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venerdì 13 aprile 2012

chiesa del Salvatore in chora

chiesa del Salvatore in chora (Kariye Camii)


Facciata occidentale

Il termine chora (campagna) indicava la zona compresa tra l'antica cinta muraria costantiniana e quella teodosiana dove appunto sorgeva la chiesa.
Un'interpretazione più recente mette invece il termine chora in relazione alle definizioni di "Colui in cui si ritrovano i viventi" (Chora ton zoonton) e di "Colei che ha contenuto l'Incontenibile" (Chora tou achoretou) attribuite rispettivamente al Cristo e alla Vergine nei mosaici all'interno della chiesa.
Il suo aspetto attuale risulta dalla radicale trasformazione di una struttura preesistente - una chiesa a croce greca inscritta e sormontata da cupola - operata tra il 1316 e il 1321 su commissione di Teodoro Metochite, gran logoteta (ministro delle Finanze) durante il regno di Andronico II (1282-1328), raffigurato in uno dei mosaici del nartece nell'atto di offrire il modello della chiesa al Cristo e sepolto nel paraekklesion dove si trova anche il sepolcro del suo amico e gran conestabile Michele Tornikes. Quando nel 1328 Andronico II fu costretto ad abdicare, Teodoro Metochite fu espropriato di tutti i suoi beni e mandato in esilio. Rientrò nel 1330 a Costantinopoli per ritirarsi nel monastero che aveva fatto restaurare prendendo il nome monastico di Teolepto e morendovi due anni dopo.


Il Metochite fece costruire i due narteci e il paraekklesion. Gran parte della navata centrale e l'abside risalgono invece all'epoca comnena (inizi XII sec.) e sono dovuti alla committenza di Maria Dukaina, la suocera di Alessio I Comneno.
La necessità di adattare la costruzione a strutture preesistenti determina numerose irregolarità:
- L'endonartece non è centrato rispetto alla navata. Per effetto di ciò le due cupole che ne sovrastano le campate laterali sono fuori asse e quella meridionale ostacola la vista del timpano dall'esterno;
- Anche il paraekklesion mortuario, addossato al lato meridionale della chiesa presenta un imperfetto allineamento delle mura.
L'esterno si presenta movimentato da semicolonne addossate e da rientranze mentre le arcate dell'esonartece vennero murate quando la chiesa fu convertita in moschea e venne anche innalzato il minareto.

Dopo la conquista la chiesa, una delle prime ad essere saccheggiata a causa della sua vicinanza alla breccia da cui penetrarono i turchi, venne convertita in moschea con il nome di Kariye Camii da Ali Atik Pasha, gran visir (1495-1511) di Beyazid II. Durante il saccheggio venne distrutta l'icona della Vergine Odigitria che vi era stata riposta nel corso dell'assedio.

facciata orientale

All'interno, il programma iconografico voluto dal logoteta è così articolato:
Nell'esonartece, ciclo dell'infanzia di Cristo (originariamente formato da 14 scene);
nell'esonartece e nella navata laterale, ciclo del ministero di Cristo (originariamente 32 scene);
nell'endonartece, ciclo della Vergine (originariamente 20 scene)


Al di sopra della porta che introduce all'endonartece, è posta la raffigurazione del Cristo Pantokrator accompagnata dall'epigrafe "Chora ton zoonton" (Colui in cui si ritrovano i viventi)

Cristo pantokrator (2)

Nella lunetta di fronte, al di sopra della porta d'ingresso alla chiesa, l'immagine della Vergine con il bambino accompagnata dalla epigrafe "Chora tou achoretou" (Colei che ha contenuto l'Incontenibile)

La Vergine blachernitissa (1)

Nelle altre lunette dell'esonartece, a partire da quella sulla parete nord e procedendo in senso orario, si svolge il ciclo dell'infanzia del Cristo.

