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sabato 7 gennaio 2017

Chiesa di Santa Sofia, Benevento

Chiesa di Santa Sofia, Benevento


Iniziata accanto ad un preesistente monastero benedettino dal duca Arechi II poco dopo il suo insediamento (758), fu completata probabilmente nel 762. Era comunque già consacrata il 26 agosto 768, quando vi furono deposti i resti di San Mercurio di Cesarea (1).
Nel 774 la chiesa fu dedicata alla Divina Sapienza pare su suggerimento dello storico Paolo Diacono. Accanto al già esistente cenobio, Arechi fece costruire anche un monastero femminile di cui divenne badessa la sorella Gariperga


La pianta della chiesa - estremamente originale ed innovativa - presenta un nucleo centrale costituito da un esagono ai cui vertici sono collocate sei grandi colonne (provenienti probabilmente dall’antico tempio di Iside), collegate tra loro da archi sui quali si imposta la cupola. Attorno a questo nucleo esagonale si dispone un secondo anello decagonale formato da otto pilastri, in blocchi di pietra calcarea bianca intercalati da strati di mattoni, e da due colonne poste subito dopo l’ingresso e inserite nel XII secolo.
I pilastri sono disposti radialmente, ciascuno con i lati differentemente orientati, così da renderli paralleli ai retrostanti muri del perimetro.
L’andamento di quest’ultimo è sconcertante: dapprima circolare, viene ad un certo punto bruscamente interrotto da pareti a forma stellare per ritornare di nuovo circolare in corrispondenza del portale d’ingresso.


Contrariamente agli edifici a pianta centrale romani o della tarda romanità o, ancora, della prima architettura paleocristiana (cfr. le chiese romane di S.Costanza e S.Stefano Rotondo), la chiesa propone una frammentarietà dello spazio architettonico, capace di dare in ogni punto nuove e possibili prospettive, effetti geometrici ben precisi e basati su rapporti reciproci frutto di una acuta ed originale intelligenza
costruttiva e di un profondo studio geometrico.
L'insolito accoppiamento della corona esagonale con quella decagonale produce una straordinaria varietà delle volte, che si susseguono prima quadrangolari, poi romboidali ed infine triangolari, che è stata interpretata come un richiamo alla forma delle tende usate dal popolo longobardo durante il suo lungo girovagare in Europa.

 
Verso il 1119, quando divenne abate Giovanni IV Grammatico, la chiesa subì le prime modifiche, con l'aggiunta di un campanile (2) sulla sinistra della facciata e di un protiro a quattro colonne.
Nella lunetta centrale, al di sopra del nuovo portale così realizzato, venne anche inserito un bassorilievo che ora si trova sulla porta d’ingresso della chiesa.


Vi è raffigurato Cristo in trono, la Vergine a destra, ed alla sinistra San Mercurio martire con a fianco un monaco inginocchiato, forse l’Abate Giovanni IV, restauratore della chiesa (secondo altra ipotesi si tratterebbe invece dello stesso fondatore, il duca Arechi II il cui ricordo era ancora vivo nel XII sec.).
All'interno si sostituirono i due pilastri all'ingresso con colonne e si sistemò una schola cantorum nell'esagono centrale.

Il violento terremoto del 1688 causò il crollo del campanile che si abbattè sul protiro distruggendolo.
La ricostruzione in forme barocche del 1698 determinò la scomparsa della primitiva configurazione longobarda e la quasi completa distruzione degli affreschi del secolo IX.
Gli interventi consistettero, tra l'altro, nella trasformazione della pianta da stellare a circolare, nell'abbattimento e ricostruzione in nuove forme dell'abside centrale, nella rastremazione degli otto pilastri e nella realizzazione della nuova facciata, tuttora esistente. Si realizzarono inoltre due cappelle laterali e la sacrestia mentre l'interno fu completamente intonacato ed arredato secondo il gusto barocco.
Nel 1951 iniziarono i lavori di restauro che permisero di riportare alla luce l'originale struttura longobarda e di completare poi le parti demolite o manomesse in occasione della trasformazione barocca. In particolare furono eliminate le due cappelle a lato della facciata, l'abside centrale ed il muro circolare che aveva incorporato gli spigoli esterni delle pareti stellari. Queste ultime vennero
ricostruite seguendo le indicazioni fornite dalle ricerche archeologiche. Leggeri furono invece gli interventi sulla facciata barocca: furono obliterati i due finestroni ed il rosone, mentre il portale fu arretrato nella posizione originaria.

