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martedì 5 aprile 2016

Principato di Antiochia

Principato di Antiochia (1098-1268)



L'assedio crociato (21 ottobre 1097-3 giugno 1098)

1097
I crociati arrivarono sul fiume Oronte, alle porte di Antiochia, il 20 ottobre 1097. La città era difesa da 7.000 cavalieri e 20.000 fanti sotto il comando del governatore selgiuchide, l'emiro Yaghisiyan. I tre maggiori capi della Crociata in quel momento, Goffredo di Buglione, Boemondo di Taranto e Raimondo IV di Tolosa inizialmente si trovarono in disaccordo su come procedere: Raimondo voleva lanciare un assalto diretto, mentre Goffredo e Boemondo preferivano iniziare l'assedio della città.
Raimondo acconsentì con riluttanza all'assedio e il 21 ottobre i crociati circondarono in parte la città.
Anche se le fortificazioni bizantine (la città era stata strappata all'impero dai selgiuchidi solo nel 1085) erano abbastanza forti da resistere ad un attacco diretto, Yaghisiyan probabilmente non aveva abbastanza uomini per difenderle adeguatamente e si sentì sollevato ed incoraggiato nel vedere che i crociati non attaccarono immediatamente.
I crociati, per altro, non avevano forze sufficienti ad accerchiare completamente la città, Boemondo si accampò quindi di fronte alla Porta di San Paolo, Raimondo sistemò il suo campo ad ovest, alla Porta del Cane, e Goffredo piazzò le sue truppe alla Porta del Duca, ancora più ad ovest, dove un ponte di barche fu costruito attraverso l'Oronte fino al villaggio di Talenki. Alle spalle del campo di Boemondo, si schierarono le truppe bizantine al comando di Taticius (vedi oltre).

Disposizione dell'esercito crociato durante l'assedio

A sud si ergeva la Torre delle Due Sorelle e si apriva la Porta di San Giorgio, che non fu bloccata dai crociati e fu usata durante l'assedio per rifornire Yaghisiyan di cibo.
Sui lati est e sud della città c'era l'area collinare conosciuta come Monte Silpius, dove erano localizzate la cittadella e la Porta di Ferro.

Rovine della cittadella in vetta al Monte Silpius

A metà novembre arrivarono rinforzi per i crociati con il nipote di Boemondo, Tancredi d'Altavilla, ed un flotta genovese attraccò al porto di San Simeone, portando rifornimenti ed ulteriori scorte di viveri. L'assedio proseguì, in dicembre Goffredo si ammalò e le scorte di cibo, che erano state abbondanti, cominciarono a scarseggiare con l'approssimarsi dell'inverno.
Alla fine del mese Boemondo e Roberto II di Fiandra, con circa 20.000 uomini, andarono a sud in cerca di viveri, Yaghisiyan ne approfittò per tentare una sortita, uscì dalla Porta di San Giorgio il 29 dicembre ed attaccò l'accampamento di Raimondo, oltre il fiume, a Talenki. Raimondo riuscì a respingerlo ma non poté catturare la città.
Nel frattempo Boemondo e Roberto furono attaccati da un esercito agli ordini di Duqaq ibn Tutush di Damasco, che stava accorrendo verso nord in aiuto di Antiochia.
I crociati vinsero anche questo scontro, ma furono costretti a ritirarsi verso Antiochia con pochi viveri.
Il mese terminò con cattivi auspici per entrambe le parti: il 30 dicembre ci fu un terremoto, e l'aurora boreale la notte successiva; il freddo e le forti piogge fuori stagione delle settimane successive indussero Duqaq a tornare a casa senza dare nuovamente battaglia.

1098
In febbraio il legato e generale bizantino Taticius, che era rimasto con i crociati come consigliere e rappresentante dell’Imperatore Alessio I, improvvisamente lasciò insieme ai suoi 2.000 uomini, l'esercito crociato.
Secondo Anna Comnena, che presumibilmente parlò personalmente con Taticius, i crociati rifiutarono di ascoltare i suoi consigli e Boemondo lo informò del fatto che gli altri comandanti crociati avevano deciso di ucciderlo perché ritenevano che Alessio stesse segretamente appoggiando i Turchi. Boemondo dichiarò che la partenza di Taticius era un atto di tradimento o codardia, ragione sufficiente a rompere ogni accordo di restituzione di Antiochia ai Bizantini, e minacciò di partire anche lui a meno che non avesse potuto tenere Antiochia per se stesso, quando fosse stata catturata.
Pienamente coscienti del fatto che Boemondo progettava di prendere la città per se stesso, e che egli probabilmente aveva congegnato la partenza di Taticius a questo scopo, Goffredo e Raimondo non si piegarono al ricatto, ma i cavalieri minori ed i soldati si schierarono dalla parte di Boemondo.
Nel mentre,Yaghisiyan continuò a cercare aiuto dai suoi vicini, ed un esercito al comando di Ridwan arrivò ad Antiochia da Aleppo.
Come era accaduto a Duqaq, anche egli fu sconfitto ad Harim, fuori le mura di Antiochia, il 9 febbraio.

