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sabato 1 febbraio 2014

La prigione di Anemas

La prigione di Anemas


 

A. Muro di Manuele I Comneno (1143-1180).
B. Muro di Leone V (813-820).
C. Muro di Eraclio (627).
  1. Porta Caligaria (l'attuale Egri kapi=Porta obliqua), così detta per la sua vicinanza al quartiere  dei  fabbricanti di calzature (caligae).
  2. Porta Gyrolimnes (Porta del lago d'argento) delle Blachernae (murata).
  3. Torri di Isacco II Angelo e di Anemas.
  4. Prigione di Anemas (?).
  5. Chiesa della Theotokos delle Blachernae (distrutta nel 1453).
  6. Torre con l'iscrizione dedicatoria a Isacco II Angelo.
 
La cosiddetta Prigione di Anemas era riservata a detenuti politici di alto lignaggio e si trovava addossata alle mura all'interno del complesso delle Blachernae, nel punto in cui le mura fatte costruire da Manuele I Comneno (1143-1180) si congiungevano al tratto fatto costruire da Eraclio nel 627, il muro interno (C), e da Leone V (813-820), quello esterno (B).


La facciata esterna della Prigione appare in parte formata da due torri quadrangolari affiancate ma costruite in epoche ed in murature diverse. Quella meridionale presenta una muratura molto irregolare - in cui si trovano inseriti diversi fusti di colonna (1) - proveniente probabilmente dalla demolizione di una chiesa. Il piano superiore, in cui si aprono ampie finestre, ha l'aspetto di una loggia coperta e probabilmente comunicava direttamente con il palazzo delle Blachernae. E' identificata con la torre fatta costruire da Isacco II Angelo nel 1188 (2) a rafforzamento delle difese del palazzo e utilizzata dall'imperatore come residenza privata.

Torre di Isacco II Angelo
 
La torre di Isacco II Angelo vista dall'interno delle mura
 
La torre settentrionale appare invece costruita in una muratura molto più classica – a corsi alterni di mattoni e conci di pietra – e regolare e risale chiaramente ad un'epoca precedente. E' solitamente identificata con la Torre di Anemas propriamente detta, dal nome di Michele Anemas, il generale che fu il primo detenuto di alto lignaggio ad esservi rinchiuso per ordine di Alessio I Comneno per aver partecipato ad una congiura volta a rovesciarlo (1106).
Sul fianco settentrionale di questa torre si apre una posterla (3) che introduce ad un corridoio che sbuca in un vestibolo all'interno della Torre di Anemas.
Nella parte inferiore le due torri sono infine sopravanzate da un ampio contrafforte.

da Van Millingen (1899)

Nello spessore del muro alle spalle delle due torri e a nord di esse si trova una costruzione a tre piani, ciascuno dei quali suddiviso in dodici compartimenti da possenti muri perpendicolari, aperti al centro da una triplice serie di arcate sovrapposte.


I compartimenti hanno una larghezza di 8 m ed una lunghezza tra gli 8 e i 12 m. (le mura perimetrali dell'edificio non corrono parallele ma convergono verso sud, producendo una progressiva riduzione della lunghezza degli ambienti).
Il muro AA indicato nella piantina di van Millingen è il primo ad essere stato costruito - forse durante il regno di Anastasio I (491-518) a cui risale il primo nucleo della residenza imperiale delle Blachernae - ed era munito di feritoie sul lato esterno per bersagliare il nemico con proiettili.
Nel X sec., al fine di contenere il terrapieno su cui veniva estendendosi il palazzo delle Blachernae (il livello del suolo, all'interno della città, raggiunge infatti in questo punto quasi l'altezza del camminamento di guardia delle mura), vennero addossati sul versante esterno di questo muro dei contrafforti – che andarono a chiudere alcune delle feritoie – e costruito un altro muro (muro BB) contraffortato su entrambi i lati.
Nello spazio compreso tra i due muri si formò quindi un ambiente di tre piani, ciascuno dei quali suddiviso in 12 compartimenti dai contrafforti.  
Il fatto che le due torri – di Anemas e di Isacco – chiudano le finestre sul versante esterno di 4 di questi ambienti conferma che esse risalgono ad un periodo successivo all'edificazione del muro BB.
L'assenza di finestre negli ambienti del piano inferiore dell'edificio compreso tra i muri AA e BB – mentre quelli dei piani superiori sono traforati da alte e strette feritoie – ha fatto ritenere ad alcuni studiosi che vi fossero localizzate le celle della prigione (A.G. Paspates).

