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domenica 11 dicembre 2011

Basilica di S.Vitale

Basilica di S.Vitale



Iniziata dal vescovo Ecclesio nel 525, ancora vivente Teodorico, fu completata e consacrata dal vescovo Massimiano nel 547. Come Sant'Apollinare in Classe fu realizzata grazie ai finanziamenti del banchiere greco Giuliano L'Argentario, la cui committenza è riconoscibile dall'impiego di mattoni lunghi e sottili (48 cm. x 4 di spessore) connessi da uno strato di malta di identico spessore.
La basilica è a pianta centrale ottagonale e presenta i pastoforia (protesi e diaconico) ai lati dell'abside. L'orientamento dell'ardica - originariamente sopravanzata da un quadriportico oggi ricoperto da un chiostro cinquecentesco - forse per la necessità d'inglobare precedenti sacelli, è obliquo rispetto all'asse principale della basilica.


Il campanile, che risulta dalla sopraelevazione di una delle due torri scalarie che introducevano al matroneo, risale probabilmente al X sec., come anche i vistosi contrafforti innalzati per contenere la spinta delle volte.

L'interno dell'edificio mostra la fusione dei caratteri costruttivi latini, riconoscibili nella robustezza degli otto pilastri che sostengono la cupola, con la dilatazione e smaterializzazione dello spazio dei bizantini, prodotta dai nicchioni a doppio ordine di colonne che si aprono tra questi e dalle trasparenze delle decorazioni musive. Intorno al giro interno dei pilastri corre l'ambulacro ottagonale.
L'impostazione della cupola è tipicamente bizantina: anzichè poggiare su un anello cilindrico, come quella latina, poggia sulle trombe coniche che insistono sui lati dell'ottagono. Un ulteriore alleggerimento è ottenuto mediante l'impiego nella costruzione di tubi cavi di cotto che s'inseriscono l'uno nell'altro.
Il ritmo architettonico, per l'ampio respiro dei nicchioni e l'ampiezza delle volte, colpisce il visitatore non meno della tessitura musiva e delle particolari venature dei marmi dei pilastri. I capitelli del loggiato inferiore , a forma di paniere e scolpiti a foglie d'acanto, hanno sui pulvini monogrammi variamente interpretati.

Mosaici absidali: il mosaico del catino absidale mostra Cristo assiso sul globo terrestre con in mano il rotolo dei sette sigilli, tra gli arcangeli; S.Vitale a cui porge la corona del martirio e il vescovo Ecclesio che gli porge il modellino della chiesa. In basso il giardino celeste con una rappresentazione stilizzata dei suoi quattro fiumi (Pison, Ghicon, Tigri e Eufrate). Nell’estradosso ai lati le città di Betlemme e Gerusalemme, al centro due angeli sostengono il cerchio solare con al centro l’Alfa.

catino absidale


I mosaici delle pareti laterali mostrano la raffigurazione di un evento realmente mai verificatosi: Giustiniano e Teodora, che non si recarono mai a Ravenna, assistono alla consacrazione della chiesa nell'atto della oblatio Augusti et Augustae (la donazione del piatto e del calice).
Ciò è evidente anche dai caratteri dei ritratti degli imperatori, che il maestro mosaicista probabilmente non vide mai dal vivo, assai meno dettagliati di quelli degli altri dignitari presenti.


