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sabato 7 febbraio 2026

Il Castello Ursino, Catania

Il castello Ursino, Catania


Il castello Ursino fu voluto da Federico II di Svevia e costruito non prima del 1239. L'imperatore aveva pensato il maniero all'interno di un più complesso sistema difensivo costiero della Sicilia orientale (fra gli altri anche il castello Maniace di Siracusa e quello di Augusta sono riconducibili allo stesso progetto) e come residenza imperiale in città. Il progetto e la direzione dei lavori furono affidati all'architetto militare Riccardo da Lentini. Una teoria vuole che il castello fosse originariamente costruito su un promontorio roccioso alto circa 8 metri che strapiombava sul mare da cui controllava e difendeva il porto. Da cui il nome di castrum sinus (castello del golfo) successivamente corrotto in "castello ursino". L'imponente colata lavica del 1669 avrebbe poi completamente circondato il castello allontanandolo dal mare di circa 500 metri. Secondo altra teoria invece il castello non sarebbe mai stato a picco sul mare e la denominazione di castello ursino sarebbe legata alla omonima famiglia castellana che nel corso del XIII secolo lo avrebbe occupato.




L’aspetto attuale dell’edificio, fortemente degradato dopo il Seicento, quando venne completamente a cessare la sua utilità militare, si deve ai restauri effettuati negli anni Trenta del Novecento, e a quelli successivamente attuati negli anni del secondo dopoguerra, che hanno consolidato quanto ancora rimaneva della costruzione federiciana, liberando il complesso dalle molte sovrastrutture che si erano incrostate nel corso del tempo.



Sul lato settentrionale del castello in cui si apre l'ingresso principale, al di sopra di questo e un po' a destra, all'interno di una nicchia trilobata è incassata la figura di un'aquila imperiale che stringe una lepre tra gli artigli, a simboleggiare la presa del potere imperiale sulla città.



Sul lato orientale della costruzione, nell'arco di una finestra, spicca invece una grande stella a cinque punte in pietra lavica, simbolo dell'Islam, a significare l'apporto dato da maestranze arabe.



1) Sala delle Armi 
Era adibita all'esposizione delle armi. E' composta da tre campate coperte da volte a crociera.

2) Sala angolare di Nord-Est 
E' l'unico ambiente di questo lato dove è tuttora visibile la volta a crociera ogivale tipica dei castelli federiciani e più in generale dell'architettura arabo-normanna. 

3-5) Sala centrale lato est
Un portale rinascimentale introduceva alla torre mediana del lato est, completamente distrutta dal terremoto del 1693. In questa sala la volta a crociera è stata sostituita da un solaio ligneo. 

6) Sala angolare Sud-Est
Rimaneggiata nel XVI secolo con la sostituzione della volta a crociera con un solaio di legno. 

7) Sala centrale sud e Cappella di San Giorgio.

Prospetto della Sala centrale meridionale
La scalinata laterale e le cinque finestre sono di epoca tardo rinascimentale 

Dalla sala centrale meridionale, attraverso un elegante portale gotico-catalano del XV secolo, si accedeva alla cappella di corte intitolata a San Giorgio che si trovava nella torre mediana del lato sud (Torre Salaria) oggi non più esistente. Anche in questa sala l'originaria volta a crociera è stata sostituita dal un solaio in legno.

Il portale della cappella di San Giorgio

 8) Sala angolare sud-ovest e Porta del soccorso.
Qui era ubicata la grande scala a rampe che conduceva al piano superiore. In essa, sul lato verso il mare, si apre inoltre la porta ogivale secondaria, anticamente detta "Porta del soccorso" in virtù della sua funzione sussidiaria in caso di assedio oggi chiusa da una cancellata in legno. 

Il lato meridionale con la Porta del Soccorso

 9) Grande aula centrale ovest.

Suddivisa in tre sezioni, questa grande aula è decorata da pilastrri su cui s'impostano le arcate ogivali che sostengono la volta che è alleggerita dal sistema delle anfore capovolte, le cui bocche la costellano con un'elegante simmetria. Forse un tempo era adibita a scuderia. 

10) Sala angolare nordovest.
Presenta una volta a crociera i cui costoloni poggiano su mensolette desinenti in pomo. 
 
Torre dei martirii: la torre NE ha una pianta ottagonale e presenta la caratteristica volta a ombrello. Sulla parete è stata praticata un'apertura che nel XVII secolo veniva utilizzata dalle artiglierie.

Torre dei magazzini: la torre di SE, danneggiata dal terremoto del 1693, fu assottigliata al suo interno fino a toglierle la caratteristica forma ottagonale. 

Torre del sale: la torre SO prendeva il nome dalla contigua porta del sale che si apriva nelle mura poi sepolte dalla colata lavica del 1669.

Torre delle bandiere: la torre NO prendeva il nome dalle bandiere e dalle insegne regali o cavalleresche che usualmente vi sventolavano.
La struttura a pianta quadrata è costruita intorno a un cortile scoperto. Su tre lati del cortile si aprono tre grandi sale rettangolari, una per ciascun lato. Sul lato orientale vi sono tre sale centrali e due, alle estremità, di raccordo. Agli angoli del castello si ergono quattro torri cilindriche, mentre nei punti medi di ciascun lato si ergevano quattro torri semicilindriche più piccole, delle quali sono sopravvissute al terremoto del 1693 solo le due del lato nord e del lato ovest. Dalle sale rettangolari è possibile accedere alle torri mediane rimaste integre, mentre alle torri angolari si accede da quattro piccoli ambienti a pianta quadrata (2,6,8,10). Ne risulta un percorso continuo e dal ritmo regolare, incernierato attorno al cortile e costituito dal susseguirsi di otto ambienti. 
Le torri angolari, circolari all’esterno, risultano a pianta ottagonale all’interno, sormontate da volte a ombrello. Studioso della matematica e dell’astronomia, Federico II ha probabilmente voluto che la costruzione avesse un chiaro riferimento alla cabala. L’ottagono è infatti il risultato dell’intersezione di un cerchio, che rappresenta il potere divino, con un quadrato, che simboleggia il potere temporale. La figura ottagonale allude al potere divino sulla terra dell’imperatore.

Durante la rivolta dei Vespri il castello divenne sede del parlamento di Sicilia (1282-1302) e successivamente residenza degli Aragonesi.
Nel 1347 all'interno del castello venne firmata la cosiddetta Pace di Catania fra Giovanni di Randazzo e Giovanna d'Angiò.
Nel Cinquecento, quando ancora controllava il porto etneo, il castello venne cinto da mura bastionate – il bastione di San Giorgio sul lato meridionale e quello di Santa Croce a nord est poi completamente inghiottiti dalla colata lavica del 1669 - e rimaneggiato. Parte del castello venne inoltre adibito a prigione, destinazione che portò a numerose trasformazioni dell’interno (le grandi sale del piano terra furono suddivise da nuovi muri e solai, che crearono ambienti minori, piccole celle dette dammusi) e che mantenne fino al 1838. Dal 1934 ospita il Museo civico di Catania.