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venerdì 20 settembre 2013

Il Ducato dell'Arcipelago

Il Ducato dell'Arcipelago


Armi dei Sanudo

Il Ducato dell'Arcipelago o Ducato di Nasso venne creato nel 1207 da Marco Sanudo, uno dei partecipanti alla quarta crociata e nipote del Doge Enrico Dandolo.
Accompagnato da Marino Dandolo, Andrea e Geremia Ghisi, oltre che da Ravano delle Carceri, signore di Eubea, e Filocalo Navigajoso, duca di Lemno, con otto galee Sanudo sbarcò a Potamidides conquistando l'isola di Nasso: i Greci si ritirarono nella fortezza di Apalyros, sostenuti dai Genovesi, principali avversari di Venezia in Oriente, ma in breve anche quest'ultimo baluardo cadde.
Nel 1210, avuta ragione delle ultime sacche di resistenza, i Veneziani procedettero alla rapida occupazione del resto dell'arcipelago delle Cicladi, che venne spartito tra i partecipanti alla spedizione.



La spartizione delle Cicladi tra i partecipanti alla spedizione guidata da Marco Sanudo

 
Marco I Sanudo (1207-1227). Fondatore del Ducato. Nel 1210 divenne vassallo dell'imperatore latino di Costantinopoli che gli conferì il titolo di duca dell'Arcipelago. Dal canto suo Sanudo conferì agli altri partecipanti alla conquista delle Cicladi titoli di cavaliere e feudi in cambio del rispetto degli obblighi feudali ma contemporaneamente confermò la nobiltà greca (gli archontes) nei suoi titoli e proprietà.
Sull'isola di Nasso fondò una nuova città (l'attuale città di Nasso o Chora) che divenne la sua capitale. Sposò una donna della famiglia dei Laskaris - forse una sorella dell' imperatore niceno Teodoro I Laskaris (1208-1222) – da cui ebbe il figlio Angelo che gli successe alla sua morte nel 1227.

Angelo Sanudo (1227-1262). Nel 1235 inviò una squadra navale in aiuto dell'imperatore latino Giovanni di Brienne, assediato a Costantinopoli dall'esercito niceno. Sposò la figlia di un ufficiale francese dell'esercito latino, Macaire de Sainte-Ménéhould, morto combattendo i niceni nella battaglia di Poimanenon (1224), da cui ebbe tre figli. Alla sua morte gli successe il suo primogenito Marco.
 
Marco II Sanudo (1262-1303). Dovette fronteggiare l'aggressività della flotta del restaurato impero bizantino al comando dell'ammiraglio Licario e perse il controllo di numerose isole dell'arcipelago. Strinse un patto di vassallaggio (1263?) con Guglielmo II di Villerhardouin,Principe d'Acaia, che confermò nel 1278 a Carlo I d'Angiò quando questi prese possesso del Principato. Sul finire del suo regno riuscì comunque a riconquistare gran parte delle Cicladi. Ebbe due figli da una moglie di cui non si conosce il nome ed alla sua morte gli successe il maggiore, Guglielmo.

Guglielmo I Sanudo (1303-1323). Nel 1317 subì una violenta incursione da parte della Compagnia Catalana agli ordini del vicario generale del Ducato d'Atene Alfonso Federico di Sicilia che occupò l'isola di Melos come ritorsione per l'aiuto prestato dal Sanudo a Gualtiero V di Brienne. Ebbe sei figli da una moglie di cui non si conosce il nome ed alla sua morte gli successe il maggiore, Nicolò.

