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venerdì 27 settembre 2013

La Cappella dei Magi, Firenze


La Cappella dei Magi, Palazzo Medici-Riccardi, Firenze 1459

Palazzo Medici-Riccardi

Il palazzo Medici-Riccardi fu commissionato a Michelozzo Michelozzi nel 1444 dal patriarca dei Medici, Cosimo il Vecchio, e nacque in un luogo strategico all'incrocio fra la Via Larga (l'attuale via Cavour) e via de' Gori, vicinissimo alle chiese protette dalla famiglia (San Lorenzo e San Marco) ed al Duomo. Tutta la zona viene per questo chiamata Quartiere mediceo.
A metà del Seicento il Palazzo passò al granduca Ferdinando II il quale, ormai residente nello sfarzoso Palazzo Pitti, decise di venderlo, nel 1659, ad una ricca famiglia di banchieri amici, i Riccardi.
La famiglia dei Riccardi visse nel palazzo per circa due secoli. Nel 1810 fu venduto ai Lorena che l'adibirono a uffici amministrativi. Con l'unificazione dell'Italia il palazzo è passato, infine, al demanio statale.
Al piano nobile del palazzo si trova la cappella privata di famiglia, realizzata nel 1459, a forma originariamente quadrangolare (oggi un angolo è scantonato per via dei lavori seicenteschi allo scalone), con una piccola abside a pianta rettangolare (scarsella), senza finestre.
Sulle tre pareti maggiori si sviluppa il grandioso affresco realizzato da Benozzo Gozzoli che raffigura Il Corteo dei Magi, un soggetto religioso che fa da pretesto per rappresentare un evento politico che diede lustro alla casata dei Medici, cioè il corteo di personalità che arrivò a Firenze da Ferrara in occasione del trasferimento della sede conciliare nel 1439.


Il Concilio di Ferrara-Firenze (1438-1439)

La diplomazia fiorentina aveva cominciato a brigare per ottenere il trasferimento del Concilio da Ferarra a Firenze praticamente fin dal giorno della sua apertura ufficiale (8 gennaio 1438). Nell'autunno dello stesso anno il sommarsi di vari fattori quali l'insorgere di un'epidemia di peste in Val Padana, la conquista dei territori pontifici in Emilia da parte delle truppe dei Visconti, nonché l'alto costo delle spese che l'amministrazione pontificia doveva sostenere per ospitare la rappresentanza greca spianò la strada all'azione diplomatica fiorentina.
Il 3 dicembre la Repubblica inviò a Ferrara come ambasciatore presso papa Eugenio IV, Lorenzo di Giovanni di Bicci de' Medici per offrire ospitalità al Concilio e ai suoi partecipanti e il finanziamento con ingenti somme di denaro stanziate. Sostenitori diretti del trasferimento erano i Medici, in particolare Cosimo il Vecchio, fratello maggiore di Lorenzo, divenuto arbitro indiscusso della situazione politica fiorentina dopo il rientro dall'esilio nel 1434.
Il 10 gennaio 1439, papa Eugenio IV chiuse l'ultima sessione conciliare a Ferrara e deliberò il trasferimento a Firenze.
Il 27 gennaio, giorno dell'arrivo a Firenze del papa, fu dichiarato festivo, affinché tutta la cittadinanza potesse assistere ai solenni festeggiamenti.
Il patriarca di Costantinopoli, l'imperatore Giovanni VIII e suo fratello Demetrio arrivarono a Firenze in tre tempi diversi, ciascuno alla testa del proprio seguito.
Il patriarca Giuseppe II, giunse a Firenze l'11 febbraio.
L'imperatore Giovanni VIII Paleologo giunse il 15 febbraio facendo un ingresso spettacolare. Il 4 marzo, a Concilio già riaperto, giunse infine Demetrio.
I rappresentanti della delegazione greca furono ospitati in eleganti dimore cittadine.
Il patriarca Giuseppe II prese dimora in Palazzo Ferrantini (1) in borgo Pinti; l'imperatore Giovanni VIII ebbe a disposizione l'insieme di Palazzo Peruzzi (2) e delle case attigue fra la piazza omonima e borgo de' Greci; il fratello Demetrio risedette nel Palazzo de' Castellani (3) nell'attuale piazza de' Giudici.
Il 26 febbraio si tenne la seduta iniziale che dette l'avvio ai lavori. Le sessioni, tenute nella sala grande del Palatium Apostolicum di Santa Maria Novella, iniziarono il 2 marzo. Cosimo il Vecchio de' Medici, il principale promotore privato e finanziatore del concilio, ottenne di poter presenziare alle sessioni.
Le sessioni conciliari furono turbate il 10 giugno dall'improvvisa morte del patriarca Giuseppe II che fu sepolto con onori solenni nella stessa chiesa di Santa Maria Novella, nel transetto destro (4).

