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sabato 3 dicembre 2011

Traù (Trogir)

Traù (Trogir)



Fu fondata dai greci della stirpe ellenica dei Dori di Siracusa con il nome di Tragurion.
L'imperatore Claudio (41-54) vi installò i suoi onorevoli veterani.
Dal V al IX sec. fece parte, assieme ad altre città dalmate di un tema bizantino governato dall'esarca di Ravenna.
Dopo vari secoli di alterne vicende, comprendenti anche la conquista da parte dei saraceni e la distruzione della città nel 1123, nel 1420 inizia un lungo periodo di prosperità sotto il controllo della Repubblica di Venezia che ebbe termine solo nel 1797.

1420-1797, governo veneziano.
Il 22 giugno del 1420, dopo una sanguinosa battaglia, alla quale parteciparono persino le donne, le milizie del capitano Pietro Loredan, entrarono nella città di Trogir, piegando la resistenza dei traurini guidati dal Rettore Michele Vitturi.
Vennero abolite tutte le libertà comunali, il conte - capitano, imposto da Venezia, aveva tutti i poteri e governava con l'assistenza del Consiglio dei Nobili.

1806-1814, governo francese.

1814-1918, governo austriaco.

Dopo la prima guerra mondiale, Traù fu teatro di un tentativo irredentista simile a quello dannunziano a Fiume.
Il 23 settembre 1919, sotto la suggestione dei contemporanei eventi dell' Impresa di Fiume, un vero e proprio atto in stile dannunziano fu organizzato in città dal conte Nino Fanfogna, 32enne appartenente ad una delle più importanti ed antiche famiglie di Traù nonché discendente dell'ultimo podestà italiano della città.
Siccome le truppe italiane avevano occupato le aree della Dalmazia assegnate all'Italia dal Trattato di Londra del 1915, ma Traù non era inclusa in queste aree distanti una quindicina di chilometri, Nino Fanfogna tentò di forzare la situazione come aveva fatto D'Annunzio a Fiume.
Il conte Fanfogna convinse il tenente Emanuele Torri-Mariani, che comandava alcuni ufficiali italiani di stanza a Prapatnica (Pianamerlina), al confine fra il territorio dalmata occupato dall'Italia e la regione controllata dagli Jugoslavi, ad organizzare una spedizione che occupasse la sua città nativa.
La notte del 23 settembre un centinaio di soldati italiani e il Fanfogna, con 4 autocarri, oltrepassarono i posti di frontiera jugoslavi e di sorpresa e senza spargimento di sangue occuparono Traù. Il reparto italiano assunse il comando della città nominando Fanfogna "Dittatore".
Giunta a Spalato nella prima mattinata la notizia dell'occupazione di Traù, alle ore 10 del 24 settembre il capitano di corvetta Paolo Maroni - comandante in seconda della nave Puglia - e l'ufficiale americano Field partirono per Traù con il compito di persuadere i soldati sconfinati a rientrare nelle linee italiane.
Convinti i comandi serbi a non lanciare per il momento nessun attacco, Maroni e Field giunsero a Traù ed iniziarono a negoziare con gli occupanti e Fanfogna il ritiro dalla città.
Fanfogna insistette perché le truppe italiane non partissero, ma poi si lasciò convincere.
Nel frattempo a Traù arrivarono alcune navi americane al comando dell'ammiraglio Van Hook. A quella vista la popolazione croata della città, ripreso animo, cominciò sulla riva e in piazza una violenta dimostrazione contro i soldati italiani, alcuni dei quali vennero anche aggrediti e disarmati.
Nel momento del trambusto il conte Fanfogna si ritirò in casa sua (il celebre palazzo Garagnin-Fanfogna), vi si rinchiuse e non si fece più vedere. Nel frattempo, disordinatamente, la compagnia italiana, tra le 14 e le 15 evacuava Traù e rientrava nelle linee.

1932. Il governo veneziano viene ricordato per la presenza in città di numerosi leoni alati situati in tutti i luoghi pubblici. Con l'avvento del governo fascista ed irredentista in Italia, il motto nazionalista "ovunque c'è il leone di San Marco, ivi è l'Italia" riecheggia per Trogir ed i Traurini sdegnati, il 10 gennaio del 1932, ostentamente rimuovono tutti i leoni dai monumenti. Della faccenda "dei leoni di Trogir" si discusse perfino alla Società della Nazioni a Ginevra.

1941-1944, Trogir entra a far parte del Governatorato della Dalmazia.
Il 15 aprile del 1941 dopo lo sfacelo del Regno di Jugoslavia, i soldati dell'Italia mussoliniana e le camicie nere entrarono a Trogir.

Nell'ottobre del 1944, i partigiani titini occupano Trogir.

