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venerdì 29 luglio 2011

Tommaso Paleologo

  Tommaso Paleologo

 Nell'estate del 1460 Tommaso Paleologo, ultimo despota di Morea ed erede al trono di Bisanzio, dopo la morte del fratello Costantino XI (1453), ottiene asilo dalla Serenissima e a Navarino s'imbarca su una galera veneziana assieme alla moglie Caterina Zaccaria ed ai figli Andrea, Manuele e Zoe (Sophia).
L'esiguo corteo imperiale fa scalo a Patrasso per recuperare le reliquie di S.Andrea, come raffigurato nel ciclo di dipinti commissionati da Francesco Maria Piccolomini al pittore fiammingo Bernard Rantwyck circa un secolo dopo gli avvenimenti, originariamente destinati alle pareti della cappella di S.Andrea del Palazzo Piccolomini di Pienza ed oggi riunite nel locale museo diocesano.
Lasciati i familiari a Corfù, presso il monastero del Pantokrator a Chlomos, prosegue per Ancona, recando con sé la testa dell'apostolo Andrea.
Tommaso giunse a Roma il 7 marzo 1461. Il papa gli assegnò un palazzo all'interno del complesso di Santo Spirito in Sassia* ed una rendita di 300 ducati al mese, che divennero 500 con una successiva donazione dei cardinali.
La reliquia fu poi trasferita nella rocca di Narni e finalmente giunse a Roma.
La reliquia è condotta a Roma l’11 aprile 1462, Domenica delle Palme, presso Ponte Milvio, accompagnata dai cardinali Alessandro Oliva, Bessarione e Francesco Todeschini Piccolomini il futuro papa Pio III (1503-1503). Lì rimase, all’interno della torre del ponte, sino al giorno seguente, quando il Papa giunse scortato da un corteo solenne. Presso il ponte, a memoria del passaggio della reliquia, è edificato un tempietto (Tempietto di Sant'Andrea), che fra quattro colonne ospita la statua del santo scolpita da Paolo Romano.
Nel 1462 muore a Corfù la moglie Caterina. La sua tomba si trova nella chiesa dei SS. Giasone e Sosipatro che era il katholicon del monastero presso il quale era stata accolta.
Tommaso Paleologo muore a Roma, nell'ospedale del S.Spirito, nella primavera del 1465.

* La Confraternita del S.Spirito era stata rifondata nel 1446 da papa Eugenio IV e ne facevano parte tutte le grandi famiglie del clan filobizantino. Papa Eugenio IV, i  cardinali Capranica, Torquemada e Bessarione, Ludovico Gonzaga e  la regina Carlotta di Cipro furono membri della confraternita.


Tommaso Paleologo raffigurato nelle vesti di S.Paolo in una statua di Ponte S.Angelo, attribuita a Paolo Romano (1463-1464).
 
Commissionata all'artista da papa Pio II per ornare la nuova cappella di Sant'Andrea in San Pietro, in sostituzione di quella, ritenuta insoddisfacente, realizzata insieme a quella di San Pietro nel 1461-1462 (oggi entrambe nella Bibliotheca pontificum dei Palazzi Apostolici vaticani), venne probabilmente ultimata nel 1464 dopo la morte del pontefice e non fu mai posta in quella collocazione.
Nel 1535 papa Clemente VII la fece collocare su un basamento alla testa meridionale del Ponte S.Angelo en pendant con quella di San Pietro da lui commissionata al Lorenzetto dove a tutt'oggi si trova.


Tommaso Paleologo nel monumento di Pio II a S.Andrea della Valle a Roma che risale al 1470 e che fu trasferito qui dalla Basilica di S.Pietro nel 1614. E' attribuito a Paolo Romano.


Tommaso Paleologo raffigurato nell'affresco di Pinturicchio (1505 c.ca),  nella Libreria Piccolomini del Duomo di Siena, nella scena in cui Pio II ormai morente giunge ad Ancona.