Niccolò I Sanudo (1323-1341). Nel 1311 comandò il contingente di Nasso che partecipò alla battaglia di Halmyros (15 marzo 1311) a fianco del duca di Atene, Gualtiero V di Brienne, e fu uno dei pochissimi cavalieri franchi a salvare la vita. Nel 1341 le isole dell'Arcipelago furono devastate dalla flotta del Gazi Umur Bey, l'emiro corsaro di Aydin che impose per la prima volta al Ducato il pagamento di un tributo annuo. Nel 1330 aveva sposato Giovanna di Brienne, figlia del conte di Lecce Ugo di Brienne e della sua seconda moglie Elena Comneno-Ducaina* e quindi sorellastra del duca di Atene Gualtiero V morto nella battaglia di Halmyros. Alla sua morte gli successe il fratello Giovanni.
* Elena Comneno Ducaina era figlia di Giovanni I Ducas Comneno - il figlio illegittimo del Despota d'Epiro Michele II che governò la Tessaglia e la Grecia centrale dal 1268 al 1289 - e della principessa valacca che aveva sposato e di cui si conosce solo il nome monacale di Hypomene.
 
Giovanni I Sanudo (1341-1362). Nel 1344 i Turchi occuparono parte dell'isola di Nasso prendendo 6.000 prigionieri. Si schierò dalla parte dei veneziani nella terza guerra veneto-genovese (1350-1355). Catturato dai genovesi nel 1354, fu rilasciato l'anno successivo dopo la firma del trattato di pace (giugno 1355). Ebbe una sola figlia, Fiorenza, da una moglie di nome Maria, che gli successe alla sua morte.

Fiorenza Sanudo (1362-1371). Sposò in prime nozze Giovanni delle Carceri, Signore di due terzieri dell'isola di Eubea, che morì nel 1358 e da cui ebbe un figlio di nome Nicolò. Dopo aver ereditato il ducato di Nasso, cercò di risposarsi prima con il genovese Pietro Recanelli Giustiniani, primo capo della Maona nuova di Chios, e poi con Neri I Acciaiuoli, il futuro duca di Atene, ma ne fu impedita dai veneziani. Catturata da agenti della Serenissima fu condotta a Creta e nel 1364 costretta a sposare il cugino Niccolò Sanudo detto Spezzabanda, uno dei figli di Guglielmo, che regnò come duca consorte fino alla morte di Fiorenza. Da lui ebbe due figlie, Maria ed Elisabetta Sanudo.

Niccolò III delle Carceri (1371-1383). Ereditò dal padre la Signoria di due terzieri dell'isola di Eubea (1) e dalla madre il ducato di Nasso. Ancora tredicenne alla morte della madre, governò inizialmente sotto la tutela del patrigno Niccolò Spezzabanda che morì nel 1374. Nel 1381 sposò Petronilla Tocco, figlia del conte di Cefalonia Leonardo Tocco e di Maddalena Buondelmonti, da cui non ebbe figli. Risiedette prevalentemente nell'isola di Eubea, nominando un suo parente, Jannuli Gozzadini, reggente dell'isola di Nasso. Cercò di espandere i suoi domini nell'isola di Eubea appoggiando l'azione della Compagnia di Navarra e progettando di conquistare il porto di Negroponte (Chalkis) con l'aiuto dei navarresi. Per la forte tassazione imposta suscitò il malcontento tra i suoi sudditi e fu ucciso nel corso di una rivolta probabilmente ispirata da Francesco Crispo che fu immediatamente accettato come nuovo duca.

Armi dei Crispo

Francesco I Crispo (1383-1397). Avendo sposato Fiorenza Sanudo, figlia del fratello minore del duca Giovanni I e Signore di Milos, era in ogni caso alla morte di Niccolò III, l'erede diretto del ducato. Nel giugno dello stesso anno la Serenissima lo riconobbe come duca ma occupò i terzieri dell'isola di Eubea che erano appartenuti al ducato. Nel 1385 diede in moglie sua figlia Petronilla a Pietro Zeno - Signore di Andros e Syros nonchè figlio del bailo veneziano di Negroponte - che divenne il più influente difensore dei suoi interessi presso la Serenissima.
Alla sua morte gli successe il figlio maggiore Giacomo. (Cfr. scheda Alberi genealogici).