Una bozza di accordo proposta dal papa fu discussa da 6 delegati greci e 6 latini e finalmente, redatta in greco e latino, fu firmata il 5 luglio dai delegati greci (a palazzo Peruzzi dove risiedeva l'imperatore) e da quelli latini (nel convento di S.Maria Novella dove risiedeva il papa).
Il 6 luglio fu promulgata la bolla papale Laetentur coeli che sanciva l'unione delle chiese.


La Cappella dei Magi

In origine, la cappella e il relativo vestibolo, che correva lungo tutta la parete di ingresso, costituivano un vano maggiore di formato rettangolare. L’insieme fu successivamente rimaneggiato dall’introduzione dello scalone secentesco.
La cappella è composta da due vani pressoché a pianta quadrata, uno maggiore e uno minore. Quest’ultimo è la scarsella con l’altare, leggermente sopraelevata rispetto all’aula principale. Il varco che mette in comunicazione la scarsella e l’aula è incorniciato da due paraste scanalate e rudentate con capitelli corinzi, realizzate in pietraforte e lumeggiate in oro e bianco. Ai lati della scarsella si aprono due piccole sagrestie, di cui solo quella di sinistra è ancora praticabile.
La geometria quadrangolare dell’aula è interrotta dalla sporgenza dell’angolo sud-ovest verso l’interno dell’ambiente, approntata a seguito delle trasformazioni seicentesche. Qui si apre l’ingresso attuale della cappella, anche se l’accesso originario era la porta (ora chiusa) al centro della parete meridionale, di fronte all’altare. Da tale punto di vista, si apprezza al meglio l’organizzazione simmetrica e prospettica dell’ambiente e dei suoi spazi.
Due oculi, l’uno di fronte all’altro, si aprono rispettivamente sopra l’altare e sulla antica porta di ingresso. A sinistra di quest’ultima si trova anche una finestra con i vetri a tondini.
Sulle pareti principali dell'aula si snoda Il corteo dei Magi che, partendo da Gerusalemme (raffigurata sullo sfondo del corteo di Gaspare), si dirige verso Betlemme rappresentata dalla pala di Filippo Lippi raffigurante l'Adorazione del bambino e collocata sulla parete nord della scarsella al di sopra dell'altare e che fu posta in opera prima della realizzazione della decorazione del Gozzoli. Sulle pareti laterali della scarsella si trovano due affreschi, sempre opera di Benozzo Gozzoli, raffiguranti angeli adoranti e cantori.