Forte del camerlengo

 

Nel 1380 i Genovesi costruirono una torre (Torre delle catene) a nove lati quale base della loro flotta sull'Adriatico. Subito dopo l'occupazione di Trogir, tra il 1420 e il 1437, i Veneziani ampliarono la torre trasformandola nella poderosa fortezza che porta tutt'oggi i segni delle varie tappe di costruzione. Il suo nome deriva dal funzionario di Stato, il camerlengo, "camerarius", incaricato degli affari economico – finanziari.


 
Pianta del forte del tardo XVIII sec.


La fortezza fu realizzata da Marin Radojev su progetto dell'ingegnere militare Pincino da Bergamo.
L'ingresso principale era quello sul lato nord ed era provvisto di ponte levatoio mentre un fossato correva intorno al forte. All'interno si trovava la chiesetta di S.Marco che fu distrutta nel XIX secolo.
Su un muro della torre maggiore si nota il leone di S.Marco, scalpellato dai croati insieme agli altri simboli della Serenissima nel 1932 ed al di sotto le armi di Pietro Loredan, conquistatore di Trogir, del doge Francesco Foscari e di Maddaleno Contarini, Capitano di Trogir.



la torre maggiore e l'ingresso meridionale

Porta del Mare (Porta civitatis, Porta meridionale).
Costruita nel 1593 ornata di fregi rinascimentali, vi si legge l'iscrizione che esalta Trogir "per la nobiltà dei suoi monumenti antichi e la fama degli uomini illustri a cui diede i natali...".
Conserva gli stipiti in legno con i perni originali.
La mensola sovrastante l'architrave sosteneva probabilmente un leone di S.Marco


Oltre agli scarsi resti di mura a settentrione e a occidente della città, si sono conservati i muraglioni del lato sud del XIII secolo con la Torre di San Nicolò e la Torre Vitturi. Con chiare impronte di stile romanico - aperture con archi a tutto sesto e un corridoio coperto, per le guardie, che si estende lungo tutte le mura - rappresentano un raro modello di fortificazione dell'epoca.

 Torre di S.Nicolò e mura meridionali (XIII sec.) con la Porta del mare. La colonna per la bandiera fu eretta nel 1605.


Nel XVII secolo si costruiscono i bastioni che sorgono dal mare e le cui tracce sono visibili nello stretto canale detto Posa na Fortinu. Le piccole torri sulla piana di Trogir facevano da sentinella avanzata per una completa difesa. Ambedue i ponti della città facevano parte del sistema difensivo della città.

Torre di S.Marco, eretta all'estremità occidentale del canale Posa na fortini, risale al XV secolo.



 
Porta di Terraferma. XVII sec, sormontata dalla statua del beato Giovanni Orsini, patrono della città. Un tempo era provvista di ponte levatoio.



Piazza della Signoria (Trg Ivana Pavla II)

Ai margini del quadrato selciato, ritenuto antica unità di misura per superfici in uso a Trogir, i Traurini hanno innalzato i simboli della loro potenza:


Palazzo del Rettore. E' l'espressione della potenza politica ed economica della città nella prima metà del XV° secolo.


L'aspetto attuale risale alla fine del secolo scorso, quando fu parzialmente rinnovata.
Da un piccolo portico si entra in un vasto atrio con una monumentale scalinata in stile gotico e una vera da pozzo riccamente ornata. Sulla mensola al raccordo degli archi della scalinata si distingue
una testa, probabile ritratto del costruttore del campanile Matej Gojkovic. Sulle pareti sono murati vari frammenti lapidari e stemmi delle famiglie traurine oltre allo stemma della città.
Sulla vera da pozzo è scolpito l'unico leone alato, simbolo di Venezia che si è conservato a Trogir. Nel Palazzo risiedeva il Rettore e vi si tenevano le sedute del Grande e Piccolo Consiglio;
nel XVII secolo fu adattato a teatro con loggie.
Durante l'occupazione, gli Italiani incendiarono il palazzo, distruggendo il ricco e prezioso archivio.

Loggia pubblica.


Dirimpetto alla cattedrale sorge la Loggia, già aula pubblica di giustizia. Poggia su sei colonne dai capitelli romani.
Viene menzionata nel XIV secolo, epoca alla quale risale il più bel capitello con viticci, sulla colonna sottostante si vede lo stemma del capitano veneto Pietro Loredano. La loggia è dominata dal rilievo allegorico della Giustizia e dei SS. Lorenzo e Giovanni Orsini, opera di Nicola Fiorentino, concepiti per attorniare un distrutto leone marciano, accanto a questi si trova la figura del vescovo e bano croato Petar Berislavic, opera del grande scultore Ivan Mestrovic.


