lunedì 12 ottobre 2026

chiesa di San Giusto in San Moroto

Chiesa di San Giusto a San Maroto (Pievebovigliana)



La chiesa sorge su un piccolo rilievo in località San Giusto a San Maroto, frazione del comune di Pievebogliana (MC).

La struttura originaria presenta una pianta circolare su cui s'innestano quattro cappelle radiali semicilindriche. E' coperta da una cupola a centro pieno che s'imposta direttamente sul cilindro di base.

La muratura – interamente in pietra calcarea - è articolata all'esterno da un doppio ordine di archetti pensili, da lesene e da uno zoccolo aggettante; all’interno è invece decorata solo da un toro che corona il corpo centrale e da filari in bicromia alternata nelle due absidi delle cappelle sud-ovest e nord-est.
Originariamente l'edificio presentava sette aperture, sette monofore rastremate verso il centro e con la fessura centrale chiusa da una sottile lastra di alabastro.

Cappella sud-est

Di queste, l'unica ad avere un archetto rosa è quella della cappella sud-est
. Inoltre,a differenza delle altre, tale apertura, è messa in risalto, all’esterno, da un altro particolare che può quasi sfuggire ad un occhio non attento: lo spazio tra le due lesene da cui è incorniciata, al di sopra dello zoccolo di base, è decorato da una fila di conci di pietra posti in verticale invece che in orizzontale, e tutti delle stesse dimensioni.
Indubbiamente questa caratteristica dava e dà un significato particolare alla monofora, probabilmente un valore simbolico che si è perso con il passare dei secoli. La spiegazione più semplice è un collegamento con il percorso del sole in relazione all’ingresso della luce in particolari periodi dell’anno, come solstizi o equinozi:
L’impressione è quella che tanta cura nasconda qualcosa di più complesso, o perlomeno, con un significato più profondo.

La finestra in stile gotico

Di queste finestre sei sono ancora in loco, concentrate sui lati nord-est e sud-est; mentre i materiali della settima, smantellata nel Trecento per la costruzione di un ampio finestrone in stile goticheggiante, sono stati utilizzati per creare una monofora in stile con le altre nella cappella sud-ovest.


a destra la torre campanaria e a sinistra la sacrestia

Nello stesso periodo furono addossati all’edificio altri due corpi di fabbrica realizzati in pietra sbozzata: la sacrestia, che ha occultato completamente la cappella di nord-est, e il campanile che ha coperto l’ingresso originale sul lato ovest. Proprio la costruzione di questi annessi rese necessaria l’apertura di nuove finestre, infatti, oltre a quella già citata, ne furono create due rettangolari sul cilindro di base al di sopra delle cappelle.

Oggi l’esterno appare decorato solo da archetti e lesene; in realtà ciò non è affatto vero, in quanto gli archetti poggiano su peducci di pietra che in origine erano decorati con incisioni. Queste ultime per la maggior parte sono andate perdute a causa della erosione della pietra, poiché di formazione calcarea, e per tal motivo in molti casi i peducci sono stati sostituiti. Sei, però, riportano ancora i decori originali.

Le uniche decorazioni a fresco si trovano nel vano della torre campanaria. La più antica di queste, una Madonna con Bambino e San Giovanni Battista, riporta, nell'iscrizione dedicatoria in caratteri gotici, la data del 1373 e viene attribuita a Diotallevi di Angeluccio da Esanatoglia. L'iscrizione riporta che l'affresco venne fatto realizzare da Luca, figlio di Mastro Giovanni ad onore di Dio e in memoria dell'anima del padre.


Madonna con Bambino

San Giovanni Battista

particolare dell'iscrizione dedicatoria






domenica 4 ottobre 2026

Ritratti di Bessarione


RITRATTI DI BESSARIONE

Pedro Burrugueta
cm. 116x56, tempera su tavola,
Museo del Louvre

Questo ritratto del cardinale fu probabilmente eseguito nel 1472 da Pedro Burrugueta su disegno di Giusto da Gand per lo studiolo di Federico da Montefeltro nel Palazzo ducale di Urbino. La tavola faceva parte di una serie di 28 ritratti di uomini illustri del passato e del presente che tappezzavano la parte alta dello studiolo. Nel 1631, alla morte dell'ultimo duca d'Urbino Francesco Maria II della Rovere, il territorio dell'ex ducato tornò allo Stato Pontificio come legazione. Il primo legato pontificio, cardinale Antonio Barberini, dispose il trasferimento dei ritratti nella collezione di famiglia conservata nel loro palazzo romano.
Nel 1812 quattordici quadri, incluso il ritratto di Bessarione, passarono ai Colonna e successivamente furono acquistati dal marchese Giampietro Campana. Nel 1863, infine, a seguito della bancarotta del marchese, furono rilevati da Napoleone III per il Louvre dove a tutt'oggi si trovano.
Il duca Federico ebbe uno stretto rapporto con il cardinale greco che nominò abate commendatario dell'abbazia di San Cristoforo a Casteldurante (l'attuale Urbania), carica che Bessarione detenne dal 1445 al 1472 (secondo altri al 1468).