 da sinistra: Sogno di Giuseppe (un angelo appare in sogno a Giuseppe e lo rassicura sulla natura divina della gravidanza di Maria, Protovangelo di Giacomo XIV, 2) ).
Sopra Giuseppe, Maria conversa con due amiche fuori Nazareth. Più a destra, partenza per Betlemme (per il censimento) (10)

Il Censimento (8)

Natività (5). Bagno del Bambino, Nascita, Annuncio ai pastori

 I Re magi in viaggio verso Gerusalemme e davanti a Erode (17)


Erode ordina la strage e strage degli innocenti (61)

 Fuga di Elisabetta e Giovanni (14).
Un soldato insegue Elisabetta e Giovanni ma una montagna si apre davanti a loro e gli offre ricovero.

 Ritorno della Sacra famiglia dall’Egitto (12).

L’asino è condotto da Giacomo fratello di Gesù. A sinistra un angelo annuncia in sogno a Giuseppe che può fare ritorno in Israele.

***


Nelle volte e nei pinnacoli dell'esonartece e, proseguendo, nella navata laterale sono raffigurate le scene del ministero di Cristo.


Tentazioni di Cristo (Mt, 4, 1-11).
 Il diavolo sfida Cristo a trasformare le rocce in pani, Il diavolo conduce il Cristo sull’alto di una montagna e gli offre i regni della terra se accetterà di prostrarsi davanti a lui, il diavolo lo sfida a provare la sua divinità gettandosi dal pinnacolo del Tempio.
Incontro tra Cristo e S.Giovanni Battista.
(4,6, seconda campata)

 Miracolo delle nozze di Canaa (3, terza campata).
Cristo è insieme alla Vergine, Pietro e Giovanni .

Moltiplicazione dei pani (13, terza campata)

Monumenti funebri (arcosolii) nell'esonartece
Nell'esonartece, lungo la parete occidentale (vedi cartina), si trovano tre arcosolii che ospitavano altrettante sepolture. In tutti e tre i casi è rimasta integra solo la parte inferiore degli affreschi che decoravano la parete di fondo.
A. L'affresco nell'arcosolio, scomparso nella parte superiore, mostra una figura seduta sulla sinistra e, sulla destra una figura femminile in piedi che indossa un abito di un tessuto di fattura occidentale.
In questa tomba potrebbero essere state traslate le spoglie di Maddalena (Teodora) Tocco, la prima moglie di Costantino XI morta nel 1429 ed inizialmente sepolta nella chiesa di Hagia Sophia a Mistrà, dopo l'ascesa al trono di Costantino (1449). Cfr. anche l'albero genealogico della famiglia Tocco.


B. Nell'arcosolio sono raffigurate tre persone in piedi, quelle in posizione laterale indossano lunghi abiti di corte decorati con il monogramma dei Paleologi, la figura centrale potrebbe invece appartenere ad un bambino.
Probabilmente si tratta della tomba di una famiglia nobile.


C. (Tomba di Irene Raulena Paleologina)*. Nell'arcosolio sono raffigurate tre persone in piedi che indossano abiti di corte. Il vestito della figura centrale è decorato con il monogramma dei Paleologi. Nelle pareti laterali della nicchia sono raffigurati un uomo e una donna in abiti religiosi.


Nel sottarco è raffigurata la Vergine blachernitissa fiancheggiata dai medaglioni con i busti di S.Cosma di Maiuma (un santo innografo del VII-VIII secolo detto anche "il melode"), a sinistra, e S.Giovanni Damasceno, a destra, che tengono in mano dei cartigli su cui sono scritti versi inerenti alla morte.
 
La Vergine blachernitissa nel sottarco della Tomba di Irene Raulena Paleologina
 
* Figlia di Teodora Raulena e del protovestiario Giovanni Raul aveva sposato Costantino, uno dei figli di Michele VIII Paleologo.  