L'assedio di Antiochia
miniatura realizzata da Jean Colombe per i Passages d'outremer di Sebastien Mamerot (1472-1475)
BNF, Paris

In marzo una flotta inglese guidata da Edgardo Atheling, proclamato re d’Inghilterra, approdò a San Simeone da Costantinopoli, dove Edgardo viveva in esilio. Essa portava i materiali necessari per costruire macchine da assedio, ma questi furono quasi persi quando, il 6 marzo, Raimondo e Boemondo (nessuno dei due si fidava dell’altro abbastanza da lasciarlo da solo con i materiali) furono attaccati sulla strada di ritorno ad Antiochia da un distaccamento della guarnigione di Yaghisiyan.
Con l’aiuto di Goffredo il distaccamento fu sconfitto ed i materiali furono portati al sicuro.
Sebbene Edgardo avesse ricevuto la sua flotta ed i materiali per l’assedio dall’imperatore Alessio, i crociati non lo considerarono un diretto aiuto di Bisanzio.
I crociati avviarono la costruzione delle macchie da assedio ed anche di un forte, che chiamarono La Mahomerie (1), per bloccare la Porta del Ponte e prevenire attacchi di Yaghisiyan alle linee di rifornimento dai porti di San Simeone ed Alessandretta, inoltre ripararono il monastero abbandonato ad ovest della Porta di San Giorgio, che era usato per far arrivare viveri alla città. Tancredi assegnò una guarnigione al monastero, citato nelle cronache come Forte di Tancredi, per 400 marchi d’argento, mentre il conte Raimondo di Tolosa prese il controllo de La Mahomerie.
In precedenza un'altra torre - detta Malregard - era stata costruita sulla collina alle spalle del campo di Boemondo per impedire le incursioni degli assediati che si calavano per la gola del torrente Onopnicles e si appostavano sulla collina per assalire e trucidare i ritardatari o i più carichi che rimanevano isolati dietro le squadre incaricate dell'approvvigionamento.
Finalmente l’assedio cominciò ad avere qualche efficacia sulla ben difesa città.
Gli approvvigionamenti di viveri migliorarono per i crociati all’avvicinarsi della primavera mentre le incursioni dalla città furono bloccate.
Alla fine del maggio 1098 un altro esercito musulmano, agli ordini dell'atabeg di Mossul, Kerbogha, si avvicinò ad Antiochia.
Questo esercito era molto più grande dei precedenti che avevano tentato di rompere l’assedio. Kerbogha si era unito con Ridwan e Duqaq ed il suo esercito comprendeva truppe inviate dalla Persia e dagli Artuqidi di Mesopotamia.
Fortunatamente per i crociati fu loro concesso il tempo di prepararsi perché Kerbogha fece una deviazione di tre settimane ad Edessa, che egli non fu in grado di riprendere a Baldovino di Boulogne, che l’aveva conquistata qualche mese prima.
I crociati si resero comunque conto che, per avere qualche possibilità di sopravvivere, avrebbero dovuto conquistare la città prima dell’arrivo di Kerbogha.
Boemondo stabilì dei contatti segreti con Firouz, una guardia armena che comandava la Torre delle Due Sorelle ed aveva motivi di rancore con Yaghisiyan, e lo corruppe perché aprisse le porte.
Egli quindi offrì agli altri crociati la possibilità di entrare in Antiochia, per mezzo di Firouz, se essi avessero accettato di lasciargli la città.
Raimondo era furioso ed obiettò che la città avrebbe dovuto essere restituita ad Alessio, come concordato quando avevano lasciato Costantinopoli nel 1097, ma Goffredo, Tancredi, Roberto e gli altri comandanti si trovavano in una situazione disperata e dovettero accettare le richieste di Boemondo.
Nell'esercito crociato c'erano nove conti preposti al loro comando, secondo alcuni autori Boemondo li raccolse a consiglio e domandò a chi dovesse spettare Antiochia una volta conquistata. Dal momento che ognuno di questi la reclamava per sè, si accordarono per guidare l'assedio una settimana per uno, stabilendo che essa sarebbe spettata a chi, nella sua settimana, sarebbe riuscito ad espugnarla.
Il 2 giugno, Stefano di Blois ed alcuni degli altri crociati disertarono. Più tardi quello stesso giorno Boemondo, d’accordo con Firouz, fece muovere l’esercito fingendo di voler andare incontro a Kerbogha, ma nella notte tornò indietro verso la città, Firouz fece salire per mezzo di una scala appoggiata alle mura i crociati alla Torre delle Due Sorelle e questi corsero ad aprire la porta di San Giorgio e quella del Ponte e diedero inizio alla carneficina. Così Boemondo riuscì ad espugnare Antiochia e a farsela assegnare dagli altri capi crociati.
I cristiani rimasti nella città aprirono le altre porte e parteciparono anch’essi al massacro degli odiati Turchi.

