La Cappella dei Magi, Palazzo
Medici-Riccardi, Firenze 1459
Palazzo Medici-Riccardi
Il palazzo Medici-Riccardi fu
commissionato a Michelozzo Michelozzi nel 1444 dal patriarca dei
Medici, Cosimo il Vecchio, e nacque in un luogo strategico
all'incrocio fra la Via Larga (l'attuale via Cavour) e via de' Gori,
vicinissimo alle chiese protette dalla famiglia (San Lorenzo e San
Marco) ed al Duomo. Tutta la zona viene per questo chiamata Quartiere
mediceo.
A metà del Seicento il Palazzo passò
al granduca Ferdinando II il quale, ormai residente nello sfarzoso
Palazzo Pitti, decise di venderlo, nel 1659, ad una ricca famiglia di
banchieri amici, i Riccardi.
La famiglia dei Riccardi visse nel
palazzo per circa due secoli. Nel 1810 fu venduto ai Lorena che
l'adibirono a uffici amministrativi. Con l'unificazione dell'Italia
il palazzo è passato, infine, al demanio statale.
Al piano nobile del
palazzo si trova la cappella privata di famiglia, realizzata
nel 1459, a forma originariamente quadrangolare (oggi un angolo è
scantonato per via dei lavori seicenteschi allo scalone), con una
piccola abside a pianta rettangolare (scarsella), senza
finestre.
Sulle tre pareti maggiori si sviluppa
il grandioso affresco realizzato da Benozzo Gozzoli che raffigura Il
Corteo dei Magi, un soggetto religioso che fa da pretesto per
rappresentare un evento politico che diede lustro alla casata dei
Medici, cioè il corteo di personalità che arrivò a Firenze da
Ferrara in occasione del trasferimento della sede conciliare nel
1439.
Il Concilio di Ferrara-Firenze
(1438-1439)
La diplomazia fiorentina aveva
cominciato a brigare per ottenere il trasferimento del Concilio da
Ferarra a Firenze praticamente fin dal giorno della sua apertura
ufficiale (8 gennaio 1438). Nell'autunno dello stesso anno il
sommarsi di vari fattori quali l'insorgere di un'epidemia di peste in
Val Padana, la conquista dei territori pontifici in Emilia da parte
delle truppe dei Visconti, nonché l'alto costo delle spese che
l'amministrazione pontificia doveva sostenere per ospitare la
rappresentanza greca spianò la strada all'azione diplomatica
fiorentina.
Il 3 dicembre la Repubblica inviò a
Ferrara come ambasciatore presso papa Eugenio IV, Lorenzo di Giovanni
di Bicci de' Medici per offrire ospitalità al Concilio e ai suoi
partecipanti e il finanziamento con ingenti somme di denaro
stanziate. Sostenitori diretti del trasferimento erano i Medici, in
particolare Cosimo il Vecchio, fratello maggiore di Lorenzo, divenuto
arbitro indiscusso della situazione politica fiorentina dopo il
rientro dall'esilio nel 1434.
Il 10 gennaio 1439, papa Eugenio IV
chiuse l'ultima sessione conciliare a Ferrara e deliberò il
trasferimento a Firenze.
Il 27 gennaio, giorno dell'arrivo a
Firenze del papa, fu dichiarato festivo, affinché tutta la
cittadinanza potesse assistere ai solenni festeggiamenti.
Il patriarca di Costantinopoli,
l'imperatore Giovanni VIII e suo fratello Demetrio arrivarono a
Firenze in tre tempi diversi, ciascuno alla testa del proprio
seguito.
Il patriarca Giuseppe II, giunse a
Firenze l'11 febbraio.
L'imperatore Giovanni VIII Paleologo giunse
il 15 febbraio facendo un ingresso spettacolare. Il 4 marzo, a
Concilio già riaperto, giunse infine Demetrio.
I rappresentanti
della delegazione greca furono ospitati in eleganti dimore
cittadine.
