mercoledì 19 novembre 2014

Alessio Apocauco

Alessio Apocauco

Ritratto di Alessio Apocauco
da un'edizione miniata delle Opere di Ippocrate da lui commissionata, 1340 c.ca
(cod gr. 2144)
Bibliothèque Nationale de France, Parigi
Alessio Apocauco nacque in Bitinia nel tardo XIII secolo in una famiglia di umili origini (1). Iniziò la sua carriera nell'amministrazione statale come esattore delle imposte, nel 1320 fu nominato sovrintendente delle saline e quindi domestikos per i thema d'occidente. Nel 1321 ottenne il titolo di parakoimomenos (gran ciambellano). Da questa influente posizione si schierò al fianco di Giovanni Cantacuzeno, Teodoro Synadenos, Sirgianni Paleologo ed altri esponenti dell'aristocrazia nell'appoggiare la ribellione di Andronico III contro il nonno Andronico II e quando, nel 1328, questi divenne imperatore unico ricevette il titolo di mesazon e l'incarico di sovrintendere alla segreteria ed al tesoro imperiale. Questo incarico gli consentì di accumulare una considerevole fortuna personale, parte della quale egli impiegò per costruirsi una roccaforte ad Epibatai, nei pressi di Selimbria sul Mar di Marmara. Nel 1341, poco prima di morire, Andronico III lo nominò megadux ponendolo a capo della flotta imperiale che egli provvide a rafforzare a sue spese.
Alla morte di Andronico III (11 giugno 1341), il suo legittimo erede, il figlio Giovanni V, aveva solo nove anni. Il megas domestikos Giovanni Cantacuzeno, che era stato anche il miglior amico e sostenitore di Andronico III, chiese la reggenza ma, approfittando di un suo allontanamento dalla capitale, il partito a lui avverso, capeggiato dall'imperatrice madre Anna di Savoia, dal patriarca Giovanni Caleca e dallo stesso Apocauco, lo estromise dal potere con un colpo di stato. La reggenza fu affidata all'imperatrice ed al patriarca, mentre Apocauco fu nominato eparca di Costantinopoli e Giovanni Gabalas gran logoteta. Cantacuzeno rispose facendosi proclamare imperatore con il nome di Giovanni VI a Didimoteico il 26 ottobre (2). Il conflitto tra la reggenza costantinopolitana e Giovanni Cantacuzeno assunse rapidamente i toni del conflitto sociale, l'aristocrazia ed i grandi proprietari terrieri si schierarono infatti, come già negli anni '20, a fianco del Cantacuzeno mentre Apocauco riuscì a mobilitare contro di loro le masse popolari urbane. Al conflitto sociale si sovrappose inoltre la controversia religiosa che contrapponeva gli esicasti ad i loro oppositori, i primi godevano infatti dell'appoggio dell'aristocrazia mentre i secondi erano sostenuti dal Patriarca di Costantinopoli e dalla reggenza.
Gli inizi della guerra civile furono favorevoli alla reggenza di cui Alessio Apocauco era indiscutibilmente l'uomo forte. La Tracia e la Macedonia, roccaforti dell'aristocrazia e del grande latifondo che sostenevano Cantacuzeno, furono sconvolte dalle rivolte popolari che rovesciarono i governatori schierati dalla sua parte inalberando il vessillo legittimista. Apocauco riuscì ad insediare come governatori i figli Manuele, ad Adrianopoli, e Giovanni a Tessalonica mentre Cantacuzeno fu costretto a ripiegare verso la frontiera serba con duemila uomini e a chiedere l'aiuto del re serbo Stefano Dusan (luglio 1342).
Agli inizi de 1343, la partita sembrava definitivamente chiusa a favore della reggenza: dopo aver inutilmente assediato Serre, Cantacuzeno, abbandonato dall'alleato serbo era rimasto con un seguito di appena 500 uomini mentre sua moglie Irene era assediata a Didimoteico dalle forze della reggenza. Ma a metà dell'anno il vento cambiò: la Tessaglia si schierò dalla sua parte mentre i turchi dell'emiro di Aydin, Umur – che già aveva combattuto al suo fianco all'epoca di Andronico III – liberarono Didimoiteico dall'assedio. Nei due anni successivi le città della Tracia caddero una dopo l'altra e sul finire del 1344 si registrarono diverse importanti defezioni dal campo della reggenza. Il generale Giovanni Vatatzes, la cui figlia aveva sposato il figlio di Apocauco, Giovanni, e lo stesso Manuele Apocauco, il secondogenito dell'eparca, con la città di Adrianopoli di cui era governatore, passarono infatti dalla parte del Cantacuzeno come anche il Patriarca di Gerusalemme Lazzaro (1334-1368).
L'11 giugno del 1345, mentre sovrintendeva ai lavori di ristrutturazione del carcere dove aveva fatto rinchiudere i parenti – tra cui la stessa madre Teodora - ed i sostenitori del Cantacuzeno, Alessio Apocauco fu assalito e linciato dai prigionieri (3).