Questi due frammenti marmorei si trovavano murati all' esterno di un palazzo di Ferrara sito in via Della Paglia a ricordo della presenza del cardinale al concilio ecumenico indetto a Ferrara nel 1438. Oggi sono murati in una parete della cattedrale di San Giorgio martire.
L'inscrizione in latino recita: BESSARIO CARDINALIS/ QUI IN PROXIMIS AEDIBUS/ S. MARIAE HYPAPANTES HABITAVIT/ QUO TEMPORE FERRARIAE/ CONCILIUM HABITUM


Cristofano dell'Altissimo, olio su tavola, cm. 60x45, 1556 
Galleria degli Uffizi

Paolo Giovio (1483-1552), vescovo ed umanista, aveva raccolto nella sua villa di Borgovico (Como) una serie di ritratti di uomini illustri di tutte le epoche. Alla sua morte, Cosimo I de Medici, che era stato suo buon amico, inviò colà il pittore Cristofano dell'Altissimo per realizzarne delle copie. Questi eseguì oltre 240 dipinti, che andarono a formare la cosiddetta Serie gioviana, oggi ospitata nei corridoi monumentali della Galleria degli Uffizi di Firenze, a cui appartiene anche questo ritratto di Bessarione. 


Giovanni Santi (?)
Stendardo di Giovanni Battista
cm.160x113, tempera su tela
Palazzo ducale di Urbino

Questo stendardo processionale a doppia faccia, oggi conservato nel Palazzo ducale di Urbino, fu realizzato intorno al 1475 per l'oratorio urbinate di San Giovanni Battista. 
Nella faccia qui considerata è rappresentata la predicazione del Battista. 


In primo piano, alla destra del Precursore, S.Bertolucci (2013) riconosce Federico da Montefeltro, duca di Urbino, identificato dall'anello ducale (che gli fu conferito nel 1474) e dalla chiavi della città; subito dopo di lui, starebbe Ottaviano Ubaldini della Carda, mecenate e uomo politico di spicco del ducato e a seguire, il capo velato fino al sottogola, l’abito di damasco nero sontuoso e decorato di perle, il cardinale Bessarione. Nonostante la mancanza di alcuni tratti caratteristici della ritrattistica del cardinale (come il saio nero dei monaci basiliani ed il cappello cardinalizio), l'identificazione appare sostenuta da altri elementi altrettanto caratteristici (la barba bipartita ed il naso pronunciato). Nella donna in abiti regali che porta un copricapo frigio riccamente ornato ed è sostenuta da un'ancella, andrebbe riconosciuta invece Zoe Paleologina, figlia del deposto Despota di Morea Tommaso, legittima erede al trono di Bisanzio nonché protetta del cardinale niceno. Nel personaggio che fa capolino sopra le teste di Bessarione e Zoe potrebbe infine essere ritratto Arcangelo di Anichino, già sindaco della Confraternita di San Giovanni Battista e probabile committente dello stendardo. Lo stendardo è generalmente attribuito alla mano di Giovanni Santi, il padre di Raffaello ma non c'è completo accordo della critica sul suo nome.

Timoteo Viti
Sacra Conversazione
cm. 255x175, affresco, seconda metà del XV sec. 
chiesa di Santa Chiara, Urbania

Questo affresco si trova lungo la parete sinistra dell’aula della chiesa di Santa Chiara di Urbania, dove venne rinvenuto nel 1977 da Mons. Leonardi al di sotto di un dipinto del Peruzzini raffigurante “l’Immacolata Concezione” (1631). La tela venne sovrapposta all'affresco probabilmente nell'ambito dei lavori di ristrutturazione dell'edificio, promossi nella prima metà del Seicento dal Duca di Urbino Francesco Maria II Della Rovere.

La sua attribuzione resta incerta, anche se il recente restauro sembra confermare la tradizione storica che lo ha a lungo attribuito a Timoteo Viti, pittore urbinate amico di Raffaello. 

Vi è rappresentata la Vergine in trono con il Bambino al centro dello spazio orizzontale, delimitato sullo sfondo da colonne e archi classici. A sinistra, in secondo piano, si distinguono le figure di Santa Chiara e San Francesco mentre a destra Sant'Orsola guida la schiera delle 11.000 vergini. 
Nella figura in abiti cardinalizi in primo piano sulla sinistra, precedentemente identificata con Sant'Ambrogio o San Bonaventura, si riconosce oggi il cardinale Bessarione. Questi fu abate dell'abbazia di San Cristoforo del Ponte a Casteldurante (l'antico nome di Urbania) dal 1445 alla sua morte (1472). Oltre alla caratteristica barba bipartita con i baffi che discendono sopra di essa e alle insegne cardinalizie, fa propendere per questa identificazione anche l'oggetto che tiene in mano, il modellino di una chiesa che ha probabilmente funzione di reliquiario, a testimonianza delle numerose donazioni di reliquie fatte dal cardinale.