Visualizzazioni totali

lunedì 16 dicembre 2013

Il quartiere veneziano di Costantinopoli

Il quartiere veneziano di Costantinopoli


L'esistenza di un insediamento veneziano in seno alla città di Costantinopoli è attestata con certezza dalle fonti ufficiali per la prima volta nelle concessioni accordate alla Repubblica da Alessio I Comneno con la crisobolla del 1082.
In epoca comnena il quartiere veneziano si estendeva sulla sponda meridionale del Corno d'oro tra la Porta di Perama, detta anche Porta degli Ebrei (l'attuale Balikpazari kapisi) e la Porta del Drongario (l'attuale Odun kapisi) per una lunghezza corrispondente a circa un terzo di miglio.
La Porta del Drongario era così detta perchè costituiva l'accesso riservato al δρουγγαριος τησ βιγλασ, il funzionario responsabile dei servizi di polizia (Vigla) che avevano la sede centrale proprio nei pressi della porta.
La Porta di Perama (letteralmente Porta del Passaggio) doveva invece il nome al fatto che qui si trovava il molo da cui partivano i collegamenti marittimi con la sponda settentrionale del Corno d'oro (Galata). Durante l'occupazione latina viene rinominata Porta degli Ebrei perchè in questa area – dove adesso sorge la moschea Yeni Cami – si era stabilita una comunità di ebrei caraiti. Nella mappa di Cristoforo Buondelmonti (1422) appare inoltre indicata come Porta Piscaria, probabilmente per via del mercato del pesce che usualmente si teneva nelle sue vicinanze, denominazione che rimane nel nome turco della porta attuale (Balikpazari kapisi=Porta del mercato del pesce).

Balikpazari kapisi

Alcune fonti menzionano nella stessa area la Porta San Marci (1) che era in realtà una posterla realizzata in prossimità della chiesa latina dedicata a S. Marco.
Sul litorale, esternamente alle mura marittime, dalla Porta del Drongario a quella di Perama, correva la strada del Drongario, sui cui si affacciavano due filari di abitazioni. All'incirca a metà del tratto di mura compreso tra le due porte, se ne apriva un'altra – la Porta di S.Giovanni de cornibus (l'attuale Zindan kapisi), dal nome di una chiesa che sorgeva nelle vicinanze – che dava accesso al molo detto Scalo del Drongario.

Porta di S.Giovanni in cornibus (Zindan kapisi)

Da questa porta partiva un'importante strada commerciale – il Makros Embolos, corrispondente all'attuale Uzun Çarşı Caddesi – che tagliava perpendicolarmente il quartiere e lo connetteva al centro della città.
Le mura marittime dividevano quindi il quartiere veneziano in una parte extra moenia ed in una intra moenia, il cui limite meridionale era segnato dal muro del sebastokrator, così nominato in un documento del 1206, e di cui non rimane più nulla. Se ne trova però una reminiscenza nel nome attuale del quartiere: Takhti Kale (letteralmente “sopra la fortezza del muro”).
Nel 1189, il quartiere veneziano si espanse verso est a scapito del confinante quartiere genovese, includendo il Palazzo di Botaniate o dei Kalamanos che divenne la sede ufficiale degli uffici amministrativi della colonia. Dopo la caduta dell'Impero latino (1261), i genovesi ottennero da Michele VIII Paleologo l'autorizzazione a demolire la residenza, alcune spoglie della quale furono reimpiegate nella costruzione del Palazzo del Banco di San Giorgio a Genova (2).

Una delle tre teste leonine murate nel portico del Palazzo del Banco di San Giorgio a Genova e provenienti dal Palazzo di Botaniate

All'interno del quartiere veneziano si trovavano quattro chiese adibite al culto latino: S. Acindino, S.Marco de Embolo (“al mercato”) (3), S.Maria de Embolo e S.Nicola de Venetorum.
S.Acindino era la prima chiesa ad essere stata ottenuta dai veneziani, come indica la sua dedicazione ad un santo martire persiano che lascia supporre la sua origine legata al culto greco-ortodosso. Esiste infatti un documento in cui il doge Vitale Falier (1084-1096) la dona nel 1090 al Monastero veneziano di S.Giorgio Maggiore. Al suo interno erano conservati i pesi e le misure utilizzate nelle transazioni commerciali della colonia e vi venivano stipulati gli atti ufficiali giacché il suo sacerdote titolare svolgeva le funzioni di notaio (a partire dal XIII secolo verrà sostituito in questa funzione dal titolare della chiesa di S.Marco).
S.Maria de Embolo: era anche detta chiesa di Sancta Maria in capite Viglae, doveva quindi trovarsi nei pressi della Porta del Drongario.
S.Marco de Embolo: appare per la prima volta nelle fonti scritte nel 1150, era probabilmente costruita per buona parte in legno e si trovava anch'essa nei pressi della Porta del Drongario.
In questa chiesa, la notte del 14 dicembre 1452, il bailo Girolamo Minotto convocò il Consiglio dei Dodici (4) che a somiglianza del Consiglio dei Dieci della madrepatria, lo affiancava nel governo della colonia, in cui fu presa la decisione di trattenere in porto le navi veneziane e partecipare attivamente alla difesa della città.