Il massacro di Antiochia
illustrazione di Gustave Dorè per l'edizione della Histoire des croisades di J.F. Michaud del 1877

I crociati, peraltro, insieme ai musulmani uccisero anche diversi cristiani, tra i quali anche il fratello dello stesso Firouz. Yaghisiyan fuggì dalla città ma fu catturato da alcuni cristiani siriani; fu decapitato e la sua testa portata a Boemondo.
Alla fine della giornata del 3 giugno, i crociati controllavano la maggior parte della città, ad eccezione della cittadella, ostinatamente difesa dal figlio dell'emiro, Shams al-Dawla.
Il patriarca ortodosso Giovanni l'Ossita, imprigionato dall'emiro, fu reinsediato da Ademaro di Monteil - il vescovo di Le Puy che era il legato pontificio presso l'armata crociata - che desiderava mantenere buone relazioni con i bizantini, soprattutto nel momento in cui Boemondo stava chiaramente pianificando di reclamare la città per se stesso. Antiochia si trovava comunque a corto di viveri, e l’esercito di Kerbogha arrivò solo due giorni più tardi, il 5 giugno.
Il 7 giugno, Kerbogha cercò di travolgere le difese della città e prenderla d'assalto, ma fallì ed il 9 giugno dispose l'esercito per l'assedio.
Il contrassedio selgiuchide (9-28 giugno 1098)

Frattanto ad Antiochia, il 10 giugno, un povero ed altrimenti insignificante monaco francese, di nome Pietro Bartolomeo, dichiarò di aver avuto una visone di Sant'Andrea apostolo, che gli aveva rivelato che la Lancia Sacra si trovava dentro la città.
Il 14 giugno una meteora fu vista cadere nel campo nemico, ed interpretata come un buon segno.
Sebbene il vescovo Ademaro fosse molto scettico a riguardo poiché aveva visto una reliquia della Lancia Sacra nella cappella palatina della Vergine del Faro a Costantinopoli, Raimondo di Tolosa dette credito al monaco ed il 15 giugno, insieme a Raimondo di Aguilers, Guglielmo vescovo d’Orange ed altri, cominciò a scavare nella cattedrale di San Pietro, e quando essi uscirono a mani vuote dallo scavo, il monaco Pietro balzò nella fossa e ne uscì trionfante con una punta di lancia.
Raimondo disse che era un segno divino che essi sarebbero sopravvissuti e quindi preparò lo scontro finale invece di arrendersi. Pietro raccontò quindi di un’altra visione nella quale Sant’Andrea chiedeva all’esercito crociato di digiunare per cinque giorni (sebbene essi stessero già morendo di fame), dopo di che sarebbero stati vittoriosi.
Boemondo era scettico a proposito della Sacra Lancia, ma era indubbio che la sua scoperta aveva sollevato il morale dei crociati (2).
È anche possibile che il monaco stesse raccontando quello che gli suggeriva Boemondo, piuttosto che quello che gli diceva Sant’Andrea...
Boemondo, per mezzo delle spie che aveva nel campo di Kerbogha, sapeva infatti dei disaccordi tra le varie fazioni, e che probabilmente in battaglia non avrebbero operato come una unità coesa.
Il 27 giugno Pietro l’Eremita fu inviato da Boemondo a negoziare con Kerbogha evitare lo scontro, ma i negoziati fallirono e lo scontro divenne inevitabile.
Boemondo divise le forze in sei contingenti: uno sotto il suo comando e gli altri cinque agli ordini di Ugo di Vermandois e Roberto di Fiandra, Goffredo, Roberto di Normandia, Ademaro e Tancredi e Gastone IV di Béarn. Raimondo, che si era ammalato, rimase con 200 uomini nella città a guardia della cittadella, ora tenuta da Ahmad ibn Marwan, inviato da Kerbogha.
Il vescovo di Puy, Ademaro di Monteuil (riconoscibile dalla mitra), imbraccia la Sacra Lancia nella battaglia del 28 giugno.
da un'edizione miniata in francese della Historia rerum in partibus transmarinis gestarum di Guglielmo da Tiro e continuatori realizzata intorno al 1250. 
British Library, Londra
 