Nel 1494 la pala originaria, una delle pochissime opere firmate da Filippo Lippi, a seguito della cacciata dei Medici e in occasione del saccheggio del palazzo, venne trasferita in Palazzo della Signoria. Nel corso del XVI secolo, dopo l’istituzione del principato mediceo, tornò nella sua collocazione originaria, dove rimase fino al 1814 quando, venduta, lasciò definitivamente Palazzo Medici-Riccardi. Entrato nella collezione Solly, nel 1821 il quadro fu infine acquisito con l’intero lascito della raccolta dai Musei di Berlino, presso i quali si trova tuttora.
La pala attualmente posta sull'altare è una replica coeva talmente fedele all'originale da farla ritenere opera della bottega stessa di Lippi. L’anonimo autore utilizzò probabilmente gli stessi cartoni realizzati dal Lippi per la pala originale. Infatti le figure dei due dipinti sono pressochè sovrapponibili sia per il disegno che per le dimensioni (l’originale è più stretto di 9 cm. di larghezza, mentre la replica ha un formato quasi quadrato).

L'Adorazione del Bambino

A sinistra la pala originale di Filippo Lippi, oggi conservata nella Gemäldegalerie di Berlino, a destra la copia di bottega coeva attualmente collocata nella Cappella dei Magi. 
La copia fu prelevata dai depositi degli Uffizi nel 1915 e collocata al posto dell'originale ormai definitivamente alienato.


Il Corteo dei Magi
In questa sede viene illustrata soltanto l'interpretazione "bizantina" del ciclo pittorico.

Nella parete ovest è raffigurata la testa del corteo guidata dall'anziano Melchiorre, in quella meridionale la sezione guidata da Baldassarre ed in quella orientale la coda del corteo guidata da Gaspare.

Parete ovest (Corteo di Melchiorre)

Nella parete ovest apre il corteo dei Magi il patriarca di Costantinopoli Giuseppe II nelle vesti di Melchiorre, a dorso di una mula bianca secondo l'uso ecclesiastico e la tradizione iconografica dell'Ingresso di Cristo a Gerusalemme. Lo precedono un diacono a cavallo con in mano la pisside d'oro dell'incenso (il dono di Melchiorre) ed uno spatario, più avanti il fratello minore di Lorenzo, Giuliano de' Medici, con un leopardo maculato sul cavallo (nell'interpretazione della Ronchey, nel giovane capocaccia sarebbe invece ritratto Tommaso Paleologo)*.
Ad accogliere il patriarca ed il suo seguito sono schierati nella parte destra dell'affresco, caratterizzati dai berretti rossi, dignitari e banchieri fiorentini.



 1. Francesco Sassetti (1420-1490), con la mano levata con le dita aperte ad indicare il numero 5000, secondo la conta del tempo. Nel 1447 direttore delle filiali del banco Medici a Ginevra e Lione, da 1458 vicedirettore generale a Firenze.
2. Roberto Martelli (1408->1469), fedelissimo di Cosimo il Vecchio, fu direttore della filiale di Roma dal 1439 al 1464. Su richiesta di Cosimo fu insignito del titolo di conte palatino da Giovanni VIII.
3. Antonio Averlino detto il Filarete (1400-1469 c.ca).
4. Altro autoritratto di Benozzo Gozzoli.
5. Agnolo Tani, direttore della filiale di Bruges dal 1450 al 1465.
6. Neri Capponi (1388-1457), insigne diplomatico e politico di spicco della Repubblica fiorentina.



Le due porzioni di parete dell’angolo sud-occidentale furono spinte verso l’interno della cappella, a seguito della costruzione dello scalone con il relativo pianerottolo nel 1688-1689. La traslazione muraria ha provocato importanti perdite delle pitture del Gozzoli: infatti, è sopravvissuta solo la parte inferiore sinistra della porzione di parete ovest (comprendente, fra l’altro, il posteriore della mula di Melchiorre). Per il resto, cioè la parte superiore di tale fascia e la porzione con i paggi di Baldassarre sulla parete sud, sono andate perdute. Negli anni della ristrutturazione Jacopo Chiavistelli ebbe ordine di integrare le mancanze irrecuperabili. L’artista lo fece dipingendo un paesaggio generico, privo di animali e uomini, con i caratteri ispirati al paesaggio quattrocentesco.


