Ducato di Benevento (570-839)
Il ducato di Benevento fu fondato
intorno al 570 dal longobardo Zottone che strappò ai bizantini la
città di Benevento e ne fece la capitale dei territori della
Campania, dell'Apulia, della Lucania e del Bruzio che riuscì ad
occupare, organizzandoli in ducato e cercando sempre di mantenerli
indipendenti dal regno longobardo, dai bizantini e dalla Chiesa.
Anche il suo successore Arechi
(591-641), pur essendo stato nominato dal re Agilulfo, non si piegò
mai alle direttive regie e creò un solido organismo territoriale che
si estendeva dalla valle del fiume Sangro (al confine con il ducato
di Spoleto) e del fiume Garigliano (al confine con il territorio
bizantino del ducato di Roma) fino allo Ionio.
Nel 758 gli attriti fra i presidi
meridionali (
Longobardia Minor) e quelli settentrionali
(
Longobardia Maior) del dominio longobardo si acuirono. Le
città di Spoleto e Benevento furono occupate per breve tempo da re
Desiderio, ma con la sconfitta di quest'ultimo e la conquista del
regno longobardo da parte di Carlo Magno (774), il trono longobardo
rimase vacante. Il duca Arechi II (758-774) pensò di approfittare
della situazione e tentare un colpo di mano per impossessarsi della
corona. Ma l'impresa si rivelò ben presto impraticabile, soprattutto
perché in questo modo Arechi avrebbe attirato su di sé l'attenzione
dei Franchi, esponendosi a facili pericoli. Il duca non perse
comunque l'occasione per innalzare la propria dignità e si fregiò
del titolo di Principe, elevando il suo dominio a Principato. La sua
ascesa dovette però interrompersi: nel 787 l'assedio di Salerno da
parte di Carlo Magno lo costrinse a sottomettersi alla signoria dei
Franchi.
Nell'851, dopo più di dieci anni di
guerra civile tra Radelchi, che era stato elevato alla carica di
Principe dai maggiorenti beneventani dopo l'assassinio di Sicardo, e
Siconolfo, fratello del principe assassinato, il conflitto fu
ricomposto con l'istituzione del Principato di Salerno, sancito
dall'imperatore carolingio Ludovico II e assegnato a Siconolfo.
Dal 978 al 981 il Principato fu
riunificato sotto lo scettro del Principe di Benevento Pandolfo I
Capodiferro che ereditò il titolo di Principe di Salerno alla morte
di Gisulfo I a lui legato da patto di vassallaggio. Alla sua morte i
suoi possedimenti furono però nuovamente divisi tra i suoi due
figli.
Arechi I (591-641): forse
nipote di Zottone, fu nominato duca dal re Agilulfo nella primavera
del 591, dopo la morte di Zottone. Estese i territori del ducato
conquistando Capua (594), Venafro (595) e Nola (596). Tentò
vanamente di strappare Napoli ai bizantini ma prese Salerno (620).
Aione I (641-642):
successe al padre per volere dei beneventani giacchè questi -
sapendolo mentalmente instabile - aveva dichiarato di ritenere più
adatti al governo i figli adottivi Radoaldo e Grimoaldo. Morì in
un'imboscata tesagli dagli Slavi che erano sbarcati nei pressi di
Siponto.
Radoaldo (642-651): terzogenito
maschio del duca del Friuli Gisulfo II e di Romilda, riparò presso
la corte di Arechi insieme al fratello Grimoaldo dopo l'ascesa al
trono dello zio Gisaulfo II (625 c.ca). Accolto dal duca come un
figlio successe al fratello adottivo.
Grimoaldo (651-671): successe al
fratello nel 651. Nel 662 intervenne nello scontro dinastico tra i
figli del re Ariperto (653-661) - Pertarito e Godiperto - di cui sposò la
sorella. Giunto con l'esercito a Pavia, eletta da Godiperto a
capitale della sua porzione di regno, uccise il cognato usurpando il
trono. Pertarito, che si trovava a Milano, conscio della sua
inferiorità abbandonò il campo riparando presso gli Avari. La
reggenza del ducato fu assunta dal figlio Romualdo (1).
Nel 663 dovette fronteggiare a nord la
calata dei Franchi scesi a difendere gli interessi della deposta
monarchia e che sconfisse a Refrancore nei pressi di Asti.
