RITRATTI DI BESSARIONE
Pedro Burrugueta
cm. 116x56, tempera su tavola,
Museo del Louvre
Questo ritratto del cardinale fu probabilmente eseguito nel 1472 da Pedro
Burrugueta su disegno di Giusto da Gand per lo studiolo di Federico
da Montefeltro nel Palazzo ducale di Urbino. La tavola
faceva parte di una serie di 28 ritratti di uomini illustri del
passato e del presente che tappezzavano la parte alta dello studiolo.
Nel 1631, alla morte dell'ultimo duca d'Urbino Francesco Maria II
della Rovere, il territorio dell'ex ducato tornò allo Stato
Pontificio come legazione. Il primo legato pontificio, cardinale
Antonio Barberini, dispose il trasferimento dei ritratti
nella collezione di famiglia conservata nel loro palazzo romano.
Nel 1812 quattordici quadri,
incluso il ritratto di Bessarione, passarono ai Colonna e
successivamente furono acquistati dal marchese Giampietro Campana.
Nel 1863, infine, a seguito della bancarotta del marchese, furono
rilevati da Napoleone III per il Louvre dove a tutt'oggi si trovano.
Il duca Federico ebbe uno stretto rapporto con il cardinale greco che nominò abate commendatario dell'abbazia di San Cristoforo a Casteldurante (l'attuale Urbania), carica che Bessarione detenne dal 1445 al 1472 (secondo altri al 1468).

Questi due frammenti marmorei
si trovavano murati all' esterno di un palazzo di Ferrara sito in via
Della Paglia a ricordo della presenza del cardinale al concilio
ecumenico indetto a Ferrara nel 1438. Oggi sono murati in una parete
della cattedrale di San Giorgio martire.
L'inscrizione in latino recita:
BESSARIO CARDINALIS/ QUI IN PROXIMIS AEDIBUS/ S. MARIAE HYPAPANTES
HABITAVIT/ QUO TEMPORE FERRARIAE/ CONCILIUM HABITUM
Cristofano dell'Altissimo, olio su tavola, cm. 60x45, 1556
Galleria degli Uffizi
Paolo Giovio (1483-1552), vescovo ed umanista, aveva
raccolto nella sua villa di Borgovico (Como) una serie di
ritratti di uomini illustri di tutte le epoche. Alla sua morte, Cosimo
I de Medici, che era stato suo buon amico, inviò colà il pittore
Cristofano dell'Altissimo per realizzarne delle copie. Questi eseguì
oltre 240 dipinti, che andarono a formare la cosiddetta Serie
gioviana, oggi ospitata nei corridoi
monumentali della Galleria degli Uffizi di Firenze, a cui appartiene
anche questo ritratto di Bessarione.
Giovanni Santi (?)
Stendardo di Giovanni Battista
cm.160x113, tempera su tela
Palazzo ducale di Urbino
Questo stendardo processionale a doppia faccia, oggi conservato nel Palazzo ducale di Urbino, fu realizzato intorno al 1475 per l'oratorio urbinate di San Giovanni Battista.
Nella faccia qui considerata è rappresentata la predicazione del Battista.
In primo piano, alla destra del Precursore, S.Bertolucci (2013) riconosce Federico da Montefeltro, duca di Urbino, identificato dall'anello ducale (che gli fu conferito nel 1474) e dalla chiavi della città; subito dopo di lui, starebbe Ottaviano Ubaldini della Carda, mecenate e uomo politico di spicco del ducato e a seguire, il capo velato fino al sottogola, l’abito di damasco nero sontuoso
e decorato di perle, il cardinale Bessarione. Nonostante la mancanza di alcuni tratti caratteristici della ritrattistica del cardinale (come il saio nero dei monaci basiliani ed il cappello cardinalizio), l'identificazione appare sostenuta da altri elementi altrettanto caratteristici (la barba bipartita ed il naso pronunciato). Nella donna in abiti regali che porta un copricapo frigio riccamente ornato ed è sostenuta da un'ancella, andrebbe riconosciuta invece Zoe Paleologina, figlia del deposto Despota di Morea Tommaso, legittima erede al trono di Bisanzio nonché protetta del cardinale niceno. Nel personaggio che fa capolino sopra le teste di Bessarione e Zoe potrebbe infine essere ritratto Arcangelo di Anichino, già sindaco della Confraternita di San Giovanni Battista e probabile committente dello stendardo. Lo stendardo è generalmente attribuito alla mano di Giovanni Santi, il padre di Raffaello ma non c'è completo accordo della critica sul suo nome.
Timoteo Viti
Sacra Conversazione
cm. 255x175, affresco, seconda metà del XV sec.
chiesa di Santa Chiara, Urbania
Questo affresco si trova
lungo la parete sinistra dell’aula della chiesa di Santa Chiara di
Urbania, dove venne rinvenuto nel 1977 da Mons. Leonardi al di sotto
di un dipinto del Peruzzini raffigurante “l’Immacolata
Concezione” (1631). La tela venne sovrapposta all'affresco
probabilmente nell'ambito dei lavori di ristrutturazione
dell'edificio, promossi nella prima metà del Seicento dal Duca di
Urbino Francesco Maria II Della Rovere.
La sua attribuzione resta
incerta, anche se il recente restauro sembra confermare la tradizione
storica che lo ha a lungo attribuito a Timoteo Viti, pittore urbinate
amico di Raffaello.
Vi è rappresentata la
Vergine in trono con il Bambino al centro dello spazio orizzontale,
delimitato sullo sfondo da colonne e archi classici. A sinistra, in
secondo piano, si distinguono le figure di Santa Chiara e San
Francesco mentre a destra Sant'Orsola guida la schiera delle 11.000
vergini.
Nella figura in abiti
cardinalizi in primo piano sulla sinistra, precedentemente
identificata con Sant'Ambrogio o San Bonaventura, si riconosce oggi
il cardinale Bessarione. Questi fu abate dell'abbazia di San
Cristoforo del Ponte a Casteldurante (l'antico nome di Urbania) dal
1445 alla sua morte (1472). Oltre alla caratteristica barba bipartita
con i baffi che discendono sopra di essa e alle insegne cardinalizie,
fa propendere per questa identificazione anche l'oggetto che tiene in
mano, il modellino di una chiesa che ha probabilmente funzione di
reliquiario, a testimonianza delle numerose donazioni di reliquie
fatte dal cardinale.