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venerdì 20 gennaio 2023

Anna Notaras

 Anna Notaras

Figlia di Luca Notaras, - probabilmente la maggiore - il ricchissimo proprietario terriero della Morea bizantina, che ricoprì le cariche di mesazon e megadux, sotto Giovanni VIII e Costantino XI. Fieramente antiunionista Notaras partecipò comunque attivamente alla difesa di Costantinopoli durante l'assedio. Fatto prigioniero insieme alla moglie (probabilmente un'esponente della casa regnante), fu fatto giustiziare dal sultano pochi giorni dopo la caduta della città.

Questa è la versione della fine di Luca Notaras accreditata da S. Runciman in Gli ultimi giorni di Costantinopoli (Piemme Edizioni, 1997) che corrisponde grosso modo a quella riportata dallo storico bizantino Ducas (Historia turco-bizantina 1341-1462) che però non si trovava a Costantinopoli nei giorni dell'assedio.

Il 3 giugno del 1453, Mehmet II diede un banchetto nel corso del quale, quando il livello del vino bevuto era già alto, qualcuno gli bisbigliò all'orecchio che il figlio quattordicenne di Notaras era un ragazzo dalla bellezza eccezionale. Il sultano immediatamente ordinò a un eunuco di andare alla casa del megadux per richiedere che suo figlio andasse da lui per il suo piacere. Notaras, a cui i figli più anziani erano stati uccisi in combattimento, rifiutò di sacrificare suo figlio ad un tal destino. La polizia ottomana allora andò a prenderlo con suo figlio Isacco e il genero Teodoro Cantacuzeno - figlio del megas domestikos Andronico Cantacuzeno aveva sposato Maria, una delle figlie di Notaras - e li portò alla presenza del sultano. Quando Notaras sfidò il sultano, la risposta di questi fu sanguinosa: ordinò che lui ed i due ragazzi fossero decapitati sul posto. Notaras chiese solamente che i due ragazzi fossero uccisi prima di lui, affinché non avessero visto la sua morte. Quando entrambi furono uccisi, offrì il suo collo al boia (1).
Contrariamente a quanto riportato, il figlio minore di Notaras, Isacco (Iacobo, secondo le fonti occidentali), oggetto della concupiscenza del sultano, fu invece sicuramente risparmiato e avviato insieme alla madre, che morì durante il tragitto, al serraglio di Adrianopoli da cui riuscì a evadere nel 1460 e a raggiungere la sorella Anna in Italia.

Luca Notaras aveva fatto partire per tempo la figlia Anna da Costantinopoli (secondo alcuni al momento della caduta della città si trovava a Pera, secondo altri era invece già in Italia dove il padre poteva contare su molte relazioni influenti) giacché gran parte del cospicuo patrimonio di famiglia era stato depositato nelle banche di Genova e Venezia già dal padre Nicola.

Waltari (Gli amanti di Bisanzio) ipotizza che Anna lasciò Costantinopoli la notte del 26 febbraio 1453, quando la galera veneziana di Pietro Davanzo ed altre sei navi cretesi, rompendo il giuramento prestato all'imperatore, lasciarono il porto.
Molto probabilmente Anna si stabilì inizialmente a Roma.
Anna Paligina de Costantinopoli, olim sponsa imperatoris Romaniae graecorum et Costantinopolis et olim filia illustris principis Magni ducis Romaniae. Questa definizione di Anna contenuta in una deliberazione del Comune di Siena del 21 luglio del 1472 – e ripetuta in un analogo documento del luglio 1474 – ha fatto ipotizzare alcuni storici che Anna fosse stata se non sposata almeno promessa sposa di Costantino XI.
Anna Notaras però non usò mai nei documenti ufficiali e nella sua corrispondenza altra formula che quella di figlia dell'ultimo e famoso megaduca, né si trova traccia di una ipotetica trattativa matrimoniale che la riguardi nelle memorie di Giorgio Sfranze, l'amico e consigliere dell' ultimo imperatore, che pure descrive dettagliatamente tutte quelle intraprese dopo la morte della seconda moglie di Costantino XI. Secondo alcuni il cognome di Paleologina potrebbe derivarle dalla madre, ma può anche essere che Anna lo abbia aggiunto a quello di Notaras in virtù di parentele più late o semplicemente per il suo valore simbolico.

Nel 1475 si trasferì a Venezia, dove si trovava sua nipote Eudocia Cantacuzena con il secondo marito Matteo Spandounes ed i figli Teodoro e Alessandro. Qui, tramite il suo amministratore e factotum Nicola Vlastos, finanziò la tipografia di Zaccaria Kalliergis, un cretese trasferitosi a Venezia, che si occupava esclusivamente della stampa di opere greche. E a Venezia dovette raggiungerla il fratello Jacobo, finalmente evaso dal serraglio di Adrianopoli.

Nel 1494, grazie alla sua mediazione, alla comunità di greci residenti a Venezia (circa cinquemila), fu permesso di fondare una società filantropica e religiosa – una Confraternita – con un comitato destinato a rappresentare gli interessi della comunità. Per opera di questa Confraternita nel 1539 – dopo estenuanti trattative con le autorità veneziane - lungo il rio dei Greci sarà costruita la chiesa di san Giorgio interamente consacrata al culto ortodosso.

San Giorgio dei Greci, Venezia

Morì nubile a Venezia l'8 luglio del 1507. Secondo Marino Sanudo, che annota la data della sua morte nel suo Diario, aveva più di cento anni ed era ancora illibata.
Nel suo testamento lasciò la somma di 500 ducati per la costruzione della succitata chiesa e destinò tutto il resto al pagamento di un riscatto ai Turchi di un prigioniero greco, secondo le ultime volontà della sorella Elena (Eufrosine) (2), e all'erezione di un monumento a lei e a tutta la sua famiglia martire del sultano. Non sono invece menzionate tre magnifiche icone (una delle quali qui riprodotta) che portò con sé da Costantinopoli, che ancora sono conservate nel Museo ellenico annesso alla chiesa di San Giorgio e che per suo tramite pervennero alla comunità greca di Venezia.

Cristo in gloria con i 12 Apostoli 
icona del XIV secolo proveniente da Costantinopoli e donata da Anna Notaras alla comunità greca di Venezia.
Museo ellenico, Venezia

Note:

(1) Cfr. L'assedio di Costantinopoli

(2) Elena Notaraina aveva sposato Giorgio Gattilusio, il primogenito di Palamede, Signore di Ainos che durante l'assedio di Costantinopoli si era mantenuto sostanzialmente neutrale. Eufrosine - nome con cui compare nel testamento di Anna - dovrebbe essere il suo nome monacale (evidentemente concluse la sua vita in monastero). Data l'usanza bizantina di conservare l'iniziale del nome secolare nella scelta di quello monacale - chiamandosi le altre due sorelle Maria e Teodora - Elena è l'unica che può essere identificata con Eufrosine.