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domenica 13 novembre 2011

Palazzo di Diocleziano, Spalato

Palazzo di Diocleziano
Edificato tra il 293 ed il 305.


Il palazzo, una sorta di grande villa fortificata, si presentava come una struttura autonoma, una cittadella dedicata alla figura sacra dell'imperatore, per il quale esisteva già un mausoleo.
Strutturata con la pianta tipica degli accampamenti militari romani: due strade perpendicolari fiancheggiate da portici, il cardo ed il decumanus, che si intersecano e dalle quali si dipartono numerose vie trasversali perpendicolari a scacchiera, aveva una forma leggermente trapezoidale (il lato sud era leggermente irregolare per il declivio del terreno verso il mare), con un lato affacciato sul mare e quattro poderose torri quadrate agli angoli.

Alla morte dell'imperatore, nel 316, il palazzo restò un possedimento imperiale almeno fino alla morte di Giulio Nepote Augusto (480) che vi risiedette dopo essere stato spodestato da Oreste (28 agosto 475) e vi trovò la morte per mano di due dei suoi stessi generali. La Notitia Dignitarium, scritta in quell'epoca, menziona che qui fu attivo un opificio tessile.
E sempre in quel periodo, sulla porta occidentale, sopra un bassorilievo raffigurante la Vittoria , venne scolpita una croce, prima testimonianza della presenza cristiana all'interno del complesso.
Ma la trasformazione del palazzo avvenne nel VII secolo, quando gli abitanti di Salona, decimati dall'invasione degli slavi e degli avari, trovarono rifugio al suo interno. E così, da quello che era stato un - seppur immenso - edificio, nacque una città: Spalato.
I nuovi residenti diedero alla città-palazzo un'organizzazione ecclesiastica. E fu il loro vescovo, Giovanni da Ravenna, a trasformare il mausoleo in chiesa cristiana (oggi è la splendida cattedrale cittadina), mentre l'adiacente tempio di Giove divenne un battistero.
Nei secoli successivi, gli abitanti della vicina Salona, già colonia greca e in seguito popolosa città romana, per sfuggire alle incursioni degli Avari e degli Slavi, si rifugiarono nelle sue rovine, fondando così la città di Spalatum, forse il nome della nuova città-palazzo deriva proprio dalla corruzione della locuzione latina Salonae palatium.
In origine, la sua cinta muraria in opus quadratum, era alta 18 m e spessa 2 m, misurava 215,50 m per 175-181 m. Le mura sono intervallate da massicci torrioni e vi si aprono tuttora quattro porte.
Le tre porte di terraferma sono massicce, ad arco, affiancate ognuna da 2 torri a base ottagonale e la muraglia su cui s'aprono termina in alto con una cornice di archi ciechi alternati a finestre cieche.
Torre di nord ovest

Ai quattro angoli del palazzo si trovano 4 torri quadrate che superano l'altezza delle mura, mentre nel tratto compreso tra una torre d'angolo e una torre ottagonale è intervallata ancora una torre quadrata che però non super il livello delle mura.

Porta aurea

La Porta Aurea (a nord), che portava a Salona, alla cui sinistra su un capitello è scolpito un nome, Zotikos, forse il costruttore del palazzo stesso (sarebbe un dato raro, straordinariamente importante). Sopra questa porta, internamente, venne costruita nel medioevo una piccola chiesa dedicata a S. Martino. L'arco d'ingresso è fiancheggiato da due nicchie arrotondate che ospitavano due statue successivamente fatte trasportare a Venezia dal Provveditore Diedo.

Porta argentea

La Porta Argentea (ad est), dove l'estendersi dell'abitato ha nel tempo creato una nuova piazza adibita a mercato. Nei piani superiori vi erano le sale da pranzo e ambienti di cui ancora si ignora la funzione.

Porta ferrea

La Porta Ferrea (ad ovest), sopra cui fu costruita un'altra piccola chiesa dedicata a San Teodoro, solo in seguito intitolata alla Madonna del Campanile (Gospa od Zvonika), il cui antico campanile preromanico è il più antico di tutta la costa dell'Adriatico orientale. In questa ala, ai piani superiori, c'erano sale di ricevimento e stanze private dell'imperatore.


La croce scolpita sull'architrave della Porta ferrea è il più antico simbolo cristiano presente a Spalato.