Giacomo I Crispo (1397-1418). Gli inizi del suo governo furono caratterizzati dal conflitto con gli Ottomani e dai contrasti con i suoi fratelli che rivendicavano parte dell'eredità paterna. Risolse il primo accettando di pagare un tributo mentre dovette cedere ai fratelli la signoria di alcune isole dell'arcipelago per tacitarne le rivendicazioni.
Sposò Fiorenza Sommaripa, figlia di Gaspare Sommaripa e Maria Sanudo, da cui ebbe due figlie, Maria e Fiorenza.
Nel 1415 aderì alla lega antiturca di cui facevano parte anche Chio, Lesbo, Rodi e Cipro. Nel 1418 si recò a Venezia per discutere questioni di eredità che riguardavano la suocera Maria Sanudo. Da qui si diresse verso Mantova con l'intenzione di incontrarsi con il papa Martino V. Durante il viaggio, a Ferrara, cadde malato e morì dopo pochi giorni nel novembre del 1418.

Giovanni II Crispo (1418-1433). Fratello di Giacomo, e da questi designato suo erede nel testamento, assunse il governo del ducato e ottenne, grazie anche al sostegno del cognato Pietro Zeno, il riconoscimento di Venezia contro la pretesa di successione della vedova di Giacomo Fiorenza Sommaripa.
Riuscì a stabilire con Venezia rapporti più stretti di quanto non fosse stato capace suo fratello Giacomo. Ottenne, infatti, importanti privilegi commerciali soprattutto nei riguardi di Creta e sostegno militare contro i Turchi. Ciò nonostante nel 1426 fu costretto a pagare agli Ottomani un consistente tributo e nel 1432 non riuscì a difendere le isole di Nasso e di Andros dal saccheggio dei Genovesi. Nel 1418 aveva sposato la nobildonna veneziana Francesca Morosini da cui aveva avuto un figlio, Giacomo, e due figlie.

Giacomo II Crispo (1433-1447). Ereditò il ducato alla morte del padre quando aveva appena sette anni e lo governò sotto la reggenza della madre fino al 1444. Nello stesso anno sposò Ginevra Gattilusio, la figlia di Dorino I, Signore di Lesbo, da cui ebbe una figlia, Elisabetta, ed un figlio, Giangiacomo, che nacque dopo la sua morte.

Giangiacomo Crispo (1447-1453). Ereditò il ducato alla sua nascita sotto la tutela degli zii paterni Guglielmo e Niccolò che avevano imprigionato la cognata e nonna del duca Francesca Morosini che aveva reclamato per sé la Reggenza.

Guglielmo II Crispo (1453-1463). Alla morte del nipote assunse formalmente il governo del ducato che già esercitava in qualità di reggente. Si sposò in tarda età con la nobildonna Elisabetta da Pesaro da cui ebbe una figlia di nome Fiorenza. Da un'amante di cui non si conosce il nome ebbe un figlio illegittimo di nome Giacomo.

Francesco II Crispo (1463). Nipote del precedente duca, morì l'anno stesso in cui ereditò il ducato. Aveva sposato in seconde nozze la nobildonna Petronilla Bembo che alla sua morte assunse la reggenza in nome del figlio Giacomo.

Giacomo III Crispo (1463-1480). Successe al padre ancora minorenne e si trovò coinvolto a fianco della Serenissima nella prima guerra turco-veneziana (1463-1479). Nel 1470, la caduta della roccaforte veneziana di Negroponte espose i possedimenti del ducato alle incursioni ottomane. La stessa Nasso fu razziata dai turchi nel 1475. Sposò Caterina Gozzadini da cui ebbe due figlie, Fiorenza e Petronella.
La firma del Trattato di Costantinopoli (25 gennaio 1479) che pose fine alle ostilità gli consentì di organizzare in pompa magna poco prima di morire il matrimonio della figlia maggiore Fiorenza con Domenico Pisani, Signore di Santorini.