Accanto alla loggia s'innalza la Torre dell'Orologio (1447) sorta sulla chiesetta votiva di San Sebastiano, invocato a proteggere i fedeli dalla peste che spesso funestò la città.
A destra della porta d'ingresso della chiesetta si leva la Colonna d'infamia con i resti delle catene. Da questa chiesetta si entrava nella cappella paleocroata di Santa Maria Rotonda abbattuta nel 1833 e recentemente ricostruita in parte nelle fondamenta.

la colonna infame



Cattedrale di San Lorenzo.
Dal popolo detta di San Giovanni, dal nome del patrono che fu contemporaneo di Zvonimir e Colomanno.
Alla costruzione della cattedrale sono legate le fatiche di generazioni succedutesi in quattro secoli e molti illustri nomi.
Pare sia sorta sulle fondamenta di un'antica basilica distrutta nell'irruzione dei Saraceni del 1123.
Si considera che il 1213 sia l'anno dell'inizio dei lavori.
La cattedrale di Trogir è una basilica romanico-gotica a tre navate con altrettante absidi semicircolari ed un atrio sormontato dal campanile. Nella sua architettura si uniscono armoniose la robustezza del romanico e l'eleganza del gotico.

La navata centrale è divisa dalle laterali da pesanti pilastri; le navate laterali presentano le volte gotiche a coste mentre quella centrale è stata ristrutturata pure in stile gotico nel XV secolo. Le volte a croce e le originarie terrazze sotto le navate laterali sono influssi della Puglia.
Il muro esterno è articolato a pilastri ed è ornato da una serie di archi ciechi romanici.
Nel XV secolo è stato aggiunto un grande atrio, risale allo stesso periodo anche il rosone gotico sulla facciata occidentale.

lato sud, prospiciente la piazza

Il Portale di Radovan costruito nel 1240 è l'opera più significativa e forse l'unica di un grande maestro croato, che presenti alla base della lunetta la seguente iscrizione: "in quest'arte fu il migliore".


Sul portale domina la figura del beato Giovanni Orsini, primo vescovo di Trau. Sui pilastri esterni in rilievi non troppo pronunciati sono raffigurati i santi e gli apostoli in una rigidezza bizantina. Gli stanno accanto i pilastri mediani con scene che simboleggiano i mesi dell'anno. Qui Radovan è insuperabile nella composizione e nel realismo con cui presenta i dettagli. Ignora le norme dell'iconografia vigenti all'epoca inserendo nuovi elementi.
I consueti simboli dello zodiaco vengono sostituiti da scene molto più comuni e comprensibili delle stagioni, mentre i segni zodiacali vengono inseriti abilmente in funzione del rilievo. Sulle colonnette semicircolari rivivono, minuziosamente studiate, le scene di caccia, di lotta, di giochi, il tutto intrecciato a motivi ornamentali di foglie e rami.
Le scene bibliche sono racconti popolari privi di misticismo, di cui l'artista si serve per spiegare chiaramente tematiche religiose. Il tutto è illuminato da una realtà terrestre, dalla lotta per l'esistenza ma anche dalla gioia. Le scene nella lunetta hanno raggiunto in tal senso il massimo.
Il peso del portale grava sui telamoni, nei quali riconosciamo i Saraceni e gli altri infedeli della costa bagnata dal Mediterraneo.
Le parti esterne del portale passano nelle sculture complete dei leoni poste sulle mensole sovrastate dalle statue denudate di Adamo ed Eva, uno dei più arditi dettagli dell'opera.
Il frontone è in stile gotico e racchiude la figura di San Lorenzo.

Addossati alla parete nord della cattedrale in epoca più tarda sono stati aggiunti il Battistero e la Cappella funeraria del beato Giovanni Orsini, che segnano due fasi ulteriori nello sviluppo dell'arte in Dalmazia.

Il Battistero, a cui si accede dall'atrio.
Quest'opera è la più completa di Andrea Alesi, nativo di Draca, aiutante di Juraj Dalmatinac e collaboratore di Nicola Fiorentino, il maestro l'ha portata a termine in stile gotico - rinascimentale nell'anno 1467. Ha ornato il portale con frutta e fiori e con gli altri motivi a lui cari, nonché con una nicchia scanalata terminante con una conchiglia.
Al di sopra della porta c'è il rilievo raffigurante il battesimo di Cristo.

