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domenica 16 dicembre 2012

La basilica di S.Giovanni evangelista a Efeso

La basilica di S.Giovanni evangelista a Efeso

Sorge sulla collina detta Ayasoluk, 5 km a nord dell'antica città di Efeso.



Secondo la tradizione, San Giovanni evangelista, nell'ultimo periodo della sua vita si stabilì su questa collina disabitata. Quando il Signore gli comunicò che la sua fine era prossima, si scavò una tomba a forma di croce e si sdraiò al suo interno. Quando la morte sopravvenne (Nel 98-99, secondo S.Girolamo) i suoi discepoli furono accecati da una luce abbagliante. Riacquistata la vista scoprirono che il suo corpo era scomparso ed un odore dolciastro emanava dalla tomba vuota. La leggenda racconta inoltre che la terra con cui fu ricoperto il suo sepolcro continuasse a muoversi come sollevata dal respiro del santo da cui deriverebbe il nome della collina (sacro respiro=aya soluk).

Le origini della prima chiesa risalgono al IV, se non addirittura al III sec., quando, al di sopra di un gruppo di stanze sotterranee, nelle quali evidentemente la tradizione venerava il luogo di deposizione di Giovanni Evangelista, fu innalzata una memoria quadrata (di m 18 di lato), coperta verosimilmente da una vòlta a crociera impiantata su quattro colonne e con quattro porte sui lati (successivamente la porta del lato E fu sostituita con un'abside).
Agli inizi del V sec. la memoria fu racchiusa entro un'ampia basilica cruciforme. Il corpo anteriore, preceduto da nartece, esonartece e protiro, era a tre navate; pure a tre navate erano i bracci laterali; a cinque invece il corpo posteriore, terminato da un'abside.

Nel 548, Giustiniano fece costruire, al di sopra di quella preesistente, un'imponente chiesa a pianta cruciforme, che ricalcava quella dei SS. Apostoli, da lui fatta edificare a Costantinopoli qualche anno prima.

Pianta della basilica giustinianea

All'estremità ovest, su una terrazza artificiale, costruita per annullare il pendio della collina e appoggiata su una cisterna, sorgeva un atrio, circondato da portici su tre lati. Sul quarto lato si apriva il nartece, che introduceva al corpo centrale della chiesa tramite cinque porte.

Le sostruzioni della terrazza su cui sorgeva l'atrio della basilica


L'ingresso occidentale alla basilica


Veduta aerea

All'interno la chiesa si articolava in tre navate, quella centrale più ampia, intersecate da un transetto, al centro del quale, prima dell'abside, è visibile la tomba dell'evangelista.
Il soffitto della tomba appare rialzato rispetto al piano del terreno ed era originariamente ricoperto a mosaico.


Tomba dell'evangelista, alle sue spalle l'abside provvisto di syntronon


Il colonnato a doppio ordine della navata nord, con pilastri in pietra squadrata e archi in laterizi.

Le colonne presentano un capitello ionico del tipo a imposta, costituito da un unico pezzo con il pulvino su cui l'arco poggia direttamente, molto diffuso nell'architettura bizantina. Sui capitelli si notano i monogrammi di Giustiniano e Teodora.


Il battistero a pianta ottagonale che si trova sul lato settentrionale della chiesa risale all'edificio pregiustinianeo e presenta al centro una vasca circolare entro una pianta cruciforme a cui si accede per mezzo di due brevi scalinate lungo i bracci della croce. Due vasche per l'acqua completano gli altri due bracci della croce.


Il battistero cessò di funzionare dopo la costruzione della basilica giustinianea e le acque che vi affluivano per mezzo di una canalizzazione furono deviate verso una fontana di marmo riccamente scolpita presso la porta.


Accanto al battistero, addossato all'estremità settentrionale del transetto, si trova un ambiente rettangolare che termina con due absidi pavimentate a mosaico. Un'iscrizione sopra la porta d'ingresso lo identifica come il sekreton, la sala dove il vescovo sedeva quando teneva un giudizio. Fu terminato durante il vescovado di Giovanni alla fine del VI secolo. Il sekreton comunica a nord con il Tesoro (Skeuophylakion), un ambiente circolare a due piani su cui si aprono delle stanze angolari e nicchie nello spessore delle pareti dove era conservato il tesoro della basilica.

Il Sekreton

Posizione del Tesoro e del Sekreton


Porta della Persecuzione (Porta dell'Inseguimento)
Nel VII-VIII sec., la collina dove sorgeva la chiesa fu fortificata per difendere gli abitanti dalle incursioni arabe. Questa porta, inserita tra due torrioni, ne costituiva l'ingresso dal lato meridionale; il dispositivo di accesso prevedeva due porte, una interna e l'altra esterna, non in asse tra loro che si aprivano su una doppia cinta muraria.


La porta fu in parte costruita - probabilmente nell'VIII secolo quando Efeso, durante il regno di Leone III (717-741), divenne il capoluogo del thema dei Thrakesion e le sue fortificazioni furono rinforzate - con materiali di reimpiego provenienti soprattutto dallo stadio di Efeso. Fu chiamata Porta della persecuzione da due francesi – il conte di Choiseul-Goffier, ambasciatore presso la Sublime Porta nel XVIII secolo e Chandler - che interpretarono un bassorilievo di età romana (databile al secondo quarto del III secolo) inserito nell'architrave e raffigurante l'inseguimento di Ettore da parte di Achille come una scena di persecuzione dei primi cristiani massacrati nel teatro di Efeso.
Pitton de Tournefort, Porta della Persecuzione, incisione, 1701

Di questo bassorilievo rimane in situ solo un piccolo frammento, che rappresenta un baccanale. Il resto è stato asportato agli inizi del XIX sec. ed è attualmente conservato nella collezione di antichità della Woburn Abbey (Inghilterra) dove è stato ricomposto nella forma di sarcofago che si ritiene avesse originariamente. Nella collocazione in situ il bassorilievo era incorniciato da una serie di elementi rettangolari formanti un fregio d'acanto anch'essi di recupero. Possiamo avere un'idea di come doveva apparire grazie ad alcuni disegni e incisioni lasciateci da alcuni viaggiatori del XVIII secolo.

Modello ricostruttivo della basilica giustinianea










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