Giovanni III Crispo (1480-1494). Ereditò il ducato alla morte del fratello Giacomo che non aveva lasciato eredi maschi. Varò un inasprimento della politica fiscale che indusse alla rivolta la popolazione di Nasso che, guidata dalla nobiltà greca, lo assediò nella fortezza dell'acropoli della capitale. Riuscì a sedare la ribellione grazie all'intervento delle galee dei Cavalieri di S.Giovanni ma la spietatezza che mostrò nel reprimere la rivolta gli alienò ulteriormente il favore dei suoi sudditi. Morì, molto probabilmente avvelenato, nel 1494. Sposò una nobildonna veneziana della famiglia Morosini che ripudiò in quanto sterile. Da un amante di cui non si conosce il nome ebbe un figlio illegittimo di nome Francesco che aveva undici anni al momento della sua morte.

Governo diretto di Venezia (1494-1500 e 1510-1517). Alla morte di Giovanni III, una delegazione di cittadini del ducato si recò a Venezia per chiedere alla Repubblica di assumere il controllo diretto del ducato, anche perchè l'unico erede lasciato dal duca era un figlio illegittimo. La Repubblica acconsentì e nominò governatore dapprima Giacomo Crispo (1494-1496) e successivamente il figlio Antonio (1496-1500) sotto la supervisione di Pietro Contarini.
Nel 1500 fu però consentito a Francesco III Crispo (1500-1510) di entrare in possesso del ducato. Il suo governo fu così crudele e tirannico che nel 1507 fu richiamato dai veneziani e imprigionato a San Michele di Murano. Presto rilasciato tornò a Nasso nel 1509 dove l'anno seguente assassinò la moglie Caterina Loredan, che aveva sposato nel 1496, e tentò di uccidere il figlio Giovanni avuto da lei. Deposto ed incarcerato fu condotto dapprima a Santorini e successivamente a Candia dove morì nel 1518. Venezia nominò governatore il fratello di Caterina, Antonio Loredan, che resse il ducato fino alla maggiore età del nipote Giovanni (1517).

Armi di Antonio Loredan



Giovanni IV Crispo (1517-1564). Il suo lunghissimo regno fu caratterizzato dalla progressiva erosione dei suoi possedimenti ad opera dei Turchi e dalla crescente influenza esercitata da Venezia sul ducato. La caduta di Rodi nel 1522 lasciò infatti il ducato in prima linea nella lotta contro gli Ottomani.
Nell'estate del 1537 le isole dell'arcipelago vengono investite dalla flotta ottomana al comando del Barbarossa (Kheir-ed-Din). Cadono quasi senza opporre resistenza Schiros, Patmos, Egina, Stampalia e Nio. A Paros, il feudatario locale, Bernardo Sagredo, si rinchiude nella fortezza di Kephalos ma dopo pochi giorni è costretto ad arrendersi per mancanza di rifornimenti.
Le truppe del Barbarossa sbarcano quindi a Nasso devastandone le campagne e cingendo d'assedio la capitale. Giovanni IV, asseragliato nella fortezza di Epanokastro nell'entroterra, accetta l'offerta del Barbarossa e paga un tributo annuo di circa 5.000 ducati (pari a circa la metà delle rendite annue del ducato) e la flotta ottomana si ritira (2).

Ariadeno Barbarossa (Kheir-ed-Din)
scuola italiana del XVI secolo, 1580
Kunsthistorisches Museum, Vienna

Il ducato si trasforma così in un protettorato ottomano soggetto al pagamento del tributo, a restrizioni in materia di politica estera (divieto di intrattenere relazioni amichevoli con i nemici della Sublime Porta) ma conserva il diritto di trasmettere la successione per via ereditaria.
Per far fronte al tributo il duca dovette inasprire la pressione fiscale sui suoi sudditi, determinando lo spopolamento del ducato.
Secondo un diplomatico veneziano che visitò il ducato nel 1563 soltanto le isole di Nasso, Paros, Syros, Milos e Santorini erano ancora abitate; nel 1564 l'isola di Nasso aveva una popolazione di 6000 abitanti, 500 dei quali latini. Prima del 1517 Giovanni IV si era sposato con Adriana Gozzadini, da cui ebbe due figlie femmine, un maschio che morì (1550) prima di lui ed il figlio Giacomo che gli successe alla sua morte.