Lunedì 28 giugno I crociati uscirono dalle porte della città portando in battaglia la Sacra Lancia. Kerbogha esitò, contro il parere generale, sperando di attaccare i nemici tutti insieme invece che un contingente per volta, ma ne sottovalutò il numero.
Finse quindi di ritirarsi, per attirare i crociati su un terreno più irregolare, mentre i suoi arcieri li bersagliavano continuamente.
Un distaccamento fu inviato contro l’ala sinistra dei crociati, che non era protetta dal fiume, ma Boemondo formò rapidamente un settimo contingente che li respinse.
I Turchi stavano infliggendo gravi perdite, compreso il portastendardo di Ademaro, e Kerbogha diede fuoco all’erba tra la sua posizione ed i crociati, ma questo non li fermò: essi avevano visioni di tre santi che cavalcavano al loro fianco: San Giorgio, San Demetrio e San Maurizio.
La battaglia fu breve. Quando i crociati raggiunsero le linee di Kerbogha, Duqaq disertò, e la maggior parte degli altri Turchi fu presa dal panico e sbandò. Presto l’intero esercito musulmano fu in ritirata.


Principi di Antiochia

Armi degli Altavilla

Boemondo I di Taranto (1098-1100): figlio primogenito di Roberto il Guiscardo e Alberada di Buonalbergo, Boemondo fu catturato in battaglia da Malik Ghazi, appartenente alla dinastia dei Danishmendidi nel 1100, e suo nipote Tancredi divenne il reggente del Principato. Boemondo fu liberato nel 1103, ma lasciò ancora Tancredi reggente quando nel 1105 tornò in Italia per reclutare nuove truppe. Egli usò queste truppe per attaccare i bizantini nel 1107, e quando fu sconfitto a Durazzo nel 1108 fu costretto da Alessio I a firmare il Trattato di Devol, che avrebbe reso Antiochia un feudo dell'Impero bizantino dopo la morte di Boemondo. Nel 1106 aveva sposato la figlia del re di Francia Filippo I, Costanza, da cui ebbe un solo figlio, Boemondo II. Morì a Bari nel 1111 e fu sepolto a Canosa di Puglia nel mausoleo fatto costruire dalla madre Alberada accanto alla cattedrale di San Sabino.

Canosa di Puglia

Tancredi d'Altavilla (reggente, 1100-1112): nipote di Boemondo I (era figlio della sorella Emma e di Oddone Bonmarchis), Tancredi espanse i confini del Principato, strappando le città di Tarso e Laodicea (Latakia) all'Impero bizantino.
Il principe Tancredi con barba, spada sguainata ed un copricapo che somiglia ad un turbante, effigiato al recto di un follaro coniato dalla zecca di Antiochia durante la sua reggenza.
 
Nel 1104, a seguito della sconfitta crociata nella battaglia di Harran in cui l'allora conte di Edessa, Baldovino di Le Bourcq, venne catturato dai selgiuchidi, Tancredi assunse anche la reggenza di questa contea, al cui governo assegnò il cugino Riccardo di Salerno (3) e che tenne fino al 1108. Si rifiutò di onorare il Trattato di Devol sottoscritto dallo zio e mantenne il Principato indipendente. Morì nel 1112 durante un'epidemia di tifo. Ne1106, grazie ai buoni uffici dello zio Boemondo, aveva sposato Cecilia di Francia, figlia adulterina di re Filippo e sorellastra di Costanza, da cui non ebbe figli.

Boemondo II d'Altavilla (1111-1130) figlio di Boemondo e Costanza di Francia, raggiunse Antiochia solo nell'ottobre del 1126 al compimento della maggiore età. Nel frattempo Antiochia fu governato dalla reggenza di Ruggero di Salerno (1112-1119).