Alessio Apocauco si sposò due volte, la prima con la figlia di un canonico di S.Sofia di nome Disipato da cui ebbe due figli – Giovanni e Manuele – e una figlia e la seconda volta (1341) con la cugina del mega stratopedarca Giorgio Choumnos da cui ebbe due figlie di cui non si conosce il nome.
Purtroppo le uniche fonti primarie che ci hanno lasciato un resoconto degli eventi della guerra civile, la Storia romana di Niceforo Gregora e la Storia, opera memorialistica dello stesso Giovanni Cantacuzeno, sono opera di autori dichiaratamente di parte. In entrambe Alessio Apocauco è descritto come il parvenu, dedito all'intrallazzo e assurto ai vertici dell'amministrazione statale grazie all'appoggio di Giovanni Cantacuzeno, che alla prima occasione utile si affrettò a tradire il suo protettore per bramosia di potere. Proiettato verso il mondo degli affari e del commercio, Apocauco fu più probabilmente il leader espresso da un ceto mercantile emergente che chiedeva rappresentanza ed agibilità politica in un sistema dominato dall'aristocrazia terriera.
Tracce dell'attività filantropica di Apocauco sono state individuate in alcuni capitelli, attualmente conservati presso il Museo archeologico di Istanbul e provenienti dalla non più esistente chiesa di Selimbria dedicata a S.Giovanni, che recano inciso il suo monogramma accompagnato dal titolo di parakoimomenos – carica che ricoprì dal 1321 al 1328 – e da quello di κτητωρ (fondatore) della chiesa. Dello stesso tenore è l'edizione miniata delle opere di Ippocrate da lui commissionata nel 1340 da cui è tratto il suo ritratto di cui sopra.
 
Note:

(1) Secondo K.P. Matschke (Fortschritt und Reaction in Byzance im 14. Jahrhundert: Konstantinopel in der Bürgerkriegsperiode von 1341 bis 1354, Berlino 1971) la famiglia di origine di Apocauco apparteneva invece all'aristocrazia provinciale, non imparentata con le dinastie imperiali come le grandi famiglie che sostenevano Cantacuzeno, ma comunque dotata di rendite fondiarie. Le umili origini che gli vengono solitamente attribuite sarebbero soltanto frutto della propaganda del Cantacuzeno.
(2) A sottolineare che il suo pronunciamento non era rivolto contro la famiglia imperiale, Cantacuzeno impose che nelle acclamazioni ufficiali il suo nome fosse preceduto da quelli dell'imperatrice madre e di Giovanni V.
(3) Apocauco fu inizialmente aggredito con un arnese di ferro e quindi, con un'ascia da carpentiere, gli venne tagliata la testa che fu esposta su una picca. K.P. Matschke indica in Alessio Raoul Gabalas, un parente e sostenitore di Cantacuzeno, il suo uccisore materiale, non del tutto chiare appaiono però le circostanze della sua morte: il megadux, che solitamente non si recava da nessuna parte senza scorta armata, si trovò infatti stranemente da solo in mezzo a prigionieri politici che lo odiavano altrettanto stranamente non sorvegliati nè rinchiusi.

sabato 1 novembre 2014

Il Convicinio di Sant'Antonio, Matera







Il Convicinio di Sant'Antonio, Matera


Al termine di una leggera salita nel Sasso caveoso, un elegante portale, sormontato da un arco a sesto acuto, introduce in un cortile rettangolare sul quale si affacciano quattro chiese rupestri: il cosiddetto Convicinio di S.Antonio.