Giacomo IV Crispo (1564-1566). Nel 1566, a causa della sua dissolutezza, i cittadini di Naxos fecero appello al sultano Selim II perchè lo rimuovesse dalla carica. Giacomo si recò a Costantinopoli per perorare la sua causa ma fu spogliato del suo titolo e dei suoi beni ed imprigionato. Al suo posto il sultano nominò l'ebreo di corte Giuseppe Nasi (3) che mantenne il titolo fino alla sua morte (1579). I cittadini si appellarono nuovamente al sultano chiedendo il rilascio e la restaurazione di Giacomo giacchè non volevano essere governati da un ebreo. Giacomo fu rilasciato ma senza però essere reinsediato come duca. Si recò dapprima in Morea e quindi a Roma con la sua famiglia, il Senato veneziano gli riconobbe un appannaggio e morì a Venezia nel 1576.

Note:

(1) Nella spartizione dei possedimenti dell'impero bizantino che seguì la presa di Costantinopoli da parte della Quarta Crociata (1204), l'isola di Eubea toccò ai veneziani. Essi lasciarono però che un nobile fiammingo, Jacques d' Avesnes, la conquistasse e ne prendesse possesso in nome del re di Tessalonica, Bonifacio I di Monferrato, che ve lo insediò come feudatario. Alla morte di questi, nel 1205, l'isola fu divisa in tre settori (terzieri): quello settentrionale, con capitale Oros (Rio), in cui fu insediato Pecoraro da Marcanuovo, quello centrale, con capitale Chalkis (Negroponte), in cui fu insediato Giberto dalle Carceri e quello meridionale, con capitale Karystos (Clissura), in cui fu insediato Ravano dalle Carceri. Nel 1209 Ravano delle Carcerì riunì però tutta l'isola sotto il suo controllo e si riconobbe vassallo della Serenissima che nominò un bailo che risiedeva a Chalkis. Il sistema triarchico non fu però abolito, anzi alla morte di Ravano (1216), il bailo veneziano, richiesto di intervenire nella disputa tra gli eredi per la successione, divise addirittura ogni terziere in due (sestieri). Nel 1365 la Serenissima acquistò dalla Compagnia catalana che lo aveva conquistato nel 1317 il terziere meridionale ed alla morte degli ultimi due triarchi, Niccolò III dalle Carceri (1383) e Giorgio III Ghisi (1390) ricevette in eredità gli altri due terzieri ed assunse il controllo diretto di tutta l'isola.

(2) La scelta del duca fu dettata da considerazioni politiche più che da necessità militari. Le fortezze dell'acropoli di Nasso e quella di Epanokastro erano infatti ben munite e avrebbero potuto sostenere l'assedio, considerando anche che il Barbarossa non avrebbe potuto proseguire la campagna durante l'inverno. Il duca ritenne di non essere stato aiutato adeguatamente dalla Serenissima e scelse di salvare il ducato piuttosto che battersi fino alla fine per un alleato da cui si sentiva abbandonato.


(3) Giuseppe Nasi, un ebreo portoghese che svolse importanti incarichi diplomatici e amministrativi presso la corte ottomana sotto Solimano il magnifico (1520-1566) e Selim II (1566-1574), non si recò però mai a Nasso, amministrando il ducato dalla sua residenza sul Bosforo per mezzo di un altro ebreo di origini spagnole, Francesco Coronello, da lui nominato governatore. Alla morte di Nasi, il territorio del ducato passò sotto il diretto controllo dell'amministrazione ottomana.






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