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giovedì 4 settembre 2014

Il complesso della Madonna delle Virtù e San Nicola dei Greci, Matera







Il complesso della Madonna delle Virtù e San Nicola dei Greci, Matera

Chiesa della Madonna delle virtù
 
 
La chiesa originaria fu scavata nella roccia nell'XI secolo con una pianta a tre navate scandite da due file di tre pilastri e con un ingresso interno che immetteva nella parte terminale della navata sinistra (l'ingresso attuale venne aperto nel corso di una delle numerose ristrutturazioni della chiesa). Nel 1674 (data incisa sull'architrave dell'ingresso) fu operato un intervento di ristrutturazione che ruotò di 180° l'asse della chiesa, collocando un altare di stile barocco sotto l'arco dell'originaria navata destra (lì dove oggi si trova l'ingresso ad una cava tufacea aperta successivamente) ed eliminando due pilastri. Un'altro intervento, con riduzione dell'ampiezza della chiesa, risale al 1934, in occasione della costruzione della strada di congiungimento dei due Sassi (caveoso e barisano) (1). Per dare spazio alla strada (oggi via della Madonna delle Virtù) fu tagliato il lato l'esterno della navata sinistra, distruggendo il raccordo esistente con la soprastante chiesa di San Nicola dei Greci.
I restauri del 1967 hanno infine ripristinato l'orientamento originale della chiesa.



Il presbiterio è sormontato da una cupola su cui è scolpita a rilievo una grande croce a braccia espanse con al centro una croce uncinata equilatera.
La volta della navata centrale è decorata da una serie di arcatelle a rilievo che formano uno straordinario matroneo simbolico.

Il matroneo simbolico scolpito sulla volta della navata centrale

La navata destra, alterata dall'apertura della già citata cava, presenta nella zona presbiteriale un'ampia nicchia con una bifora cieca. La cupola è decorata da una croce a braccia espanse centrata in un cerchio a rilievo da cui partono quattro raggi.
La navata sinistra ha un presbiterio quadrangolare, la cui cupola è decorata dalla croce a braccia espanse con un quadrato centrale in cui è inscritto un cerchio.

Affreschi:
Nell'abside centrale è affrescata una tarda Crocifissione (XVII sec.), sul fondo della navata destra, in un piccolo riquadro, una Crocifissione di epoca angioina (primi XIV sec.) mentre nell'abside di sinistra rimangono solo tracce della pittura parietale.

La Crocifissione (con S.Giovanni Evangelista e la Madonna) dipinta nella parte terminale della navata destra


Chiesa di S.Nicola dei Greci


La chiesa, situata al di sopra di quella dedicata alla Madonna delle Virtù, all’interno dell’omonimo complesso, ha subito dei crolli che hanno interessato soprattutto la parte anteriore alterando la pianta originale. L’accesso a questa parte della chiesa si presenta infatti ribassato rispetto all’attuale percorso ed è facilitato dalla presenza di due gradini. In questo vano sono ancora leggibili la parete di sinistra, dove si apre una nicchia con al centro un blocco di calcare, probabilmente un ambone, e parte della copertura.


Il piano di calpestio è realizzato nel banco calcarenitico ed al centro dell’aula è possibile notare un acciottolato realizzato per chiudere una buca che durante le fasi di scavo archeologico ha restituito ceramiche geometriche databili dall’VIII al VI sec. A.c. Da questo ambiente si accedeva nella zona presbiteriale, divisa in due navate, da un pilastro quadrangolare. Nella navata di sinistra è stato ricavato un ambiente, con volta a botte, dove è visibile un piccolo forno e un’apertura per comunicare con gli ambienti adiacenti alla cripta. Si tratta di stravolgimenti attuati nel XIX secolo, quando questi ambienti furono utilizzati come abitazioni. Sulle pareti della chiesa sono visibili degli affreschi di eccezionale fattura; sul pilastro (esterno), che divide le due navate un affresco, illeggibile a causa dello stato di usura e caduta dell’intonaco, rappresenta una Santa anonima, vestito di un abito riccamente decorato, stilisticamente bizantino, attribuibile al XII sec.

Nella navata di sinistra, un palinsesto, rovinato come il precedente e presumibilmente dello stesso periodo, rappresenta un santo monaco, di cui è visibile il volto barbuto, sovrapposto a due sante, che indossano ricchi abiti imperiali.
 