***


Nel nartece interno si svolge il ciclo della Vergine

D. (Tomba di Demetrio Paleologo), figlio di Andronico II Paleologo (1282-1332) e della sua seconda moglie Violante (Irene) di Monferrato, che fu Despota di Tessalonica dal 1322 all'anno della sua morte tra il 1340 ed il 1343. Si trova nella nicchia che termina il capo settentrionale dell'endonartece. Conserva lacerti di mosaico solo nella parte superiore della parete di fondo - in cui si distingue la Vergine in posizione di orante - e nel sottarco.

Tomba di Demetrio Paleologo
 Annunciazione ad Anna della nascita di Maria (29)

 Nascita di Maria (26).
Gioacchino osserva timidamente. La scena ha la stessa impostazione della nascita del Cristo che è collocata nella stessa posizione nell’esonartece.

 Benedizione di Maria 
(nella didascalia: e euloghesis ton iereon=la benedizione dei sacerdoti, cfr. Protovangelo di Giacomo). 
Nella scena superiore, Maria tra le braccia di Gioacchino e Anna (25,37).

Incontro di Gioacchino ed Anna (27) davanti alla Porta d’oro di Gerusalemme (Protovangelo di Giacomo IV, 4).

 I primi sette passi di Maria (24).

La bambina si fortificava di giorno in giorno e, quando raggiunse l'eta di sei mesi, sua madre la pose per terra per provare se stava diritta. Ed essa, fatti sette passi, tornò in grembo a lei che la riprese, dicendo: "(Com'è vero che) vive il Signore mio Dio, non camminerai su questa terra fino a quando non ti condurrò nel tempio del Signore". (Giacomo, VI,1) 

 

Presentazione di Maria al Tempio (21) (nella volta tra le lunette 22 e 20).

Gioacchino e Anna all’età di tre anni affidano Maria al Tempio – la riceve il gran sacerdote Zaccaria (Giacomo, VII, 2) Chiamate le figlie senza macchia degli Ebrei e che ciascuna rechi una fiaccola…, raffigurate nella scena.
In secondo piano Maria nel Sancta sanctorum nutrita dall’angelo (Giacomo, VIII, 1)

 Maria riceve la porpora per filare il velo del Tempio (20).
(Giacomo, X, 1-2)

Fidanzamento di Maria (36). Il gran sacerdote Zaccaria affida Maria dodicenne a Giuseppe.

 Preghiera di Zaccaria (38) davanti alle verghe dei pretendenti di Maria (Giacomo, IX, 1).

 Giuseppe accompagnato da uno dei suoi figli conduce Maria in casa sua (35).

 Partenza di Giuseppe (33, Giacomo, IX, 3).

Maria attorniata dai discendenti della casa di Davide (30), cupola settentrionale. Nei pinnacoli: Annunciazione a Maria, Gioacchino nel deserto (Giacomo, I,4), distrutto, Rifiuto del sacrificio di Gioacchino (Giacomo, I,1).

 Annunciazione a Maria (34, Giacomo, XI,1)

 Cristo Pantokrator (43) cupola meridionale.
Pinnacolo NO: Guarigione dei due ciechi di Gerico (Mt 20, 29-34).

Nella lunetta orientale della campata dell'endonartece sormontata dalla cupola meridionale, Deesis (44) con Isacco Comneno (terzogenito di Alessio I Comneno e nipote di Maria Dukaina, la fondatrice della chiesa di epoca comnena) e la monaca Melane (Maria Paleologina, figlia naturale di Michele VIII, andò in sposa ad un khan dei Mongoli. Tornata a Costantinopoli si ritirò a vita monastica con il nome di Melane).
Oltre a quello di Teodoro Metochite, sono questi gli unici ritratti inseriti nel suo programma iconografico. La spiegazione della loro presenza, in una posizione di spicco accanto alle figure più grandi del Cristo e della Vergine che si trovano nella chiesa, va probabilmente ricercata nel fatto che lo abbiano entrambi preceduto nel patronage del monastero di Chora*.
 
