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venerdì 3 marzo 2017

Leone Foca il giovane

Leone Foca il giovane

Esponente di spicco dell'aristocrazia militare era il fratello minore del futuro imperatore Niceforo II (963-969). E' detto "il giovane" per distinguerlo dallo zio che nel 919 fu protagonista di un fallito tentativo di usurpazione contro Romano I Lecapeno.
Nel 945, sotto Costantino VII, fu nominato stratego del thema di Cappadocia e, circa dieci anni dopo fu promosso al comando del prestigioso thema di Anatolia.
Nel 956, in uno scontro nei pressi di Duluk, sconfisse e catturò il generale Abul Asair, cugino dell'emiro di Aleppo, che inviò in catene a Costantinopoli.

Il generale arabo Abul Asair viene condotto in catene davanti a Leone Foca
da un'edizione miniata prodotta in Sicilia nel XII secolo della Sinossi della Storia di Giovanni Scilitze (Madrid Skylitzes)
Biblioteca Nacional de Espana, Madrid
 
Romano II Lecapeno (959-963) lo pose al comando delle Scholai orientali dove Leone Foca raccolse ulteriori  successi combattendo contro l'emiro di Aleppo Sayf al-Daula lungo il confine arabo-bizantino.
Agli inizi dell'estate del 960, l'emiro di Aleppo, approfittando della circostanza che le migliori unità dell'esercito bizantino al comando di Niceforo Foca avevano lasciato la frontiera orientale per attaccare l'emirato di Creta, invase il thema di Charsianon prendendo d'assalto e mettendone a ferro e fuoco la capitale. Leone Foca, i cui effettivi - pur ingrossati da quelli dello stratego del thema di Cappadocia Costantino Maleinos che lo avevano raggiunto - erano molto inferiori di numero, si appostò al passo di Kylindros (1), sul versante orientale del massiccio del Taurus, attendendo che l'esercito nemico vi giungesse per rientrare nei suoi territori.
Quando l'intero esercito arabo era all'interno della stretta gola del passo, Leone Foca diede alle sue truppe, appostate sui fianchi della gola, l'ordine di attacco.
I bizantini caricarono dall'alto, bersagliando il nemico, impossibilitato a manovrare, con massi e tronchi d'albero e facendone strage.

Leone Foca sconfigge l'emiro Sayf al-Daula nella battaglia di Andrassos
da un'edizione miniata prodotta in Sicilia nel XII secolo della Sinossi della Storia di Giovanni Scilitze (Madrid Skylitzes)
Biblioteca Nacional de Espana, Madrid
 
Al termine della battaglia, Leone Foca rientrò a Costantinopoli, dove gli fu tributato il trionfo nell'Ippodromo, con moltissimi prigionieri e tutto il bottino recuperato, mentre l'emiro hamanide, miracolosamente scampato alla cattura, rientrò ad Aleppo con soli 300 cavalieri (2).
Dopo l'ascesa al trono del fratello fu insignito del titolo di Kuropalates (3) e ricoprì la carica di Logoteta del dromo (ministro dei servizi postali) per tutta la durata del suo regno.
Dopo l'assassinio di Niceforo II tentò senza successo di rovesciare Giovanni Zimisce nel 970 e fu esiliato a Mithymna nell'isola di Lesbo. Ripetè il tentativo nel 971 e, nuovamente sconfitto, fu accecato e confinato nell'isola di Proti (Kinali ada).
Sposatosi con una donna di cui non si conosce il nome ebbe tre figli: Niceforo, Barda, che, proseguendo la tradizione militare di famiglia, sarà uno dei più valenti generali di Basilio II prima di ribellarsi a sua volta e Sofia.


Note:

(1) La battaglia è nota come "battaglia di Andrassos" e si svolse l'8 novembre del 960 ma il passo in questione non è mai stato identificato con precisione.

(2) Come spesso accade, la consistenza iniziale della forza d'invasione dell'emiro varia moltissimo da una fonte all'altra, da 3.000 a 30.000 cavalieri.

(3) La carica di Kuropalates designava inizialmente l'intendente del palazzo imperiale (cura palatii) ma divenne rapidamente puramente onorifica. Veniva subito dopo quelle di cesare e nobilissime e di solito spettava ai genitori dell'imperatore.


Narrativa moderna e contemporanea:

Luigi Malerba, Il fuoco greco, Mondadori, 1990
Gli eventi narrati si svolgono in un arco di tempo compreso tra l'ascesa al trono di Niceforo II Foca (3 luglio 963) ed il suo assassinio (11 dicembre 969) ad opera di una congiura di palazzo che portò al potere Giovanni Zimisce. La trama del romanzo si sviluppa intorno al furto della segretissima formula di composizione del fuoco greco, che da il titolo al romanzo, e che offre all'autore lo spunto per disegnare un vivido spaccato della vita di corte nella Costantinopoli dell'epoca, teatro di sottili intrighi e complotti. La bellissima Teofano, moglie di due imperatori (Romano II Lecapeno e Niceforo II Foca), amante di un terzo (Giovanni I Zimisce) e madre di altri due (Basilio II e Costantino VIII) ed il kuropalates Leone Foca, fratello di Niceforo II - intorno ai quali si muovono personaggi minori reali o immaginari – sono al centro di questi intrighi.   
Molto dettagliata la descrizione dei cerimoniali e delle cariche di corte, un po' meno quella dei luoghi, eccezion fatta per quella del Crisotriclinio, nelle prime pagine del libro.
Infine, mentre la narrazione si mantiene sostanzialmente aderente ai fatti storici, i personaggi realmente esistiti appaiono ritratti senza sfumature.





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