L'interno di questo edificio ha 'preso a modello' il Battistero di S.Giovanni (ex-tempio di Giove) sito nel palazzo di Diocleziano a Spalato: analogo è il soffitto a botte a cassettoni, ad esempio.
Al di sopra della porta c'è il rilievo raffigurante il battesimo di Cristo.
Nell'elaborato interno, l'artista presenta un'interessante sintesi di stili, inserendo conosciuti motivi di Juraj Dalmatinac: una doppia fila di foglie mosse in varie direzioni dal vento sopra un fregio di allegri putti che portano sulle spalle ghirlande, motivo del Fiorentino.
La volta a cassettoni ha il profilo di un arco spezzato.
Sopra l'altare si trova un grande rilievo di San Girolamo nella grotta con gli animali, il tutto tratto da un blocco di pietra monolitico. Si tratta senz'altro di una delle più impressionanti opere dell'autore.

La Cappella funeraria del beato Giovanni Orsini (+1111), primo vescovo e patrono di Trau, costruita dal 1461 al 1497 in forma di mausoleo con sarcofago gotico del 1348. Fu progettata e costruita da Nicola Fiorentino, discepolo di Donatello, con la collaborazione di Andrea Alesi e per qualche periodo anche del traurino Ivan Duknovic.


Nell'equilibrato spazio architettonico compreso nella volta semicircolare a cassettoni, si sono armonicamente inserite le statue e i rilievi decorativi. Sopra i banchi in pietra corre un fregio con putti che con movimenti vivaci e con fiaccole accese escono dalla porta semiaperta - reminiscenza di sarcofaghi classici antichi.
Intorno, nelle nicchie ci sono le statue di Cristo, della Vergine, degli apostoli e dei santi. Con le due statue, specie quella di San Giovanni Evangelista, Ivan Duknovic, detto il Dalmata, lascia nella cappella di Trogir, la massima testimonianza della sua maestria già manifestata operando a Roma e alla corte di Mattia Corvino a Budim.
Il tocco del Fiorentino è visibile più di tutti gli altri, lui ci ha portato il gioioso sole della sua città nativa. Non possiamo sottrarci alla suggestiva serietà di San Paolo, alla dolorosa espressione di Maria e alla bellezza della testa del Cristo. Sopra le statue, vivaci fanciulli sostengono la cornice riccamente ornata.
La lunetta racchiude il profondo rilievo dell'Incoronazione di Maria. Due candidi angeli irrequieti danno alla cappella una pennellata di barocco.
All'entrata nella cappella vi sono le lapidi sepolcrali con gli stemmi del bano Mladen III Subic e del vescovo Turlon, colui che assieme a Coriolano Cippico fu il promotore della cappella.


Il Campanile. La ricostruzione del primo piano del campanile, danneggiato dai colpi delle bombarde veneziane, e la costruzione del secondo piano, sono opera di Matej Gojkovic, che ha dato spazio alle bifore gotiche spalancando la superficie del muro a leggeri merletti di pietra sul modello del gotico veneziano.
Il terzo piano fu costruito da Tripun Bokanic di Brac verso la fine del XVI secolo nel tipico stile del tardo rinascimento dalmata con specificità barocca. Quattro sculture barocche degli Evangelisti  opera dello scultore veneziano A.Vittoria, completano l'armonico insieme di uno dei più bei campanili del mediterraneo.



Nuovo Palazzo Cippico. Detto anche il grande palazzo, in stile gotico - veneziano, fu fatto costruire da Coriolano Cippico e chiude il quarto lato di piazza della Signoria.
Nel pianoterra del palazzo si notano resti in stile romanico mentre sulla facciata principale spiccano due file di trifore in stile gotico fiorito. Nell'atrio del palazzo è sistemato il gallo di legno che fungeva da rostro su una galea turca, trofeo di guerra conquistato da Alvise Cippico nella battaglia di Lepanto del 1571 in cui comandava la galea traurina detta La bella.
Sul grande portale sud del palazzo è presente la mano di mastro Duknovic. tra medaglioni raffiguranti angeli, si può trovare il motto di Coriolano Cippico, "Conosci te stesso", di pitagorica memoria e vessillo di tutte le società iniziatiche. E' scritto in latino "Nosce te ipsum", sia a destra che a sinistra dei leoni che reggono un accartocciato con lo stemma della sua famiglia e, sotto, le iniziali del suo stesso nome.


Palazzo Garagnin-Fanfogna, appena oltrepassata la porta di Terraferma



Monumento a Marmont. Il sindaco di Trogir, Koriolan Komulovic (Komoli), fece erigere a proprie spese, un monumento al Maresciallo Auguste de Marmont (governatore delle Provincie Illiriche su mandato di Napoleone Bonaparte dal 1805 al 1810), una gloriette (tempietto) neoclassica, unico monumento che si sia conservato in Dalmazia del periodo francese. La tradizione narra che grazie a questo monumento, l'imperatrice Eugenia, consorte di Napoleone III (1852-1870), prese in simpatia Trogir.












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