Il Tempio di Apollo di Siracusa
Piazza Emanuele Pancali, veduta aerea
L'edificio sacro
originario era un tempio periptero esastilo, delle dimensioni di mt.
58,10 x 24,50, con 17 colonne nei lati maggiori e sei sui lati
minori. All'interno, e più precisamente tra il pronao e le colonne
del lato minore rivolto ad oriente, sono altre sei colonne disposte
parallelamente alle colonne del fronte d'ingresso. La cella era
tripartita da due filari di colonne con doppio ordine. Nel versante
occidentale del tempio era presente l'adyton.
L’attribuzione del
tempio al culto di Apollo è stata possibile grazie ad una iscrizione
che si trova sulla faccia verticale di un gradino del crepidoma sul
versante orientale in corrispondenza delle prime tre colonne di
sinistra della facciata. L'epigrafe è formata da lettere alte circa
20 cm. e si estende per una lunghezza di 8 metri. Essa recita:
Kleomenes (o Kleomedes), figlio di Knidieidas, fece ad Apollo ed
Epikles i colonnati, opere belle“.
Risale
alla metà del VII sec a.C. ed è pertanto il tempio dorico in pietra
più antico dell'isola.
Fu convertito in chiesa
cristiana dopo la riconquista bizantina della Sicilia (VI sec.). La
trasformazione non coinvolse però l'intero tempio, che evidentemente
non versava in buone condizioni, ma ne utilizzò il solo naos
che, di per sé, con la sua partizione in tre navi, era del tutto
idoneo a essere trasformato in chiesa. “II riadattamento era
stato ottenuto con la parziale occlusione dell'intercolumnio,
utilizzando il materiale apprestato dalla rovina stessa del tempio...
il coronamento era dato da un semplice architrave monolitico... il
breve spazio fra gli stipiti e le colonne era ricolmato con muratura
a pezzate” ( L. Bernabò Brea, 1971).
Già in epoca bizantina
l'innalzamento del piano stradale non faceva più corrispondere il
piano della chiesa cristiana con quello del tempio pagano, e si
dovette procedere a una rozza sopraelevazione, utilizzando materiale
proveniente dallo stesso tempio.
Si provvide, in quella
occasione, a munire di un altro gradino il crepidoma, rimasto troppo
in basso. Altri lavori riguardarono una sorta di vasca battesimale
ricavata dai tre gradini inferiori dello stilobate [che]... rotti con
un profondo taglio rettangolare... [vennero rivestiti all'interno] da
un grande lastrone calcare monolitico, con il lembo superiore
riccamente sagomato (P. Orsi).
Sul lato occidentale, al
di fuori della riadattata parte del tempio si nota un massiccio
basamento (m 9,10 x 8) che probabilmente apparteneva ad un torrione
di epoca bizantina assieme ai resti della contigua cortina muraria,
il cui materiale da costruzione fu in parte ricavato dalle pietre
squadrate tolte al tempio classico in quelle parti rimaste non
utilizzate dalla chiesa bizantina.
E' incerta la destinazione che
ebbe l'edificio durante la dominazione araba, anche se un'iscrizione in lingua araba presente sul lato interno dell'unico muro superstite sembra attestare la sua conversione in moschea. Alla dominazione araba risale anche il taglio delle colonne del peristilio.
Basamento di un torrione bizantino
Sotto i Normanni l'edificio fu comunque nuovamente convertito in chiesa cristiana. La chiesa normanna - posta a quasi 2 metri di
altezza dall'originario basamento del tempio e notevolmente più piccola di quella bizantina - fu però orientata sull'asse nord-sud e doveva avere l'abside sul lato
settentrionale contrapposta al vano d'ingresso costituito dall'arco
ogivale, ancor oggi visibile, praticato nel muro meridionale –
l'unico ancora in piedi - della cella del tempio.
Al secolo XIV si fanno
invece risalire le «crocierine gotiche, di perfetta fattura, che
investono e soverchiano, con arditissimo slancio, il portale
normanno. [Esse] Sono manifestamente gli avanzi delle crociere di un
edificio probabilmente religioso orientato nello stesso senso del
tempio normanno» e che dovevano innestarsi nella volta centrale
orientata in senso est-ovest, a copertura della navata centrale. Il portale esternamente è sormontato da una doppia ghiera in conci di pietra mentre all'interno al di sopra di esso si notano tre archi rincassati. Della chiesa normanna è nota la dedica al Salvatore.
Nel 1562 il vicerè spagnolo fece costruire una grande caserma che inglobò la chiesa e ciò che restava del tempio. Soltanto l'intervento diretto dall'archeologo Paolo Orsi tra il 1938 ed il 1942 liberò il tempio dalla fabbrica della caserma spagnola riportandolo alla luce.
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