Affreschi: originariamente la chiesa doveva essere completamente affrescata. Lo dimostrano i frammenti tuttora visibili, oltre che nelle absidi, anche su un pilastro (il primo a sinistra entrando in chiesa), alla base del tiburio (è il piede di un individuo) e negli spigoli delle pareti a stella.
Nelle due absidi laterali sono presenti elementi superstiti del ciclo pittorico che dedicato alle Storie di Cristo.
L'Annuncio a Zaccaria

In quella di sinistra sono ancora visibili stralci di due scene della Storia di San Giovanni Battista: l’Annuncio a Zaccaria della nascita del Battista e il Silenzio di Zaccaria che indica ai fedeli stupefatti di essere stato privato della parola per l’incredulità all’annuncio dell’Angelo. Tali scene ricalcano il testo del primo capitolo del Vangelo di Luca (3).

Il Silenzio di Zaccaria

Nell’abside destra sono rappresentate le Storie della Vergine. Da sinistra a destra si riconoscono l’Annunciazione a Maria, con l’angelo che si volge benedicente verso il trono della Vergine, e la Visitazione, con l’abbraccio fra Maria ed Elisabetta.


Tali affreschi furono probabilmente voluti dallo stesso Arechi II e realizzati da un anonimo artista siro-palestinese entro il 768, anno della tumulazione delle reliquie di San Mercurio.
Altri affreschi, di epoca posteriore e di scarsa qualità, sono presenti nella sezione inferiore dell’abside destra.

Chiostro: il chiostro originale fu seriamente danneggiato dal terremoto del 986 e ricostruito nel XII secolo – tra il 1142 ed il 1176 - sotto l'abate Giovanni IV mescolando elementi di tradizioni diverse come l'arco islamico a ferro di cavallo e il pulvino bizantino. Ha una pianta quasi quadrata ed è formato da sedici pilastri intervallati da quadrifore e da una trifora, sostenute da archetti a ferro di cavallo.
 
La particolare colonna ofitica inserita nel chiostro
 
Una rara raffigurazione della Lussuria - con un toro ed un serpente che le succhiano i seni - scolpita in uno dei pulvini
 
Fontana antistante alla chiesa: risale all'epoca del principato istituito da Napoleone (1806-1815) ed affidato a Carlo Maurizio di Talleyrand.


Note:
(1) I resti di San Mercurio di Cesarea giunsero in Italia al seguito della spedizione di Costante II (663). Mentre l'imperatore assediava Benevento, per ragioni di sicurezza, le spoglie del santo vennero tumulate a Quintodecimo, dove già si venerava la memoria di un santo omonimo. Il 26 agosto del 768 Arechi II ne ordinò la traslazione in Santa Sofia dove venne tumulato sotto l'altare maggiore. In seguito, per sottrarle al rischio di essere predate, vennero divise e distribuite in varie località. Attualmente alcune parti delle spoglie del santo, le più numerose, si trovano a Montevergine, nella cripta di S. Guglielmo, dove gli è dedicato anche un altare. Altre si trovano nell'abbazia di Montecassino, dove furono trasportate dall’abate Desiderio (1058-1087) - il futuro papa Vittore III (1087), beneventano di nascita - che le depose sotto l’altare di S. Michele Arcangelo. Altre ancora, un braccio ed un pezzo di spalla sono conservate a Serracapriola, in provincia di Foggia.

(2) Questo campanile fu più probabilmente edificato tra il 1038 ed il 1056, quando era abate Gregorio II, come risulta da una lapide in caratteri longobardi attualmente incassata nella parete meridionale del campanile attuale, eretto in una diversa posizione nel 1703.

(3) "Apparve a lui un angelo del Signore, ritto alla destra dell’altare dell’incenso. Quando lo vide, Zaccaria si turbò e fu preso da timore. Ma l’angelo gli disse: Non temere, Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni" (Luca I, 11-13).

"Zaccaria disse all’angelo: Come potrò mai conoscere questo? Io sono vecchio e mia moglie è avanti negli anni. L’angelo gli rispose: Io sono Gabriele, che sto dinanzi a Dio e sono stato mandato a parlarti e a portarti questo lieto annuncio. Ed ecco, tu sarai muto e non potrai parlare fino al
giorno in cui queste cose avverranno, perché non hai creduto alle mie parole, che si compiranno a loro tempo. Intanto il popolo stava in attesa di Zaccaria e si meravigliava per il suo indugiare nel tempio. Quando poi uscì e non poteva parlare loro, capirono che nel tempio aveva avuto una visione. Faceva loro dei cenni e restava muto" (Luca I, 18-22).


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