Il patriarca Giuseppe II prese dimora in Palazzo
Ferrantini (1) in borgo Pinti; l'imperatore Giovanni VIII ebbe a
disposizione l'insieme di Palazzo Peruzzi (2) e delle case attigue fra la
piazza omonima e borgo de' Greci; il fratello Demetrio risedette nel
Palazzo de' Castellani (3) nell'attuale piazza de' Giudici.
Il
26 febbraio si tenne la seduta iniziale che dette l'avvio ai lavori.
Le sessioni, tenute nella sala grande del Palatium
Apostolicum di Santa Maria Novella,
iniziarono il 2 marzo. Cosimo il Vecchio de' Medici, il principale
promotore privato e finanziatore del concilio, ottenne di poter
presenziare alle sessioni.
Le sessioni conciliari furono turbate
il 10 giugno dall'improvvisa morte del patriarca Giuseppe II che fu
sepolto con onori solenni nella stessa chiesa di Santa Maria Novella,
nel transetto destro (4).
Una bozza di accordo
proposta dal papa fu discussa da 6 delegati greci e 6 latini e
finalmente, redatta in greco e latino, fu firmata il 5 luglio dai
delegati greci (a palazzo Peruzzi dove risiedeva l'imperatore) e da
quelli latini (nel convento di S.Maria Novella dove risiedeva il
papa).
Il 6 luglio fu
promulgata la bolla papale Laetentur coeli
che sanciva l'unione delle chiese.
La Cappella dei Magi
In origine, la cappella e il
relativo vestibolo, che correva lungo tutta la parete di ingresso,
costituivano un vano maggiore di formato rettangolare. L’insieme fu
successivamente rimaneggiato dall’introduzione dello scalone
secentesco.
La cappella è composta da due vani pressoché a
pianta quadrata, uno maggiore e uno minore. Quest’ultimo è la
scarsella con l’altare, leggermente sopraelevata rispetto
all’aula principale. Il varco che mette in comunicazione la
scarsella e l’aula è incorniciato da due paraste scanalate e
rudentate con capitelli corinzi, realizzate in pietraforte e
lumeggiate in oro e bianco. Ai lati della scarsella si aprono due
piccole sagrestie, di cui solo quella di sinistra è ancora
praticabile.
La geometria quadrangolare dell’aula è interrotta
dalla sporgenza dell’angolo sud-ovest verso l’interno
dell’ambiente, approntata a seguito delle trasformazioni
seicentesche. Qui si apre l’ingresso attuale della cappella, anche
se l’accesso originario era la porta (ora chiusa) al centro della
parete meridionale, di fronte all’altare. Da tale punto di vista,
si apprezza al meglio l’organizzazione simmetrica e prospettica
dell’ambiente e dei suoi spazi.
Due oculi, l’uno di fronte
all’altro, si aprono rispettivamente sopra l’altare e sulla
antica porta di ingresso. A sinistra di quest’ultima si trova anche
una finestra con i vetri a tondini.
Sulle pareti principali dell'aula si
snoda Il corteo dei Magi che,
partendo da Gerusalemme (raffigurata sullo sfondo del corteo di Gaspare), si dirige verso Betlemme rappresentata dalla
pala di Filippo Lippi raffigurante l'Adorazione del bambino
e collocata sulla parete nord della scarsella al di sopra dell'altare e
che fu posta in opera prima della realizzazione della decorazione del
Gozzoli. Sulle pareti laterali della scarsella si trovano due
affreschi, sempre opera di Benozzo Gozzoli, raffiguranti angeli
adoranti e cantori.
Nel 1494 la pala originaria, una delle
pochissime opere firmate da Filippo Lippi, a seguito della cacciata
dei Medici e in occasione del saccheggio del palazzo, venne
trasferita in Palazzo della Signoria. Nel corso del XVI secolo, dopo
l’istituzione del principato mediceo, tornò nella sua collocazione
originaria, dove rimase fino al 1814 quando, venduta, lasciò
definitivamente Palazzo Medici-Riccardi. Entrato nella collezione
Solly, nel 1821 il quadro fu infine acquisito con l’intero lascito
della raccolta dai Musei di Berlino, presso i quali si trova tuttora.