Nel frattempo l'imperatore bizantino
Costante II, sbarcato a Taranto alla testa di un esercito, aveva
risalito la penisola e cinto d'assedio la stessa Benevento ma
l'approssimarsi di Grimoaldo con il grosso dell'esercito lo convinse
a desistere e ripiegare su Napoli. Romualdo, ricevuti i rinforzi,
sconfisse duramente parte del contingente greco al comando
dell'armeno Saburro nella battaglia di Forino, con cui s'infranse
definitivamente il sogno di Costante di riconquistare l'Italia
meridionale. Sull'onda di questa vittoria, Romualdo passò
all'offensiva e riconquistò rapidamente i territori occupati dai
bizantini e li costrinse ad arretrare rispetto ai confini precedenti
la spedizione di Costante, attestandosi a sud di una linea che
congiungeva Otranto (rimasta in mani bizantine) ad Oria (conquistata
dai longobardi) passando appena a nord di Lecce.
Grimoaldo morì nel 671 a causa delle
complicazioni seguite a un salasso. I suoi resti furono tumulati a
Pavia, nella chiesa di Sant'Ambrogio (oggi completamente perduta)
che egli stesso aveva fatto edificare.
Romualdo (671-687): reggente dal
662 divenne a tutti gli effetti duca di Benevento alla morte del
padre nel 671 mentre il fratellastro (1) Garibaldo succedeva a
Grimoaldo sul trono longobardo.
Sposatosi con Teodorada, figlia del
duca del Friuli Lupo a cui Grimoaldo aveva affidato il regno durante
la sua spedizione in Italia meridionale e che successivamente aveva
destituito per la sua scarsa fedeltà, ebbe da lei tre figli
(Grimoaldo, Gisulfo e Arechi).
Durante il suo regno, sotto l'influenza
di san Barbato che fu vescovo di Benevento dal 664 al 683, si
realizzò la conversione dei longobardi dall'arianesimo al
cattolicesimo romano.
Grimoaldo II (687-689):
Gisulfo I (689-706): salito al
trono ducale alla morte del fratello quando era ancora minorenne,
governò per diversi anni sotto la reggenza della madre Teodorada.
Nel 702, approfittando delle difficoltà del nuovo esarca ravennate
Teofilatto, costretto a fronteggiare una rivolta interna, invase il
territorio del ducato di Roma. Convinto dagli ambasciatori di papa
Giovanni VI (701-705) a ritirarsi, conservò le cittadine di
Sora,
Arpino, Arce e Aquino portando il confine al fiume Garigliano.
Si sposò con Winiperga da
cui ebbe il figlio Romualdo.
Romualdo II
(706-731): nel 716 riuscì a strappare la
città di Cuma al ducato di Napoli ma l'anno seguente una spedizione
condotta dal duca di Napoli Giovanni I e finanziata da papa Gegorio
II riconquistò la città.
Si sposò due volte: la
prima con Gumperga, nipote del re Liutprando. Da cui ebbe Gisulfo e
la seconda con Ranigunda, figlia del duca di Brescia Gaidualdo.
Gisulfo II (731):
ancora minorenne alla morte del padre fu deposto da una congiura di
nobili che elesse al suo posto un certo Audelais, risparmiando
comunque la vita al giovane duca.
Il Ducato di Benevento nell'VIII secolo.
Audelais (731-732):
si mantenne al governo del ducato, pur controllandone effettivamente
solo una parte, per circa due anni. Fu quindi deposto dall'intervento
del re Liutprando che calò su Benevento con l'esercito e lo sostituì
con il nipote Gregorio, preferendo portare il giovane Gisulfo a Pavia
dove crebbe e fu educato nel palazzo reale.
Gregorio (732-739): alla sua
morte, sul finire del 739, i beneventani non
attesero che Liutprando nominasse un nuovo duca né riconobbero come
tale il legittimo erede Gisulfo ma elessero invece Godescalco
(739-742) esprimendo in tal modo il
desiderio di rendersi indipendenti dal potere centrale. Godescalco
assecondò probabilmente il tentativo del duca di Spoleto, Trasimondo
II, deposto da Liutprando, che aveva insediato al suo posto Ilderico,
di riprendersi il ducato. Nel dicembre del 739 alla testa di un
esercito finanziato dal papa Gregorio III (731-741) Trasimondo invase
e riconquistò il ducato di Spoleto uccidendo Ilderico.
Nel 742 Liutprando invase
a sua volta il ducato con tutto il suo esercito costringendo
Trasimondo II alla resa. Il ribelle fu sostituito da Agiprando e
costretto a prendere i voti sacerdotali. Il re longobardo marciò
quindi sul ducato beneventano. Godescalco cercò di fuggire
imbarcandosi per la Grecia ma fu intercettato e ucciso da partigiani
fedeli a Liutprando e al legittimo duca Gisulfo.
