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mercoledì 29 agosto 2012

Arcangeli, Cherubini, Serafini, Troni e Tetramorfi

Arcangeli, Cherubini, Serafini, Troni e Tetramorfi nell'iconografia bizantina

I Cherubini

I Cherubini, secondo la classificazione delle schiere angeliche, sono posti oltre il Trono di Dio, espressione metaforica per indicare l'estrema vicinanza a Dio ed al suo potere, posti a guardia della luce e delle stelle.
Essi stanno anche a guardia dell'Eden e del Trono di Dio:
"E esiliò (il Signore Dio) l'uomo e pose a oriente del Giardino di Eden i cherubini e la fiamma della spada folgorante per custodire la via dell'albero della vita." (Genesi, 3, 24)
.
I Cherubini sono rappresentati nell'iconografia bizantina con quattro ali ed una faccia umana.

“Nel centro appariva la forma di quattro esseri viventi; e questo era l’aspetto loro: avevano aspetto umano. Ognuno di essi aveva quattro facce e quattro ali. I loro piedi erano diritti, e la pianta dei loro piedi era come la pianta del piede di un vitello; e brillavano come il bagliore del rame lucente. Avevano mani d’uomo sotto le ali, ai loro quattro lati; tutti e quattro avevano le loro facce e le loro ali. Le loro ali si univano l’una all’altra; camminando, non si voltavano; ognuno camminava diritto davanti a sé. Quanto all’aspetto delle loro facce, essi avevano tutti una faccia d’uomo, tutti e quattro una faccia di leone a destra, tutti e quattro una faccia di bue a sinistra, e tutti e quattro una faccia d’aquila. Le loro facce e le loro ali erano separate nella parte superiore; ognuno aveva due ali che s’univano a quelle dell’altro, e due che coprivano loro il corpo. Camminavano ognuno diritto davanti a sé; andavano dove lo Spirito li faceva andare, e, camminando, non si voltavano”. (Ezechiele 1, 5-12)

Cherubino posto a guardia dei giardini dell'Eden, Basilica dell'Assunta, Torcello, XI sec. c.ca

S.Nicola Orfano, Tessalonica, XIV sec.

I Serafini

Dal greco seraphìn e dall’ebraico seraphìm (pl.), gli ardenti (da saraph= ardere). Sono angeli di fuoco. Sono le creature celesti che formano il più alto coro della prima gerarchia degli angeli. Essi si trovavano davanti al Trono del Signore nella visione di Isaia:

“Sopra di lui stavano dei serafini, ognuno di essi aveva sei ali: con due si copriva il volto, con due i piedi e con due volava. L’uno gridava all’altro e diceva: ‘Santo, santo, santo è il Signore degli Eserciti. Tutta la terra è piena della sua gloria’”. (Isaia 6, 2-3 )

Secondo l'antico manuale d'iconografia cristiana redatto dal monaco Dionigi da Furnà, ritrovato da Adolphe Napoleon Didron in un monastero del Monte Athos e pubblicato a Parigi nel 1845 (il manoscritto risalirebbe al XVIII secolo ma i monaci presso i quali fu ritrovato ne attribuivano la prima redazione al X-XI secolo), "i serafini hanno sei ali di cui due salgono verso la testa, due discendono verso i piedi e due sono spiegate come per volare".

Panagia Pirigotissa, Arta, XIII sec.



Santa Sofia, Costantinopoli
 
Santa Sofia, Costantinopoli, particolare del volto di uno dei serafini recentemente riportato alla luce (2009)

Il volto del serafino era stato ricoperto durante il restauro dei fratelli Fossati (1847-1849), molto probabilmente su ordine del sultano Abdul Mecit I.

