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domenica 4 ottobre 2015

La cattedrale di Santa Maria dell'Annunziata, Otranto

La cattedrale di Santa Maria dell'Annunziata, Otranto


La cattedrale di Otranto fu edificata su insediamenti preesistenti tra il 1080 ed il 1088 – anno in cui venne ufficialmente consacrata e dedicata a Santa Maria dell'Annunziata dal Legato pontificio Roffredo, vescovo di Benevento – per volontà di Roberto il Guiscardo. L'originario impianto normanno ha subito però numerosi rimaneggiamenti nel corso del tempo.
La facciata romanica a doppio spiovente è oggi movimentata da un imponente rosone quattrocentesco e dal portale barocco (1674) voluto dal vescovo spagnolo Gabriel Adarzo di Santander (1).
L’interno presenta una pianta basilicale a tre navate al termine delle quali si aprono tre absidi. Le navate sono divise tra loro da 14 colonne di granito levigato intervallate da archi a tutto sesto. I capitelli, realizzati in stili e fatture diversi, testimoniano l’utilizzo di materiali di spoglio.


Da notare il quarto capitello del colonnato di sinistra, l'unico figurato.
Il soffitto a capriate della navata centrale, nel 1698, è stato coperto da un altro a cassettoni in legno dorato e smaltato su fondo bianco e nero per volere del vescovo Francesco Maria de Aste (2); quello della navata sinistra è dipinto a fresco, in corrispondenza del coro, con false architetture di età barocca raffiguranti pilastri che si slanciano verso il cielo; quello della navata destra presenta un Trionfo della Croce.
In fondo alla navata di destra si apre la Cappella degli 800 martiri, edificata nel 1524, ha forma ottagonale, le colonnine istoriate da Gabriele Riccardi che sostenevano il ciborio cinquecentesco sono esposte sulla parete destra della navata (3). All'interno di armadi di legno, visibili attraverso le ante di vetro, sono custoditi i resti dei martiri. L’altare e le decorazioni sono del XVII secolo. Dietro l’altare si custodisce, come una reliquia, un cippo di pietra che, si dice, sia stato quello usato per decapitare i martiri.

La cripta
Planimetria della cripta
 
Ha tre absidi ed è divisa da 42 colonne marmoree (a cui se ne aggiungono 30 in pietra leccese addossate alle pareti laterali), collegate tra loro da voltini a crociera, in nove navate, ognuna delle quali è suddivisa in cinque campate. Le colonne di marmo sono prive di base, tutte monolitiche e di marmi diversi. Alcune sono molto sottili, ventinove hanno il fusto liscio e su cinque di esse è incisa e sopraelevata una croce latina. Sette colonne hanno il fusto scannellato, sei lo hanno per un terzo scannellato e per i restanti due terzi istoriato con volute di fogliame.
 
 
Le opinioni degli studiosi circa la data di costruzioni della cripta sono discordi, c'è chi pensa che sia un'inserzione posteriore alla cattedrale e chi la ritiene precedente. Due scalinate, ricavate nella roccia, ne permettono l'accesso. La cripta è piuttosto luminosa e non è scavata sotto la cattedrale, ma sfrutta la pendenza naturale del terreno.
La tipologia di cripta ad oratorio suddivisa da colonnati si diffonde nell'Italia centrosettentrionale già agli inizi dell'XI sec., compare in area campana (cfr. la cripta della cattedrale di Salerno) nella seconda metà del secolo mentre non se ne conosce un antecedente in area pugliese.
Si ritiene che la cripta sia stata eseguita e progettata in un arco di tempo relativamente breve, reimpiegando una serie di elementi preesistenti. Un buon numero di capitelli è stato però eseguito da maestranze locali sotto la guida di capomastri di formazione bizantina. I capitelli non appaiono disposti casualmente ma secondo un itinerario che, dall'ingresso a sud, conduce il visitatore all'altare maggiore e quindi, dopo una tappa presso l'abside di sinistra, lo indirizza verso l'uscita. Lungo questo itinerario si dispongono i capitelli di migliore qualità – tardoantichi o bizantini di reimpiego – e quelli figurati.
Capitello figurato della cripta
 
La tomba ad arcosolio nella cripta (n.1 nella planimetria)

Si trova sulla sinistra della gradinata che dalla navata meridionale conduce alla cripta ed è scavata nella parete rocciosa. Lungo la gradinata che scende dalla navata nord se ne trovava un'altra (attualmente non visibile) solo sbozzata nella parete tufacea e mai completata (n.2).
E' costituita da una cassa con cuscino ed alveolo cefalico sovrastata da un arcosolio. All'interno una croce è raffigurata su tre lati mentre nell'arcosolio si notano lacerti di affresco in cui si riconosce un motivo a girali vegetali gialle su fondo bruno-rossastro.


La tomba risale sicuramente alla riqualificazione normanna della cripta (1088), mostra infatti delle similitudini con i sepolcri degli Altavilla a Venosa (4), ed anche l'analisi paleografica dei frammenti d'iscrizione ancora leggibili sul lato di testa esclude che possa essere antecedente all'anno 1000.

Note:

(1) Gabriel Adarzo di Santander fu vescovo di Otranto dal 1657 al 1674, anno della sua morte.

(2) Francesco Maria d'Aste fu vescovo di Otranto dal 1690 al 1719.

(3) La data (1524) e l'attribuizione all'architetto-scultore leccese sono ricavate da un'iscrizione presente sul fusto di una delle colonne. Si tratta della sua prima ed unica opera firmata rinvenuta.

(4) Cfr. scheda Il complesso della SS.Trinità di Venosa: la chiesa vecchia.




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