Gisulfo II (742-751):
il suo governo è ricordato soprattutto per le numerose e cospicue
donazioni alla chiesa che gli accattivarono le simpatie del clero e
del papato e per le ottime relazioni che il ducato intrattenne con il
potere centrale. Sposatosi mentre si trovava ancora alla corte di
Pavia con una nobildonna di nome Coniberga, diede al suo unico figlio
il nome di Liutprando in omaggio al suo re.
Liutprando (751-758):
salito al trono ducale ancora minorenne, governò sotto la tutela
della madre Coniberga, che mantenne il ducato nell'orbita del potere
centrale rappresentato dal re Astolfo (749-756). Liutprando
raggiunse la maggiore età lo stesso anno in cui Astolfo morì e fu
convinto dal papa Stefano II (752-757) a ribellarsi insieme al duca
di Spoleto Alboino al nuovo re Desiderio e a chiedere la protezione
del re franco Pipino il breve.
Nell'inverno 757-758 Desiderio passò
all'azione e travolse rapidamente la resistenza degli spoletini
incarcerando Alboino e i suoi sostenitori. Liutprando rinunciò a
resistere in campo aperto asseragliandosi nella roccaforte di Otranto
che giudicò meglio difendibile di Benevento. Desiderio la cinse
d'assedio ma non disponendo di una squadra navale fu costretto a
desistere. Dichiarò quindi il duca decaduto e lo sostituì con
Arechi, probabilmente un nobile beneventano, a cui diede in moglie la
figlia Adelperga. Il re longobardo propose quindi all'impeatore
bizantino Costantino V un accordo: se gli avesse fornito le navi per
portare a buon fine l'assedio e catturare Liutprando, Otranto sarebbe
stata restituita all'impero. E così avvenne anche se non si hanno
più notizie di Liutprando.
Arechi II (758-787): nei suoi
primi anni di regno mantenne una politica di buon vicinato con il
ducato di Napoli, assecondando probabilmente il progetto di Desiderio
di stipulare un'alleanza con Costantinopoli in funzione antifranca.
Nel 763, tramontata questa possibilità, attaccò il ducato e,
sconfittone l'esercito in uno scontro campale nel 765, costrinse i
napoletani ad una pace onerosa nei cui patti trattenne anche come
ostaggio lo stesso figlio del duca Stefano.
Arechi II
Miniatura tratta dal Codex Legum Langobardorum, XI sec.
Archivio della Badia della
Ss. Trinità
Cava dei Tirreni
Nel 774, dopo la resa di
Pavia a Carlomagno e la cattura di Desiderio che segnò la fine del
Regno longobardo, fu l'unico duca longobardo a non sottomettersi a
Carlo elevando il ducato alla dignità di principato assumendo il
titolo di
princeps gentis langobardorum
e trasferendo la corte a Salerno dove aveva fatto costruire un
sontuoso palazzo. Soltanto sul finire della sua vita, nel 787, con
l'esercito franco accampato a Capua, fece atto di sottomissione al re
dei Franchi.
Ebbe dalla moglie Adelperga
cinque figli: Romualdo, Grimoaldo, Adalgisa, Teoderada e Alahis.
Morì il 26 agosto del 787, un mese
dopo la morte del suo primogenito.
Principali opere pubbliche:
chiesa di santa Sofia (Benevento),
Palazzo di Arechi (Salerno).
Grimoaldo III
(787-806): inviato giovanissimo come
ostaggio alla corte di Carlomagno, si trovava ancora lì alla morte
del padre. Ottenne da Carlo l'autorizzazione a rientrare nel
principato e assumerne la corona, impegnandosi però a battere moneta
e a emanare documenti esclusivamente in nome di Carlo e a condizione
che demolisse le imponenti opere difensive costruite dal padre e che
aiutasse i Franchi a combattere Adelchi, figlio dell'ultimo re
longobardo, Desiderio. Adelchi sbarcò in Calabria sul finire del 788
alla testa di un corpo di spedizione messogli a disposizione
dall'imperatrice Irene – all'epoca reggente per il figlio
Costantino VI – e guidato dal logotheta Giovanni, rafforzato dalle
truppe di Sicilia. Grimoaldo, affiancato da un contingente inviato da
Carlo e dagli spoletini, affrontò e sconfisse i bizantini, uccidendo
Adelchi in battaglia.
Rispettato questo impegno,
Grimoaldo non rispettò gli altri patti con Carlo e anzichè demolire
le fortificazioni di Salerno le rafforzò.