Nea Moni, Chios, 1042-1056
 
I Troni
 
L'aspetto dei Troni celesti è descritto dettagliatamente in due passi del Libro d’Ezechiele (I, 4-25; IX, 9-17).
Il profeta si riferisce a loro con i nomi di ruote (ōphannīm), data la loro forma circolare, e turbine, ad avvalorare la tesi secondo la quale in tempi remoti tali angeli erano direttamente identificati con i venti o i turbini, assieme ai Cherubini.
Queste ruote hanno “l’aspetto e la struttura come di topazio e tutt’e quattro la medesima forma, il loro aspetto e la loro struttura era come di ruota in mezzo a un’altra ruota” (Ezechiele I, 16).
Essi si muovono unicamente in perfetta sincronia con i Cherubini, poichè entrambi sono guidati dallo spirito del Signore, motivo per il quale “potevano andare nelle quattro direzioni senza voltarsi” (Ezechiele X, 11; X, 16-17).
Nel De coelesti Hierarchia (V sec.) attribuito allo Pseudo-Dionigi, le schiere angeliche dei Troni - il nome sta ad indicare la loro vicinanza al trono di Dio - sono rappresentate come delle ruote di fuoco, con le ali intorno. Le ali sono disseminate di occhi.

Chiesa di Santo Stefano, Soleto, fine XIV- inizi XV secolo
 
Il Tetramorfo

"Davanti al trono vi era come un mare trasparente simile a cristallo. In mezzo al trono e intorno al trono vi erano quattro esseri viventi pieni d'occhi davanti e di dietro.
Il primo vivente era simile a un leone, il secondo essere vivente aveva l'aspetto di un vitello, il terzo vivente aveva l'aspetto d'uomo, il quarto vivente era simile a un'aquila mentre vola.
I quattro esseri viventi hanno ciascuno sei ali, intorno e dentro sono costellati di occhi" (Apocalisse, IV, 6-8).
La descrizione dei “quattro Viventi” di Giovanni riecheggia quella dei cherubini in Ezechiele, eccezion fatta per il numero delle ali che diventano 6 come quelle dei serafini in Isaia e per il numero degli occhi.
Nel II sec, Ireneo, nel testo Contro gli eretici, diede l’interpretazione dell’immagine dei quattro viventi detta poi Tetramorfo, un’interpretazione che la Chiesa ha fatto sua.
Egli riconosce la manifestazione universale di Dio agli uomini attraverso i quattro Vangeli e spiega che:
“Esistono i quattro Vangeli poiché sono quattro i punti del mondo abitato e quattro i venti principali e poiché la Chiesa è diffusa sopra la terra tutta, mentre la colonna della Chiesa è il Vangelo e lo Spirito della vita, questa Chiesa deve di conseguenza poggiare su quattro colonne che le diano saldezza in ogni direzione e vivifichino gli uomini. Ne consegue che la Parola (Logos= Cristo) omnicomprensiva creatrice di vita che troneggia sui cherubini, ci donò un Vangelo in quattro parti tenute insieme dallo Spirito.
I cherubini hanno quattro volti e questi loro volti sono l’immagine riflessa della direzione salvifica del Figlio di Dio…Non è ammissibile che ci siano più di quattro Vangeli o meno di quattro, perché sono quattro le regioni del mondo in cui viviamo e quattro i venti e i punti cardinali. Da ciò si deduce che il Cristo artefice dell’universo, Lui che è seduto sui cherubini (i Viventi delle visioni) e che mantiene tutto unito, ci ha dato il Vangelo in 4 forme: leone, toro, aquila, uomo; queste immagini pur esprimendo un solo spirito… sono le immagini delle attività del Figlio di Dio”. Ireneo espone poi successivamente il gemellaggio degli Evangelisti con i Viventi. In seguito si ritenne possibile far derivare dal primo capitolo dei Vangeli la motivazione dell’attribuzione:
 
- Matteo è raffigurato come uomo (o angelo). Il Vangelo di Matteo esordisce infatti con la genealogia di Gesù e, in seguito, narra l'infanzia del "Figlio dell'Uomo", sottolineandone quindi il suo lato umano.
- Marco è raffigurato come leone. Nel Vangelo di Marco l'inizio del racconto è dedicato a Giovanni Battista, la cui Vox clamantis in deserto "si eleva simile a un ruggito" di leone.
- Luca è raffigurato come bue (toro) ovvero come un vitello, simbolo del sacrificio di Zaccaria che apre il Vangelo di Luca.
- Giovanni è raffigurato come un'aquila, dato che il suo Vangelo ha una visione maggiormente spirituale e teologica, rivolta verso l'Assoluto, quindi vola più in alto.

