli Arcangeli (la dedica a S.Giorgio è di epoca moderna) giacchè il quartiere limitrofo e la vicina Porta di Cassandria cominciavano ad essere conosciuti con questo nome.
L'intervento di maggiore impatto consistette nell'ampliamento del nicchione est in altezza e larghezza oltre che nel suo prolungamento per costituire una abside. L'introduzione di questa modifica nella statica dell'edificio portò l'abside a sostenere un carico di spinta eccessivo e fu necessario rinforzarla lateralmente con due contrafforti. Del pari il muro perimetrale fu abbattuto in corrispondenza dei nicchioni e, ad otto metri di distanza da questo, fu edificato un altro muro circolare - che si arrestava alla base dei finestroni - a racchiudere un deambulatorio. Questo deambulatorio crollò probabilmente durante il terremoto del VII sec.
 
Planimetria della Rotonda in epoca bizantina
 
Il nicchione ovest fu trasformato in ingresso ma fu mantenuto anche l'ingresso sud che fu anzi enfatizzato dall'aggiunta di un propileo e, lateralmente a questo, di due cappelle, una rotonda ad est e l'altra esagonale ad ovest.
Il crollo di una parte della cupola - con la conseguente scomparsa di parte della decorazione a mosaico - si verificò probabilmente nel corso dell' XI sec., a seguito dell'indebolimento della struttura causato dall'apertura dell'arco absidale, data a cui dovrebbero risalire anche i due contrafforti.

Periodo ottomano: dopo la conquista turca (1430) la chiesa continuò ad essere consacrata al culto cristiano - rivestendo anche dal 1523 il ruolo di sede del metropolita - fino al 1591 quando fu trasformata in moschea da Hortaci Effendi, capo del vicino convento di Dervisci, la cui tomba si trova ad est dell'abside. In questa occasione i paramenti e gli arredi sacri furono probabilmente trasferiti nella vicina chiesa di S.Giorgio da cui le deriva il nome con cui è attualmente conosciuta.
Nel 1912, quando la città fu riconquistata dai Greci, la chiesa fu riconsacrata al culto cristiano fino al 1914, data in cui fu trasformata definitivamente in museo.
Le aggiunte superstiti di epoca ottomana consistono oggi nel minareto, eretto in epoca imprecisata nell'area in cui si trovava il deambulatorio, nella fontana ad ovest della chiesa e nei due portici che sopravanzano gli ingressi ovest e sud.

Mosaici: la datazione dei mosaici è stata oggetto di lunghe discussioni. La data più probabile dovrebbe essere tra il V e il VI sec. (1).
a.Volta del nicchione SE: una decorazione a bande e cerchi forma degli ottagoni all'interno dei quali, alternativamente, sono raffigurati animali e frutta. La banda che circoscrive il mosaico è invece costituita da una decorazione di vasi di fiori e fruttiere.
b.Volta del nicchione S:

Cupola

a. Fascia inferiore: è divisa in otto pannelli da spirali di acanto. In campo d'oro, si stagliano elaborati fondali architettonici che richiamano una scena teatrale, dinanzi ai quali, in posizione di orante, si trovano, di volta in volta, le figure di due o tre martiri. Come suggerito dalla presenza degli uccelli del Paradiso, si tratta della rappresentazione di una chiesa ultraterrena. Ogni martire è accompagnato da una didascalia che ne indica nome, capacità e il mese in cui ricorre la sua festività, quasi a formare una sorta di calendario illustrato.
Il Sacro palazzo è rappresentato come palazzo celeste in cui i Santi adorano Dio. Da notare: il ciborio che sormonta il trono imperiale, i pavoni che rappresentano la vita eterna, le tende scostate che regolavano il cerimoniale di apparizione dell'imperatore.

Al centro del ciborio ai cui lati si trovano le figure dei SS. Cosma e Damiano, spicca un trono senza schienale (skimpodion), su cui è posato un evangeliario gemmato chiuso, con rilegatura metallica.


b. Fascia intermedia: quasi completamente perduta. Rimangono soltanto tracce di piedi calzati di sandali e vesti bianche riferibili ad un insieme di figure in movimento per le quali sono state proposte varie identificazioni (profeti, santi, angeli o i ventiquattro vegliardi della Gerusalemme celeste). 
  

c. Fascia superiore: rimangono le teste, le ali e le mani di tre dei quattro angeli che originariamente vi erano raffigurati e la testa raggiata della fenice, uccello simbolo dell'immortalità. Le mani degli angeli sostengono una triplice 'gloria', che inizia con un arcobaleno, prosegue con un motivo floreale e termina con una fascia blu, all'interno della quale sono decorate stelle d'oro.
Al centro della gloria - quasi del tutto perduta ma ricostruibile sulla base del disegno a carboncino ancora visibile sui mattoni - era raffigurato il Cristo in posizione eretta ed in cammino come incedesse verso l'abside portando in spalla una croce astile.