Porta bronzea

La Porta Aenea o bronzea, sul mare a sud, il cui architrave fu distrutto nel 1848, che appare oggi incassata tra due edifici moderni.

Le poderose mura furono una sorta di novità rispetto alle ville romane dei secoli precedenti e si resero necessarie per via degli eventi turbolenti della storia romana dell'epoca.
Il lato meridionale del palazzo era sopravanzato da una galleria sostenuta da 50 colonne di ordine dorico, era in origine tutto bagnato dalle onde ed era liscio e solare. Si apriva sul piano superiore in un'unica lunga balconata ad arconi su pilastri ritmati da pseudo-colonne. La balconata s'impennava formando quel motivo che sarà ripreso nel 1500 da Sebastiano Serlio e, col nome di Serliana, verrà usato dal Palladio rimanendo di uso costante.
Lato meridionale del Palazzo

Tra le tre porte passavano le due strade esterne che dentro il Palazzo s'incontravano perpendicolari a formare il Cardo e il Decumano. Mentre il Decumano andava da porta a porta, dividendo trasversalmente il complesso in due, il Cardo procedeva di poco oltre all'incrocio formando il mirabile Peristilio e si fermava davanti al protiro della residenza imperiale.
Le due vie principali dividevano il tutto in tre parti: le due simmetriche a monte, erano destinate una ai soldati della guardia e l' altra ai funzionari e agli impiegati. Dal Decumano fino al mare si stendeva tutta la terza parte, ufficiale rispetto alle altre due.
La Porta Bronzea (Porta Aenea) si trova al centro del lato meridionale delle mura e conduce dal mare all’interno del palazzo attraverso un passaggio coperto da una volta (criptoportico) per mezzo del quale si accede ad un vasto tablino (salone di rappresentanza).
A sinistra ed ad un livello inferiore a questo si trova una aula basilicale absidata e suddivisa in navate da pilastri (sala da cerimonie). Un'altra aula a forma basilicale, facente parte dello stesso complesso di rappresentanza, si trova affiancata a questa più ad ovest.
Sulla sinistra si trova l’ingresso alle cantine del palazzo, formate da una rete di corridoi e sale visitabili dal pubblico e poste al di sotto della parte meridionale dell’edificio.

Vestibolo

Superato il tablino si procede in un vestibolo circolare ed attraverso il protiro (che rappresentava l'ingresso agli appartamenti imperiali proveniendo dalla Porta Aurea), nel quale il frontone triangolare comprende un'arcata centrale tra due paia di colonne unite in alto da segmenti rettilinei - nel XVI-XVII sec, sono state erette due cappelle ai lati del protiro, una dedicata all'Immacolata Concezione (Gospa od Začeća), 1650 e l'altra alla Madonna del Cingolo (Gospa od pojasa), 1544 - si accede al peristilio, ancor oggi accompagnato ai lati da due colonnati corinzi senza architrave perché sui capitelli poggiano direttamente i piedritti degli archi.

Protiro e Peristilio

Una sfinge vigila ancor oggi davanti al Mausoleo di Diocleziano, ovvero davanti alla cattedrale consacrata alla Vergine, Diocleziano infatti fece giungere dall’Egitto non solo il materiale edilizio, il granito, ma anche dei monumenti. Dalla sfinge la superficie poligonale del Mausoleo, il muro che si allontana obliquamente dall’osservatore, è di nuovo accompagnata dalle colonne del portico, avvicinandosi e allontanandosi, con la gerarchia delle altezze che è prospetticamente definita dalla distanza.

Mausoleo. E' oggi la cattedrale di Spalato ed è dedicata a San Doimo. Ha conservato quasi inalterata la sua originaria forma ottagonale circondata all’esterno da 24 colonne che ne sorreggono la copertura. L’interno a pianta circolare presenta un doppio ordine di colonne corinzie unite da un fregio raffigurante medaglioni dell’imperatore Diocleziano e di sua moglie Prisca ed è coperto da una cupola un tempo coperta di mosaici.
Mausoleo di Diocleziano (cattedrale di S.Doimo)



ricostruzione

Tempio di Giove. Di fronte al mausoleo, ci si infila in uno stretto passaggio a ovest del Peristilio e in asse con la cattedrale, per raggiungere un piccolo tempio, probabilmente in origine dedicato a Giove (Jupiterov hram), trasformato in Battistero nell’alto medioevo.


