La chiesa di San Giovanni Battistà, Patù
L'edificio, a pianta
basilicale, è costruito, nella sua parte originale, con megaliti di
pietra calcarenitica (tufo) ed è di difficile datazione (1).
La facciata doveva
originariamente presentarsi con un basso tetto a spiovente a capriate
lignee (come lasciano intuire i fori sotto le finestre per l’alloggio
delle travi),
l'attuale portale architravato (così risistemato nel 1523)
sormontato da un arco di scarico e da un'ampia bifora, mentre la
parte retrostante presentava solo l'attuale abside bassa e profonda.
La struttura dell'edificio doveva perciò essere simile a quella
della vicina chiesa di Sant'Eufemia a Specchia.
L'interno è a tre navate,
divise da pilastri a sezione rettangolare che sostengono archi a
tutto sesto. Sopra le arcate vi sono monofore che originariamente
dovevano dar luce all'ambiente.
L'edificio è stato più
volte rimaneggiato in epoca mediovale e integrato con una
terminazione superiore a terrazze digradanti dei tetti (che si può
ancora riconoscere dalle forme diverse dei laterizi utilizzati nelle
parti superiori delle pareti), con una volte a botte lunettata al di
sopra della navata centrale, con volte rampanti sulle navate laterali
e con un grande occhio al di sopra dell'abside.
Facciata absidale
Nel corso dei restauri
del 1905, commissionati dall'allora sindaco di Patù, tutte
le pareti furono ricoperte di intonaco e la maggior parte degli
affreschi, che un tempo decoravano l’interno andarono in gran parte
perduti (2). L’unico ad essersi conservato meglio, sul pilastro di
sinistra vicino l’altare, rappresenta probabilmente proprio
San Giovanni Battista e risale al XIII-XIV secolo.
San Giovanni Battista
Altri brani di
affresco – riferibili a tre diverse campagne decorative - sono
reperibili nella zona absidale. Allo strato più
recente sono da attribuire i due santi vescovi a destra (XIV secolo),
mentre spostandoci al centro compaiono i resti di un Cristo
(identificato dal nimbo crucigero), databile al XII secolo, a
sinistra del quale si scorgono tracce del ciclo decorativo più
antico probabilmente databile alla seconda metà del X secolo.
A sinistra dell'ingresso, è
conservato nella sua originaria posizione, un basamento di una statua
di epoca romana (I-II sec), probabilmente proveniente dal sito
dell'antica Vereto, eretta dai genitori a ricordo del figlio morto.
Il basamento è costituito da un alto zoccolo e da un coronamento.
Sul piano superiore si conservano gli incavi d'orma per i piedi della
scultura. Sul basamento si legge la seguente epigrafe:
FADIO
M.F. – VALERINO – POST MORTEM – M. FADIUS VALERIANO PATER –
ET MINA VALERIANA MATER – L.D.D.D. (Locus datus decreto
decurionum).
A
Marco Fadio - Valerino - dopo la morte - Marco Valeriano padre - e
Mina Valeriana madre - posero -( Luogo concesso per decreto dei
decurioni) (3)
Sull'architrave che sormonta il portale d'ingresso è invece incisa una lunga iscrizione (purtroppo gravemente danneggiata), riferibile ad i restauri operati nel 1523, che è stata così ricostruita:
Presidio divi hic Karolus
rex agmine multo
Viribus afflixit Mauria
bella duce
Tum struxit Templum ad
sancti decus ipse Joannis
Sexcentis decimus septimus
annus erat
Reliquias hic clausas dic
cui scire licebat
Per longum tempus nullibi
rumor erat
Vicarius Francisco Antonio
praesule digno
Primum Antonius reperit
ipse tamen
Guidato dalla protezione
del Santo, qui re Carlo, con un esercito numeroso,
umiliò nella potenza le
orde dei Mori.
Quindi, egli stesso fece
costruire la chiesa in onore di San Giovanni.
Correva il
seicentodiciassettesimo anno.
Annunzia, (o pietra), a
chi pur doveva sapere, che le reliquie erano
nascoste qui; per lungo
tempo era girata la voce che esse non si trovassero in nessun luogo.
Tuttavia lo stesso Vicario
Antonio, al tempo del degno
Vescovo Francesco Antonio,
le ha per primo ritrovate. (4)
Particolare dell'architrave con l'iscrizione
Note:
(1) La Falla
Castelfranchi propone addirittura una datazione al VI secolo
(M.Falla Castelfranchi, La Chiesa di San
Giovanni Battista e le Cosiddette "Centopietre" a Patù in
Puglia preromanica. Dal V secolo agli inizi dell'XI,
2004, pagg. 269-273), mentre secondo P. Arthur non si rilevano
evidenze archeologiche antecedenti al XIII secolo.
(2) L'intonacatura
venne successivamente rimossa nel corso di un nuovo intervento di
restauro effettuato negli anni Cinquanta.
(3) Questa epigrafe è la prova più
evidente della istituzione municipale in Vereto in epoca romana, con
la particolarità dello statuto noto come decurionato. I tre
personaggi dell’epigrafe (padre, madre e figlio) recano lo stesso
cognome, Valerianus: evidentemente i genitori erano dei liberti che
in onore del benefattore avevano assunto quel cognome all’atto
dell’emancipazione, per poi imporlo anche al figlioletto.
(4)
Secondo la leggenda, la fondazione
della chiesa sarebbe da porsi in relazione con la vittoria riportata
sugli arabi da Carlo il calvo il 24 giugno dell'877 (festa di san
Giovanni Battista) in uno scontro nei pressi di patù, nella piana ancora oggi nota come
Campo re.Vedi anche scheda
Le Centopietre di Patù.