La pala attualmente posta sull'altare è
una replica coeva talmente fedele all'originale da farla ritenere
opera della bottega stessa di Lippi. L’anonimo
autore utilizzò probabilmente gli stessi cartoni
realizzati dal Lippi per la pala originale. Infatti le figure dei due
dipinti sono pressochè sovrapponibili sia per il disegno che per le
dimensioni (l’originale è più stretto di 9 cm. di larghezza,
mentre la replica ha un formato quasi quadrato).
L'Adorazione del Bambino
A sinistra la pala originale di Filippo Lippi, oggi conservata nella
Gemäldegalerie di Berlino, a destra la copia di bottega coeva attualmente collocata nella Cappella dei Magi.
La copia fu prelevata dai depositi
degli Uffizi nel 1915 e collocata al posto dell'originale ormai
definitivamente alienato.
Il Corteo dei Magi
In questa sede viene illustrata soltanto l'interpretazione "bizantina" del ciclo pittorico.
Nella parete ovest è raffigurata la testa del corteo guidata dall'anziano Melchiorre, in quella meridionale la sezione guidata da Baldassarre ed in quella orientale la coda del corteo guidata da Gaspare.
Parete ovest (Corteo di Melchiorre)
Nella parete ovest apre il corteo dei
Magi il patriarca di Costantinopoli Giuseppe II nelle vesti di
Melchiorre, a dorso di una mula bianca secondo l'uso ecclesiastico e
la tradizione iconografica dell'Ingresso di Cristo a Gerusalemme. Lo
precedono un diacono a cavallo con in mano la pisside d'oro
dell'incenso (il dono di Melchiorre) ed uno spatario, più avanti il
fratello minore di Lorenzo, Giuliano de' Medici, con un leopardo
maculato sul cavallo (nell'interpretazione della Ronchey, nel giovane
capocaccia sarebbe invece ritratto Tommaso Paleologo)*.
Ad accogliere il patriarca ed il suo
seguito sono schierati nella parte destra dell'affresco,
caratterizzati dai berretti rossi, dignitari e banchieri fiorentini.
1. Francesco Sassetti (1420-1490), con
la mano levata con le dita aperte ad indicare il numero 5000, secondo
la conta del tempo. Nel 1447 direttore delle filiali del banco Medici
a Ginevra e Lione, da 1458 vicedirettore generale a Firenze.
2. Roberto Martelli (1408->1469),
fedelissimo di Cosimo il Vecchio, fu direttore della filiale di Roma
dal 1439 al 1464. Su richiesta di Cosimo fu insignito del titolo di
conte palatino da Giovanni VIII.
3. Antonio Averlino detto il Filarete
(1400-1469 c.ca).
4. Altro autoritratto di Benozzo
Gozzoli.
5. Agnolo Tani, direttore della filiale
di Bruges dal 1450 al 1465.
6. Neri Capponi (1388-1457), insigne
diplomatico e politico di spicco della Repubblica fiorentina.
Le due porzioni di parete dell’angolo
sud-occidentale furono spinte verso l’interno della cappella, a
seguito della costruzione dello scalone con il relativo pianerottolo
nel 1688-1689. La traslazione muraria ha provocato importanti perdite
delle pitture del Gozzoli: infatti, è sopravvissuta solo la parte
inferiore sinistra della porzione di parete ovest (comprendente, fra
l’altro, il posteriore della mula di Melchiorre). Per il resto,
cioè la parte superiore di tale fascia e la porzione con i paggi di
Baldassarre sulla parete sud, sono andate perdute. Negli anni della
ristrutturazione Jacopo Chiavistelli ebbe ordine di integrare le
mancanze irrecuperabili. L’artista lo fece dipingendo un paesaggio
generico, privo di animali e uomini, con i caratteri ispirati al
paesaggio quattrocentesco.