* Isacco Comneno mantenne il patronato del monastero di Chora probabilmente fino al 1152 quando, a seguito di un suo coinvolgimento in un tentativo di usurpazione, fu definitivamente esiliato dal nipote Manuele I Comneno in una località rurale della Tracia dove fondò un monastero dedicato alla Panagia Kosmosoteira, disponendo, nel typikon di fondazione, anche il trasferimento della tomba che già aveva fatto predisporre a Chora.
Nella lunetta sovrastante la Porta regia, Teodoro Metochite consegna la chiesa a Cristo (22), ai lati della porta le figure di S.Pietro (23) e S.Paolo (41)


La navata centrale

(53) Vergine col Bambino, (54) Cristo con un libro su cui è scritto “Venite a me voi tutti che siete affaticati ed oppressi ed io vi ristorerò”

Al di sopra della Porta Regia, all'interno del naos, è collocato un mosaico che risale all'atto di fondazione della chiesa (primi del XII secolo) e che raffigura la Dormizione della Vergine (Koimesis, 52)




da notare:
a) la presenza, alle spalle della Vergine, del Cristo con un bambino in braccio, che ne rappresenta l'anima ormai distaccata dal corpo. Tema iconografico non troppo consueto in occidente;
b) la figura del Cristo è il fulcro attorno a cui s'organizza tutta la composizione: l'effetto è ottenuto per mezzo degli sguardi degli astanti, che per la gran parte convergono su di lui come anche il punto di fuga della prospettiva rovesciata degli edifici in alto a destra.
c) i tre personaggi con le croci ricamate sulle stole e l'aureola sono tre padri della Chiesa, vissuti chiaramente in un'epoca successiva all'evento, ma ivi rappresentati secondo l'uso medievale.
d) il tetramorfo, sopra la testa del Cristo, rappresenta lo Spirito Santo.
e) gli apostoli attorno alla Vergine sono 11 perchè secondo gli Apocrifi mancava Tommaso.
f) sullo sfondo si vedono le tre vergini (Seffora, Abigea e Zaele) che secondo gli Apocrifi erano con la Vergine.

Il paraekklesion (cappella funebre)



Ingresso

catino absidale (1) Anastasis.
Cristo solleva Adamo ed Eva - vestita di rosso a simboleggiarne l'umanità - dalle tombe. Alle spalle di Adamo: Giovanni Battista, Davide e Salomone. Sotto i suoi piedi, le porte divelte del limbo che Egli aprì per liberare le anime. La figura del negro, incatenato ai piedi del Cristo, dovrebbe impersonare Ade (elemento della mitologia pagana confuso con il guardiano del limbo). Ai lati del Cristo le anime dei giusti, a sinistra guidate dal Battista e a destra da Abele.

(3)Vergine Eleousa ( Maria Ausiliatrice), all'estremità destra dell'abside
 

Volta del paraekklesion: il Giudizio Universale (4)
 
Al centro Cristo con ai lati Giovanni Battista e Maria. Gli apostoli appaiono seduti in due gruppi ai lati sempre del Cristo. Ai suoi piedi la preparazione del trono (etoimasìa) con i Progenitori inginocchiati ai suoi lati e più sotto ancora la bilancia con cui si pesano i peccati (psicostasia). A destra il fiume ardente che va ad alimentare le fiamme dell’inferno verso cui vengono condotti i dannati. Al centro della volta, un angelo arrotola la volta celeste, "E il cielo si ritirò come un volume che si arrotola" (Apocalisse, VI,14)
da notare: Un cedimento strutturale ha deformato l’affresco, la mandorla del Cristo ad es. da circolare ha assunto una forma a uovo.
Nel sottarco che introduce al santuario, al centro, in un medaglione, l'arcangelo Michele. A destra e a sinistra due scene evangeliche legate al tema della resurrezione: La Guarigione della figlia di Giairo (Matteo IX, 18-26) (3) e la Resurrezione del figlio della vedova di Nain (Luca VII, 11-15) (2).
 