Solo la parte chiusa del tempio (la cella) si è conservata, con il suo portale riccamente decorato e, all’interno, il soffitto in forma di volta a botte con lacunari.
Il fonte battesimale è stato rivestito nell’Ottocento di lastre in pietra decorate con motivi ornamentali intrecciati (secondo una tecnica detta pleter), di cui quella centrale raffigura un principe croato seduto sul trono.
E' questo l'unico dei tre templi religiosi che Diocleziano aveva fatto erigere nel palazzo ad esser pervenuto fino a noi: quelli circolari di Cibele e Venere, circondati da colonne e un deambulatorio, sono scomparsi, restando di essi solo brandelli di mura e di pavimento inseriti in alcune delle abitazioni.
L’edificio è a base quadrangolare e sorge su una base rialzata. Ai lati della scala, a sinistra, si trova una delle undici sfingi egiziane fatte portare da Diocleziano, priva della testa.

facciata posteriore

Sul frontone in alto corre un bellissimo fregio scolpito con dieci soggetti legati alle divinità del mondo classico. Due formelle presentano un singolare soggetto: il cosiddetto Green Man o uomo fogliato o dei boschi, mentre quelle accanto mostrano un Ercole bambino le cui gambe confluiscono in due serpenti con la testa coronata.
L'edificio dovrebbe avere anche una cripta, che in epoca cristiana fu trasformata in chiesetta intitolata a San Tommaso (crkva sv.Tome).
L’interno della cella è permeato da un’oscurità mitigata soltanto dalle fievoli luci artificiali e dall’apertura del pesante portone quando entra qualche turista.
Il soffitto, con volta a botte, è a cassettoni con motivi di volti (o maschere) entro triplici riquadri decorati.
Sappiamo che questo tempio pagano venne trasformato nel VII sec. in un battistero cristiano dedicato a san Giovanni Battista e la prima opera d’arte che attira l’attenzione è il magnifico fonte battesimale a immersione dall’insolita forma a croce greca, rivestito nell'800 da lastre accostate, di probabile reimpiego e mirabilmente scolpite con motivi ornamentali intrecciati (pleter).
Anteriormente vi è la figura controversa di un sovrano (croato) sul trono che impugna una grande croce, con un personaggio in piedi che gli sta accanto ed un altro è steso ai suoi piedi (chi dice che si tratti di Cristo re, chi dice ancora che si tratti di San Doimo, uno dei patroni di Spalato e titolare della cattedrale)


Per quanto le figure giacciano sullo stesso piano, le loro proporzioni definiscono una rigida gerarchia discendente
Sul lato destro vi è invece un complesso insieme di intrecci, nodi di Salomone, croci, finemente scolpiti, sul lato sinistro c’è invece una grande stella a cinque punte con un fiore centrale, all’interno di una ghiera lavorata ad intreccio, tra volatili, fiori e tralci vegetali.
Le lastre vengono datate al IX secolo d.C.
La cella conserva inoltre una statua di San Giovanni Battista - opera di Ivan Mestrovic - tra due sarcofagi, rialzati e addossati alla parete di fondo: uno appartenente all’arcivescovo spalatino Giovanni Ravennate (Ivan Ravenjanin morto nel 680), e l’altro dell’arcivescovo Lorenzo, datato all’ XI sec.
Il primo sarcofago, a sinistra, presenta sul davanti quattro fiori quadripetali in cui è disposta una X (con doppia punta) e ha una consunta iscrizione lungo il bordo superiore esterno; il sarcofago di destra è molto più semplice, presenta una lunga iscrizione però molto mutila.
Sul coperchio del primo sarcofago si trova scolpita una vistosa croce, che ai lati presenta alcune lettere (sopra, il binomio HC e XC e sotto, NH e KA), i binomi sono separati dal braccio lungo della croce stessa, al termine della quale c'è un foro (come di serratura).

Di fronte al battistero si trovano un sarcofago rinascimentale del 1533 e le fondamenta del più antico monumento noto della Spalato medievale, un edificio comprendente un arco in pietra decorato con un motivo ad astragali risalente al VII secolo.









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