Affreschi del catino absidale: molto danneggiati durante il periodo ottomano quando furono ricoperti da intonaco. Il tema raffigurato è quello dell'Ascensione di Cristo che - come scritto negli Atti degli Apostoli (I, 11) preannuncia il Secondo Avvento - con Cristo al centro di una gloria sostenuta da due angeli nella zona superiore, più in basso la Vergine in posizione di orante con a fianco due angeli e alcuni degli apostoli. Affinità tematiche e stilistiche (la posizione degli angeli e della Vergine, le posture degli apostoli e lo schema iconografico) con il mosaico della cupola della chiesa di S.Sofia di Tessalonica lo fanno risalire alla stessa epoca (fine IX sec.) se non addirittura alla stessa bottega .


Note:

(1) Sulla base di alcune analogie riscontrabili tra l'impostazione dello schema compositivo della decorazione della cupola della Rotonda e quella del Battistero neoniano di Ravenna, nonché nel ricorrere di temi iconografici simili sia in questo (vedi nota 1 del capitolo dedicato al Battistero neoniano) che nel mausoleo di Galla Placidia (la figura del Cristo che porta sulla spalla una croce astile, che si trovava al centro della cupola tessalonicese, ad esempio, somiglia molto nella postura a quella di San Lorenzo del mausoleo ravennate), A. Mentzos ha avanzato l'ipotesi di un coinvolgimento diretto dell'Augusta d'Occidente nella committenza del programma decorativo.

San Lorenzo, mausoleo di Galla Placidia, Ravenna, 425-430.

Nella primavera del 424, l'imperatore Teodosio II fece trasferire da Costantinopoli a Tessalonica – dove si stava preparando la spedizione militare contro l'usurpatore del trono d'Occidente Giovanni Primicerio - Galla Placidia ed i suoi figli.
Il 23 ottobre, a Tessalonica, Teodosio II riconobbe a Galla Placidia il titolo di augusta e nominò il figlio Valentiniano di appena cinque anni cesare. Lo stesso giorno fu annunciato anche il suo fidanzamento ufficiale con Licinia Eudossia, la figlia di Teodosio. Secondo l'ipotesi di Mentzos, Galla Placidia avrebbe commissionato in questo periodo di permanenza a Tessalonica il nuovo programma decorativo della cupola della Rotonda - che svolgeva le funzioni di chiesa palatina - in vista del futuro matrimonio della coppia imperiale. In effetti, in base agli accordi presi nel corso dei negoziati iniziati a Costantinopoli nell'estate del 436, il matrimonio tra Valentiniano III e Licinia Eudossia avrebbe dovuto svolgersi proprio a Tessalonica, considerata a metà strada tra le capitali d'Oriente e d'Occidente. Solo successivamente Valentiniano, forse in un atto di deferenza verso il suocero, decise di recarsi a Costantinopoli e celebrare lì le nozze (29 ottobre 437).
Seguendo questa ipotesi, il particolare programma iconografico della cupola - che  rappresenterebbe il Secondo Avvento (Parusia), con la figura del Cristo in cammino all’apice e la corte celeste disposta attorno a Lui in fasce gerarchicamente ordinate - si rifletterebbe nell’evento nuziale che avrebbe dovuto avere luogo nella chiesa celebrando l’avvento di un nuovo imperatore.
Rimane però da spiegare con quali mezzi l'augusta avrebbe potuto intraprendere questa dispendiosa impresa nel 424. Galla Placidia e la sua famiglia erano stati infatti accolti da Teodosio e dalle sue sorelle alla stregua di parenti poveri. Le stesse spese del viaggio da Roma a Costantinopoli dell'augusta e della sua piccola corte erano state coperte dal comes Africae Bonifacio che le era rimasto fedele anche quando Onorio l'aveva bandita dall'Italia.  




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