* Nel Chronicon Minus di Sfranze
si legge che nel 1437, temendo un attacco di Khalil Pascià, il
despota di Morea, il futuro imperatore Costantino XI Paleologo, a cui Giovanni
VIII aveva lasciato la reggenza di Costantinopoli, inviò anche il
fratello minore Tommasa presso Giovanni VIII che era appena partito
per Ferrara. Anche il viaggiatore spagnolo Pero Tafur riferisce che
il giovane Paleologo faceva parte della delegazione bizantina. Per la somiglianza con il giovane capocaccia cfr. anche Tommaso Paleologo.
Parete sud (Corteo di Baldassarre)
Nella parete successiva, il personaggio
barbuto su un cavallo bianco raffigurato nei panni di Baldassarre è
l'imperatore Giovanni VIII Paleologo; accanto a lui le tre ragazze a
cavallo sarebbero le tre figlie di Piero il Gottoso, sorelle di
Lorenzo e Giuliano: da sinistra Nannina, Bianca e Maria.
La decorazione soffre qui perdite ingenti: a sinistra per l’apertura della finestra e a destra per la traslazione della porzione della parete occidentale. La disastrosa operazione ha provocato l’abbattimento della fascia di parete dove erano raffigurati i paggi recanti il dono e la spada di Baldassarre.
Parete Est (Corteo di Gaspare)
Chiude
il corteo la sezione del mago Gaspare ambientata in un
paesaggio di gusto quasi tardogotico, ricco di dettagli come
castelli, scene di caccia e piante fantastiche, ispirato
probabilmente agli arazzi fiamminghi. Su una collina in alto sullo
sfondo della scena è raffigurata Gerusalemme che mostra notevoli
somiglianze con la villa medicea di Cafaggiolo come appare in questa lunetta di Giusto Utens del XVI secolo.
Il corteo è aperto dal mago Gaspare
che monta un cavallo bianco, nelle cui fattezze Silvia Ronchey
riconosce quelle di Demetrio, il fratello minore di Giovanni VIII.
Tra le figure a cavallo che lo seguono si riconoscono nell'ordine da
destra a sinistra: Piero de' Medici detto il gottoso, Carlo de'
Medici, figlio illegittimo di Cosimo il Vecchio, lo stesso Cosimo il
Vecchio e Galeazzo Maria Sforza e Sigismondo Pandolfo Malatesta,
signori rispettivamente di Milano e Rimini, che furono in quegli anni
ospitati dai Medici, e sono qui rappresentati per celebrare i
successi politici della casata. In un certo senso le casate dei
Malatesta e degli Sforza si erano recentemente imparentate con i
Paleologi di Bisanzio, per questo essi sembrano fare da "garanti"
al corteo dei partecipanti al concilio che si svolge dietro di essi,
come se fossero dei protettori alleati ai Medici.
Dietro di loro si dispiega un corteo di
filosofi platonici italiani, tra i quali gli umanisti Marsilio Ficino
e i fratelli Pulci e lo stesso pittore Benozzo, riconoscibile perché
guarda verso lo spettatore (secondo le istruzioni di Leon Battista
Alberti) e per la chiara iscrizione sul tessuto del cappello rosso:
Opus Benotii d.. Nella stessa fila, secondo la studiosa Silvia
Ronchey, si troverebbe, girato di tre quarti, il vero ritratto di
Lorenzo de' Medici adolescente.
Nel seguito di Gaspare si riconoscono
inoltre alcuni dignitari bizantini (caratterizzati dalla lunga barba)
che fecero parte della delegazione conciliare: Giorgio Gemisto
Pletone, Giovanni Argiropulo, Isidoro di Kiev, Teodoro Gaza.
Nella fila successiva si scorge un con
un berretto rosso e un ricco fregio dorato: quasi certamente si
tratta di Enea Silvio Piccolomini, il futuro papa Pio II, all'epoca
ancora cardinale.