Giudizio Universale, particolare dell'angelo che srotola la volta celeste
 
Lunetta settentrionale: L'ingresso al Paradiso (10) 
 
Il corteo degli eletti è condotto da S.Pietro che apre con le chiavi la porta del Paradiso, a guardia della quale è posto un serafino. Ad attenderli, nel Paradiso richiarato dalla luce, il buon ladrone rivolto verso la Vergine affiancata da due angeli e, dietro di loro nel pinnacolo NE (7), Abramo con in grembo Lazzaro il mendico a cui, nel pinnacolo SE, fa da contrappunto il ricco Epulone (8) nelle fiamme dell'Inferno nell'atto di chiedere dell'acqua  (Luca, XVI, 19-31). Nel pinnacolo NO - in alto a sinistra nell'immagine - un angelo presenta un'anima al Giudizio (6). Secondo alcuni autori si tratterebbe dell'arcangelo Michele che presenta l'anima di Teodoro Metochite. Quest'ipotesi è supportata da un poemetto, scritto dallo stesso Metochite, in cui implorava l'arcangelo Michele d'intercedere per lui il giorno del Giudizio.

 
cupola del paraekklesion (11)
Maria circondata dagli angeli, nei pinnacoli quattro poeti innografi (S.Giovanni Damasceno, identificabile dal turbante, NE, S.Cosma di Maiuma detto il Melode, allievo di Giovanni Damasceno, SE, S.Giuseppe innografo, SO, e  S.Teofane Graptos che fu monaco a Chora dove venne anche sepolto, NO)

(13) La scala di Giacobbe
"(Giacobbe) fece un sogno: una scala poggiava sulla terra, mentre la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa.". (Genesi 28, 12) In accordo con l’interpretazione della scala di Giacobbe come prefigurazione della Vergine questa termina con un’immagine della Vergine con il bambino. Sulla destra Giacobbe lotta con l’angelo (Genesi, 32, 23).

Monumenti funebri nel paraekklesion: I sarcofagi che contenevano le spoglie dei defunti sono tutti scomparsi.

Sepolcro di Michele Tornikes (D)

In questo arcosolium era sepolto, come indicato dal lungo epitaffio sovrastante, Michele Tornikes, Gran Conestabile di Andronico II e amico intimo di Teodoro Metochite. L'archivolto è sormontato da una cornice di marmo finemente intagliata, su cui si staglia la figura centrale del Cristo fiancheggiata dai due arcangeli. L'interno dell'arcosolium era originariamente interamente decorato a mosaico ma già in epoca bizantina era stato ampiamente restaurato con pittura a fresco. 
Al centro si trovava la figura della Vergine con in braccio il Bambino con le braccia allargate (come nel medaglione della cupola del paraekklesion), ai suoi lati ed  in piedi sono raffigurati a sinistra Michele Tornikes e a destra sua moglie in atteggiamento di preghiera. Nell'intradosso le loro figure sono fiancheggiate da altrettante figure in abiti monastici, sormontate da due epigrafi che le identificano come loro stessi dopo aver preso i voti con i nomi di Makarios e Eugenia. Le parti superstiti della decorazione dell'intradosso sono ancora interamente realizzate a mosaico.


Sepolcro di Teodoro Metochite (A)

Non esistono testimonianze dirette che Teodoro Metochite venne sepolto in questa chiesa. Questo viene inferito da una lettera del XV secolo in cui Demetrio Kabakes, che afferma di discendere dalle famiglie Raul e Metochite e che in riferimento a Chora dice che un altro dei suoi antenati vi è sepolto accanto al fondatore.
Ciò detto, il suo sepolcro doveva necessariamente trovarsi nel paraekklesion, giacchè quelli presenti nei narteci furono tutti realizzati in epoca successiva. Dal momento che le decorazioni presenti nei due arcosolii della parete meridionale consentono di escluderli, la tomba di Metochite doveva essere in uno dei due della parete nord e questo appare, in virtù della presenza della cornice marmorea, decisamente il più importante.


















 

  
 







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