Battaglia dell'Ager Sanguinis (28 giugno 1119)
Nel 1119 l'atabeg di Aleppo Il-ghazi varcò il confine ed invase il Principato. Ruggero, che era acquartierato nella munitissima fortezza di Artah dove avrebbe potuto facilmente fermare l'invasore, gli mosse invece incontro, accampandosi al passo di Sermada (attualmente in Siria).
Nella notte tra il 27 ed il 28 ottobre l'esercito selgiuchide circondò gli antiocheni. Ruggero divise le sue forze (circa 700 cavalieri e 3.000 fanti) in cinque battaglioni che dispose in una formazione a V e che erano comandati, da sinistra a destra, da Roberto di San Lo, dal principe, da Guido di Frenelle, Goffredo il monaco e Pietro. A Rinaldo Mansoer, Conestabile del Principato, venne affidato il comando di un sesto battaglione posto di retroguardia.
La battaglia ebbe inizio all'alba del 28. Dopo alcuni iniziali sucessi colti dall'ala destra crociata, la sinistra di Roberto di San Lo – mercè anche un forte vento che si levò improvvisamente da nord e sollevò un plverone che accecò i crociati - fu travolta e ripiegò disordinatamente addosso al contingente guidato da Ruggero. Le ali turche avvolsero l'esercito antiocheno ed ebbe luogo il massacro che da il nome alla battaglia (ager sanguinis=campo di sangue). Ruggero ed i suoi comandanti furono uccisi, soltanto duecento uomini al comando di Rinaldo di Mansoer - che però fu successivamente catturato - riuscirono ad uscire dalla sacca e a riparare nella fortezza di Sermada dove attesero l'arrivo di Baldovino II .

Alla morte di Ruggero assunse la reggenza re Baldovino II di Gerusalemme (1119-1126), la cui figlia Alice andò in sposa a Boemondo II dandogli Costanza d'Antiochia. Boemondo II morì nei pressi di Anazarbus (febbraio 1130) in uno scontro con le forze dell'emiro danishmendide Amir Ghazi Gümüshtegin.

Costanza d'Antiochia (1130-1163) salita al trono all'età di 4 anni governò sotto la reggenza dei re di Gerusalemme Baldovino II (1130-1131) e Folco d'Angiò (1131-1136).
Nel 1136, appena decenne, sposò Raimondo di Poitiers da cui ebbe quattro figli:
Boemondo III di Poitiers;
Maria d'Antiochia che sposerà (24 dicembre 1161) Manuele I Comneno e sarà madre di Alessio II;
Filippa d'Antiochia che diverrà l'amante di Andronico I Comneno, quando questi visitò Antiochia durante il suo secondo mandato come governatore della Cilicia (1166), e successivamente sposerà il conestabile del Regno di Gerusalemme Umfredo II di Toron;
Baldovino di Antiochia che, entrato nell'esercito bizantino dopo l'esilio della madre (1163), morirà combattendo valorosamente a fianco di Manuele I Comneno guidando la disperata carica di cavalleria che tentò di rompere l'accerchiamento delle truppe imperiali nel disastro di Miriocefalo (1176).
Nel 1137 l'imperatore bizantino Giovanni II assediò Antiochia e Raimondo, chiesta l'autorizzazione a Folco d'Angiò, gli rese l'omaggio feudale divenendone vassallo ma l'anno successivo una rivolta, sobillata da Raimondo, costrinse i bizantini a lasciare Antiochia.
 
La battaglia di Inab
miniatura realizzata da Jean Colombe per i Passages d'outremer di Sebastien Mamerot
(1472-1475)
BNF, Paris

Dopo la morte in battaglia di Raimondo che cadde combattendo contro l'esercito dell'atabeg di Aleppo Norandino sotto le mura di Inab nel 1149, Costanza sposò Rinaldo di Chatillon (1153) che governerà con lei fino alla sua cattura durante una scorribanda in territorio selgiuchide (1160).
L'anno precedente l'imperatore Manuele I si era presentato alle porte di Antiochia con un forte esercito, come ritorsione per l'attacco sferrato da Rinaldo a Cipro, e l'aveva costretto al vassallaggio.

Probabili armi dei Poitiers

Boemondo III di Poitiers (1163-1201): ottiene il principato contro il volere della madre solo grazie all'intervento del re di Gerusalemme Baldovino III che lo riconosce come erede legittimo.