Nell'iconografia bizantina il Tetramorfo è rappresentato come quattro esseri alati con il volto di uomo, leone, bue e aquila che si dispongono – a volte tenendo davanti al petto il Vangelo – ai quattro punti cardinali attorno al Cristo o all'agnello o alla croce.

Chiesa di Hosios David, Tessalonica, IV sec.

Battistero di S.Giovanni in fonte, Napoli, IV sec.

chiesa di S.Prassede, Roma, IX sec. 

Gli Arcangeli 

Gli arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele, Cripta del Giudizio universale, Matera, IX sec. c.ca

Michele e Gabriele hanno il titolo di Tassiarchi, in quanto comandanti dell'esercito celeste.
Gabriele è il messaggero, è rappresentato con in mano il baculus viatorius, il lungo bastone che qualificava il messaggero imperiale ma che richiama anche la lunga bacchetta degli ostiari che nella liturgia antica custodivano i luoghi sacri (può culminare con una sfera - simbolo del cielo - che poggia su una base quadrata – simbolo della terra) o in alternativa il giglio dell'Annunciazione.

L'arcangelo Gabriele nell'Annunciazione, Basilica eufrasiana, Parenzo, VI sec. 

L'arcangelo Gabriele, Nea Moni, Chios, XI sec.
 
L'arcangelo Michele comanda gli eserciti celesti, è rappresentato armato di una lunga lancia (o una spada), a volte ha in mano una bilancia con cui pesa le anime (psicostasia). E' spesso specificamente invocato nella lotta contro i Turchi (cfr. Le apparizioni di S.Michele arcangelo negli affreschi della Cappella di Bessarione)

L'arcangelo Michele, Cristo Antiphonitis, Cipro, 1190

L'arcangelo Michele, Basilica dell'Assunta, Torcello, XI sec. circa

La vergine tra gli Arcangeli, S.Nicola Orfano, Tessalonica, XIV sec.

Raffaele è il terzo arcangelo nominato nell'Antico Testamento, nel Libro di Tobia, nel quale appare in forma umana col nome di Azaria.
Raffaele è la guida ed il difensore del giovane Tobia, inviato da Dio per aiutarlo nel compito affidatogli dal padre ormai cieco di riscuotere un credito che questi aveva lasciato in una città della Media. Nel viaggio Raffaele procura a Tobia un felice matrimonio con la giovane Sara, la guarigione della stessa dai tormenti del demone Asmodeo e del padre di Tobia dalla cecità.
Solo al termine della sua missione, prima di lasciarli per tornare al cielo, egli si rivela: "Io sono Raffaele, uno dei sette spiriti che sono sempre pronti ad entrare alla presenza della maestà del Signore" (Tobia, XII,15) e lo incarica di scrivere l'accaduto.
Raffaele è inoltre usualmente identificato con l'Angelo che, nel racconto di Giovanni del miracolo della guarigione del paralitico compiuto da Gesù alla piscina di Bethesda, di tanto in tanto scendeva nella piscina e ne agitava l'acqua, concedendo la guarigione da ogni malattia al primo che vi si sarebbe tuffato dentro dopo il moto dell'acqua (Giovanni V,4). Questo passo manca però nei manoscritti migliori e più antichi.
Raffaele è l'arcangelo della guarigione divina e dell'amore sponsale.

L'arcangelo Raffaele, chiesa della Teotokos Pammakaristos, Costantinopoli, 1310 c.ca
 
Molto raramente è raffigurato un quarto arcangelo, Uriele (il cui nome significa Luce di Dio), che a differenza degli altri tre, non compare però nei testi canonici delle Sacre Scritture. Compare invece in alcuni testi apocrifi (Libro di Enoch, IX e XX; IV Libro di Esdra). Inoltre è identificato nei vari scritti apocrifi come uno dei cherubini posti a guardia del paradiso terrestre (Gen III, 24), oppure con l’angelo che lotta contro Giacobbe (Genesi, XXIV), o ancora colui che sorveglia le porte degli israeliti in Egitto durante la strage degli figli primogeniti (Esodo, XII, 13).
 
L'arcangelo Uriele, chiesa della Teotokos Pammakaristos, Costantinopoli, 1310 c.ca
 












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