Piero della Francesca, Flagellazione, 1529

Secondo Silvia Ronchey il personaggio barbuto in primo piano è il cardinale Bessarione mentre Pilato avrebbe il volto di Giovanni VIII Paleologo. La sofferenza del Cristo a cui presiede un uomo col turbante (Maometto il Conquistatore) avverrebbe sotto lo sguardo impotente dell'imperatore/Pilato (identificazione rafforzata dai calzari purpurei) e simboleggerebbe la sofferenza di Costantinopoli.
In primo piano Tommaso, vestito di rosso in quanto porfirogenito e a piedi nudi perchè aspira ai calzari imperiali, assisterebbe alla conversazione di Bessarione con un principe occidentale (Niccolò III d'Este che ospitò il Concilio di Ferrara) circa eventuali aiuti. Il quadro, del 1459, riferirebbe quindi eventi del 1439 (Concilio di Ferrara e venuta in Italia di Giovanni VIII e del fratello Tommaso).


Questo personaggio è raffigurato da Piero della Francesca nel ciclo della Leggenda della vera croce dipinto nel coro della basilica francescana di Arezzo ed è databile al 1452. 
 L'identificazione con il profeta Geremia si basa sul riscontro della sua posizione accanto alla Morte di Adamo, verso la quale guarda ed è riguardato da un personaggio all'estremità sinistra. Geremia infatti aveva profetizzato un discendente di Davide che Jahvé farà crescere come il germoglio piantato nella bocca di Adamo, interpretato come allusione al Cristo che lega la scena della nascita dell'Albero della Conoscenza al resto delle storie della Croce.
Il profeta è raffigurato in piedi, su uno sfondo scuro, in mano tiene un cartiglio svolazzante, dove però non c'è iscrizione o non si è conservata. L'elemento più spettacolare è l'illuminazione sperimentale che proviene da dietro a sinistra, dalla finestra cioè che illumina naturalmente la cappella. In questo senso il profeta è come se fosse sbalzato in avanti sul gradino, proiettandosi verso lo spettatore quel tanto che basta per lasciarsi la finestra e la luce alle spalle.
La Ronchey fa notare la rassomiglianza con il giovane scalzo che compare nella Flagellazione e da lei identificato con Tommaso Paleologo.


In questa scena dipinta da Benozzo Gozzoli nel 1459 sulla parete occidentale della Cappella dei Magi di Palazzo Medici Riccardi di Firenze, si riconosce la figura di un anziano su una mula, ritratto di Giuseppe II, patriarca di Costantinopoli nelle vesti di Melchiorre, accanto si nota un diacono a cavallo con in mano la pisside d'oro dell'incenso, più avanti il fratello minore di Lorenzo, Giuliano de' Medici con un leopardo maculato sul cavallo. Nell'interpretazione della Ronchey, nel giovane capocaccia sarebbe invece ritratto Tommaso Paleologo. Nel Chronicon Minus di Sfranze si legge infatti che nel 1437, temendo un attacco di Khalil Pascià, il despota e reggente Costantino inviò anche il fratello minore presso Giovanni VIII che era appena partito per Ferrara. Anche Pero Tafur dice che il giovane Paleologo faceva parte della delegazione bizantina.
Nella stessa scena sono raffigurati Sigismondo Pandolfo Malatesta e Galeazzo Maria Sforza e una serie di dignitari bizantini fra esotiche fiere come linci e falconi. L'arrivo dei Magi  fa infatti da pretesto per rappresentare un preciso soggetto politico che diede lustro alla casata dei Medici, cioè il corteo di personalità che arrivò a Firenze da Ferrara in occasione del Concilio del 1438-1439 (l'anno in cui viene commissionato il ciclo è lo stesso di apertura della Dieta di Mantova).
Il patriarca, l'imperatore e suo fratello (i cui cortei sono raffigurati nelle altre due pareti della cappella) arrivarono effettivamente a Firenze in tre tempi diversi, ciascuno alla testa del proprio seguito ed in quest'ordine.










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