1. Cardinale Enea Silvio Piccolomini, il futuro papa Pio II (1458-1464)
3. Giorgio Gemisto Pletone*
4. Teodoro Gaza
5. Giovanni Argiropulo
In questa figura all'estrema sinistra dell'affresco, la Ronchey ipotizza invece sia stato ritratto l'allora metropolita di Nicea, Bessarione.
Nell'interpretazione della Ronchey i tre cortei rispecchierebbero i tre tempi diversi in cui il Patriarca, l'Imperatore ed il fratello Demetrio raggiunsero realmente Firenze con i rispettivi seguiti (11 febbraio, 15 febbraio e 5 marzo).
Ad ulteriore conferma della lettura
“bizantina” del Corteo dei Magi, viene riportato questo
brano tratto da una lettera scritta da papa Pio II Piccolomini a
Filippo di Borgogna nel 1461, in cui il pontefice utilizza la stessa
allegoria di Benozzo Gozzoli:
Guarda, i Magi sono venuti dall'oriente verso la stella che hanno
visto in occidente, non portando né oro, né argento, né mirra, che
sono cose caduche, ma recando in dono qualcosa di ben più prezioso,
e cioè dichiarando la pace e l'unione con la chiesa d'occidente ed
esortando i cristiani alla comune difesa ed alla diffusione della
nostra fede.
* La presenza del filosofo Pletone nel seguito di Demetrio è ricordata anche da Silvestro Syropoulos nelle sue Memorie.
Note:
(1)
Palazzo Ferrantini, oggi Palazzo
Marzichi-Lenzi, si trova in Borgo Pinti 27 ed è attualmente sede
dell'hotel Monna Lisa.
Palazzo Ferrantini
(2) Palazzo Peruzzi, o Bourbon del Monte,
si trova in Borgo dei Greci 3, con la facciata posteriore che da' su
piazza Peruzzi.
Palazzo Peruzzi
(facciata su Borgo dei Greci)
Ospita attualmente la sede della Camera Generale del
Lavoro.
La targa che ricorda il soggiorno di Giovanni VIII si trova
però nell'androne dell'antistante Palazzo di Ubaldino Peruzzi (Borgo dei
Greci 12).
Palazzo Peruzzi
(facciata sulla piazzetta omonima)
(3) Palazzo Castellani, noto ai tempi di Dante come Castello d'Altafronte, dal nome della famiglia che ne fu proprietaria fino al 1180, quando passò nelle mani degli Uberti, il Castello era inserito nella più antica cinta muraria della Città. Dopo essere passato dagli Uberti ai Castellani nel secolo XIV, fu sede, dal 1574 al 1841, dei Giudici di Ruota, come ricordano ancora oggi le antiche insegne dei due magistrati murate nell'ingresso del Palazzo. Attualmente ospita il Museo Galileo.
Palazzo Castellani
(4) Giuseppe II, divenuto patriarca di
Costantinopoli nel 1416, nel 1437 partì con l'imperatore Giovanni
VIII Paleologo e altri 23 vescovi della Chiesa bizantina e un numero
imprecisato di studiosi e teologi da Costantinopoli per l'Italia,
dove prese parte al Concilio di Ferrara. Dopo che il papa stabilì il
trasferimento della sede conciliare a Firenze, raggiunse la città
accompagnato dal suo seguito l'11 febbraio 1439 dove prese dimora a
Palazzo Ferrantini.
Morì a Firenze il 10 giugno dello stesso anno,
dopo aver partecipato molto poco ai lavori conciliari che, per parte
bizantina, vennero condotti principalmente da Bessarione e Isidoro di Kiev.
Giuseppe II venne sepolto nella
basilica di Santa Maria Novella, dove la sua tomba è ancora oggi
presente nel transetto destro, decorato da un affresco in uno stile
ieratico semi-bizantino.
Il monumento funebre di Giuseppe II
S.Maria Novella