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venerdì 29 luglio 2011

Cleofe Malatesta e Maddalena Tocco


Cleofe (a volte appare anche come Cleopa) Malatesta, figlia di Malatesta IV - detto Malatesta dei Sonetti per il suo amore per la letteratura e le belle arti - Signore di Rimini e Pesaro e di sua moglie Elisabetta da Varano, sposa Teodoro II Paleologo, despota di Morea il 9 gennaio 1421. Il matrimonio viene celebrato, secondo il rito misto concordato, in Santa Sofia di Costantinopoli insieme a quello tra Giovanni VIII Paleologo e Sofia di Monferrato.
Le nozze di Cleofe sono il risultato di un piano predisposto da papa Martino V per ricomporre lo scisma. Egli scelse «personalmente» Cleofe (assieme a Sofia di Monferrato, destinata a Giovanni VIII, fratello di Teodoro marito di Cleofe).
   Per le proprie nozze Cleofe riceve da Martino V la speciale dispensa che le garantisce il rispetto della fede cattolica. Il futuro marito per iscritto il 29 maggio 1419 le promette «libertà di vivere secondo suo rito, e secondo i costumi d’Italia», e completa autonomia circa le funzioni liturgiche.
Col matrimonio cambia il suo nome in Kleope e nel 1425, su pressione del marito, abbraccia la fede ortodossa.
Nel 1427-28 dà alla luce Elena Paleologina, che nel 1442 andrà sposa al re Giovanni II di Cipro e sarà la madre della regina Carlotta.
Le fattezze rinascimentali italiane dell'ala paleologa del Palazzo dei Despoti o quelle della loggia della Pantanassa fanno pensare ad un suo intervento, o a quello di suoi connazionali, nella progettazione.
Muore il 18 aprile del 1433 dopo lunga e misteriosa malattia e viene sepolta nella chiesa di Hagia Sophia a Mistà (1).
Nel sonetto composto per la sua morte, ritrovato tra le carte di Bessarione, e attribuibile allo stesso Teodoro II, si dice che la sua tomba è contrassegnata da un ritratto che li raffigura entrambi, ma questo ritratto (la cui metà è qui riprodotta) non si trova nella chiesa indicata come luogo di sepoltura.
 

(...) Perchè se in questa immagine ti ho iscritta,
in questa stessa anche io mi sono aggiunto,
volendo essere unito a te da un terzo vincolo
di unione, per spegnere della nostalgia la cupa fiamma,
per vuotare il dolore dall'anima gonfia.
Ma, o morta, e degnamente viva in Dio,
allorchè il fato nella stessa tomba
alle tue ossa le mie congiunga, ai quattro vincoli
tra noi, per me estraniato dai cinque sensi,
aggiungi un quinto altro e migliore:
dividere il piacere e la visione
di Dio con te, che coraggio hai e dai,
e sei dalla mia parte, e sei mia parte”

(1) Silvia Ronchey ipotizza nella morte la longa manus della curia romana. Cleofe «probabilmente assassinata, certamente travolta dal doppio gioco al quale era stata costretta fin dal suo arrivo a Bisanzio», visse cercando un impossibile equilibrio sul filo che collegava il papa ed il consorte. Giocò con coraggio una partita che da sola non poteva vincere. Silvia Ronchey ipotizza l’uccisione di Cleofe per evitare che mettesse al mondo un erede al trono bizantino. Se un figlio maschio fosse nato, il corso della storia avrebbe potuto essere diverso: se la storia potesse farsi con i se
 
Opere composte in occasione delle nozze di Cleofe:
Guillaume Dufay, Vasilissa ergo gaude, mottetto a quattro voci.
 
Discorsi funebri in morte di Cleofe:
Demetrio Pepegomeno, che probabilmente fu il suo medico curante, nella monodia scritta in occasione delle sue esequie,  parla di “morte contro natura” e di “quando una madre muore prima di dare alla luce un figlio”. Sembrerebbe quindi alludere ad una morte per aborto.
Pepegomeno arrivò a Mistrà nel 1415, era uno specialista nella gotta al seguito di Manuele II che fu da questi lasciato in Morea per servire Teodoro II come medico di corte.

La mummia di Mistrà:
Hagia Sophia di Mistrà

Fino al 1999 nel museo attiguo alla Mitropolis era possibile osservare su un manichino i resti di un busto di donna con i suoi abiti e i suoi capelli. La tradizione locale narra che furono ritrovati negli anni '50 da Nikolaos Drandakis, un archeologo ateniese che scavava le tombe di Hagia Sophia, ma al contatto con l'aria la gran parte si polverizzò lasciando solo questi resti. La tomba non era sigillata.
In questa tomba 14 (X rossa sulla planimetria) a 90 cm di profondità fu rinvenuto un torso senza testa con brandelli di tessuto ancora ben conservati. Un po' discosti una treccia che conservava la forma del cranio e delle babbucce ed i resti di un diadema. Questi resti giacevano sopra altri 11 scheletri decomposti.

L'abito indossato dalla "mummia" secondo la ricostruzione dell'equipe di Marielle Martiniani-Reber attualmente conservato nel Museo Archeologico di Mistrà.
 
Ciò lascia ipotizzare che lo scheletro fosse stato traslato qui da una sepoltura più consona al suo lignaggio (la camera a calotta indicata con la lettera A sulla planimetria) e che la traslazione fosse di poco successiva all'inumazione originaria (cfr. S. Ronchey, La "mummia" di Mistrà. Bessarione, Cleope Malatesta ed un abito di damasco veneziano, 2001).
Le indagini condotte dalla Martiniani-Reber sui resti del vestito (il cui tessuto principale è un damasco di seta a motivi vegetali) ne suggeriscono una datazione agli anni 20-30 del XV secolo compatibile per tipologia con una provenienza italiana ed un'alta condizione sociale di chi lo indossava. Il taglio attillato e la profonda scollatura fanno propendere inoltre per la giovane età della mummia confermata anche dai parametri paleoantropologici su di essa rilevati. L'analisi dello scheletro ha anche evidenziato una inspiegabile perforazione dello sterno.

Maddalena (Teodora) Tocco: figlia di Leonardo II Tocco, fratello di Carlo I Tocco, conte palatino di Cefalonia e Zacinto, duca di Leucade e signore dell'Epiro (cfr. l'albero genealogico della famiglia Tocco).
Inizialmente il suo nome era Maddalena, ma fu cambiato in Teodora nel momento delle sue nozze con Costantino Paleologo il 1º luglio 1427. Vissero insieme a Clarentia e a Clemoutsi da dove Costantino amministrò il territorio del Peloponneso.
Morì nel novembre 1429, nella località di Santomeri di Olenia in Acaia.
Fu in un primo tempo sepolta a Mistrà, molto probabilmente nella Hagia Sofia, successivamente, quando Costantino ascese al soglio imperiale, i suoi resti furono traslati a San Salvatore in chora.
Alcune fonti la dicono madre di una figlia, morta infante.
Diana Gilliland Wright avanza l'ipotesi che entrambe le donne siano morte di parto e che fossero entrambe state assistite da Pepegomenos.


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