Nel pannello di sinistra  si vede l'imperatore con in mano una patèra d'oro (il piatto su cui l'officiante depone le ostie prima di distribuirle ai fedeli), preceduto dall'arcivescovo  Massimiano con in mano una gran croce e affiancato dal diacono che porta i vangeli e il suddiacono con l'incensiere. Alcuni hanno identificato il personaggio alla destra dell'imperatore con il generale Belisario (mentre quello in secondo piano dietro di lui potrebbe essere suo nipote Anastasio) e quello alla sua sinistra con Giuliano L'Argentario. Un'altra ipotesi vuole che quest'ultimo personaggio abbia in realtà le sembianze di Giovanni, il generale rivale di Belisario in quel momento in ascesa.
Abbigliamento: Giustiniano calza i campagi, sandali purpurei ornati di pietre preziose; indossa una tunica bianca (divitision), ornata lateralmente di una fascia d'oro che si prolunga sino al ginocchio e stretta in vita dal cingulum, una cintura che distingueva tutti i funzionari pubblici e sopra il manto di porpora, chiuso a destra da una fibbia preziosa e ornato da un motivo dorato di forma rettangolare (tablion).
I soldati della guardia imperiale portano il maniakion, un collare aureo che porta al centro un ovale orizzontale.
Il corteo procede in realtà verso destra ed è quindi aperto dal vescovo preceduto dai due diaconi come nel rituale dell'ingresso vescovile.


Nel pannello di destra  è raffigurata l'imperatrice Teodora con il suo seguito, a destra due cortigiani, uno dei quali solleva una tenda per mostrare all'imperatrice l'acqua della fontana, e a sinistra sette matrone, le prime due delle quali dovrebbero essere Antonina e Giovanna(*), rispettivamente moglie e figlia di Belisario. Alle spalle dell'imperatrice, una nicchia a forma di conchiglia, simbolo cristiano dell'immortalità. La veste appare riccamente decorata, nell'intarsio spiccano i tre Re magi che recano doni.
(*) Giovanna andò in sposa ad Anastasio, nipote di Teodora.


Lunetta di destra del presbiterio: Il sacrificio di Abele che offre un agnello al Signore e quello di Melchisedec, il re sacerdote di Salem (Gerusalemme) davanti al cui tempio è raffigurato, che gli offre pane e vino (Genesi 14) vengono considerati delle anticipazioni bibliche dell'eucaristia.

Lunetta di sinistra: due episodi della vita di Abramo: A) Abramo offre il pranzo sotto la quercia di Mamre ai tre angeli del Signore venuti ad annunciargli la nascita di Isacco mentre la moglie Sara sorride incredula sulla porta della capanna (Gen. 18); B) Sacrificio di Isacco.


Estradosso absidale: e' interessante confrontare questi due mosaici topografici - raffiguranti Gerusalemme e Betlemme - con quelli di S.Apollinare Nuovo. I secondi hanno infatti come referenti delle architetture reali mentre questi hanno come referenti delle architetture del tutto immaginarie; la Gerusalemme qui raffigurata non corrisponde infatti alla città realmente esistente quanto alla descrizione della Gerusalemme celeste data da S.Giovanni nell'Apocalisse: "La città è cinta da un grande ed alto muro... Le mura sono costruite con diaspro e la città è di oro puro. Le fondamenta delle mura sono adorne di ogni specie di pietre preziose." (Apocalisse, XXI)


Sarcofago di Isacio (Esarca di Ravenna, 620-637), la vedova Susanna vi fece incidere una elegante inscrizione greca (la traduzione in latino è successiva) che ne ricordava la carriera al servizio dell'impero e la morte gloriosa. 
Il sarcofago, in marmo greco e databile alla prima metà del V sec., è raccordato ad un coperchio semicilindrico non pertinente sia per le dimensioni che per la qualità del marmo. Si tratta, con molta probabilità, di una semicolonna riadattata alla cassa. Nella parte anteriore del coperchio una grande croce latina a rilievo identica a quella scolpita nel suo lato destro, divide la superficie curva e campeggia al centro dell’iscrizione greca ancora perfettamente leggibile.
Sul lato anteriore della cassa è scolpito l'Arrivo dei Magi mentre su quello posteriore è scolpito al centro il Chrismon ai lati del quale si dispongono due pavoni. Sui lati corti della cassa sono raffigurati rispettivamente la Resurrezione di Lazzaro e Daniele nella fossa dei leoni.




















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