Battaglia di Harim (Harenc). Nel 1163 la spedizione in Egitto voluta da Amalrico I di Gerusalemme lasciò gli stati crociati esposti agli attacchi da oriente. Puntualmente nel 1164 Norandino cinse d'assedio la roccaforte crociata di Harim (Harenc), a nordest di Antiochia.
Boemondo III, Joscelin III di Edessa e Raimondo III di Tripoli, affiancati da un contingente bizantino guidato dal governatore della Cilicia Costantino Kalamanos e da truppe del Regno armeno di Cilicia, risposero alla richiesta d'aiuto di Reginaldo di Saint Valery, signore della fortezza.
Il 12 agosto, all'arrivo dei crociati, Norandino levò rapidamente l'assedio e cominciò a ritirarsi. I crociati si gettarono all'inseguimento senza prendere alcuna precauzione. Le truppe di Norandino fronteggiarono la scomposta carica dei crociati e contrattaccarono spingendoli verso un terreno paludoso dove li massacrarono. Secondo fonti musulmane circa 10.000 crociati caddero sul campo di battaglia mentre Raimondo, Boemondo e Joscelin vennero catturati ed imprigionati ad Aleppo.

Grazie all'intervento (politico ed economico) del cognato, l'imperatore Manuele I Comneno, ed al pagamento di un forte riscatto, Boemondo viene liberato l'anno seguente. Liberato, Boemondo accondiscese alla richiesta dell'imperatore e - contro il parere del patriarca latino di Antiochia, Aimerio di Limoges, che si ritirò in esilio nel castello di Qosair - reinsediò il patriarca ortodosso Atanasio II (4).
Subito dopo la presa di Gerusalemme (2 ottobre 1187), il Saladino tentò di prendere Antiochia ma fu costretto a desistere dall'intervento della flotta normanna comandata dall'ammiraglio Margarito da Brindisi ed inviata dal re normanno Guglielmo II di Sicilia.
Lo stesso anno morì il suo alleato di sempre, Raimondo III di Tripoli, che lasciò la contea in eredità al suo figlioccio, il primogenito di Boemondo, Raimondo IV di Tripoli mentre il Saladino riuscì ad impadronirsi dell'importante porto di Laodicea (Latakia).
Nel 1194 Boemondo venne fatto prigioniero da Leone II d'Armenia, il quale, dopo aver conquistato il castello di Bagras lungo il confine settentrionale del principato di Antiochia, strappandolo al Saladino, ricevette la richiesta di restituzione da parte di Boemondo e dei Templari che ne erano i legittimi proprietari.


Con il pretesto di una trattativa Leone attirò Boemondo al castello di Bagras facendolo cadere in una trappola e imprigionandolo.
Boemondo venne costretto a cedere il titolo del principato a Leone II e venne liberato con la promessa ulteriore di abbandonare ogni pretesa sul Regno d'Armenia. In aggiunta a ciò nel 1195 fu costretto a rafforzare la sua alleanza con il sovrano d'Armenia facendo sposare suo figlio Raimondo con la nipote di Leone II, Alice d'Armenia, figlia di Ruben III d'Armenia.
Boemondo III ebbe 4 mogli:
1. Orguillese d' Harenc (morta o ripudiata prima del 1175) che gli dà: Raimondo IV di Tripoli e
Boemondo IV di Antiochia;
2. Teodora Comnena, una nipote di Manuele I Comneno (tra il 1175 e il 1177 e ripudiata nel 1180) che partorisce Costanza, Filippa e forse un maschio di nome Manuele.
3. Sibilla N (nel 1181 e ripudiata nel 1194) da cui ha: Alice di Antiochia;
4. Isabella N (nel 1194-1195): Guglielmo, Boemondo ed Eschiva.