Tra i numerosi dignitari bizantini che furono rinchiusi nella Prigione di Anemas si ricordano:
- Gregorio Taronites, governatore del tema di Chaldia (Trebisonda), ribellatosi all'autorità centrale e proclamata l'indipendenza, fu sconfitto in battaglia e ivi incarcerato nel 1107 (2).
- Andronico I Comneno, deposto da Isacco II Angelo vi fu rinchiuso prima di essere giustiziato nell'Ippodromo (1185).
- Giovanni Bekkos, nel 1273 Michele VIII Paleologo vi fece imprigionare il futuro patriarca per la sua opposizione all'unione delle Chiese. In carcere il religioso mutò radicalmente opinione e appoggiò l'unione sancita dal Concilio di Lione (1274), scarcerato, fu quindi elevato al soglio patriarcale nel 1275 al posto di Giuseppe I Galasiotes, strenuo oppositore dell'unione.
- Nel 1373 Giovanni V vi fece rinchiudere il figlio Andronico (il futuro Andronico IV) che si era ribellato manu militari, insieme alla moglie Maria di Bulgaria ed al figlio Giovanni (il futuro Giovanni VII).
Alleatosi al principe ottomano Saudzi Celebi, figlio del sultano Murad I (1362-1389), Andronico alzò lo stendardo della rivolta in una strana ribellione dei figli contro i padri. Il sultano represse rapidamente la ribellione e fece accecare il figlio pretendendo che Giovanni V facesse altrettanto. L'imperatore fece incarcerare il figlio ed il nipote ma la mutilazione fu eseguita in maniera così blanda che Andronico riuscì a recuperare l'uso di un occhio mentre il figlio Giovanni (che aveva solo cinque anni) rimase soltanto strabico.
Liberatosi dalla prigionia con l'aiuto dei genovesi, Andronico prese nuovamente le armi contro il padre ed il 12 agosto 1376 entrò in Costantinopoli spodestandolo e facendolo a sua volta rinchiudere insieme al figlio Manuele (il futuro Manuele II) nella Prigione di Anemas.


Note:

(1)  I fusti allineati all'altezza del piano superiore – alcuni dei quali sono ancora in situ - servivano molto probabilmente da sostegno ad una balconata.

(2) Un'iscrizione dedicatoria all'imperatore Isacco Angelo - con la data del 1888 - è attualmente incassata nella muratura di una torre (contrassegnata dal n.6 nella pianta ed indicata dalla freccia rossa nell'immagine sottostante) che si trova immediatamente a sud di questa.

 
Questo tratto delle mura è stato però ripetutamente restaurato e rimaneggiato in età paleologa. L'ipotesi più accreditata è pertanto quella che la lapide sia stata spostata dalla sua collocazione originaria nel corso di uno di questi restauri. La torre in questione non presenta infatti nessuna delle caratteristiche della Torre di Isacco Angelo (il belvedere, l'utilizzo di elementi di reimpiego provenienti dalla demolizione di una chiesa, etc.) elencate da Niceta Coniate nella sua dettagliata descrizione.
 
(3)  La posterla ed il corridoio a cui introduce appaiono attualmente per la gran parte interrati. Questa ostruzione parziale dell'accesso esterno fu realizzata probabilmente in un momento di particolare pericolo per la città al fine di impedire l'accesso al nemico mantenendone la funzione di condotto di areazione.

Ingresso esterno della posterla
 
(4) L'episodio è narrato da Anna Comnena nell'Alessiade (XII, 6-7). La principessa intervenne infatti personalmente presso il padre per risparmiare al prigioniero la punizione dell'accecamento.

 








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