1. La prima chiesa, subito dopo l’arco di ingresso, è conosciuta con la denominazione popolare di Tempe cadute, un nome dato all’intero rione soggetto a continue cadute di massi (le tempe), ma era conosciuta in passato come cripta di San Primo.
La cripta si articola in due cappelle divergenti divise da un pilastro che si rastrema in corrispondenza delle arcate. La volta è a vela con nervatura centrale, le lunette absidali presentano una croce equilatera a rilievo.

2. Attraverso un varco, sulla sinistra, si accede alla contigua chiesa di Sant’Eligio, anche denominata dell’Annunziata.
La cripta è dedicata a Sant'Eligio che è considerato il protettore degli animali domestici, un santo particolarmente venerato in passato, all'interno di una comunità come quella materana, a forte componente contadina e pastorale. Fu abbandonata e trasformata in cantina nel XVIII secolo, quando, in una piazzetta che ancora porta il suo nome, venne edificata nel rione del Piano una chiesetta a lui dedicata dinanzi alla quale venne eretta una colonna sormontata dalla sua statua. In questa piazzetta il primo dicembre, in occasione della festività del Santo, i contadini, i pastori ed i mandriani, portavano sin dalle prime ore del mattino i muli, i cavalli ed i buoi, per implorarne la protezione, facendoli girare intorno alla colonna.
La cripta pur dissestata e modificata, dopo la trasformazione in cantina, è ancora leggibile nella planimetria: un'ampia aula per i fedeli seguita dal presbiterio, delineata sul fondo da tre archi che delimitano altrettante absidi.
Nell’abside di sinistra in un’ampia lunetta decorata con una serie di riquadri, è raffigurata una deesis,  con al centro il Cristo con la mano destra benedicente ed il Vangelo aperto nella mano sinistra, affiancato da S.Giovanni e dalla Vergine (XIV secolo circa).


Le calotte absidale sono decorate da una croce. Numerose tracce di affresco rivelano la ricchezza con cui erano un tempo decorate le pareti della cripta.

3. La Cripta di San Donato presenta una pianta quadrangolare con due soli pilastri centrali che scompongono il piano delle absidi appena abbozzate. Le volte a tenda evidenziano gli spazi liturgici, a partire dall'ingresso si susseguono: il vestibolo, poi l’aula destinata ai fedeli ed infine il presbiterio per il sacerdote. La volta del presbiterio di sinistra si differenzia per l’elemento a crociera e quella centrale per un’ampia cupola con inscritta una croce gigliata a rilievo.


Di buona fattura gli affreschi: sull’arco che collega il pilastro di destra al muro esterno è visibile il volto di S.Donato con la mitra che copre il capo nimbato del Santo Vescovo. Sul pilastro di destra, addossato all’abside, l’immagine di San Leonardo in abito monacale, benedicente alla latina e reggente, con la sinistra il libro ed i ferri del martirio, elemento iconografico caratteristico di questo santo. In basso, genuflessa, la piccola figura del committente.
Sull’intradosso dell’arco absidale, a destra, nella parte alta, si nota un affresco, molto rovinato, di Santa Dorotea, giovanetta di Cesarea di Cappadocia che subì il martirio intorno al 311, la santa protettrice dei giardinieri.
Sulla parete di fondo dell’abside due scene seicentesche: a sinistra un Vescovo a cavallo che trafigge un drago, a destra il miracolo di un Santo Vescovo alla presenza di monaci e devoti.

4. L’ultimo ambiente è la cripta di S.Antonio che presenta tre navate absidate, con quella centrale voltata a schiena d’asino e innervata da un costolone. Nella zona absidale le volte a crocera recano croci gigliate scolpite. Lungo le tre navate è possibile vedere i palmenti per la produzione del vino, scavati quando la chiesa venne abbandonata e riutilizzata come cantina (XVIII secolo); tutti gli ambienti che si aprono sulla destra delle navate sono stati creati infatti durante questa fase di utilizzo della cripta, si può ancora notare il taglio dei gradini arrotondato per l’usura derivante dalla consuetudine di far rotolare le botti per le scale per posizionarle negli ambienti più profondi e freschi.
La decorazione parietale presenta, entrando a destra, sul primo pilastro, S.Antonio Abate (XV secolo), sul pilastro successivo San Sebastiano (XV secolo), mentre nella zona absidale della navata sinistra c’è una scena devozionale risalente al XVIII secolo, probabilmente relativa al culto della Madonna di Picciano.