S.Nicola, S.Barbara e S.Pantaleone
 
Nell’abside, invece, sono affrescati tre santi orientali, S. Nicola, S. Barbara e San Pantaleone, identificabili dalle epigrafi in latino. S. Nicola veste un abito cerimoniale tipico bizantino e benedice alla greca e reca nella mano sinistra il Vangelo; S. Barbara veste abiti imperiali impreziositi da perline, un’acconciatura molto elegante, con i capelli avvolti in un velo e intrecciati da nastri rossi e bianchi; S. Pantaleone reca in mano il cofanetto con le ampolle simbolo della sua professione medica ed ha il viso cinto da un’aureola impreziosita da racemi vegetali, secondo l’uso cipriota. Questi tre personaggi, databili alla seconda metà del XIII sec., caratterizzati da una estrema severità nei volti e rigidità nello sguardo, da evidenti arcate sopracciliari e dalla spigolosità del setto nasale, traducono il linearismo dello stile comneno in un lessico autoctono. A destra del trittico è visibile una Madonna con Bambino, molto rovinata e lacunosa, databile al XII secolo; mentre in fondo è visibile un Santo Monaco con tunica e cappuccio a punta, databile al XIII secolo, identificabile o con S. Francesco o con San Nilo da Rossano.

 
Nella navata di destra, nell’abside, è visibile una Crocifissione, datata XIII-XIV secolo, inserita in un riquadro di forma trapezoidale, con al centro Gesù Crocifisso, con il capo reclinato, classica posizione del Cristo patiens, e il corpo inarcato, sul lato sinistrola Vergine, mentre sul destro l’apostolo Giovanni con il mano il rotolo del Vangelo e il volto poggiato sulla mano destra. In alto, ai lati della croce, sono rappresentati il sole e la luna.

S.Antonio Abate e S.Pietro Martire
 
Sulla parete destra è rappresentato S. Antonio Abate, in posizione frontale con il volto incappucciato e vestito con una lunga tunica, opera che mostra ancora l’influenza dello stile tardobizantino, anche se riferibile al XV secolo. Poco oltre la figura di S. Pietro Martire (2), riconoscibile dalla roncola conficcata nel capo, dal pugnale che gli trafigge il petto e dall'abito domenicano, in cui si riconosce invece una matrice tardogotica (XV-XVI sec.). Sul piano di calpestio sono visibili due sepolture medievali scavate nella calcarenite, probabilmente di personaggi di un certo rango sociale; altre sepolture, individuate all’esterno della struttura ecclesiastica fanno supporre la presenzaa di un’area cimiteriale.
 
 
Note:

(1) La parola Sasso nel significato di rione pietroso compare per la prima volta in un documento anonimo del 1204. Quanto alla distinzione tra i due rioni in Sasso Caveoso e Sasso Barisano vi sono diverse ipotesi.
Il Sasso Caveoso deriverebbe il suo nome dal latino cavea (cavità, grotta) perché le sue abitazioni sono per la maggior parte scavate nella roccia mentre nel Sasso Barisano sono molto più numerosi gli edifici costruiti, andando ad occultare le grotte sottostanti. Altra ipotesi è che il nome derivi dall’orientamento del Rione, rivolto verso sud, in direzione di Montescaglioso (Mons Caveosus).
Il nome del Sasso Barisano potrebbe a sua volta dipendere dall’orientamento del rione in direzione nord-ovest, verso la città di Bari. Oppure potrebbe essere legato alla presenza in epoca romana di un casale abitato dalla famiglia gentilizia Varisisius, da cui Varisianus e, in seguito, Barisano.
Sotto il profilo della composizione sociale delle rispettive popolazioni nel 1954 - quando vennero sgomberati a forza a seguito di una legge speciale varata dal governo De Gasperi - nel Sasso Barisano c'era una prevalenza di artigiani, in quello Caveoso di contadini e pastori.


(2) San Pietro martire (al secolo Pietro Rosini), nato a Verona nel 1205 c.ca, fu un predicatore domenicano che si battè strenuamente per l'ortodossia. Nato in una famiglia catara, si oppose precocemente al credo dei suoi genitori. Terminati gli studi presso l'università di Bologna entrò nell'Ordine domenicano. Nel 1251 fu nominato da papa Innocenzo IV inquisitore per Milano e Como dove l'eresia catara ed altre deviazioni erano particolarmente diffuse. La domenica delle Palme del 24 marzo 1252 durante una predica predisse la sua morte per mano degli eretici che tramavano contro di lui, assicurando i fedeli che li avrebbe combattuti più da morto che da vivo. Il 6 aprile dello stesso anno, mentre assieme ad alcuni confratelli sostava nei pressi di Meda percorrendo la strada che da Como portava a Milano, fu assassinato da un sicario assoldato dalle sette eretiche che combatteva, che gli spaccò la testa con una roncola e gl'immerse un lungo pugnale nel petto. Cadendo, intinse un dito nel proprio sangue e scrisse in terra la parola “credo”.
Lo sdegno suscitato dal suo assassinio in tutta la penisola fu tale che il processo canonizzazione fu portato a termine in soli 337 giorni, divenendo uno dei più celeri della storia della Chiesa.















 

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