Lo storico longobardo
Erchemperto (Historia Langobardorum
Beneventanorum) riporta che, tra il 788 ed il 791, sposò Evanzia, la sorella minore della prima moglie, Maria di Amnia, dell'imperatore Costantino VI, nel tentativo di stringere con Bisanzio un alleanza in chiave anticarolingia. La donna fu comunque ripudiata dal principe nel 795.
Per il resto del suo regno
fu continuamente in conflitto con i Carolingi, con lo stesso
Carlomagno ed il figlio Pipino, insediato da Carlo come re d'Italia.
Morì senza lasciare eredi
diretti.
Grimoaldo IV
Storeseyez
(806-817): era ufficiale della guardia
del principe (storeseyez,
in longobardo antico) scelto da Grimoaldo per succedergli. Riportò
la capitale a Benevento. Poco diplomatico si creò molte inimicizie e
cadde per mano di una congiura ordita da Sicone di Acerenza e
Radelchi di Consa.
Sicone
I (817-832):
gastaldo di Acerenza, salì al trono del Principato dopo l'assassinio
di Grimoaldo IV. Gestì il potere con crudeltà e spietatezza.
Combattè contro i Carolingi e i Napoletani che sconfisse seccamente
nell'831 imponendogli un tributo annuo e facendosi consegnare le
spoglie di San Gennaro che rimasero conservate nel duomo di Benevento
fino al 1154.
Sicone I
ritratto al verso di un tremisse coniato dalla zecca di Benevento
Sicardo
(832-839): figlio di Sicone, fu l'ultimo a regnare sul Principato
nella sua interezza.
Agli
inizi del suo regno esiliò il fratello Siconolfo, sospettato di
aspirare al trono, a Taranto e lo costrinse a prendere i voti
sacerdotali.
Nell'837 entrò in conflitto
col duca Andrea II di Napoli, che per la prima volta chiamò in suo
aiuto i Saraceni, dando inizio ad una "tradizione" seguita
da molti altri principi cristiani. Nell'838 riuscì a sottomettere
Amalfi attaccandola dal mare, e ne deportò parecchi abitanti a
Salerno.
Nello stesso anno fece
traslare le reliquie di San Bartolomeo da Lipari, minacciata dai
Saraceni, a Benevento dove per accoglierle fece costruire una
basilica dedicata al santo (2).
Poco amato per la crudeltà con cui
esercitava il potere cadde per mano di una congiura probabilmente
ispirata dagli Amalfitani (3).
Alla morte di Sicardo, i maggiorenti
beneventani esclusero dalla successione i figli del tiranno ed
elessero invece Radelchi, che aveva occupato la carica di tesoriere
sotto Sicardo. Ma i suoi oppositori, capeggiati dal suocero di
Sicardo, Dauferio il Balbo, prelevarono a Taranto il fratello
Siconolfo e, condottolo a Salerno, lo proclamarono principe di
Salerno. A fianco di Siconolfo si schierarono Landolfo conte di Capua
ed i cognati
Orso conte di Consa e Radelmondo conte
di Acerenza ed ebbe inizio una guerra civile che, tra alterne
vicende, si protrasse per oltre dieci anni stremando il Mezzogiorno
che fu devastato dagli eserciti dei due principi e dei Saraceni che
di volta in volta si allearono con l'uno o con l'altro.
La divisione del Principato nell'851.
Il conflitto si compose
soltanto nell'851, quando Ludovico II, allora re d'Italia, intervenne
nella contesa liberando Benevento dalle truppe saracene che vi
spadroneggiavano e sancì la divisione del Principato tra i due
contendenti.
Note:
(1) Romualdo era figlio di Grimoaldo e
della sua prima moglie Itta.
(2) Purtroppo l'antico
sacello fatto edificare da Sicardo fu obliterato nel 1112 durante gli
ingenti lavori di costruzione della nuova basilica apostolica voluta
dall'arcivescovo Landolfo II e di esso resta solo una limitata
documentazione archivistica e letteraria.
L'unico oggetto
sopravvissuto del corredo altomedievale è una lamina in piombo in
littera beneventana,
rinvenuta nel 1698 all'interno dell'antica urna, durante la
ricognizione dei resti
dell'Apostolo effettuata dal Cardinale Orsini.
Dalle fonti scritte sappiamo
che la chiesa di Sicardo era stata eretta nei pressi del braccio
sinistro del transetto del
duomo con cui comunicava per mezzo di due
porte.
(3) Dopo l'assassinio di
Sicardo, gli Amalfitani che aveva deportato a Salerno rientrarono ad
Amalfi e proclamarono l'indipendenza.