* Nel Chronicon Minus di Sfranze si legge che nel 1437, temendo un attacco di Khalil Pascià, il despota di Morea, il futuro imperatore Costantino XI Paleologo, a cui Giovanni VIII aveva lasciato la reggenza di Costantinopoli, inviò anche il fratello minore Tommasa presso Giovanni VIII che era appena partito per Ferrara. Anche il viaggiatore spagnolo Pero Tafur riferisce che il giovane Paleologo faceva parte della delegazione bizantina. Per la somiglianza con il giovane capocaccia cfr. anche Tommaso Paleologo.

Parete sud (Corteo di Baldassarre)

Nella parete successiva, il personaggio barbuto su un cavallo bianco raffigurato nei panni di Baldassarre è l'imperatore Giovanni VIII Paleologo; accanto a lui le tre ragazze a cavallo sarebbero le tre figlie di Piero il Gottoso, sorelle di Lorenzo e Giuliano: da sinistra Nannina, Bianca e Maria.
La decorazione soffre qui perdite ingenti: a sinistra per l’apertura della finestra e a destra per la traslazione della porzione della parete occidentale. La disastrosa operazione ha provocato l’abbattimento della fascia di parete dove erano raffigurati i paggi recanti il dono e la spada di Baldassarre.

Parete Est (Corteo di Gaspare)

Chiude il corteo la sezione del mago Gaspare ambientata in un paesaggio di gusto quasi tardogotico, ricco di dettagli come castelli, scene di caccia e piante fantastiche, ispirato probabilmente agli arazzi fiamminghi. Su una collina in alto sullo sfondo della scena è raffigurata Gerusalemme che mostra notevoli somiglianze con la villa medicea di Cafaggiolo come appare in questa lunetta di Giusto Utens del XVI secolo.
Il corteo è aperto dal mago Gaspare che monta un cavallo bianco, nelle cui fattezze Silvia Ronchey riconosce quelle di Demetrio, il fratello minore di Giovanni VIII. Tra le figure a cavallo che lo seguono si riconoscono nell'ordine da destra a sinistra: Piero de' Medici detto il gottoso, Carlo de' Medici, figlio illegittimo di Cosimo il Vecchio, lo stesso Cosimo il Vecchio e Galeazzo Maria Sforza e Sigismondo Pandolfo Malatesta, signori rispettivamente di Milano e Rimini, che furono in quegli anni ospitati dai Medici, e sono qui rappresentati per celebrare i successi politici della casata. In un certo senso le casate dei Malatesta e degli Sforza si erano recentemente imparentate con i Paleologi di Bisanzio, per questo essi sembrano fare da "garanti" al corteo dei partecipanti al concilio che si svolge dietro di essi, come se fossero dei protettori alleati ai Medici.
Dietro di loro si dispiega un corteo di filosofi platonici italiani, tra i quali gli umanisti Marsilio Ficino e i fratelli Pulci e lo stesso pittore Benozzo, riconoscibile perché guarda verso lo spettatore (secondo le istruzioni di Leon Battista Alberti) e per la chiara iscrizione sul tessuto del cappello rosso: Opus Benotii d.. Nella stessa fila, secondo la studiosa Silvia Ronchey, si troverebbe, girato di tre quarti, il vero ritratto di Lorenzo de' Medici adolescente.
Nel seguito di Gaspare si riconoscono inoltre alcuni dignitari bizantini (caratterizzati dalla lunga barba) che fecero parte della delegazione conciliare: Giorgio Gemisto Pletone, Giovanni Argiropulo, Isidoro di Kiev, Teodoro Gaza.
Nella fila successiva si scorge un con un berretto rosso e un ricco fregio dorato: quasi certamente si tratta di Enea Silvio Piccolomini, il futuro papa Pio II, all'epoca ancora cardinale.