Durante l'occupazione latina, il quartiere veneziano era governato da un Podestà che era anche il massimo rappresentante della Serenissima per tutta la Romània. Dal 1277 – quando Michele VIII Paleologo, pur riducendone l'estensione, concesse ai veneziani di rientrare in possesso del quartiere di cui erano stati privati dopo la riconquista bizantina (1261) - al governo della colonia fu invece nominato un Bailo con durata biennale della carica.
Girolamo Minotto, nominato bailo di Venezia a Costantinopoli il 15 marzo 1450, potè raggiungere la città è prendere effettivo possesso della sua carica soltanto il 21 aprile 1451. Durante l'assedio organizzò e diresse il contributo dei veneziani presenti alla difesa della città. Catturato dalle truppe di Zaganos pasha fu giustiziato per ordine del sultano il 30 maggio insieme ad uno dei suoi figli.
La caduta della città segnò la fine del quartiere veneziano sul Corno d'oro ma già nel 1497, in base ad un accordo siglato con la Sublime Porta, i veneziani ebbero un ambasciatore permanente a Costantinopoli che mantenne il titolo di bailo e risiedette a Pera, nella cosidetta Casa baliaggia – l'attuale Palazzo Venezia, residenza stanbulina dell'ambasciatore italiano e sede del consolato - fino alla caduta della Serenissima (è considerata la prima sede di rappresentanza diplomatica permanente della storia).

Palazzo Venezia a Pera. L'aspetto attuale è frutto di un rimaneggiamento settecentesco.
 
Balkapani han
In questo han (centro commerciale) realizzato in epoca ottomana, ma le cui sostruzioni sono sicuramente precedenti al 1453, alcuni studiosi hanno identificato il sito su cui precedentemente sorgeva un fondaco veneziano.

Balkapani han

Note:

(1) Secondo altri autori la Porta di San Marci era invece il nome dato dai latini alla Porta di Perama.

(2) Un palazzo detto dei Botaniate o dei Kalamanos (domum Calamani et Votaniatae nel testo latino) compare in un inventario delle proprietà concesse in uso ai genovesi da Isacco II Angelo redatto nel 1192 ed in un altro del 1202, in cui viene collocato a metà della collina che dal Corno d'oro si estende fino al Foro di Costantino. Dovrebbe trattarsi del palazzo fatto costruire da Michele Botaniate, padre dell'imperatore Niceforo III (1078-1081), che soggiornò frequentemente nella capitale (cfr. Michele Attaliate, Storia. Opera che abbraccia un periodo che va dal 1034 al 1079 di cui l'autore fu testimone diretto e che è esplicitamente dedicata a Niceforo III). Il palazzo sarebbe stato successivamente occupato, nella seconda metà del XII secolo, dal generale di origine ungherese Costantino Kalamanos – nominato nel 1167 governatore della Cilicia da Manuele I Comneno – e dai suoi discendenti fino al 1192 quando fu donato ai genovesi che v'istallarono gli uffici amministrativi della loro colonia.
Uno scantinato in Cemal Nadir street (Acimusluk), attualmente adibito a deposito, è stato identificato come parte delle strutture di fondazione del palazzo.


(3) Il termine embolo è sostanzialmente un equivalente del termine fondaco ed indicava un complesso di edifici in cui i mercanti stranieri, per concessione delle autorità locali, potevano risiedere, immagazzinare le loro merci e trattare i loro affari (exchange house). A Costantinopoli la parola estese il suo significato originario ad indicare l'intero quartiere veneziano. In alcune fonti veneziane, il quartiere costantinopolitano è indicato anche come contrà de San Marco Evangelista.

(4) Il Consiglio dei Dodici - così come a Venezia il Consiglio dei Dieci - non era quasi mai formato esattamente da dodici membri. Il numero dei partecipanti poteva variare infatti a seconda di quanti fossero in quel momento presenti nella colonia. Un esame dei verbali risalenti alla fine del Cinquecento ha permesso di contare da un minimo di otto a un massimo di una ventina persone compreso il bailo che lo presiedeva, ma non è detto che vi potessero essere anche maggiori variazioni.


Narrativa moderna e contemporanea

Alan Gordon, Morte nel quartiere veneziano, Hobby & Work, 2003.
Il giullare detective Theophilos indaga su una morte sospetta nel quartiere veneziano negli ultimi giorni del regno di Alessio II Angelo.

 




Nessun commento:

Posta un commento