Boemondo IV di Poitiers (1201-1216 e 1219-1233): alla morte del padre Boemondo III (1201), nonostante questi avesse indicato come suo successore il nipote Raimondo Rupeno, figlio del suo primogenito Raimondo IV di Tripoli (morto nel 1198) e di Alice di Armenia, riuscì a farsi riconoscere dagli antiocheni, costituitisi in comune, come principe e a regnare contemporaneamente sulle due città stabilendosi a Tripoli. 
S'innescò quindi un lungo conflitto dinastico che coinvolse a vario titolo gli Ordini militari (I templari si schierarono con Boemondo mentre i giovanniti appoggiarono Raimondo Rupeno), il Regno d'Armenia, la nobiltà latina dìOutremer, l'imperatore Federico II ed il papato.
Leone II d'Armenia sostenne i diritti del nipote Raimondo Rupeno ed appoggiò la ribellione di Renoart di Nephin nella contea di Tripoli. Soltanto alla fine del 1205 Boemondo - che perse un occhio nella campagna guadagnandosi il soprannome di monocolo - riuscì a sedare la ribellione. Nel 1206 Boemondo rimosse il Patriarca latino di Antiochia, Pietro di Angouleme, che aveva appoggiato Raimondo Rupeno, sostituendolo con quello ortodosso, Simeone II. Pietro reagì scomunicandolo e Boemondo lo fece imprigionare lasciandolo morire di sete (1208)*.
Tra alterne vicende, durante le quali Raimondo Rupeno - con l'appoggio dei govanniti - riuscì ad insediarsi ad Antiochia come Principe dal 1218 al 1219, il conflitto ebbe termine soltanto nel 1219 quando Raimondo, estromesso da Antiochia da una ribellione dei nobili guidata da Guglielmo di Farabel e recatosi in Armenia per rivendicarne la corona, morì in battaglia.
Insediatosi nuovamente ad Antichia, Boemondo procedette alla confisca dei beni dei cavalieri di San Giovanni, cosa che gli valse la conferma della scomunica da parte del papa Gregorio IX che, sempre su richiesta dei giovanniti la confermò ancora nel 1230. L'anno seguente, grazie alla mediazione del Patriarca di Gerusalemme Geraldo da Losanna e della famiglia degli Ibelin, Boemondo firmò un accordo con l'Ordine che indusse il papa a ritirare la scomunica. Morì nel 1233.
In prime nozze sposò Plaisance di Gibelletto (Gibelet) che gli diede:
1.Raimondo di Poitiers (1195- ucciso dalla setta degli Assassini nella cattedrale di Tortosa nel 1213), Balivo di Antiochia.
2.Boemondo V di Poitiers, suo successore alla guida del principato.
3.Filippo I di Poitiers (morto avvelenato in prigione nel 1226), re consorte del Regno armeno di Cilicia (1222-1224) per le nozze con Isabella d'Armenia.
4.Enrico di Poitiers, sposato a Isabella di Lusignano e padre del re Ugo III di Cipro e I di Gerusalemme.
5.Maria di Poitiers

*Secondo alcune fonti al Patriarca fu concesso di bere solo l'olio della propria lampada.

Boemondo V di Poitiers (1233-1252): nel 1235 sposò in seconde nozze Luciana, figlia di Paolo dei Conti di Segni, una bis-nipote di Papa Innocenzo III; ebbero due figli:
Plaisance (Piacenza) di Antiochia - che fu la terza moglie di re Enrico I di Cipro e madre di Ugo II - e Boemondo VI d'Antiochia.

Boemondo VI di Poitiers (1252-1275): Quando Boemondo V morì (8 gennaio 1252) gli successe il figlio Boemondo VI, che aveva solo 15 anni per cui fu posto sotto la reggenza della principessa vedova Luciana. Luciana tuttavia non lasciò mai Tripoli, cedendo invece il governo del principato ai suoi parenti romani. Questo la rese impopolare, così il giovane Boemondo ottenne l'appoggio di re Luigi IX di Francia, in quel tempo impegnato in una Crociata, per avere il permesso da Papa Innocenzo IV di iniziare a regnare qualche mese prima dell'effettivo raggiungimento della maggiore età. Re Luigi lo nominò anche cavaliere e gli concesse d'inquartare il proprio blasone con i gigli di Francia, da cui si deduce che quello dei suoi predecessori fosse rosso pieno.
Armi di Boemondo VI di Poitiers