1. Cardinale Enea Silvio Piccolomini, il futuro papa Pio II (1458-1464)
3. Giorgio Gemisto Pletone*
4. Teodoro Gaza
5. Giovanni Argiropulo
In questa figura all'estrema sinistra dell'affresco, la Ronchey ipotizza invece sia stato ritratto l'allora metropolita di Nicea, Bessarione.

Nell'interpretazione della Ronchey i tre cortei rispecchierebbero i tre tempi diversi in cui il Patriarca, l'Imperatore ed il fratello Demetrio raggiunsero realmente Firenze con i rispettivi seguiti (11 febbraio, 15 febbraio e 5 marzo).
 
Ad ulteriore conferma della lettura “bizantina” del Corteo dei Magi, viene riportato questo brano tratto da una lettera scritta da papa Pio II Piccolomini a Filippo di Borgogna nel 1461, in cui il pontefice utilizza la stessa allegoria di Benozzo Gozzoli:

Guarda, i Magi sono venuti dall'oriente verso la stella che hanno visto in occidente, non portando né oro, né argento, né mirra, che sono cose caduche, ma recando in dono qualcosa di ben più prezioso, e cioè dichiarando la pace e l'unione con la chiesa d'occidente ed esortando i cristiani alla comune difesa ed alla diffusione della nostra fede.

* La presenza del filosofo Pletone nel seguito di Demetrio è ricordata anche da Silvestro Syropoulos nelle sue Memorie.

Note:

(1) Palazzo Ferrantini, oggi Palazzo Marzichi-Lenzi, si trova in Borgo Pinti 27 ed è attualmente sede dell'hotel Monna Lisa.

Palazzo Ferrantini

(2) Palazzo Peruzzi, o Bourbon del Monte, si trova in Borgo dei Greci 3, con la facciata posteriore che da' su piazza Peruzzi. Ospita attualmente la sede della Camera Generale del Lavoro. La targa che ricorda il soggiorno di Giovanni VIII si trova però nell'androne del vicino Palazzo di Ubaldino Peruzzi (Borgo dei Greci 8-22r).
Palazzo Peruzzi
 (facciata sulla piazzetta omonima)

(3) Palazzo Castellani, noto ai tempi di Dante come Castello d'Altafronte, dal nome della famiglia che ne fu proprietaria fino al 1180, quando passò nelle mani degli Uberti, il Castello era inserito nella più antica cinta muraria della Città. Dopo essere passato dagli Uberti ai Castellani nel secolo XIV, fu sede, dal 1574 al 1841, dei Giudici di Ruota, come ricordano ancora oggi le antiche insegne dei due magistrati murate nell'ingresso del Palazzo. Attualmente ospita il Museo Galileo.

Palazzo Castellani

(4) Giuseppe II, divenuto patriarca di Costantinopoli nel 1416, nel 1437 partì con l'imperatore Giovanni VIII Paleologo e altri 23 vescovi della Chiesa bizantina e un numero imprecisato di studiosi e teologi da Costantinopoli per l'Italia, dove prese parte al Concilio di Ferrara. Dopo che il papa stabilì il trasferimento della sede conciliare a Firenze, raggiunse la città accompagnato dal suo seguito l'11 febbraio 1439 dove prese dimora a Palazzo Ferrantini.
Morì a Firenze il 10 giugno dello stesso anno, dopo aver partecipato molto poco ai lavori conciliari che, per parte bizantina, vennero condotti principalmente da Bessarione e Isidoro di Kiev.
Giuseppe II venne sepolto nella basilica di Santa Maria Novella, dove la sua tomba è ancora oggi presente nel transetto destro, decorato da un affresco in uno stile ieratico semi-bizantino.
Il monumento funebre di Giuseppe II
S.Maria Novella

































2 commenti:

  1. La pala d altare era di Filippo Lippi e non Filippino

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    1. Ringrazio per la segnalazione, ho corretto il testo. L'errore ricorreva due volte,la terza era già correttamente indicato Fra Filippo Lippi come autore della pala originale.

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