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sabato 25 maggio 2013

Porta Ostiense

Porta Ostiense


Il nome originale della porta era Porta Ostiensis, perché da lì iniziava, e tuttora inizia, la via Ostiense, la strada che collega Roma ad Ostia e quindi al suo antico porto.
Con la perdita d'importanza del porto di Ostia anche il ruolo preminente della porta venne meno finché, coinvolta in quel processo di cristianizzazione di tante altre porte romane, fu ribattezzata col nome attuale di Porta San Paolo, perché era l'uscita per la Basilica di San Paolo fuori le mura, che aveva ormai ereditato l’importanza che fino a qualche secolo prima era del Porto. Originariamente, la Porta Ostiense non era però esattamente lo sbocco della Via Ostiense ma del vicus portae Raudusculanae; la Porta Ostiense era infatti una posterla situata circa 50 metri oltre la Piramide Cestia seguendo il lato occidentale delle mura; successivamente la posterla venne chiusa e la Via Ostiense incanalata verso l’attuale porta.
 
Porta Ostiense, lato esterno
 
La porta attuale risale infatti all'edificazione delle mura aureliane (273-275).
In questa prima fase la Porta si presentava con due archi gemelli (al posto dell’attuale fornice unico) con cortina in travertino e due torri di pianta semicircolare all’esterno.

Con il restauro voluto da Massenzio (306-312) si costruì una controporta a due archi unita alle torri da due pareti, formando così una corte interna dalla pianta a forma di ferro di cavallo che prese il nome di Castelletto, e contemporaneamente si intraprese il rifodero delle torri e l’aggiunta di un secondo piano.
All’interno del Castelletto doveva trovar posto sia la guarnigione militare che la stazione dei gabellieri per la riscossione del pedaggio sulle merci in entrata e in uscita. La base delle torri, infatti, per poter offrire una valida resistenza ad eventuali attacchi da parte di macchine da guerra, doveva essere in muratura piena e non poteva quindi ospitare vasti ambienti.
 
Facciata interna della controporta
 
Una strana particolarità della controporta, unica in tutta Roma, è che la chiusura era verso la porta principale anziché, come normalmente accadeva, verso la città. Soprattutto in epoca medievale, infatti, quando i nemici esterni rappresentavano un pericolo paragonabile a quello delle fazioni armate all'interno della città, la porta doveva rappresentare una sorta di piccola fortezza per una guarnigione armata che, all’occorrenza, avrebbe potuto rinchiudersi all’interno. Nel caso del "Castelletto" della Porta San Paolo, invece, i battenti erano posizionati in modo da poter offrire un doppio ostacolo solo per eventuali aggressori esterni. La circostanza risulta ancora più strana se si considera che la porta ha subito anche diversi attacchi proprio dall’interno, soprattutto nel 1410.
 
  Porta Ostiense, lato orientale

Durante l'opera di restauro e rafforzamento delle mura intrapresa sotto l'imperatore Onorio (403), la porta esterna fu ridotta ad un unico arco d’ingresso, riutilizzando il materiale dei due archi preesistenti rifoderato di pietra bianca. Alle torri di guardia fu inoltre aggiunto un terzo piano.
Nel corridoio soprastante il fornice d’ingresso fu creata una camera di manovra per la saracinesca sollevata da pulegge, sistemate su quattro mensoloni forati situati sulla parte superiore della parete.
Al piano superiore, le due torri, aventi funzione di corpo di guardia, vennero collegate tramite un camminamento esterno.

In età bizantina – forse per ordine di Narsete - alcune finestre furono trasformate in feritoie per rendere ancora più valida l’azione difensiva.
Successivi e più accurati restauri furono effettuati nel 1451 da Niccolò V e nel 1749 ad opera di Benedetto XIV.
Intorno al 1920 infine, la porta fu isolata dalle mura aureliane per agevolare il traffico dell’area adiacente sul lato orientale ed in seguito, a causa di un bombardamento durante la seconda guerra mondiale, andò distrutto anche il tratto di mura occidentale, che la collegavano alla piramide Cestia.
 
La Porta Ostiense in una fotografia antecedente al 1920

La porta appare ancora collegata alle mura e le finestre della camera di manovra della saracinesca tamponate e trasformate in feritoie.

 Nel complesso, la serie di interventi succedutisi nel corso del tempo, ha reso l’intera struttura asimmetrica, irregolare e architettonicamente squilibrata, con il fornice esterno non in linea con quelli interni, le torri poco più alte della facciata e, in generale, dimensioni piuttosto sproporzionate.
Da Porta Ostiense, a causa del tradimento della guarnigione che la lasciò aperta, entrarono nel 550 i Goti di Totila.


La “cella muroniana”.

In un'epigrafe murata nella chiesa di S.Saba all'Aventino – riconducibile a papa Gregorio VII (1073-1085) - è nominata questa “cella muroniana” che si trova “sopra la porta del beato Paolo apostolo dove è nascosta (reconditauna chiesa fondata in onore dell'immagine Domini Dei”.
In epoca medioevale il termine “cella” era attribuito ai monasteri mentre, a conferma della sua collocazione, nella volgata popolare ci si riferiva alle mura aureliane con il termine “murone”.

Al secondo piano della torre orientale si trovano i resti di alcuni affreschi databili alla fine del XIII secolo-inizi XIV.
La finestra centrale è stata tamponata e ricoperta con un affresco rappresentante la Vergine in trono con il Bambino, circondata da motivi geometrici riquadrati da fasce policrome, come testimoniano le tracce di decorazione ancora esistenti.
Lo sfondo architettonico che s'intravede dietro l'immagine della Madonna sembrerebbe rappresentare la controporta stessa, in questo caso l'effigie della Vergine sarebbe stata qui posta a protezione delle fortificazioni della Porta.

 
Ai due lati della finestra si notano a destra la figura di un santo vescovo con il pallio e a sinistra quella di un altro santo di cui ci è pervenuta solo la parte inferiore del corpo. Sulla sommità dell'arco in cui è ricavata la finestra è presente un frammento di affresco raffigurante il Cristo benedicente.
Le altre tracce di decorazione che si conservano nella galleria di collegamento tra le due torri, situata ad un livello più basso, che dovevano coprire le pareti dei due lati lunghi della stessa galleria e gli archi di accesso a questa, sono talmente esigue che non consentono di avanzare ipotesi né sulla loro datazione né su una loro eventuale contemporaneità con gli affreschi presenti sulla torre.
All'esterno si nota inoltre l'attacco per una campana.

Su questa base si ritiene pertanto che proprio negli ambienti superiori della porta fosse presente, perlomeno a partire dalla data della bolla di Gregorio VII, un monastero retto da monaci greci.


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