Su suggerimento sempre di re Luigi, nel 1254 il diciassettenne Boemondo sposò Sibilla di Armenia, figlia del re Aitone I d'Armenia, mettendo così fine alla lotta per il potere tra i due stati, iniziata da suo nonno Boemondo IV d'Antiochia.
La Signoria di Gibelletto (vedi cartina in apertura) ed i suoi signori della famiglia genovese degli Embriaci erano vassalli del Conte di Tripoli; per cui Boemondo fu coinvolto in un conflitto tra genovesi e veneziani, la cosiddetta guerra di San Saba, che iniziò nel 1256 e causò a molti nobili di Terrasanta la perdita di preziose risorse e costò decine di migliaia di vite umane. Gli Embriaco signori di Gibelletto erano stati risoluti oppositori dei principi di Antiochia.
Boemondo appoggiò i veneziani ma i genovesi Embriaco, nel 1258, si ribellarono contro di lui dando inizio ad una guerra civile che andò avanti per decenni. Boemondo riuscì a limitare i disordini facendo uccidere da alcuni servi il leader della rivolta, Bertrando I Embriaco (un cugino di Guido I Embriaco), ma le ostilità continuarono.
Nel 1260, persuaso dal suocero Aitone, rende il principato tributario dei mongoli che minacciano ormai direttamente i due stati. Quello stesso anno sia Aitone che Boemondo parteciparono con le proprie truppe alla conquista mongola di Aleppo e Damasco.
I Mongoli ricompensarono Boemondo restituendogli vari territori che aveva perso contro i Musulmani, come Laodicea (Latakia), Idlib, Kafar-dubbin e Jableh, che Boemondo riuscì quindi a rioccupare con l'aiuto di alcuni cavalieri templari ed ospitalieri.
In cambio delle terre, Boemondo dovette far reinsediare ad Antiochia il patriarca greco ortodosso Eutimio al posto del patriarca latino, poiché i Mongoli intendevano rafforzare i legami con l'Impero bizantino. Questo valse a Boemondo l'ostilità dei Latini di Acri e la scomunica del Patriarca di Gerusalemme, Jacques Pantaléon.
Dopo la presa di Damasco i Mongoli cessarono la loro avanzata verso ovest a causa di problemi interni al loro impero. Il grosso dell'esercito mongolo lasciò la Siria, ne rimase solo una piccola parte per occupare il territorio al comando di Kitbuqa. Questo fornì un'opportunità ai Mamelucchi egiziani che avanzarono dal Cairo, per scontrarsi con i Mongoli, lungo la via negoziarono un insolito patto di neutralità con gli ifranj di Acri che permise loro di attraversare indisturbati il territorio dei crociati consentendogli di sconfiggere i Mongoli nella storica battaglia di Ayn Jalut (settembre 1260). Eliminato l'esercito mongolo, i Mamelucchi procedettero a conquistare la Siria e l'Iran, che erano state devastate dai Mongoli e, guidati da Baybars, cominciarono anche a minacciare Antiochia.
Nel maggio 1267 Baybars attaccò Acri e nel 1268 iniziò l'assedio di Antiochia, prendendo la città mentre Boemondo era a Tripoli. Tutto il nord della Siria fu rapidamente perduto, lasciando a Boemondo la sola Tripoli.

Note:

(1) La fortezza fu eretta presso una moschea nelle vicinanze del cimitero musulmano. Mahomerie in francese antico significa appunto "moschea". Nelle cronache è chiamata anche semplicemente Castello di Raimondo.

(2) Di fronte al montare dello scetticismo intorno alle visioni che continuava a riferire, per dissipare i dubbi l'8 aprile del 1099 Pietro Bartolomeo accettò di sottoporsi ad un'ordalia con il fuoco morendo 12 giorni dopo per le gravissime ustioni riportate (lui dichiarò invece di essere stato ferito dalla folla che lo aveva sommerso dopo che era uscito illeso dall'ordalia).

La punta di lancia conservata nella cattedrale armena di Echmiadzin
 
 
La punta di lancia ritrovata ad Antiochia, forse presa in consegna da Raimondo di Aguilers (ma dopo l'ordalia dell'8 aprile praticamente scompare dalle fonti primarie), potrebbe essere quella attualmente conservata nella cattedrale di Echmiadzin in Armenia e che sembra avere davvero poco a che spartire con una punta di lancia romana del I secolo (cfr. anche N. de Matthaeis, La lancia di Antiochia).

(3) Riccardo d'Altavilla, noto anche come Riccardo del Principato.

(4) Il governo ecclesiastico greco durò comunque poco. Nel 1170 Atanasio morì mentre stava celebrando messa nella cattedrale di san Pietro nel corso del terremoto che sconvolse Antiochia e Aimerio fu richiamato dall'esilio.


Schede correlate:

Il Regno di Gerusalemme
 

Narrativa moderna e contemporanea:

Tom Harper, Delitto sotto le mura, Longanesi, 2005
Il “rivelatore di misteri” Demetrios Askiates ed un distaccamento di variaghi guidati dal suo amico Sigurd, vengono aggregati dall'imperatore Alessio I Comneno al contingente bizantino agli ordini di Tatikios incaricato di accompagnare l'esercito crociato nella penetrazione nell'Asia minore sotto controllo selgiuchide e nell'assedio e contrassedio di Antiochia, durante il quale (21 ottobre 1097-28 giugno 1098) si svolgono gli eventi narrati nel romanzo. Secondo capitolo della trilogia dedicata a Demetrios Askiates, non ha la stessa capacità di coinvolgimento del primo (cfr.scheda Mosaico d'ombre) rispetto a cui presenta un intreccio più farraginoso e pretestuoso. In compenso mantiene la stessa accuratezza nella descrizione dei fatti storici realmente avvenuti mostrata nel primo capitolo della saga. Meno incisiva è invece la descrizione dei luoghi, anche perchè la scarsità delle evenienze archeologiche (cfr. scheda Antiochia sull'Oronte) riduce in molti casi le informazioni a cui l'autore può attingere alle sole fonti scritte.   



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